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Sunday, December 05, 2010

NOTIZIARIO STRATEGICO: Trascurare la Marina potrebbe minacciare la sovranità della Russia


Ilya Kramnik, commentatore militare di RIA Novosti 03/06/2010
Le opinioni espresse in questo articolo sono dell'autore e non necessariamente rappresentano quelle di RIA Novosti.
La Russia prevede di spendere 13.000 miliardi di rubli (417 miliardi dollari) per il suo programma di riarmo fino al 2020, il Generale Oleg Frolov, in qualità di capo degli armamenti presso il Ministero della Difesa, ha riferito alla Duma di Stato il 3 giugno. Ha detto che questo dovrebbe essere sufficiente per riarmare le forze nucleari strategiche, l'aeronautica e la difesa aerea, ma l'esercito e la marina militare dovranno accontentarsi delle armi a disposizione e dovranno aspettarsi solo forniture minori di nuovi armamenti. Per finanziare pienamente tutte le esigenze delle forze armate, la Russia deve allocare 28-36 trilioni di rubli (898 - 1.150 miliardi di dollari) nei prossimi dieci anni. 
Cosa possono aspettarsi le forze armate russe che attendono le forniture programmate?
 
L'Aviazione riceverà 350 aerei e 400 elicotteri nuovi o ammodernati nei prossimi cinque anni. Tra dieci anni, l'intera flotta comprenderà 1.500 aeromobili ad ala fissa e ad ala rotante, di cui almeno 800 aerei da combattimento nuovi e modernizzati. Il clou del programma è il jet da combattimento di quinta generazione T-50, che dovrebbe essere prodotto in serie nel 2015. Il trasporto aereo militare riceverà un finanziamento per mantenere gli aerei esistenti (Il-76, An-22 e An-124
 Ruslan) e acquistarne un certo numero di nuovi, in particolare Il-476, Il-112B, An-70 e An-124 Ruslan la cui produzione riprenderà presto, e forse anche altri tipi di aeromobili. La Difesa Aerea riceverà più sistemi missilistici S-400, oltre al modernizzato S-300, il missile a corto raggio Pantsyr e sistemi di artiglieria, il sistema S-500 in fase di sviluppo, i sistemi missilistici a medio raggio Vitjaz e di altre armi. 
Le forze nucleari strategiche, per la quale è stata sostenuta la priorità di finanziamento da generali e politici di primo piano, saranno rifornite con missili missili balistici intercontinentali
 Topol-Me RS-24 YARS MIRVizzati a testate termonucleari, nonché di un nuovo missile pesante basato su silo. Il programma per l'Aviazione prevede l'ammodernamento dei bombardieri pesanti Tu-95Bear e Tu-160 Blackjack e lo sviluppo di un bombardiere strategico di nuova generazione, spesso denominato PAK-DA, che sta per "complesso aereo futuro per l’aviazione strategica". Le forze navali strategiche nucleari devono ricevere otto sottomarini strategici Project 955 armati di missili Bulava, che si prevede completarà i test di volo entro un anno. 
Per quanto riguarda l'Esercito e la Marina Militare, dovranno rassegnarsi a ricevere piccole quantità di nuovi sistemi d'arma. Ciò potrebbe rivelarsi pericoloso. Questo livello di riarmamento può essere giustificato per l'Esercito, con quasi tutti i vicini della Russia che hanno abbandonato i piani di ammodernamento dell'esercito, e molti di essi hanno addirittura deciso di fare dei tagli drastici nelle loro forze e stanno rivedendo i loro programmi di armamento. In particolare, gli Stati Uniti hanno abbassato il loro ambizioso programma
 Future Combat System, che ha richiesto lo sviluppo di nuovi veicoli da combattimento, dai semoventi ai veicoli da combattimento della fanteria. Germania e Gran Bretagna hanno ridimensionato i loro piani di sviluppo di nuovi cari armati, e la Russia ha recentemente sospeso il suo progettato T-95. Gli attuali piani per l'esercito della Russia sono apparentemente limitati alla riparazione e modernizzazione dei sistemi esistenti. 
La situazione della Marina è ancora peggiore. A meno di non riceve un finanziamento adeguato per il suo programma di riarmo, sarà in grado di acquistare non più di 12-15 corvette/fregate, 6-8 sottomarini multiruolo nucleari e diesel e un numero di navi e imbarcazioni di altre classi, nei prossimi dieci anni. Il governo potrebbe anche finanziare l'acquisto di quattro navi assalto anfibio della classe Mistral. Questo non è sufficiente per ricostituire le perdite della Marina dovute alla semplice usura. Infatti, trattandosi di forniture scarse, dal 2020-2025 la Marina russa non sarà in grado di operare in modo indipendente in teatri lontani, o per proteggere gli interessi economici della Russia contro un nemico forte, nelle sue acque territoriali e nelle regioni chiave del mondo, o sostenere l'esercito nelle aree costiere. Inoltre, non sarà in grado di garantire le operazioni dei sottomarini strategici. Ciò è inaccettabile, soprattutto alla luce della crescente importanza della Marina Militare e dei teatri di guerra navale. Questo sviluppo inerziale della Marina esclude la possibilità di una miglioramento rapido quando il governo troverà i soldi per farlo. Se la Russia non agisce subito, la Marina si troverà incapace di difendere gli interessi, sovranità e integrità territoriale della nazione. L'unica soluzione è dare alla spesa militare una maggiore percentuale del PIL, garantendo nel contempo che le assegnazioni siano fatte in modo saggio, poiché il denaro sprecato è uno dei passatempi nazionali della Russia.
I militari russi svelano la nuova struttura di comando 
RIAN 08/06/2010 
Lo Stato Maggiore della Russia sta progettando di riunire gli esistenti distretti militari in quattro comandi strategici, ma lasceranno le forze strategiche nucleari sotto il controllo centrale, ha detto il comandante militare della Russia. "
Proporremo l’unione dei sei nostri distretti militari in quattro comandi strategici, i cui comandanti eserciteranno il controllo su tutte le forze e le risorse impiegate nel loro territorio, tra cui la Marina Militare, l'Aeronautica Militare e le difese aeree", ha detto il capo di stato maggiore generale delle Forze Armate russe Gen. Nikolaj Makarov. "Le forze strategiche nucleari resteranno sotto il comando dello lo Stato Maggiore", ha detto il generale durante una seduta del Consiglio di Difesa e del Comitato per la sicurezza della Federazione. Le forze armate russe sono attualmente divise in sei distretti militari: Mosca, Leningrado, Nord Caucaso, Urali, Siberia e dell'Estremo Oriente. Un alto funzionario della difesa ha detto, in precedenza, che i distretti di Mosca e Leningrado verranno fusi nel comando strategico Occidente, mentre gli Urali e parte del distretto siberiano diventeranno il comando centro. Il comando Est sarà composto da unità del distretto militare dell'Estremo Oriente, parte del distretto militare siberiano e dalla Flotta del Pacifico. Nel comando del Sud si uniranno le unità del distretto militare del Caucaso del Nord, la Flotta del Mar Nero e la Flottiglia del Caspio. Le sedi del nuovo comando strategico sarà situato a San Pietroburgo, Ekaterinburg, Rostov-sul-Don e Khabarovsk, rispettivamente, ha detto Makarov.
La Russia userà le Mistral per proteggere le isole Curili 
RIAN 08/06/2010 
La Russia ha necessità delle navi d'assalto anfibio classe
 Mistral per dare impulso alla capacità di combattimento della sua Marina Militare in Estremo Oriente, e garantire la protezione delle isole Curili, ha detto il comandante militare della Russia. La Russia sta negoziando l'acquisto di almeno una nave assalto anfibio di classe di costruzione francese Mistral, del valore di 4-500 milioni di euro, e progetta la costruzione di altre tre navi della stessa classe, in collaborazione con il costruttore navale militare francese DCNS. "Abbiamo bisogno di questa nave per aumentare la manovrabilità delle truppe nel Pacifico, considerate le dimensioni di questa regione geografica e la mancanza di forze adeguate per proteggere, in particolare, le isole Curili", ha detto il capo di Stato maggiore russo Gen. Nikolai Makarov. Tokyo rivendica quattro isole al largo del Giappone del nord-est, che sono state annesse all'Unione Sovietica dopo la seconda guerra mondiale, ciò ha finora impedito che Russia e Giappone firmassero un trattato formale di pace per porre fine alle ostilità della II guerra mondiale. Una nave della classe Mistral è in grado di trasportare 16 elicotteri, quattro mezzi da sbarco, fino a 70 veicoli blindati tra cui 13 carri armati e 450 soldati. 
