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Sunday, January 31, 2010

Berlusconi a colazione da Ruini

Lettera aperta al cardinale Camillo Ruini che invita Berlusconi a colazione -
di Paolo Farinella, prete


Sig. Cardinale CamilloRuini
Seminario Romano
P.zza S. Giovanni in Laterano, 4
00184 - Roma

Sig. Cardinale,

Nel 1991 da una sperduta parrocchia dell’entroterra ligure, le scrissi sullo
scandalo che provocò nei miei ragazzi la notizia del «cardinal-party» da 800
milioni di lire (quasi un miliardo di allora!) con un migliaio di invitati del
«mondo» che conta, dato da lei in occasione della sua nomina a cardinale. Lei
mi risposte che fu un dono di amici e io le risposi che certi doni dovrebbero
essere respinti al mittente perché insulto ai poveri e al Cristo che li
rappresenta. Le cronache del tempo fotografarono che «la capitale della
politica, della finanza, delle banche, delle aziende di Stato è accorsa
compatta in ampie schiere. Mai tanta mondanità e tanto ossequio attorno a un
cardinale, reduce da due giorni di festeggiamenti ininterrotti» (Laura
Laurenzi, la Repubblica, 30 giugno 1991, p. 25).

A distanza di diciannove anni, mai avrei pensato di riscriverle, anche perché
sapevo che lei era andato in pensione e quindi si fosse defilato come si
conviene alle persone di saggio buon senso. Oggi lei non offre lauti banchetti
a mille persone, ma invita a colazione solo due individui che da soli sono
peggio dei mille barbari. Sono indignato per questo suo invito che i credenti
onesti vedono come la negazione del sacramento dell’ordine e la pone sullo
stesso piano degli intrallazzatori di professione.

D’altra parte lei per oltre quindici anni ha manovrato papi, parlamenti,
governi, accordi elettorali, sanità, scuole e fascisti che, al punto in cui
siamo, uno scandalo in più o uno in meno, il peso cambia di poco. A mio modesto
parere di prete, il suo operato induce me e molti altri credenti a pensare che
lei e noi non crediamo nello stesso Dio e anche che lei usi il suo come
strumento di coercizione per fini demoniaci. Lei infatti, ancora una volta, ha
contravvenuto al dettato del Codice di Diritto Canonico che stabilisce: «È
fatto divieto ai chierici di assumere uffici pubblici, che comportano una
partecipazione all’esercizio del potere civile» (CJC, can. 285 §3,
sottolineatura mia). Il massimo potere in uno Stato democratico si esercita
nella formulazione delle liste elettorali tra cui i cittadini liberi e sovrani
«dovrebbero» scegliere i loro governanti, locali e nazionali: qui sta in sommo
grado la «partecipazione all’esercizio del potere civile».

Il giorno 20 gennaio 2010, nella sede del Seminario Romano, dove risiede da
cardinale in pensione, lei ha invitato, come ospite a colazione, Silvio
Berlusconi, accompagnato dal gentiluomo (sic!?) di Sua Santità, nonché
sottosegretario alla presidenza del consiglio italiano. Lei ed io sappiamo che
Gianni Letta, moderno Richelieu o se vuole in termini giovanili e quasi
liturgici, prosseneta, vulgo mezzano, è il tutore garante presso il Vaticano
del suo capo, notoriamente inaffidabile oltre che corrotto e corruttore. Dicono
le cronache che avete discusso di accordi elettorali, di convergenze tra Pdl di
Berlusconi e Udc di Casini e Api di Rutelli; chi deve essere candidato alle
regionali e chi no; chi deve perdere e chi deve vincere nel Lazio; cosa fare e
cosa disfare in Puglia.

La candidata Emma Bonino alla presidenza del Lazio non deve passare perché,
come in una nuova crociata, «Deus ‘el vult», cioè lo ordina Ruini a cui Dio di
solito dice ad ogni tornata elettorale cosa vuole e non vuole. Le cronache
celiano che Berlusconi abbia tenuto il boccino perché ormai ha il coltello
dalla parte del manico. Lo dimostra il fatto che il suo illustre e integerrimo
ospite abbia preteso dal suo partito una «quota rosa» a sua totale discrezione
per fare eleggere le «pulzelle» compiacenti che non ha potuto varare nelle
politiche del 2008, a causa del «ciarpame politico» rovesciato sul tavolo dalla
di lui moglie, Veronica Lario che ha sparigliato le candidature. Avete parlato
anche di questo? Di quali donnine e prostitute candidare?

