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Sunday, August 22, 2010

La Russia tra l’ondata di caldo e l’aggressione dei media

Vivere a Mosca è molto bello, le stagioni sono pronunciate, la città è vibrante, con molto verde ed è probabilmente uno dei luoghi nel mondo dove i vostri amici stranieri vi chiedono molto spesso se “tutto va bene”. Prendiamo questo 2010, quando ho pubblicato sulla mia paginaFacebook le temperature di questo inverno, i miei amici si sono precipitati a chiedere come sopravvivere a questo freddo così polare. In primavera, gli atroci attentati alla metropolitana hanno innescato timori più che giustificati, in questi stessi amici. Recentemente, la settimana scorsa, hanno chiesto se si poteva “sopravvivere” a Mosca con questo cocktail di fumo e di gran caldo. Ho detto loro che, contrariamente a quanto si potrebbe leggere sulla rete, come ad esempio l’impossibilità di passare più di 72 ore di seguito a Mosca, la vita non si era fermata e che moscoviti avevano continuato a lavorare, fare le loro cose e uscire, affrontando i loro guai con pazienza. Io non ho amici particolarmente timorosi o ansiosi, ma amici che, come molti della loro generazione, navigano e leggono i riassunti delle notizie che Internet offre. Come potevano, allora, essere tranquilli?
Al centro di questo anno cruciale, la stampa francese ha infatti relativamente “
importato” le analisi di eventi difficili che la Russia attraversa. Il solo leggere i titoli degli articoli non da davvero un impressione molto positiva della situazione in Russia, se giudichiamo su qualche esempio a caso: “Armageddon“, “Chernobyl“, “Inferno“, “Pericolo nucleare“,”Il potere incapace di far fronte“, ecc. ecc.
Oltre ad aver aggiunto benzina al fuoco (cosa che il giornalista Hugo Natowitcz ha perfettamente spiegato in questo articolo: “
Offensiva nei confronti di un paese in fiamme”), la stampa non ha voluto, alla fine, informare obiettivamente i francesi sulla realtà degli eventi. Normale, il suo obiettivo non era chiaramente questo, a giudicare dall’ossessione isterica di alcuni corrispondenti (l’esempio della giornalista di France 2 che mi ha contattato), a volere a tutti i costi dimostrare una ipotetica responsabilità del potere russo, e soprattutto un “fallimento del sistema Putin“. L’argomento principale dei “nostri amici giornalisti”: la riforma del codice ambientale del 2006, voluta da Putin, che ha abolito il sistema di centralizzazione federale per la “prevenzione e la gestione degli incendi” (e i relativi 70.000 posti di guardie forestali) per delegare alle autorità regionali la gestione dei loro spazi verdi, e quindi anche la loro protezione. Non si può che essere solo a metà sorpresi dal fatto che coloro che furono i primi a denunciare la ri-centralizzazione del potere in Russia, nei primi anni del regno di Putin (al momento denunciato come quasi-totalitario), sono ora anche i primi a denunciare l’ipotetico effetto molto negativo di questo decentramento, che hanno sempre difeso.
Tregua agli scherzi, cercando di essere un poco obiettivo, a differenza di alcuni che si sono cimentati in un eccesso di sciovinismo fuori luogo, paragonando il sistema francese di gestione e protezione antincendio a quello della Russia, puntando il dito sul fatto che la Russia ha solo 22 mila vigili del fuoco, due volte meno rispetto alla Francia, mentre il paese è 26 volte più grande. Ma come mettere a confronto l’incomparabile?
La Russia si estende su oltre 17 milioni di chilometri quadrati. La sua immensa cintura di foreste si estende su una superficie totale di 8.000.000 kmq (45% della superficie terrestre), facendo della Russia il paesi con la più grande zona boscosa del mondo, davanti a USA, Brasile e Canada. Gran parte di questa superficie boschiva è composta da boschi di conifere e di foreste dette “
selvagge“, vale a dire non gestite. Al centro di queste foreste, vi sono molti villaggi di case di legno, a volte senza un lago vicino e senza acqua corrente, che sono stati costruiti, spesso in modo anarchico, dagli anni ‘80. La grande dispersione di queste “case” e “villaggi” rende molto difficile la loro protezione.
La Francia, a confronto, si estende per 650000 kmq e le foreste (molto curate) per più di 150000 kmq (o 23% della superficie del paese). Il numero dei vigili del fuoco professionali è 51.000, un vigile del fuoco per 3 kmq di foresta. Un altro confronto, negli Stati Uniti d’America le foreste coprono 780000 kmq, su 9.800 mila kmq, che rappresentano l’8% della superficie terrestre. Il numero dei vigili del fuoco professionisti è 321.700, cioè un pompiere per 2,4 kmq di foresta.
Un equivalente franco-americano in Russia, significherebbe semplicemente 2.500.000 vigili del fuoco, quasi il 3% della popolazione adulta del paese (di età tra i 16-64 anni, cioè 96 milioni di abitanti nel 2009). Si capisce l’assurdità di una tale tesi.