Molti militari ed esperti del settore russi hanno messo in dubbio il senso finanziamento e il senso militare di tale acquisto, e alcuni credono che la Russia vuole semplicemente accedere all’avanzata tecnologia navale che potrebbe essere utilizzate, in futuro, in un potenziale conflitto con la NATO e i suoi alleati. Makarov ha detto che le attuali navi classe
 Ivan Rogov sono quattro-cinque volte più piccole della Mistral e non possono soddisfare le esigenze moderne della Marina russa. La Russia ha costruito tre navi da trasporto anfibio classe Ivan Rogov durante l'era sovietica. Una di esse, la Mitrofan Moskalenko, è ancora in servizio con la Marina russa, ma è stata inserita in un elenco per la vendita del ministero della Difesa. Una nave classe Ivan Rogov può trasportare un battaglione da sbarco di fanteria navale rinforzato con tutti i suoi veicoli da combattimento, più 10 carri armati leggeri anfibi PT-76. Il suo ponte di volo può ospitare quattro elicotteri navali Ka-27 o Ka-29.
Russia-Vietnam stipulano un accordo record sui sottomarini del valore di 3,2 miliardi di dollari 
RIAN 03/06/2010 
Il contratto dello scorso anno sulla consegna di sei sottomarini diesel classe
 Kilo al Vietnam, per un valore complessivo di 3,2 miliardi dollari, è il più grande affare della storia delle esportazioni russe di attrezzature navali. Il contratto è stato firmato nel dicembre 2009 durante la visita del primo ministro vietnamita Nguyen Tan Dung in Russia. "Il costo di costruzione è 2,1 miliardi dollari, ma la costruzione di tutte le necessarie infrastrutture costiere e la fornitura di armamenti e di altre apparecchiature possono portare il totale a 3,2 miliardi, il che rende questo accordo il più grande nella storia delle esportazioni russe di attrezzature navali", dice la rivista il Export of Arms in un editoriale pubblicato nella sua edizione di giugno. I Cantieri dell'Ammiragliato di San Pietroburgo costruiranno i sottomarini con la velocità di una nave all’anno. 
La
 Rosoboronexport, l’azienda Statale per l’esportazione di armi, precedentemente aveva detto che la Russia potrebbe vendere fino a 40 sottomarini diesel-elettrici di quarta generazione a clienti stranieri entro il 2015. I sottomarini classe Kilo, soprannominato "buchi neri" per la loro capacità di evitare il rilevamento, sono considerati tra i più silenziosi sottomarini diesel-elettrici nel mondo. Il sottomarino è stato progettato per la guerra antisommergibile e la guerra anti-nave, e anche per la ricognizione generale e le missioni di pattugliamento. La nave ha un dislocamento di 2.300 tonnellate, una quota di profondità massima di 350 metri, un’autonomia di 6.000 miglia, e un equipaggio di 57. E' dotata di sei tubi lanciasiluri da 533mm. Almeno 29 sottomarini classe Kilo sono stati esportati in Cina, India, Iran, Polonia, Romania e Algeria. 
Export of Arms è una rivista specializzata bimestrale di Mosca, pubblicato dal Centre for Strategic and Technological Analysis della Russia.
Le spese per la difesa russa cresceranno di quota nel PIL nel 2011 
RIAN 03/06/2010 
Le spese per la difesa russa saliranno al 2,9% del PIL nel 2011, più di tre decimi di punto percentuale in più rispetto all'anno in corso. "
La spesa per la difesa nel 2010 è stata del 2,6 [% del PIL], nel 2011 il volume dei finanziamenti sarà del 2,9%, nel 2012 il 3% e poi del 3,2%", ha detto Anton Siluanov della camera bassa del parlamento russo. Ha anche detto che la spesa per contratti della difesa e per le armi aumenterà anche, ma non ha fornito cifre specifiche. Il presidente del Comitato della Difesa della Duma di Stato, Viktor Zavarzin, ha detto che l’industria della difesa russa deve ancora uscire dalla crisi in corso. "Nonostante le misure prese dal governo, il complesso militare-industriale non ha superato lo stato di crisi finanziarie, strutturali, tecnologici e di personale", ha detto. Ha detto che a causa di ciò, il costo dei prodotti militare è stato in costante crescita, mentre la loro qualità era in declino. 
Il Tenente Generale Oleg Frolov, vice-capo della direzione per gli appalti degli armamenti del ministero della Difesa, ha detto alla Duma di Stato che più di 13.000 miliardi di rubli ($ 420 miliardi di dollari) sarebbero stati assegnati a un nuovo programma di armamenti per il 2011-2020. Ha detto, però, che quasi tre volte tanto - 36.000 miliardi di rubli - sarebbero necessari per riarmare e modernizzare completamente l'esercito russo nel prossimo decennio. Ha detto che la cifra attuale garantirebbe la modernizzazione delle forze nucleari strategiche e delle forze della difesa aerea, ma lasciano poco spazio per le forze di terra, la marina, l'aeronautica, le forze spaziali militare e altre branche delle forze armate.
I risultati delle prove del Bulava pronti per la revisione dal governo russo 
RIAN
25/05/2010
I risultati ufficiali dell’indagine sul più recente fallimento del missile balistico della Russia Bulava sono pronti e sono stati inviati al Governo per la revisione. L'ultimo lancio fallito del missile, che la Russia spera sia un elemento chiave delle sue forze nucleari, ha avuto luogo dal sottomarino
 Dmitrij Donskoj, nel Mar Bianco, ai primi di dicembre 2009. Solo cinque dei 12 lanci del Bulava sono stati ufficialmente riportati riusciti. "Le conclusioni [del] le commissioni di indagine sono pronte e sono inviate al governo", ha detto la fonte. La Russia ha rinviato il lancio di prova del missile balistico Bulava fino al novembre di quest'anno. La marina russa in precedenza aveva previsto almeno quattro lanci di test del missile a fine giugno, ma gli esperti del settore della difesa hanno suggerito che avrebbero avuto bisogno di costruire tre missili in condizioni identiche, per stabilire le cause dei fallimenti. 
Il
 Bulava (SS-NX-30) è un missile balistici navale a tre stadi a propellente solido e lanciato da sottomarini lanciamissili (SLBM). Trasporta fino a 10 testate MIRV e dispone di una gittata di oltre 8.000 chilometri. Il missile è stato specificamente progettato per i sottomarini nucleari della nuova classe Borey della Russia. Il futuro sviluppo del Bulava è stato contestato da alcuni parlamentari e funzionari dell'industria della difesa, che suggeriscono che la marina russa dovrebbe continuare a utilizzare il più affidabile SLBM Sineva. I militari russi hanno insistito sul fatto che non vi è alternativa al Bulava, e hanno promesso di continuare a testare il missile fino a quando non sarà pronto per essere schierato nella Marina Militare.
La Russia fornisce alla Siria jet da combattimento 
UPI 9 giugno 2010 - La Russia ha accettato di fornire alla Siria aerei da combattimento e altri sistemi di difesa, dicendo che una vendita precedente era legittima. Citando il commento di Mikahil Dmitriev, il capo del servizio federale russo di cooperazione militare e tecnica, l’agenzia
 Itar Tass di Mosca, annuncia la vendita dei jet da combattimento MiG-29, dei sistemi di difesa aerea a corto raggio Pantsir e veicoli corazzati. Dettagli, tra cui il prezzo e le condizioni dell'operazione, non sono stati resi noti. Rafforzando così i legami tra la Siria e la Russia, che hanno recentemente snervato Israele, in particolare a causa delle strette relazioni di Damasco con l’Iran. 
All'inizio di quest'anno, Mosca ha confermato che riforniva la Siria con aerei da combattimento MiG-31, nel quadro di un accordo firmato nel 2007 per la fornitura di almeno quattro velivoli del genere. All'epoca, il quotidiano russo
 Kommersant aveva riferito che si trattava anche la vendita di un numero imprecisato di MiG-29. "Vengono venduti all'estero per la prima volta e sono simili, a livello di specifiche tecniche, al MiG-35, il modello che la Russia offre ora all'India", riferiva il quotidiano. Nome in codice Foxhound, il MiG-31 può volare a tre volte la velocità del suono e inseguire diversi bersagli ad una distanza di fino a 110 miglia contemporaneamente. Tale capacità, dicono gli esperti israeliani, rende il velivolo adatto alla sorveglianza ma non per scopi offensivi. Il MiG-29 può agire, invece, come intercettore. 
Il controverso accordo, che ha anche innervosito gli Stati Uniti, segna il primo acquisto della Siria di aerei da combattimento dopo più di 20 anni. Aggiungendo alle preoccupazioni, Il presidente russo Dmitry Medvedev ha compiuto la sua prima visita come capo di stato a Damasco, dicendo che l'uso dell'energia nucleare "
può avere un vento favorevole" in Siria. L'osservazione, suggerendo una potenziale cooperazione nucleare con la Siria, ha indotto nuove preoccupazioni a Tel Aviv e Washington, che hanno recentemente rinnovato le sanzioni contro Damasco con l'accusa di sostenere gruppi terroristici.