Il giorno prima, il 19 gennaio 2010, appena 24 ore prima, il Senato della
Repubblica, presieduto dall’autista-picciotto, Renato Schifani, in quota
servitù perpetua, ha varato il cosiddetto «processo breve», cioè la 19a legge
su misura per i bisogni primari del Silvio Berlusconi e pazienza se si sfascia
l’intero sistema della giustizia italiana! Pazienza, se milioni di cittadini
non avranno mai giustizia e se tutti i delinquenti, i truffatori, gli
spacciatori, i ladri, i corrotti, i concussori, i concussi, i deputati e i
senatori insieme ai loro famigli la faranno franca sempre e comunque alla
faccia di quel «bene comune» con cui lei da presidente della Cei faceva i
gargarismi sei volte al giorno prima e dopo i pasti principali. Lei queste cose
le sa, ma è anche «cardinale di mondo» e sa navigare nei meandri del fiume
della politica che conta, poco importa se morale o immorale: in fondo il fine
ha sempre assolto i mezzi perché noi cattolici non siamo forse per la
confessione periodica e cioè per «una botta e via da capo»?

«Processo breve, legittimo impedimento per sé e famigli», lei lo sa bene, sono
eufemismi: trattasi infatti soltanto di «processo impossibile». Un presidente
del consiglio scardina lo Stato di Diritto, impone al parlamento di votare
leggi individuali e di casta a favore di sé e dei delinquenti che lo
attorniano, abolisce di fatto ogni contrappeso al potere esecutivo e di fronte
a tanta bulimìa incontenibile, lei lo invita anche a pranzo? Via, cardinale,
est modus in rebus! Non pare che durante il pranzo, lei abbia detto una parola
sulla condotta scandalosa dell’ospite, ma sappiamo che si è seduto a tavola con
un essere spregevole moralmente, eticamente, giuridicamente, democraticamente e
con lui contratta seggi e vittorie, costi e benefici, voti e ritorni in
privilegi economici e politici. Logicamente in nome dei sacrosanti «principi
non negoziabili», of course!

Colui che sedeva a mensa con lei, dal mese di maggio dello scorso anno e fino
a novembre 2009 è stato braccato dalla stampa internazionale, rincorso da dieci
domande di un giornale italiano e bollato dalla denuncia della moglie per
frequentazione di minorenni; uso abituale di prostitute e forse di cocaina (non
sappiamo tutto!) in sedi istituzionali (anche le dimore private sono state da
lui sottoposte a regime di «segreto di Stato»); spergiuro sulla testa dei figli
(del fatto di Casoria, ha dato quattro versioni diverse, dopo avere giurato che
la prima era quella buona); promesse di posti in parlamento e al governo a
signore e signorine compiacenti in cambio di favori sessuali. Alcune di loro
non perdono occasioni per ostentare la loro cattolicità granitica, fondata sui
«valori» dell’onestà, della famiglia, del bene comune e dell’indissolubilità
del matrimonio.

Negli stessi giorni in cui lo scandalo delle prostitute era al culmine, il suo
governo stava varando una legge per punire i clienti delle prostitute: la
solerte, cattolicissima ministro Mara Carfagna si è affrettata a ritirare il
provvedimento che avrebbe colpito per primo il suo capo e protettore che il suo
stesso avvocato ha definito «utilizzatore finale» di carrettate di donne.
Soltanto dopo l’indignazione del popolo cattolico arrivata al «color bianco»,
finalmente la Cei cominciò a balbettare qualche timiduccio scappellotto, ma
tenue e delicato, quasi un buffetto. Il 7 luglio 2009, quando ormai il mondo
cattolico era sul filo delle barricate contro la latitanza della gerarchia
cattolica, il segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, durante una Messa,
alludendo al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, oggi suo ospite,
senza mai chiamarlo per nome, sbotta:

«Assistiamo ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice
pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e
irresponsabile che invera la parola lussuria salvo poi, alla prima occasione,
servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i
fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere. Nessuno
deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si
tratti di affari privati; soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui
gravità grida vendetta al cospetto di Dio» (Omelia per la Messa di Santa Maria
Goretti, 15-08.09, Le Ferriere – Latina).

Lei, sig. cardinale Camillo Ruini, ha passato tutto questo tempo sotto
silenzio assoluto, dedicandosi al «progetto culturale della Cei e alle massime
questioni di alta filosofia e teologia: «L’esistenza di Dio», la sua necessità
e via dicendo. Sul resto che travagliava la Chiesa, i credenti, la gerarchia e
copriva con un manto di sudiciume l’Italia intera, silenzio tombale.

