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Friday, January 30, 2009

La battaglia di Gaza: una battaglia contro l'Eurasia

La mattanza che si sta svolgendo in queste settimane, è un grido 
disperato, un urlo di esasperazione e di dolore. Esasperazione e 
dolore della casta regnante nello stato sionista. 
L'aggressione al popolo di Gaza è la risultante dagli anni 
fallimentari dell'amministrazion e Bush: otto anni di fallimenti 
accumulati dal complesso militar-petrolifero , rappresentato dal 
guerrafondaio Richard Cheney, coadiuvato dai fidi scudieri neocon 
come Rumsfeld, Perle e Wolfowitz; tutti coperti da un ceto 
giornalistico particolarmente servile e cinico, rappresentata da 
campioni della malafede come Judith Miller o le 
batterie `informative' della FoxNews di Rupert Murdoch, (l'ultimo ad 
entrare nel pantheon dei `martiri' della sinistra italiana).
Le bombe israeliane su gaza partono da Baghdad, da Tehran, da Kabul. 
Perché in queste capitali, i vaneggiamenti imperialistici neocon e 
sioncon si sono infranti, ridotti in polvere. L'Iraq non è stato 
domato, l'Afghanistan non è stato conquistato e l'Iran non è stato, e 
non sarà, bombardato; anche Tel Aviv vi ha messo del suo nel proprio 
disastro politico-strategico , l'aggressione pianificata e concordata 
con gli USA contro il Libano e contro Hizb u-Allah, nell'estate del 
2006, s'è tramutata in un bruciante smacco strategico e tattico di 
Tzahal, dello Shin Bet, del Mossad e dell'Aman. Insomma, una Waterloo 
delle forze armate e dell'intelligence israeliane. Un disastro che 
minacciava anche i lucrosi contratti dell'industria (bellica all'80%) 
di Israele. Serviva un atto riparatorio, a salvaguardia 
dell'illibatezza della nomea tecnico-scientifica sionista e della 
pudica integrità dell'economia di tela Aviv. Perciò, un'altra estate 
bellica è stata preparata dai vertici israeliani assieme ai loro soci 
statunitensi. A prestarsi nel ruolo di cavia è stato il fantoccio di 
Tbilissi, Saakhashvili. 
L'8 agosto 2008, i reparti speciali georgiani, edotti delle tecniche 
di killeraggio e deportazione acquisite dall''esercito più morale del 
mondo', hanno aggredito Tskinvali, la capitale osseta della Gaza 
personale del mostriciattolo di Tbilissi. Mal gliene incolse. I 
patrioti ossetini e abkhazi non erano soli, avevano dietro la 
solidarietà concreta e operante di Mosca. Pochi giorni di guerra 
vera, e non di cecchinaggio contro ragazzini e donne incinte, hanno 
mandato in fumo i sogni revanscisti del mostriciattolo di Tbilissi, 
le smanie di vendetta dei suoi mandanti di Washington e il piano di 
recuperare la verginità del complesso militar-industriale di Tel 
Aviv. 
Per l'industria israeliana, la sconfitta della Georgia, stato-vetrina 
di Tzahal, della Elbit e della Rafael, è stato un colpo tremendo. Le 
forze armate e l'intelligence israeliane, non assomigliano più a una 
parata di presunti supereori dai poteri invincibili. Il mercato si 
affievolisce, e le forze `anti-sistema' del Medio Oriente si 
rafforzano. Hamas, Hizb u-Allah e Iran ne escono non solo intatte, ma 
anche rafforzate e circondate dalla nomea di baluardi del mondo arabo 
(musulmano e non). Inoltre, lo scherzo caucasico ha provocato la 
pronta reazione di Mosca: vendere missili tattici Iskander-E per la 
Siria di Bashar al-Assad, missili antiaerei strategici S-300 per 
l'Iran, una mossa che ha, senza dubbio, terrorizzato la leadership 
sionista. Ma siccome le sciagure non vengono mai da sole, ecco che 
gli USA annunciano il piano di ritiro del grosso delle truppe 
dall'Iraq, a causa del probabile reindirizzo strategico 
dell'amministrazion e Obama. 
Sei anni di occupazione e di attentati false flag non hanno piegato 
la resistenza armata né, tantomeno, affievolito l'ostilità 
antistatunitense della popolazione irachena. La ritirata di 
Washington dal paese tra i due fiumi, lascerà un vuoto. Tale vuoto 
sarà colmato da Tehran, realizzando così quell'`asse shiita' che 
costituisce l'incubo di Washington, Tel Aviv e dei loro satelliti: 
Arabia Saudita, Giordania ed Egitto. 
Si va formando un'alleanza strategica tra Iran, Siria, Iraq, Libano 
ed enclave di Gaza. Gli incubi che tormentano i sonni USraeliani 