La Russia costituirà un gruppo di lavoro con la Francia sulla cooperazione navale 
RIAN 2010/11/06 
Il primo ministro russo Vladimir Putin ha incaricato il suo vice Igor Sechin, di istituire un gruppo di lavoro sulla cooperazione con la Francia nella costruzione di navi da guerra. La fonte ha detto che Putin ha avuto un "
dialogo sostanziale" con il presidente francese Nicolas Sarkozy, hanno discusso l'agende dei rapporti bilaterali russo-francese, compresa la cooperazione militare e nucleare. Putin è arrivato a Parigi per l'eventuale acquisto di una nave classe Mistral da assalto anfibio dalla Francia, che dovrebbe essere in agenda. Sarkozy ha dichiarato la volontà della Francia di vendere una Mistral alla Russia, dovrebbe essere visto come l'ennesimo segnale politico che la Russia è percepita come un partner. Ha aggiunto che le questioni specifiche come il trasferimento di tecnologie e modalità di co-produzione, sono stati oggetto di ulteriori negoziati. La Russia sta negoziando l'acquisto di almeno una nave di costruzione francese classe Mistral, e prevede di costruire altre tre navi della stessa classe in collaborazione con la francese DCNS di costruzioni navali. Tuttavia, prima della sua visita in Francia, Putin ha detto che la Russia avrebbe effettuare l'acquisto solo se i sistemi radar avanzati e le tecnologie sono parte della transazione, e se ciò avverrà, sarà la prima vendita di equipaggiamento militare avanzato da un membro della NATO verso la Russia. Una nave della classe Mistral è in grado di trasportare 16 elicotteri, quattro mezzi da sbarco, fino a 70 veicoli blindati tra cui 13 carri armati e 450 soldati. La marina russa ha detto che prevede di utilizzare le navi Mistral nelle del Nord e flotte del Pacifico.
Il lavoro russo-indiano sul caccia di 5G andrà avanti 
RIAN
 11/06/2010 
L’azienda aeronautica russa
 Sukhoj non ha intenzione di firmare accordi integrativi per creare una joint venture con i suoi partner indiani, per la produzione di un caccia di quinta generazione. Le aziende russa Sukhoj e indiana Hindustan Aeronautics Limited (HAL) hanno concordato, all'inizio del 2010, di sviluppare congiuntamente aerei da caccia stealth di quinta generazione. Il direttore della Sukhoj, Mikhail Pogosjan, aveva parlato di un accordo supplementare firmato, che specificava il ruolo dell'India nel progetto, ma poi ha detto che la società russa sperava che i lavori iniziassero presto, senza alcun accordo del genere. "Abbiamo deciso di avviare un lavoro congiunto con i nostri colleghi indiani", ha detto Pogosjan. "Faremo la nostra parte di lavoro, le nostre controparti indiane la loro. Nella fase iniziale, non è necessario disporre di una joint venture." In precedenza, HAL sarebbe stata alla ricerca di una quota del 25% nella progettazione e sviluppo del progetto. 
La Russia ha sviluppato il suo caccia di quinta generazione dagli anni ‘90. Il prototipo attuale, conosciuto come T-50, è stato progettato dal design bureau
 Sukhoj e costruito in uno stabilimento a Komsomolsk-on-Amur, nell’Estremo Oriente della Russia. Funzionari russi hanno già salutato il caccia come "un aereo militare unico" che combina le capacità di un caccia da superiorità aerea e di un aereo d’attacco.
La Francia darà tecnologia per la visione notturna alla Russia 
RIAN 15/06/2010 
L’azienda di stato della Russia per l’esportazione di armi,
 Rosoboronexport, ha detto di aver firmato diversi contratti con la società francese Thales per il trasferimento di tecnologia e la fornitura di apparecchiature di comunicazione per i veicoli blindati russi. "Il primo contratto riguarda il trasferimento di tecnologie alla Russia, che ora avrà il diritto di produrre su licenza ufficiale termocamere la Vologda Optical and Mechanical Plant", ha detto Igor Sevastyanov, vice direttore generale della Rosoboronexport. "Il secondo contratto permette alla Russia di adottare provvisoriamente apparecchiature di comunicazione per l'integrazione dei veicoli corazzati russi da testare", ha detto Sevastyanov. Ha aggiunto che le attrezzature di comunicazione sarebbero state montate su carri armati T-90 e i veicoli trasporto truppe BMP-3. 
L'impianto nella città di Vologda, nel centro della Russia europea, produrrà le telecamere
 Thales, che sviluppano immagini termiche. La produzione localizzata permetterà alla Russia di ridurre i costi di manutenzione e la produzione di almeno il 5-10%, e la produzione di termocamere a fini civili, in futuro. La Russia potrà esportare i prodotti dello stabilimento con il permesso delle autorità francesi. L'elenco dei potenziali clienti esclude i cosiddetti gli Stati canaglia, come l'Iran. Secondo degli esperti, la Russia è in ritardo di 20-30 anni riatto all'Occidente in molte aree tecnologiche, e ha recentemente iniziato il tentativo di colmare il divario con l'acquisto di licenze di produzione all'estero.

La Russia vara un nuovo sottomarino nucleare 
RIAN 15/06/2010 
La Russia ha varato un nuovo sottomarino a propulsione nucleare d’attacco polivalente dopo un breve ritardo causato da motivi tecnici, presso il cantiere
 Sevmash. La costruzione delSeverodvinsk, il primo della Classe Progetto 885 Jasen (Granej), iniziato nel 1993 presso il cantiere Sevmash nella città settentrionale russa di Severodvinsk, da allora gravato da rovesci finanziari. L'anno scorso, sono stati avviati i lavori per il secondo sottomarino della serie, il Kazan, che sarà caratterizzato da impianti e armi più avanzati. Esperti russi ritengono che la messa in servizio di classe Graney dovrebbe aumentare notevolmente la capacità di combattimento della Marina russa. "E' l'ultima generazione della flotta sottomarina russa, che va incontro giustamente alle esigenze del 21° secolo", ha detto Vladimir Pyalov, progettista capo del bureau di design Malakhit. Il presidente russo Dmitry Medvedev è arrivato nel porto di Severodvinsk a partecipare alla cerimonia ufficiale del varo. 
I sottomarini nucleari della classe
 Granej sono progettati per lanciare una serie di missili da crociera a lungo raggio (5000 km) con testate nucleari, ed effettivamente impegnare sottomarini, navi da guerra di superficie e obiettivi terrestri. L’armamento del sottomarino comprende 24 missili da crociera SLCM, tra cui il 3M51 Alfa, l'SS-NX-26 Oniks o SS-N-21 Granat/Sampson. E 'inoltre dotato di otto tubi lanciasiluri, così come di mine e missili anti-nave, come l’SS-N-16 Stallion. Il Severodvinsk dovrebbe entrare in servizio con la Marina russa entro la fine del 2010 - inizio 2011.
Il nuovo sottomarino nucleare russo non entrerà in produzione di serie
RIAN 16/06/2010 
Il sottomarino a propulsione nucleare attacco polivalente di quarta generazione russo, che è stato appena varato, sarebbe troppo costoso per la produzione in serie. Il quotidiano Vedomosti ha detto che il prezzo del progetto è stato tenuto segreto, ma la stima dei costi raggiunge il 1 miliardo di dollari. Mikhail Barabanov, redattore capo della rivista
 Moscow Defense Brief, ha detto che il sottomarino è troppo costoso per renderne redditizia la produzione di serie. Barabanov ha detto a Vedomosti che la US Navy non ha prodotto un gran numero di sottomarini avanzati Sea Wolf, simile alla nave Severodvinsk, perché erano troppo costosi. Invece di questi, usano meno costosi e sofisticati sottomarini classe Virginia. L'esperto ha detto la marina russa dovrebbe probabilmente sostituire il sottomarino nucleare Severodvinsk con un mezzo più conveniente. Barabanov dice che il secondo sottomarino della classe Jasen (Granej), il Kazan, è l'alternativa più probabile al Severodvinsk.
La Russia adotterà un singolo programma militare/civile di costruzioni navali 
RIAN 15/06/2010 
Un programma integrato di costruzione di navi militari e civili sarà presto adottato in Russia, ha detto il presidente Dmitry Medvedev. "
La scorsa settimana ... ho ordinato un unico programma per lo sviluppo della cantieristica militare e civile che sarà approvato presto", ha detto durante la cerimonia di varo di un nuovo sottomarino a propulsione nucleare attacco multiuso. Medvedev ha detto che una delle priorità del programma sarà lo sviluppo della serie dei sottomarini della classe Severodvinsk. Ha aggiunto che le potenze mondiali stanno investendo ingenti risorse nei sistemi offensivi e difensivi. "Dovremmo fare lo stesso. La Russia semplicemente deve effettuare un efficace ammodernamento della sua Marina. Dovremmo costruire le navi più moderne [del] mondo", ha detto Medvedev. Egli ha sottolineato che la Russia ha un grave ritardo nella costruzione navale, negli anni ’90, e deve fare al più presto possibile. "Non si può più aspettare. Nonostante i problemi dello sviluppo economico, nonostante la crisi finanziaria. Questi programmi devono essere eseguiti", ha detto, aggiungendo che ciò è fondamentale per renderli più competitivi.