Nello stesso periodo, il 1 luglio 2009, il governo varò il «decreto sicurezza»
che stravolge il diritto internazionale, l’etica cristiana, la dottrina sociale
della chiesa e tutti gli insegnamenti pontifici in fatto di migrazione perché
definisce reato «lo stato di persona clandestina». Mons. Agostino Marchetto del
pontificio consiglio per l’immigrazione dichiara: «La criminalizzazione dei
migranti è per me il peccato originale dietro al quale va tutto il resto»,
riferendosi alle aberranti politiche sociali del governo. A stretto giro di
posta arrivò la smentita della Sala Stampa vaticana: Mons, Marchetto parla a
titolo personale. Il Vaticano smentisce se stesso. Anche in questa occasione,
lei ancora una volta stette zitto e latitante e non difese nemmeno il suo
pupillo che preferì sacrificare sull’altare dell’immoralità governativa pur di
mantenere un rapporto privilegiato di potere e d’interesse.

Ricevendo Berlusconi e per giunta come ospite in intimità conviviale a casa
sua, senza dire una parola su ciò che è avvenuto in questo anno (per non
parlare degli ultimi 15 anni), lei ha avallato lo scardinamento costituzionale,
istituzionale e lo sfacelo etico di cui l’ospite è stato e continua ad essere
protagonista responsabile. Quel giorno per buon peso, Berlusconi era reduce
fresco fresco da un attacco micidiale alla Magistratura con parole omicide: «Il
tribunale è un plotone di esecuzione». Lei ha così avallato e approvato il suo
comportamento immorale e indecoroso, benedicendo l’inverecondia e assolvendo l’
insolvibile, diventandone complice «in solido», perché come insegna il diritto,
che la saggezza popolare traduce pittorescamente, «è tanto ladro chi ruba
quanto chi para il sacco».

Se lei poi con questi figuri tratta posti di governo o gestione della sanità o
della scuola o condizioni per fare eleggere questo/a o quella/o in cambio di
voti e/o di altro, lei inevitabilmente diventa compare di uno che frequenta la
mafia e ha fatto della malavita la norma della sua condotta. Berlusconi non si
sentiva perseguitato e non denunciava accanimento giudiziario quando rubava e
trasportava denaro degli Italiani all’estero, dichiarava il falso in bilancio,
corrompeva i giudici, comprava i testimoni dei processi, sparava alla testa dei
giornalisti non a libro paga, imponeva al suo «Il Giornale» agli ordini del
falsificatore Feltri di uccidere il direttore di «Avvenire», Dino Boffo. Lei
non chiese le dimissioni di Feltri e di Berlusconi per avere inventato «in
solido» una trappola di fango per mettere in riga i vescovi della Cei con un
avvertimento di stampo mafioso: io vi tengo in pugno. E’ di questi giorni la
sentenza in appello, confermata e aggravata, a Totò Cuffaro, cattolico
integerrimo per reato di mafia. Costui e il Pierferdi Casini che lei tanto
sponsorizza, per cinque anni hanno votato tutte le leggi immorali a servizio
esclusivo di Berlusconi, appoggiandolo in ogni nefandezza: tutto con la sua
benedizione e il silenzio della gerarchia cattolica. Sempre e comunque in nome
del santo bene comune. Ah! «i valori non negoziabili».

Ora arrivano le elezioni regionali. Nel Lazio, regione del papa, cortile del
Vaticano e prolungamento del Laterano, si candida alla presidenza della regione
Emma Bonino, radicale e anticlericale. La paura fa novanta, signor cardinale, e
lei da «vero animale politico» ha fiutato che la «Emmaccia» potrebbe farcela
agevolmente e se arriva, potrebbe mettere ordine nella sanità e nella scuola
laziale, due feudi della malavita «cattolica» laziale. Horribili dictu! Pur di
contrastare, con ogni mezzo la sua candidatura, lecita e rispettabile in una
democrazia compiuta, lei preferisce la deriva morale, lo sconquasso della
Costituzione, la distruzione della Democrazia, l’annientamento dello Stato,
alleandosi con un potente degenere che ha portato la corruzione e il malaffare
al rango della politica e della presidenza del consiglio. Personalmente sono
convinto che, in queste condizioni, lei non possa celebrare l’Eucaristia con
tranquilla coscienza perché come prete non ha ricevuto il mandato di eleggere e
fare eleggere presidenti e parlamentari, magari mafiosi, ladri e corrotti. Lei
può solo andare per le strade del mondo e annunciare il vangelo della
liberazione: ai prigionieri, ai poveri, agli immigrati torturati e uccisi dal
presidente del consiglio che lei riceve a pranzo, diventando complice di
assassinio collettivo, cioè di genocidio.