prendono consistenza e realtà. Inoltre ciò avviene con l'attivo 
sostegno di Cina, Russia e Turchia(1), che collaborano con Tehran per 
creare una zona di stabilità politica e di sviluppo economico a 
vantaggio di tutto il Blocco Continentale Eurasiatico: il Gruppo di 
Shanghai, potrebbe divenire un sostenitore di questo processo di 
coagulazione e di stabilizzazione mediorientale. Sarebbe il primo, 
grazie a George W. Bush e ai suoi pupari.
L'alleanza Tehran, Damasco e Beirut, incombe nel nord d'Israele. Il 
fronte maggiore, per un eventuale scontro con la Siria e il Libano, 
passerebbe proprio di lì. Per assicurarsi le spalle e le retrovie, e 
per non avere una spina nel fianco, Tel Aviv ha deciso con 
l'operazione `Piombo Fuso' (o `Piombo Forgiato') di risolvere 
innanzitutto un problema strategico-politico . L'eliminazione di Hamsa 
da Gaza, rappresenterebbe un punto di vantaggio israeliano sulla 
scacchiera mediorientale, ma non solo. Hamas ha oramai ereditato la 
lotta antisionista e anticolonialista del popolo palestinese. Mahmud 
Abbas e la leadership di Fatah sono oramai decisamente screditati 
presso la popolazione. L'unica ancora di salvezza, nell'imminente 
naufragio politico-storico sarebbe creare il vuoto, laddove oggi c'è 
Hamas. Probabilmente è una richiesta che proviene non solo da Fatah, 
ma anche da Amman, Il Cairo e Riyad. 
L'affermazione di Tehran, nella regione mediorientale, sconvolgerebbe 
il quadro poliziesco-politico su cui poggiano le dittature 
o `democrature' dei cosiddetti paesi arabi `moderati', grandi alleati 
dell'asse atlantista-sionista . Certamente regimi corrotti come quello 
di Mubaraq e il regno operettistico di Re Abdallah e di sua moglie 
Ranya, sarebbero un grave pericolo, confrontati ad una democrazia 
iraniana vincente sul piano strategico. Hizb u-Allah e Hamas, alleati 
dell'asse Tehran-Damasco diverrebbero i poli aggreganti, ideologici e 
organizzativi, delle opposizioni interne in Giordania ed Egitto, per 
non parlare dell'effetto dirompente che tutto ciò avrebbe sulla 
minoranza shiita in Arabia Saudita e nelle petro-monarchie del Golfo 
Persico. L'affermarsi di Hamas, alleato di Tehran, in conclusione, 
minerebbe pericolosamente l'edificio stategico-diplomati co 
mediorientale costruito da Washington, Londra e Tel Aviv. Inoltre, la 
vittoria delle forze politiche alleate di Tehran, minaccerebbe le 
fonti energetiche dell'occidente, (appunto i giacimenti di petrolio e 
del gas controllati dai sultanati del Golfo Persico).
Perciò, Tel Aviv, grazie al sostegno del malefico `asse' tra USA, UE, 
paesi arabi `moderati' e Fatah palestinese, si permette di compiere i 
crimini efferati che sta compiendo. Ma difficilmente Tel Aviv potrà 
ottenere una vittoria decisiva, difficilmente Hamas verrebbe 
distrutta. Dopo tre settimane di bombardamenti indiscriminati, la 
popolazione si stringe attorno alla leadership di Hamas, l'esercito 
israeliano non procede all'occupazione del territorio di Gaza, per 
tema di subire quelle perdite umane che determinerebbero la 
sconfitta, nelle imminenti elezioni, dell'attuale governo di centro-
sinistra d'Israele. Si dovrebbe ricorrere all'omicidio di centinaia 
di migliaia di persone, per sradicare Hamas e garantire un 
insediamento sicuro alle forze di Fatah. Un'azione improponibile: già 
adesso Israele si è giocata, forse definitivamente, la sua residuale 
immagine di stato `democratico' e `laico'. 
Difatti, se sul piano tattico, ha forse ottenuto dei risultati, sul 
piano dell'immagine ha perso la battaglia, nonostante la buona 
volontà dei Pagliara, Annunziata e Travaglio, le immagini che 
provengono sono chiare e inequivocabili, e peggio ancora, indelebili 
nella memoria collettiva. Israele subirà l'effetto boomerang, prima o 
poi, che suscita l'operazione `Piombo Fuso'.

Nota:
1) Che non a caso, proprio in questi giorni sta affrontando la crisi 
provocata dall'affaire `Ergenekon': una rete terroristico- spionistica 
gestita dal Mossad, che coinvolgerebbe esercito e polizia turche ed 
il Pkk. 
http://www.eurasia-
rivista.org/ cogit_content/ articoli/ EkFkEEVEFuzaENuR BT.shtml


Autore: Alessandro Lattanzio, Catania 18/01/2008