Eppure, nonostante ciò, il fuoco non ha risparmiato la Francia né l’America. In Francia ogni anno, in media, 30.000 ettari vanno in fumo, lo 0,05% della superficie del paese. Negli Stati Uniti ogni anno, le fiamme divorano 1.740.000 ettari, o lo 0,18% del territorio. Nel 1991, ad esempio, l’incendio di Oakland Hills distrutte 2900 case e uccise 25 persone, l’incendio di Cedar, nel 2003, distrusse 4.847 case. Nel 2007 e nel 2008, nella sola California, più di 800 mila ettari sono bruciati.
A titolo indicativo, in Russia dopo l’avvio di questi incendi, 28 mila focolai d’incendio hanno bruciato quasi 850.000 ettari, e 3.000 persone hanno perso le loro case e 52 sarebbero i morti. Ciò corrisponde ad una superficie di 8.500 chilometri quadrati, o 0,05% della superficie del paese. Da confrontare con le cifre fornite in precedenza. Ci si chiede, alla luce di queste cifre, delle giustificazioni per le critiche eccessive contro il potere Russo, mentre nessuno critica il potere americano, democratico o repubblicano, quando ogni anno l’America è tragicamente preda delle fiamme.
Più grave e molto più importante di una dimostrazione statistica, lo stesso scenario si ripete nel trattamento delle “
vittime” di questi incendi. Le persone le cui case sono bruciate non interessano, infine, ai media francesi che quando “gridano” contro Putin o si “lamentano” del potere. L’Express, per esempio, ha titolato: “un villaggio tiene testa a Putin” utilizzando il video che mostra le donne le cui case erano bruciate, parlare vigorosamente con il Primo Ministro. Come non capire la disperazione di queste donne che hanno perso tutto? Come avrebbero potuto essere calme? Perché ancora trarre conclusioni affrettate che loro “criminalizzerebbero Vladimir Putin“, mentre la semplice visione del video mostra che ciò non è il caso? Sarebbe questo influenzare i lettori di non russofoni?
Facendo eco alla stessa fonte, la 
Tribune di Ginevra, ha detto il 3 Agosto 2010, attraverso la voce del suo “free lance” del momento, Frederic Lavoie, che “Putin è stato travolto dal fuoco“, nientedimeno. L’articolo ha descritto una situazione catastrofica, precedente una possibile fine del mondo, e puntando un maggior interesse sulla responsabilità di un Putin, per così dire travolto, che sulle vittime russe. Per il quotidiano regionale ‘Alsacien’, Putin è “ostaggio del suo sistema“.
Ancora una volta, l’ossessione putinofoba che ha colpito molti corrispondenti, non mi sembra giustificabile se non dal respirare CO2 in eccesso, che si traduce nel seguente detto: “
La Russia s’incendia, è colpa di PutinSono caduto a terra/la colpa è di Voltaire…”
Gli esempi sono innumerevoli, vittime che interessano ai nostri “amici giornalisti”, quindi sarebbero prevalentemente le vittime urbana delle temperature canicolari. Senza numeri reali, ma sulla base di “
voci“, la stampa francese non ha mancato di ricordare che la mortalità nei mesi di giugno e soprattutto luglio, dovrebbe essere più di due volte superiore al normale. Da parte mia sono in attesa di dati ufficiali e non sarei sorpreso di un aumento della mortalità degli anziani, eccesso di mortalità, se consideriamo la situazione da un punto di vista statistico, “migliorerà” col declino della mortalità nei prossimi mesi. Ricordo tuttavia, che la stessa stampa francese è stata molto più discreta verso la morte di 15.000 persone, nel 2003, in Francia, e a ben vedere, anche più discreta riguardo la fulminea ripresa demografica della Russia, dal 2005.
L’ossessione nel denunciare il “
culto del silenzio“, i “vecchi demoni“, è visibile in molti articoli della stampa cosiddetta specialista o regionale. Se si legge attentamente la maggior parte degli articoli, vede che la propaganda non si trova laddove viene indicata a menadito. La “Voix du nord“, per esempio, ha trovato dei francesi di Russia, visibilmente non russofoni, che dicono che l’atmosfera di sventura era accresciuta a Mosca perché, cito “In Russia non ci sono cartine o mappe dettagliate”. Il governo si rifiuta di comunicare. Enormità su enormità, basta guardare la pagina principale del sito Yandex, oppure il sito dell’Agenzia Ria Novosti, in nove lingue, per trovare le famosa mappe interattive dettagliate, “presuntamente” mancanti.
Un altro esempio, Le Figaro del 10 agosto 2010 ha pubblicato un articolo di Yves Myserey per spiegare che l’ondata di caldo che ha colpito Mosca, è stata la più forte da “
1000 anni“! Ninetedimeno! Uno spaventoso richiamo millenarista ed esoterico, se il freelance rinchiuso nel suo piccolo ufficio di Parigi non ha confuso Messico e Russia presentandoci, per illustrare il suo articolo, immagini di cittadini con grandi cappelli bianchi. Non si tratta di turisti messicani a Mosca, ma… di scioperanti della fame della Kabardino Balkaria, per protestare contro la legge federale per proteggere la loro identità locale, in breve, nulla a che fare con gli incendi! Non si può che rimanere stupiti dalla scelta del Figaro d’illustrare l’ondata di caldo a Mosca con una immagine di attivisti identitari, degli scioperanti della fame. Quanto all’ondata di caldo “mai vista in 1000 anni“, una semplice ricerca su Internet ne dimostra il contrario, fonte in russo e ininglese.
