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Saturday, November 07, 2009

La strategia cinese nel continente nei prossimi tre anni


Parte il IV Forum Cina-Africa
Domenica e lunedì si terrà a Sharm El Sheik, in Egitto, il quarto vertice del Forum sulla Cooperazione Cina-Africa. L'incontro riunirà ministri e dirigenti d'azienda di 53 paesi africani. Un occasione per tracciare le tappe delle relazioni commerciali tra il gigante asiatico e il continente, per i prossimi tre anni. 

Il Grande Gioco si sposta sempre più sull'Africa. Solo che, in questo caso, non abbiamo l'impero britannido da un lato e la Russia dall'altro, ma una Cina, che cresce a ritmi inimmaginabili, e l'Occidente. Gli interessi cinesi nel continente sono crescenti ed è proprio in quest'ottica che si apre, domenica, il quarto Forum sulla Cooperazione Cina-Africa.

Il primo ministro cinese Wen Jiabao ha già lasciato Pechino questa mattina, diretto a Sharm el Sheik, in Egitto, dove parteciperà al vertice. L'incontro riunirà i ministri e i manager aziendali dei 53 paesi africani.
Dopo Adis Abeba, nel 2003, si tratta del secondo vertice che si tiene in Africa, dopo quelli ospitati a Pechino, nel 2006 e nel 2000.

A Sharm el-Sheik saranno elaborate le tappe attraverso le quali sarà estesa la cooperazione economica ed imprenditoriale tra Cina e Africa nei prossimi tre anni. Cresce, infatti, il fabbisogno energetico del paese asiatico, che ha sempre più bisogno delle materie prime africane, oltre a nuovi sbocchi nei mercati esteri per i propri prodotti.

Un partner comodo per molti regimi africani, che non pone particolari condizioni soprattutto sul fronte del rispetto dei diritti umani e del processo di democratizzazione dei paesi.
La strategia cinese nel continente, ha finora fatto sì che gli investimenti diretti di Pechino nel continente africano arrivassero da poco meno di 500 milioni di dollari nel 2003 a quasi 8 miliardi alla fine del 2008.

Gli scambi commerciali con i paesi africani sono stati invece decuplicati dall'inizio del decennio, arrivando a superare lo scorso anno i 100 miliardi di dollari. In cambio di energia, le compagnie cinesi, ufficialmente private, ma con una forte presenza dello stato nel proprio capitale azionario, costruiscono infrastrutture e imprese.

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