La Russia ammette che ha bisogno di modernizzare la sua flotta 
Ilya Kramnik commentatore militare
 RIA Novosti 
Mosca (RIA Novosti) 29 Giugno 2010 – I piani di revisione per l'ammodernamento navale della Russia comprendono la fornitura di 15 nuove navi da guerra, tra cui fregate, navi missilistiche e sottomarini, alla flotta del Mar Nero entro il 2020. La decisione è stata recentemente resa pubblica da parte del comandante in capo della Marina l'ammiraglio Vladimir Vysotsky. Tenendo conto dell'elevato costo e della complessità dei progetti moderni, le nuove navi saranno versioni modernizzate di progetti già provati e testati. La decisione indica che la leadership politica e militare della Russia è soddisfatta della velocità e del costo di costruzione della navi da guerra, come parte di nuovi progetti. Modernizzare la Flotta del Mar Nero è anche una priorità in quanto è attualmente composto dalle navi da guerra più vecchie del paese. Gli analisti sottolineano che questa è la prima decisione sulla modernizzazione della flotta presa dopo la perestroika Mikhail Gorbaciov, lanciato alla fine degli anni’ 80.
 
La Flotta del Mar Nero ha più di 40 navi da guerra di classi diverse, molte delle quali saranno eliminate entro il 2020, e alcune decine di navi ausiliarie, che stanno diventando obsolete. Inoltre, si dice che solo una metà di queste navi da guerra sono in ordine e pronte a combattere. Finora non è chiaro quale navi e imbarcazioni saranno costruite per la Flotta del Mar Nero, ma alcuni dicono che l'elenco comprende tre sottomarini Progetto 636M, tre o quattro motomissilistiche Progetto 21.632 e sei fregate classe Tornado Progetto 11.356. I cantieri navali russi possono costruire rapidamente un gran numero di fregate Progetto 11.356 e sottomarini Progetto 636, ma lo stesso non vale per unità missilistiche della classe Tornado. D'altra parte, queste motomissilistiche saranno modellato sul collaudato Progetto 21.630, che ha un design relativamente semplice. Questo scenario per la modernizzazione della flotta potrebbe abbreviare il processo ed è destinato a costare circa 100 miliardi di rubli (3,2 miliardi dollari) entro il 2020. Le navi commissionate da quel momento saranno la base per il rafforzamento ulteriore della flotta con nuovi progetti. Se questi piani saranno attuati, la Flotta del Mar Nero comprenderà 35-40 nuove navi da guerra, con un'età massima di 10-12 anni e una vita operativa di 30 anni.
 
La Flotta del Mar Nero attualmente ha due compiti fondamentali: controllare il Mar Nero e garantire la sicurezza dei confini meridionali della Russia, e schierarsi nel Mar Mediterraneo e nell'Oceano Indiano, se necessario. Se si tratta di essere in grado di adempiere al compito precedente, la flotta ha bisogno di motovedette missilistiche pronte al combattimento, corvette, piccoli sottomarini e forze di aeromobili e costiere, compresi i marines. L'ultimo compito può essere assegnato solo a gruppi oceanici e a lungo raggio, come fregate accompagnate da navi appoggio. Dal momento che la Russia ha reso chiaro il suo interesse per il Mediterraneo e l'Oceano Indiano, la Flotta del Mar Nero deve disporre di navi oceaniche. Le sue fregate sarebbero in grado di svolgere funzioni di combattimento nel Mediterraneo e nell'Oceano Indiano più velocemente delle navi da guerra del Baltico o della flotta del Nord, che hanno bisogno di molto più tempo solo per raggiungere la destinazione. Idealmente, la modernizzazione della Flotta del Mar Nero e, successivamente, delle altre flotte della Russia, consentirà al paese di mantenere gruppi navali in grado di attuare un'ampia gamma di funzioni, dal mantenimento della pace e delle operazioni umanitarie a combattere nei teatri operativi chiave di tutto il mondo. Ma ci vuole più di una semplice volontà politica e dei finanziamenti per la realizzazione di questi piani. La Russia ha bisogno anche di firmare un nuovo accordo con l'Ucraina, perché i documenti esistenti in materia dello status della Flotta del Mar Nero, prevedono che la Russia coordini la modernizzazione della flotta e le sue infrastrutture costiere con le autorità ucraine. Tale coordinamento non costituisce un problema, se le cose restano così in termini di politica, ma se la situazione potesse cambiare nel tempo, sarebbe ragionevole utilizzare questo periodo di buone relazioni con l'Ucraina, per verificare lo stato della flotta del Mar Nero ed espandere i diritti della Russia.
 
Il rinnovo della flotta del Mar Nero sarà finanziato nel quadro del programma statale per il riarmo del 2010-2020, che è ancora in corso di elaborazione. Ufficiali del Ministero della Difesa russo dicono che i finanziamenti sono al minimo, 13.000 miliardi rubli (419 miliardi dollari), non coprono l'ammodernamento della Marina, in particolare i gruppi di grandi dimensioni come le flotte del Pacifico e del Nord, che richiedono grandi gruppi di più potenti e costose navi da guerra, rispetto alle flotte del Mar Baltico e del Mar Nero. Inoltre, il riarmo non può essere limitato alle spese per le navi da guerra, il suo costo aumenta notevolmente data la necessità di una nuova infrastruttura navale, di navi da sbarco, aerei navali e navi ausiliarie, così come di navi d’appoggio e di riparazione. Ma senza di essi, qualsiasi modernizzazione navale sarebbe incompleta e, quindi, inefficace.
Le opinioni espresse in questo articolo sono dell'autore e non necessariamente rappresentano quelle di RIA Novosti.
Continueranno i test missilistici del Bulava 
RIA Novosti 6 Luglio 2010 - Una commissione d'inchiesta di stato ha raccomandato il proseguimento dei test sui missili balistici
 Bulava, travagliato da una serie di fallimento nei test più recenti. Solo 5 dei 12 lanci del Bulava sono stati ufficialmente riportati riusciti, e alla fine di giugno 2010, la Commissione ha inviato al governo i risultati della sua indagine sull'ultimo fallimento: un lancio dal Dmitrij Donskoj nel Mar Bianco, ai primi di dicembre 2009. "La Commissione di Stato, che era stata istituita per indagare sui lanci del Bulava, ha terminato i suoi lavori nel mese di giugno 2010 e ha concluso che le prove dovrebbero continuare", ha detto Vladimir Popovkin del forum Engineering Technologies-2010. 
La marina russa ha intenzione di riprendere i test del
 Bulava già a novembre di quest'anno. Il Bulava (SS-NX-30) è un missili balistico a tre stadi a propellente solido lanciato da sottomarini (SLBM). Trasporta fino a 10 testate MIRV e dispone di una gittata di oltre 8.000 chilometri. Il futuro sviluppo del Bulava è stato contestato da alcuni parlamentari e funzionari dell'industria della difesa, che suggeriscono che la marina russa dovrebbe continuare a utilizzare il più affidabile SLBM Sineva. La Russia spera che il Bulava sia un elemento chiave delle sue forze nucleari. Il missile è stato specificamente progettato per i sottomarini nucleari della nuova classe Borej, il primo dei quali, lo Jurij Dolgorukij, è attualmente oggetto di prove in mare.
La Russia testerà 10-12 missili balistici intercontinentali all'anno fino al 2020 
RIA Novosti 13 luglio 2010 - Le forze armate della Russia testeranno il lancio di 12 missili balistici all’anno nel prossimo decennio. "
Attualmente effettuiamo lanci di 10-12 missili balistici in un anno e manterremo questo livello nel prossimo futuro", il tenente generale Aleksandr Burutin, primo vice capo di Stato Maggiore Generale delle Forze Armate russe, ha detto dopo un incontro di il Comitato di Difesa della Duma di Stato. Il comitato consiglia la camera bassa del parlamento russo di ratificare la nuova riduzione delle armi strategiche con gli Stati Uniti. Sotto il nuovo trattato, la Russia invierà agli Stati Uniti i dati telemetrici di solo cinque lanci di missili balistici all’anno. Ha anche detto che la Russia non distruggerà un singolo silo per missili la cui durata non sia ancora finita. Burutin ha detto che negli anni precedenti, la Russia non era riuscita a modernizzare il suo scudo nucleare strategico. "Per questo una porzione significativa dell’arsenale nucleare è in condizioni tali che prima o poi non sarà tecnologicamente in grado di garantire l'uso delle armi nucleari", ha detto. 
Il trattato è stato firmato l'8 aprile a Praga, sostituendo il Trattato START 1, scaduto nel dicembre 2009. Il documento è stato presentato al Senato degli Stati Uniti, il 13 maggio, e alla Duma di Stato, il 28 maggio. I presidenti degli Stati Uniti e della Russia hanno convenuto che il processo di ratifica deve essere contemporaneo. Il nuovo patto prevede che il numero di testate nucleari sia ridotto a 1.550 per ogni parte, mentre il numero di vettori non deve superare gli 800 per entrambe le parti.
La Russia ha bisogno di più aerocisterne per la sua forza aerea 
Ilya Kramnik di RIA Novosti 14 luglio 2010 – Lo schieramento inter-teatro degli aeromobili durante
 Vostok-2010 è stato uno degli eventi chiave delle esercitazioni di guerra strategica, svoltesi di recente. I bombardieri tattici Su-24 Fencer e Su-34 Fullback hanno utilizzato l’aero-rifornimento di carburante per volare verso l’oriente russo. Il rifornimento in volo, solitamente usata dalle potenze mondiali, compresi gli Stati Uniti e della NATO, consente il rapido accumulo di potere aereo in una determinata zona di conflitto. 