Infine, i francesi sono stati forti nel denunciare il terribile silenzio delle autorità russe sull’incendio nelle zone radioattive, intorno agli impianti nucleari, o per il ritrattamento, ma anche nelle zone contaminate di Chernobyl, al confine ucraino. Mi chiedo quale silenzio parla, mentre l’agenzia di stato 
RIA Novosti, offre sul suo sito in lingua inglese ‘una mappa interattiva delle “emanazioni radioattive”.
Ma, ovviamente, nel paese della stampa francese del 2010, non c’è nulla da invidiare alla 
Pravda. Malafede o incompetenza?
Aldilà di menzogne, propaganda e disonestà, che ne è oggettivamente, oggi, del fronte degli incendi, del crollo di popolarità che attende Putin e Medvedev e, infine, dell’allarme rosso sulla produzione di frumento che minaccia la Russia?
Secondo il ministero russo per le situazioni di emergenza, 27.724 focolai di incendi per una superficie totale di 856.903 ettari, si sono verificati in Russia a partire dall’inizio dell’estate, tra cui 1133 incendi di torbiere su una superficie di 2.051 ettari. Il 19 agosto 2010 gli incendi sono stati ridotti a quasi 20.000 ettari. Sì, la Russia avrebbe potuto “
impedire” una gran parte di questi incendi, ma è soprattutto attraverso i “cittadini” che si deve prendere possesso di un comportamento ecologico indispensabile. Sì, bisogna che i russi debbano “smetterla” nel spargere rifiuti durante i loro pic-nic, le migliaia di bottiglie di vetro abbandonate hanno avuto un effetto di accelerazione, provocandone un numero enorme; così, purtroppo, è probabilmente nella maggior parte degli incendi.
Il crollo di popolarità non c’è stato, invece la popolarità del Presidente e del Primo Ministro risalgono dal 53% di giugno al 57% di agosto per Dmitrij Medvedev e dal 61% al 64%, nello stesso periodo, per Vladimir Putin. Dalla popolarità, che farebbe l’invidia di tutti i leader occidentali all’uscita di una tale crisi, qualunque sia il punto di vista dei nostri ‘amici di giornalisti’, troppo abituati ad ascoltare gli “
esperti” della Carnegie, e non abbastanza il popolo russo.
No, la Russia non soffrirà l’esplosione dei prezzi, che causerebbe la rivoluzione sociale che si tradurrebbe nel licenziamento di Putin, la crisi del grano che si avrà in Russia, avrà solo effetti minimi, e l’embargo ha il sostegno dei produttori locali.
No, cari amici giornalisti, al contrario di quello che avete scritto, nessuna “
censura“, come dite, c’è stata, i commenti di persone “disgustate” dalla situazione sono stati pubblicati, come potete vedere qui . Si noti anche lo scambio umoristico, pubblicato su Internet, tra Vladimir Putin e Aleksej Venediktov, caporedattore della radio “Eco di Mosca“.
Putin non ha passato le ultime 3 settimane ad accendere incendi di notte, per spegnerle di giorno usando i “
Canadair“, per andare in televisione, dato che ha colto il senso tragico degli eventi comparando gli incendi alla: “Seconda Guerra Mondiale, l’invasione di Peceneghi, dei Cumani e dei cavalieri che hanno lacerato la Russia“.
Vladimir Putin ha tutte le ragioni per essere interessato da questi eventi, poiché nel 1996 la propria Dacha fu bruciata. Infine, avete mancato, “
amici giornalisti francesi“, di parlare della gratitudine di Vladimir Putin verso gli i vigili del fuoco stranieri, compresi quelli francesi, soprannominato “squadrone Normandie Niemen”*.
No, la centralizzazione politica, che avete costantemente criticata come fascista, aveva ragione di essere, come ricorda le “
Izvestija“, alla luce di questi incendi: «Скорее всего кцентрализованной системе придется вернутьсяСлишком дорогой ценой дается нампобеда над огнем»…  Ma probabilmente, avete bisogno di un traduttore per capire ciò che è scritto. Nel frattempo, le ricostruzioni sono avviate e case nuove dovrebbero essere pronte prima del 1° novembre. La superficie dei vano sarà di 100mq, al prezzo di 30.000 rubli (750 euro) per metro quadrato (fonte).
*La squadriglia Normandie-Niemen era una unità dell’aeronautica della ‘Francia Libera’, che durante la seconda guerra mondiale operò sul fronte orientale, a fianco dei sovietici. (NdT.)
Traduzione di Alessandro Lattanzio
Alexandre Latsa, Dissonance, 20 agosto 2010

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