La congregazione del clero insieme ad altri quaranta preti, mi ha messo sotto
inchiesta per avere scritto che la «vita umana deve essere umana», ma su di lei
e sugli altri vescovi e sul Vaticano che appoggiate la forza omicida del
governo Berlusconi, nessuna inchiesta per oltraggio palese alla vita di adulti,
donne e bambini. Il suo invito a colui che si paragona a Dio e al Messia, che
si vanta di essere il «miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni»,
è la fine dei saldi della morale, dell’etica, del dottrina sociale, della
dignità, del concetto di peccato e grazia: il saldo della religione che lei
vende, anzi svende senza neppure esserne il proprietario.

Lei non ha autorità per intervenire in questioni che il Codice vieta ai preti
come le alleanze partitiche, le elezioni, le candidature perché è una
manomissione della democrazia del Paese Italia, vincolante anche in forza di un
concordato che pone paletti alle interferenze e offre garanzie e lauti sussidi.
Su queste materie poi né lei, né la Cei, né tantomeno il Vaticano, Stato
estero, potete parlare in nome del mondo cattolico. Lei sa bene che sono questi
comportamenti che allontano ancora di più i non credenti, mentre i credenti si
avvicinano a passo svelto all’uscio d’uscita della Chiesa. Ho detto al
cardinale Bagnasco che deve tenere un occhio al metro di misura che è l’
8xmille, in caduta libera, segno della disaffezione sempre maggiore della gente
da una gerarchia che si è trasformata da segno di contraddizione in lobby di
pressione e di potere, patteggiando con personaggi immondi e immorali.

Il papa invita i preti ad accedere alla rete web. Beh, sappia che uso il
computer dal 1982 e la rete dal suo sorgere: se avessi aspettato il consiglio
del papa, alla mia età sarei ancora al lapis e al pennino. Provi ad accedere
alla rete, unico strumento di democrazia diretta ancora in vita, e si
accorgerà, anzi sentirà l’odore corposo del disprezzo che circonda tutto ciò
che sa di «ecclesiastico». Il nostro popolo è saturo di vedere l’autorità
ecclesiale che dovrebbe servire il bene e combattere il male, fare comunella
con i corrotti e i corruttori, con i delinquenti abituali travestiti da finti
religiosi e sempre di più si allarga il fossato tra voi e noi: voi state
andando per la vostra strada che vi porta a «mammona iniquitatis» noi, da soli
cerchiamo con fatica la strada che ci porti agli uomini e alle donne del nostro
tempo e insieme tendere: chi crede all’ incontro con il Dio di Gesù Cristo, chi
non crede all’incontro con la propria coscienza e il rispetto degli altri.

Sig. Cardinale, credo che lei ed io non abbiamo molto da spartire, se non l’
appartenenza formale alla stessa Chiesa in quanto «struttura», di cui però
abbiamo due visioni non solo diverse, ma opposte: lei appartiene al sistema del
potere clericale che io combatto con tutte le mie forze, mentre io mi sforzo di
appartenere alla «Chiesa dei poveri» con la coscienza di essere una minoranza
che sa di avere un solo mandato: il ministero e il magistero della propria
testimonianza di vita che nessuno potrà mai rapirmi perché è il segno della
Shekinàh/Dimora di Dio tra di noi.

In conclusione, alla luce di quanto sopra descritto e per le ragioni addotte,
io, Paolo prete, ripudio anche lei e quello che rappresenta, come il 7 luglio
ripudiai con lettera il suo ospite e commensale. Preferisco essere orfano di
mercenari piuttosto che avere padrini. «Non ne abbiamo bisogno». Sappia però
che con il suo agire e le sue scelte, lei ha autorizzato me e chiunque altro ad
operare e agire in maniera esattamente opposta alla sua e mi creda lo farò con
onore e con orgoglio, dall’interno della Chiesa di cui sono onorevolmente
figlio fedele.

Profondamente inorridito,
Paolo Farinella, prete

PS. Ho notato che il suo successore alla presidenza della Cei, cardinale
Angelo Bagnasco, nonché mio ordinario, si è del tutto defilato. Un altro mondo.
Fui facile profeta nel dire, all’inizio della sua presidenza, che egli era una
mera copertura perché il vero manovratore della Cei e, aggiungo, del Lazio e,
per fare buon peso, dell’Italia, era ed è solo lei. Anche lei, come il suo
ospite, Berlusconi, come Gesù Cristo? «Ego vobiscum sum omnibus diebus, usque
ad consummationem sæculi» (Mt 28,20). Sì, ne siamo certi: il cardinale Camillo
Ruini sarà con il Lazio e Berlusconi tutti i giorni, fino alla fine del mondo …
e anche oltre! Amen!

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