Per attuare tale manovra in modo efficiente, un paese dovrebbe avere un numero sufficiente di aerei cisterna, attrezzati per l’aero-rifornimento degli aerei da combattimento, aerei da trasporto per portare il personale ausiliario e merci, e degli equipaggi in grado di svolgere tali missioni. Nessuno di questi elementi sono sufficienti in Russia.
 
L'Il-78 (IL-78M)
 Midas, si basa sul velivolo da trasporto militare Il-76, è la sola aero-cisterna della Russia. La Russia dispone di 19 aerei attrezzati per il rifornimento aereo dei bombardieri strategici Tu-160 Blackjack e Tu-95 Bear e dell’aereo di allarme precoce e controllo A-50 Mainstay. Questo non è certamente sufficiente. 
La
 US Air Force ha 250 aviocisterne KC-10 Extender e KC-135 Stratotanker e ci sono altri aerei simili nella Guardia Nazionale e nella riserva. In questo modo gli Stati Uniti possono proiettare la propria potenza militare e schierare rapidamente grandi unità dell’Air Force da un teatro delle operazioni ad un altro. 
La Russia manca anche degli aeromobili in grado di essere riforniti in volo. Ad esempio, gli aerei da combattimento multiruolo Su-27
 Flanker e MiG-29 Fulcrum non sono attrezzati per questo, soprattutto perché in epoca sovietica c’erano abbastanza aerodromi militari con un gran numero di aeromobili, in tutti i luoghi strategici. La Russia moderna non riesce a tenere aerei in tanti campi di aviazione, che è il motivo per cui sta diventando di fondamentale importanza equipaggiare gli aerei da combattimento per il rifornimento di carburante in volo. Tutti i nuovi velivoli hanno modernizzato tali attrezzature, e alcuni aerei tattici possono essere usati come aerei-cisterna. In particolare, il Su-24 Fencer ha serbatoi di carburante esterni ed un sistema di rifornimento. Ma questa non è una buona soluzione, in quanto questi aerei hanno in genere una autonomia più breve e non possono essere utilizzati come bombardieri, mettendo in discussione il potenziale di uno squadrone bombardieri. 
Il bombardiere a lungo raggio Tu-22M3
 Backfire-C non è munito per il rifornimento, per ragioni politiche: se avesse una sonda di rifornimento in volo, questo l’avrebbe reso un aereo intercontinentale e quindi soggetto alle riduzioni dello START. Dotare un bombardiere con attrezzatura per il rifornimento aereo è abbastanza semplice. Ma il problema più grande riguarda l'equipaggio. Le missioni più importanti in Russia sono ancora assegnati agli equipaggi guidati da ufficiali superiori (maggiori, tenente-colonnelli e colonnelli) che hanno una notevole esperienza pratica. La capacità degli altri piloti di adempiere tali missioni non è assicurata. Un altro problema riguarda il trasporto aereo, cosa che l’aviazione ha bisogno di supportare le operazioni lontane che comportano il rischiaramento degli aerei da combattimento. La Russia ha una delle maggiori flotte mondiali di aerei da trasporto, ma non sono abbastanza, dato vasto territorio del paese e la necessità di trasportare una grande quantità di carichi militari. Questi problemi possono essere risolti soltanto globalmente, la semplice sonda per l’avio-rifornimento non basta. La leadership militare del paese dovrebbe approvare la produzione di aerei da rifornimento e l’addestramento degli equipaggi necessari. Nel complesso, questo dovrebbe aumentare il numero di aerei in grado di compiere missioni a lungo raggio. Al tempo stesso, il Il-78 Midas è troppo grande per il rifornimento degli aeromobili tattici, che hanno bisogno di un piccolo aereo più economico, possibilmente sulla base dell’aereo di linea civile Tu-204 a medio raggio. Poche decine di aerei nell’aviazione migliorerebbero sensibilmente la sua posizione. 
Inoltre, l'acquisto di grosse partite di aerei cisterna basato sul Tu-204 salverebbe l'aereo di linea, che è a corto di ordini.
Le opinioni espresse in questo articolo sono dell'autore e non necessariamente rappresentano quelle di RIA Novosti.
L’S-500, sistema missilistico di difesa di nuova generazione, entra in servizio
RIA Novisti - 20 Luglio 2010 Il sistema di difesa aerea di nuova generazione della Russia, S-500, risolverà i problemi della difesa missilistica del paese quando entrerà in servizio, ha detto il comandante dell’aviazione, colonnello generale Alexander Zelin. "
Il sistema di difesa aerea S-500 è un sistema che risolverà i problemi della difesa missilistica della Russia", ha detto Zelin. Rispondendo ad una domanda circa le schede tecniche dell’S-500, Zelin ha detto: "Non vorrei confrontare l'S-500 con la difesa missilistica degli Stati Uniti, perché hanno caratteristiche tecniche differenti". L'S-500 dovrebbe avere una vasta gittata di 600 km e può impegnare contemporaneamente fino a 10 obiettivi. Il sistema sarà in grado di distruggere obiettivi ipersonici e balistici. Ha anche aggiunto che due sistemi di difesa antimissile a lungo raggio S-400 potrebbero essere consegnato in Estremo Oriente, entro la fine del 2010. "Stiamo progettando di mettere in servizio due S-400 presso il comando strategico orientale - Vostok", ha detto Zelin.
La Russia Imposta quattro comandi strategici
RIA Novosti 20 Luglio 2010 - Il presidente russo Dmitry Medvedev ha emanato un decreto che istituisce quattro comandi strategici delle Forze Armate e un sistema integrato di supporto logistico, ha detto un alto funzionario dell'esercito. Il generale Nikolai Makarov, capo di Stato Maggiore Generale delle Forze Armate russe, ha detto che i sei distretti militari della Russia saranno riorganizzati in quattro, con quattro rispettivi comandi strategici.
I distretti militari di Mosca e Leningrado saranno uniti nel distretto militare occidentale e comprenderà anche le flotte del Nord e del Baltico.
Il Distretto Militare del Caucaso del Nord diverrà Distretto Militare Sud e includerà la Flotta del Mar Nero.
Il Distretto Militare Volga-Urali e la parte occidentale del Distretto Militare Siberiano verranno uniti per formare il Distretto Militare Centrale.
La restante parte del Distretto Militare Siberiano verrà fusa con il Distretto Militare Estremo Oriente, nel Distretto Militare Est e includerà la Flotta del Pacifico.
Il Vice Ministro della Difesa, Col. Gen. Dmitry Bulgakov, sarà capo del Sistema di Supporto Logistico Integrato.
Putin discutere del programma spaziale russo con i funzionari dell'industria 
RIA Novosti 20 Luglio 2010 - Il primo ministro Vladimir Putin si recherà in visita alla società spaziale russa Energia per discutere i piani per l'esplorazione futura dello spazio. "
Durante la visita ... i funzionari spaziali consegneranno una relazione sul futuro dell'industria spaziale russa", il servizio stampa ha detto in un comunicato. La Russia intende aumenta la sua quota sul mercato spaziale globale, progettando nuovi modelli di veicoli spaziali senza equipaggio, e con equipaggio umano, partecipando a un gran numero di progetti spaziali internazionali e alla costruzione di un nuovo centro spaziale. Le navicelle spaziali russa Soyuz e Progress continueranno a svolgere un ruolo cruciale nel mantenimento della stazione spaziale internazionale, dopo che la NASA avrà accantonato il suo obsoleto programma shuttle, entro la fine dell'anno. 
La società
 Energia, di recente, ha detto di aver la capacità di costruire cinque sonde Soyuz all'anno invece di quattro, il che significa che almeno una navicella Soyuz potrebbe essere utilizzata per fini di turismo spaziale, in futuro. La Russia sta anche meditando nuove applicazioni per un veicolo spaziale a propulsione nucleare, satelliti militari, centrali nucleari e rimorchiatori spaziali. Il direttore della Roscosmos, Anatoly Perminov, ha detto di recente che lo sviluppo dei Sistemi Spaziali ad energia nucleare classe Megawatt (MCNSPS) per i veicoli spaziali con equipaggio umano, è fondamentale, se la Russia vuole mantenere un vantaggio competitivo nella corsa allo spazio, compreso l'esplorazione della Luna e di Marte.
Lo schieramento di missili russi preoccupa il membri della NATO, l’Estonia 
AFP 20 Luglio 2010 – L’Estonia ha reagito contro Mosca per lo schieramento di missili vicino al suo confine, dicendo che la mossa va contro gli sforzi di apertura. "
La decisione della Russia di posizionare missili Iskander sul suo confine occidentale, è una mossa allarmante", ha detto il ministro degli esteri estone, Urmas Paet "Anche se entrambe le parti parlano del desiderio di migliorare le relazioni NATO-Russia e di sviluppare una partnership, questa decisione invia un segnale negativo", ha aggiunto. 
Sabato precedente, il comandante delle forze di terra russe, Alexander Postnikov ha detto a radio Echo di Mosca, che i sistemi missilistici Iskander venivano messi in servizio nella regione militare intorno alla città di San Pietroburgo, che si trova a circa 140 chilometri dall’Estonia. Postnikov ha detto che i missili sarebbero principalmente basati in quella regione, ma ha aggiunto che potrebbero essere schierati anche altrove, in breve termine. Fedele alleato degli Stati Uniti l'Estonia, una nazione di 1,3 milioni di persone, era stata governata dall'Unione Sovietica per cinque decenni, ma ha riacquistato l'indipendenza nel 1991, quando il blocco sovietico s’è sbriciolato. I rapporti dell’Estonia con la Russia sono stati aspri da allora, soprattutto dopo che ha aderito alla NATO e all'Unione europea nel 2004. La Russia ha inoltre avvertito che potrebbe dispiegare missili Iskander nel suo territorio baltico di Kaliningrad - che si torva tra Polonia e Lituania. I missili Iskander hanno una portata di 400 km, ha notato il ministro della difesa estone, Jaak Aaviksoo. I missili dispiegati nei pressi di San Pietroburgo, sarebbero quindi in grado di raggiungere non solo l'Estonia, ma anche la Lituania e la Lettonia, anch’esse nella NATO e nell'Unione europea.
 
"
Questo passo è incomprensibile, considerando sia le minacce alla sicurezza di oggi e le relazioni presenti tra la Russia e la NATO", avrebbe detto Aaviksoo secondo il Baltic News Service. "Siamo consapevoli del dispiegamento di missili Iskander nelle immediate vicinanze dei confini estoni e della NATO, e continuiamo a guardare molto vicino a tutto ciò che accade oltre i nostri confini", ha detto.
Le violazioni di costruzione sono la causa dei test fallimenti del Bulava 
RIAN
 
24/07/2010 © 2010 RIA Novosti 
MOSCA - Le violazioni di fabbricazione sono state la causa del fallimento dei test del sfortunato missile balistico Bulava, ha detto il comandante della Marina russa, l’ammiraglio Vladimir Vysotsky. "
La causa risiede nella violazione originaria delle procedure di produzione del missile [Bulava]", ha detto Vysotsky alla radio Ekho Moskvy. "Se cominciamo organizzando il nostro lavoro in modo non corretto, si finisce con grossi problemi", ha detto. 
Il fallimento degli ultimi lanci del
 Bulava dal sottomarino nucleare Dmitrij Donskoj, nel Mar Bianco, il 9 dicembre 2009, è stato causato da un ugello del motore difettoso, ha detto una fonte vicina alla commissione governativa d’indagine sull'incidente. Da allora, tutte gli ulteriori lanci di prova Bulava sono stati sospesi in attesa dei risultati dell’indagine. La fonte ha detto che il missile "semplicemente non è stato costruito bene" e che non era un difetto del progetto, ma di fabbricazione. Tuttavia, notevoli passi avanti sono stati compiuti negli ultimi due anni, ha detto Vysotsky. "C'è una possibilità che il lavoro sul sistema missilistico sarà ultimato entro la fine dell'anno", ha detto. Ulteriori lanci sperimentali del Bulava, riprenderanno alla fine di agosto o settembre, ha aggiunto. 
Il
 Bulava (SS-NX-30), è un missile balistico lanciato da sottomarini (SLBM) a tre stadi a propellente solido e liquido, ha ufficialmente sofferto sette fallimenti in 12 prove. Il futuro sviluppo del Bulava è stato contestata da alcuni parlamentari e funzionari dell'industria della difesa, che hanno suggerito che tutti gli sforzi dovrebbero essere concentrati sull’esistente SLBM Sineva. Tuttavia, ciò richiederebbe importanti cambiamenti sui sottomarini classe Borej e la marina russa ha insistito sul fatto che non vi è alternativa al Bulava, e ha promesso di continuare i test del missile finché non sarà pronto per essere messo in servizio con la Marina Militare.
La Russia prevede di aggiornare 3 incrociatori a propulsione nucleare entro il 2020 
RIAN 25/07/2010 
La Russia aggiornerà e metterà in servizio attivo tre incrociatori lanciamissili a propulsione nucleare disattivati nell'era sovietica, entro il 2020, ha detto a
 RIA Novosti un alto funzionario della Marina. La Russia ha costruito quattro incrociatori a propulsione nucleare classe Kirov, nel 1974-1998. Uno di essi, il Pjotr Velikij, è in servizio attivo come l'ammiraglia della Flotta del Nord. Gli incrociatori "Admiral Nakhimov, Admiral Lazarev e Admiral Ushakov saranno ammodernati e consegnati alla forza di combattimento della Marina russa, in 10 anni", ha detto il funzionario, aggiungendo che il loro equipaggiamento e le armi saranno completamente modernizzate. 
La classe degli incrociatori pesanti
 Kirov è seconda, per dimensioni, solo alle portaerei, e sono di dimensioni simili a una nave da battaglia della prima guerra mondiale. L’Admiral Ushakov (exKirov) è stata commissionata nel 1980 ed ha subito un incidente al reattore nel 1990, mentre prestava servizio nel Mar Mediterraneo. Le riparazioni non sono mai stati effettuate, a causa della mancanza di fondi e al conseguente crollo dell'Unione Sovietica. L'Admiral Lazarev (ex Frunze) è stata commissionata nel 1984 e messo fuori servizio nel 1998. L’Admiral Nakhimov (exKalinin) è stata commissionata nel 1988 e messo fuori servizio nel 1999. La nave starebbe subendo una profonda revisione nel Cantiere Severodvinsk dal 2005. L’arma principali della classeKirov, sono 20 missili SS-N-19 Shipwreck, progettati per attaccare bersagli di superficie di grandi dimensioni, e la difesa aerea è prevista in 12 lanciatori SA-N-6 con 96 missili e 2 SA-N-4Gecko con 40 missili.
Le spese per la difesa della Russia aumenteranno del 60% entro il 2013
RIA Novosti 30/07/2010 
Le spese per la difesa russa aumenteranno del 60 per cento, oltre 2000 miliardi di rubli (66,3 milioni dollari) entro il 2013, dai 1264 miliardi (42 milioni dollari) nel 2010. La maggior crescita è prevista per il 2013, quando la cifra aumenterà di 500 miliardi di rubli (16,6 milioni dollari), ha segnalato
 Vedomosti. Konstantin Makiyenko dal Centro russo per l'analisi delle strategie e delle tecnologie (CAST) ha detto al giornale che il governo probabilmente spenderà di più per la Marina Militare, nonché per le industrie aerospaziali. La costruzione di sottomarini avanzati, tra cui gliJasen e Borei, e dei missili balistici Bulava, così come la costruzione di tre nuove fregate classe Talwar, tre sottomarini classe Kilo migliorato e altre navi per la Flotta del Mar Nero, coprirà probabilmente la maggior parte della spesa prevista, ha detto Makiyenko. 
L'assegnazione dovrebbero anche considerare la spesa per la costruzione delle prime due navi d'assalto anfibio della classe
 Mistral, nel quadro di un accordo russo-francese, ha detto un responsabile dell’industria militare russa a Vedomosti. Questo potrebbe ammontare a circa 0,5 miliardi dollari, ha stimato. La Russia è attualmente in trattative con la Francia per l'acquisto di due portaelicotteri classe Mistral e per la costruzione di altre due con licenza francese. Oltre a questo, la Russia ha in programma di spendere 80 miliardi di rubli (2,65 miliardi dollari) per 60 caccia Sukhoj, a partire 2010, e per acquistare 26 caccia navali MiG-29K Fulcrum-D, il contratto prevede circa 25 miliardi di rubli (più di 828 milioni dollari), ha detto al giornale un direttore degli stabilimenti per aeromobili militari. I piani comprendono anche l'acquisto di 32 cacciabombardieri Su-34 Flanker, in base al contratto del 2008, quindi un unico piano dal costo di oltre 1,1 miliardi di rubli (36,4 milioni dollari).
Il Progetto di una nuova portaerei russa potrebbe essere pronto entro fine anno
RIAN 02/08/2010 © 2010 RIA Novosti
Un disegno tecnico per una portaerei di nuova generazione sarà pronto entro la fine dell'anno, ha detto il comandante della marina russa. In un'intervista con
 RIA Novosti, l'ammiraglio Vladimir Vysotsky ha detto che molte organizzazioni stanno lavorando sul progetto della nave da guerra, tra cui gli uffici di progettazione Severnoye e Nevskoye. Ha detto che è troppo presto per dire a cosa la nuova portaerei sarà simile o quale saranno le sue specifiche. "Nemmeno per quanto riguarda il dislocamento. I progettisti hanno ricevuto una serie di requisiti. Se riescono a impacchettare tutto in una scatola di fiammiferi, sono i benvenuti", ha detto. Alcuni esperti della Marina ritengono che la portaerei futura sarà a propulsione nucleare con un dislocamento di 50.000-60.000 tonnellate. 
L'ammiraglio della marina russa ha detto che ha bisogno di gruppi di portaerei. "
Se, per esempio, non abbiamo una portaerei nel Nord, la capacità di combattimento dei sottomarini lanciamissili della Flotta del Nord sarà ridotta a zero dopo la prima giornata, perché il principale avversario dei sottomarini è l'aviazione", ha detto. Vysotsky ha sottolineato che un programma statale speciale è necessario per poter costruire le portaerei.
La Russia testa due missili intercontinentali
AFP 6 agosto 2010 – La Russia ha condotto con successo un test di due missili balistici intercontinentali lanciati da sottomarini, ha detto dall'agenzia di stampa
 Interfax un portavoce del ministero della difesa. I due Sineva (identificazione NATO SS-N-23) sono stati lanciati dal sottomarino nucleare Tula dal Mar di Barents verso il poligono di prova di Kura, nella penisola di Kamchatka, nell’Estremo Oriente russo. "Le testate hanno colpito i loro obiettivi nel momento opportuno", ha detto il portavoce. I missili Sineva sono in grado di trasportare fino a 10 testate nucleari, secondo il sito GlobalSecurity.org, e sono stati messi in servizio dai militari russi nel 2007.
La Russia schiera sistemi di difesa aerea S-300 in Abkhazia 
RIA Novosti 11/08/2010 © 2010 RIA Novosti
La Russia ha implementato sistemi di difesa aerea S-300 nella regione secessionista dalla Georgia dell’Abkhazia, ha detto il comandante delle forze aeree russe. "
Abbiamo schierato il sistema S-300 in Abkhazia per proteggere lo spazio aereo di Abkhazia e Ossezia del Sud, in collaborazione con altri mezzi della difesa aerea schierati dalle forze di terra", ha detto ai giornalisti il Col. Gen. Aleksandr Zelin. Ha aggiunto che le attività di difesa aerea attuate dalle due repubbliche ex-georgiane aiuterà anche a prevenire la violazione dello spazio aereo russo e a distruggere qualunque aereo "intruso", indipendentemente dalla loro finalità. Zelin non ha specificato il numero e il tipo di S-300 dispiegati in Abkhazia. La versione avanzata del sistema missilistico S-300, denominata S-300PMU1, ha una gittata di oltre 150 km ed è in grado di intercettare missili balistici e aeromobili a bassa e alta quota, il che rende efficace per scongiurare potenziali attacchi missilistici. 
La Russia ha riconosciuto l'Abkhazia e Ossezia del Sud due settimane dopo la guerra dei cinque giorni con la Georgia, nell'agosto 2008, che è iniziata quando le forze georgiane hanno attaccato l'Ossezia meridionale nel tentativo di riportarla sotto il controllo centrale. La Russia ha inoltre firmato accordi, all'inizio di questo anno, con Sud Ossezia e Abkhazia, sulla creazione di basi militari russe permanente. Le basi militari si trovano a Gudauta, Abkhazia, e nella capitale dell'Ossezia del sud, Tskhinvali. Ogni base può ospitare fino a 1.700 militari, carri armati T-62, veicoli corazzati leggeri, sistemi di difesa aerea e diversi aerei.
La Russia estende la presenza militare in Armenia 
AFP 20 agosto 2010 - Armenia e Russia hanno firmato un accordo per estendere la presenza delle forze russe nella repubblica ex-sovietica, rafforzando il peso militare di Mosca nella strategica regione del Caucaso meridionale. Il presidente russo Dmitry Medvedev e il suo omologo armeno Serzh Sarkisian, hanno supervisionato la firma della transazione a Yerevan, durante la visita del leader russo. L'accordo vedrà Mosca estendere il suo contratto di locazione in una base militare in Armenia, dal 2020 al 2044, e l'aggiornamento della missione dei 3.000 soldati russi di stanza, fino a includere la trasmissione per la sicurezza dell'Armenia. Inoltre la Russia assisterà l'Armenia nel garantire l’assistenza per le armi e gli equipaggiamenti militari moderni.
 
Medvedev ha detto: "
Compito della Russia come Stato più grande e più potente nella regione ... consiste nel mantenere la pace e l'ordine". Alla domanda se la Russia sarebbe intervenuta in un conflitto che coinvolge l'Armenia, Medvedev ha risposto: "La Russia prende i propri obblighi nei confronti dei suoi alleati molto seriamente". Sarkisian ha detto che il nuovo accordo rafforza il ruolo militare della Russia nel Caucaso meridionale, una regione instabile incuneata tra Russia, Iran e Turchia, membro della NATO. "La Russia ha assunto l'obbligo di garantire congiuntamente la sicurezza militare della Repubblica di Armenia e di conseguenza di dotare le nostre forze armate di armi moderne", ha detto Sarkisian. L'accordo "non solo prolunga la presenza della base russa in Armenia, ma estende anche la sfera della propria responsabilità geografiche e strategiche", ha detto Sarkisian. 
L'accordo si potrebbe porre campanelli d'allarme nel vicino Azerbaigian, che è stretta in un lungo conflitto latente con Yerevan sulla regione secessionista del Nagorno Karabakh, e in Georgia, che ha combattuto una breve guerra con la Russia due anni fa. Funzionari armeni hanno detto che l'accordo potrà dissuadere l’Azerbaigian dal lanciare un nuovo conflitto in Karabakh. Il portavoce del ministero degli Esteri azero, Elkhan Polukhov, ha detto che nonostante il nuovo accordo, Baku dovrebbe aspettarsi che Mosca rispetti i precedenti impegni secondo cui le forze russe in Armenia non sarebbe state utilizzate contro l'Azerbaigian. Ha detto che la Russia aveva fatto tali impegni al momento del trasferimento di forze dalle basi georgiane di Akhalkalaki e Batumi alla base in Armenia, tra il 2005 e il 2007.
 
"
Speriamo che Mosca continui a rispettare tali obblighi". Così come unità di fanteria e di artiglieria, la base russa della città armena di Gyumri, vicino al confine con la Turchia, ospita sistemi di difesa missilistici S-300 e jet da combattimento MiG-29. Medvedev è stato in Armenia per una visita di due giorni, e per partecipare a un vertice informale dei capi della sicurezza collettiva Organizzazione del trattato, un gruppo per la sicurezza regionale guidato da Mosca.
La Russia aumenta la produzione di sottomarini diesel 
UPI 20 agosto 2010 - Mentre la maggior parte delle marine occidentali si sono affidate ai sottomarini a propulsione nucleare dagli anni ‘60, i modelli diesel hanno avuto aggiornamenti significativi dopo aver assunto un peso significativo tra le navi da guerra. Gli Stati Uniti hanno chiuso le linee di produzione di sottomarini diesel nel 1960, ma le altre nazioni hanno conservato la capacità di costruire sottomarini diesel. I cantieri
 Admiralteiskiye Verfi della Russia, ha impostato la chiglia di un sottomarino progetto 636.3 con motore diesel (classe Kilo), destinato alla Flotta del Mar Nero. La designazione della NATO per la classe è "Kilo". Il direttore generale dell’Admiralteiskiye Verfi, Vladimir Alekhsandrov, ha detto ai giornalisti che il nuovo progetto 636 ha una bassa firma rumorosa e un sistema di propulsione altamente automatizzato, assieme a un significativo armamento in missili e siluri. Il Progetto 636, con equipaggio di 52 sommergibilisti, ha una velocità di 20 nodi sott'acqua, un’autonomia di crociera pari a 400 miglia, con capacità di pattugliamento per 45 giorni. 
L'Ufficio progettazione
 Rubin ha introdotto modifiche a un certo numero di sistemi e attrezzature, per permettere alla nave di operare nelle condizioni uniche del Mar Nero. Il comandante della Marina russa, Ammiraglio Vladimir Vysotskii, ha detto che la flotta del Mar Nero alla fine sarebbe stata dotata di tre sottomarini diesel-elettrici Project 636.3. Admiralteiskiye Verfi è il discendente diretto del cantiere navale fondato a San Pietroburgo, nel 1704, dallo zar Pietro il Grande. Da allora ha costruito più di 2.500 navi da guerra, sottomarini, navi mercantili e navi da ricerca. Inoltre l’azienda della Russia per l'esportazione degli armamenti, Rosoboronekhsport, crede il Project 636 ha un grande potenziale di esportazione. In un comunicato stampa, la Rosoboronekhsport ha osservato che "il potenziale di esportazione per la Russia, in questo settore di mercato, è molto elevata grazie ai sottomarini Project 636 e classe Amur-1650, dotati di sistemi integrati e di missili Club-S." Il sottomarino Project 636 classe Kilo è stato appositamente progettato per le operazioni anti-sommergibile e per la navigazione in acque relativamente poco profonde, in cui la maggior parte delle imbarcazioni a propulsione nucleare non sono un fattore assai significativo. 
Rosoboronekhsport ha già costruito sottomarini classe Kilo per l'India, la Cina e l'Iran e ha venduto fino a 40 sottomarini diesel-elettrica a clienti stranieri. Nel mese di aprile 2010, l’Admiralteiskiye Verfi ha confermato che costruirà sei sommergibili classe Kilo per il Vietnam, in un affare stimato del valore di 1,8 miliardi di dollari. L’equipaggiamento navale ora costituisce circa il 10 per cento del portafoglio di esportazione della Rosoboronekhsport, stimato a circa 30 miliardi all'anno, secondo solo alle esportazioni di armi degli Stati Uniti. Alla Mostra Internazionale Navale-2009 a San Pietroburgo, il capo delegazione della Rosoboronekhsport, Oleg Azizov, ha affermato: "Entro il 2010, la quota di attrezzature navali, nelle esportazioni di armi della Russia, raggiungerà il 15 per cento, e nel 2011 sarà il 20 per cento del totale".

L'Iran dice no ai colloqui sulla questione nucleare,
se viene sanzionata
Traduzione di Alessandro Lattanzio
AFP 8 giugno 2010 - L'Iran ha detto che avrebbe respinto i colloqui sul suo programma nucleare, se viene colpito da nuove sanzioni delle Nazioni Unite. Un alto funzionario russo ha detto che c'è pieno accordo su una quarta risoluzione per le sanzioni, dopo che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha esortato le potenze occidentali a eliminare le sanzioni a favore dell’accordo di scambio del combustibile nucleare mediato dal Brasile e la Turchia del mese scorso. "Ho detto che il governo degli Stati Uniti e i suoi alleati si sbagliano se pensano di poter brandire il bastone della risoluzione e poi sedersi a parlare con noi, una cosa che non accadrà," ha detto Ahmadinejad in una conferenza stampa. "Parleremo a tutti, se vi è rispetto e correttezza, ma se qualcuno vuole parlare con noi bruscamente e in modo autoritario, la risposta è già nota", ha detto in Turchia, per il summit sul gruppo per la sicurezza asiatica. Un diplomatico turco ha detto che Ankara stava cercando di convincere l'Iran a non abbandonare i negoziati se le sanzioni saranno imposte. 
Parlando a Istanbul, il primo ministro russo Vladimir Putin ha detto che nuove sanzioni non devono essere estreme. "Il nostro punto di vista è che queste decisioni non dovrebbero essere eccessive e non dovrebbero mettere il popolo iraniano in una situazione complicata, cosa che avrebbe messo degli ostacoli sul cammino all'energia nucleare pacifica", avrebbe detto Putin alla ITAR-TASS. Ha anche aggiunto che non vi era "la necessità di risolvere una situazione di pericolo, con i colloqui costruttivi sul programma nucleare iraniano che coinvolgono tutte le parti interessate". La Russia, insieme con la Cina, ha tradizionalmente operato per ammorbidire le dure sanzioni occidentali contro l'Iran, ma negli ultimi mesi ha parlato della sua frustrazione crescente verso la Repubblica islamica. Ahmadinejad ha ammonito la Russia, di non essere "a fianco con i nostri nemici." "Siamo vicini alla Russia. Dovremmo essere amici e partner", ha detto il leader iraniano. "Non c'è nessun grosso problema, solo un avvertimento: non essere a fianco dei nostri nemici." Ha anche esortato l'Occidente a non respingere lo scambio turco-brasiliano del combustibile nucleare, che ha descritto come un'opportunità che deve essere "ben usata". "Le opportunità non si ripeteranno", ha avvertito. 
Secondo l'accordo, l'Iran ha accettato di inviare e 1.200 chilogrammi del suo uranio a basso arricchimento alla Turchia, in cambio di combustibile d’uranio ad alto arricchimento per un reattore di Teheran. Gli Stati Uniti e altre potenze mondiali hanno dato una risposta fredda, dicendo che non è abbastanza per dissipare i timori che Teheran stia utilizzando la sua unità nucleare come copertura per un programma di armi nucleari. Brasile e Turchia, membri non permenanti del Consiglio di sicurezza, hanno detto che non sosterranno la nuova risoluzione delle sanzioni. Il Libano ha anche negato il sostegno per motivi politici interni. Il progetto di risoluzione statunitense si espanderebbe all’embargo sulle armi e a misure contro il settore bancario dell'Iran e al divieto di attività sensibili all'estero, come l'estrazione mineraria di uranio e lo sviluppo di missili balistici. È sbarra anche la vendita di carri armati, veicoli corazzati da combattimento, artiglierie di grosso calibro, aerei da combattimento, elicotteri d'attacco, navi da guerra, missili e sistemi missilistici all’Iran. Esortano tutti gli Stati ad ispezionare tutti i carichi da e verso l'Iran nel loro territorio, compresi i porti e gli aeroporti, e autorizza gli stati a condurre ispezioni in alto mare alle navi ritenute di trasportare tali beni vietati da o verso l'Iran.
Le sanzioni delle Nazioni Unite dovrebbero essere 'buttate nella pattumiera': Ahmadinejad 
AFP 9 giugno, 2010 - Il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha criticato sfida le nuove sanzioni Onu imposte alla repubblica islamica, dicendo che meritano di essere "
gettate nel bidone della spazzatura". "Queste risoluzioni non valgono un centesimo per la nazione iraniana", ha detto. "Ho dato a uno di esse (le potenze mondiali) un messaggio che le risoluzioni saranno trattate come un fazzoletto usato che dovrebbe essere gettato nel bidone della spazzatura. Esse non sono in grado di colpire gli iraniani". Il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha avviato una quarta serie di misure punitive contro l'Iran, sperando di convincere Teheran a frenare il suo sospetto programma nucleare, attraverso l’ampliamento delle sanzioni militari e finanziarie. Il voto nel consiglio di 15 membri è stata di 12 a favore della risoluzione elaborata USA, con l'astensione del il Libano e il voto contrario di Brasile e Turchia. 
Ahmadinejad si è scagliato contro le potenze mondiali, in un discorso nella capitale tagika Dushanbe. "
Coloro che hanno le bombe atomiche, le hanno utilizzati, immagazzinate o minacciate si usarle contro gli altri, rilasciano le risoluzioni contro di noi, con il pretesto che l'Iran potrebbe costruire una bomba atomica in futuro". L'inviato di Teheran presso l’Agenzia internazionale dell'energia atomica, Ali Asghar Soltanieh, ha detto che l'Iran non fermerà l'arricchimento dell'uranio, nonostante le nuove sanzioni. "Nulla sarà cambiato. Noi continueremo senza interruzione le nostre attività di arricchimento nella piena applicazione delle salvaguardie dell'AIEA ... e del TNP (nucleare Trattato di non proliferazione)", ha detto ai giornalisti a Vienna dopo la votazione sanzioni. "Anche la seconda attività di arricchimento non sarà sospesa", ha detto parlando dell’arricchimento di uranio al 20 per cento. "Ciò che è successo oggi a New York, è un altro capitolo oscuro di errori di calcolo" da parte delle nazioni occidentali, ha aggiunto. 
Il deputato iraniano Alaeddin Borujerdi ha detto all'agenzia
 Mehr, che la commissione del Parlamento sulla sicurezza nazionale e politica estera: “Domenica prossima redigeremo la bozza di un disegno di legge volto a rivedere i rapporti con l'AIEA”. Il direttore del programma atomico iraniano, Ali Akbar Salehi, ha rimproverato la Cina, che era emersa come principale partner commerciale dell'Iran negli ultimi anni, per aver accettato le sanzioni. "La Cina sta gradualmente perdendo la sua posizione rispettabile nel mondo islamico, e nel momento in cui si sveglierà, sarà troppo tardi", ha detto all'agenzia di stampa Isna. "C'è stato un tempo in cui la Cina definiva gli Stati Uniti una tigre di carta. Mi chiedo come che possiamo chiamare la Cina, per aver accettato questa risoluzione". Salehi, che dirige il programma nucleare iraniano, ha accusato Pechino di "doppi standard" prendendo una posizione nei confronti della Corea del Nord, che ha lasciato il TNP, e una "diversa" con l'Iran che è un membro del Tnp ". 
Il ministro degli Esteri Manouchehr Mottaki, parlando l'agenzia di stampa Fars da Dublino, chiamato le sanzioni "
un movimento all'indietro". "Avevamo fatto la nostra mossa sulla scacchiera per la cooperazione e la fiducia quale è stata la dichiarazione di Teheran", ha detto dell’accordo per lo scambio di combustibile nucleare, firmato il 17 maggio tra Iran, Brasile e Turchia. "Ora (le potenze mondiali) stanno facendo la loro mossa e devono aspettare che l'Iran riassuma la situazione e prenda la sua prossima mossa". Il portavoce del ministero degli Esteri, Ramin Mehmanparast, ha detto alla televisione Al-Alam, che il Consiglio di sicurezza ha compito un "passo scorretto" verso l'Iran, che "complica ancor di più la situazione". E il capo negoziatore nucleare iraniano, Saeed Jalili, a pochi minuti prima del voto delle sanzioni, ha detto all'agenzia Irna, che Teheran avrebbe adottato una "rapida risposta” se si fosse trovata di fronte a nuove misure delle Nazioni Unite.
Ahmadinejad snobba la riunione del gruppo di Shanghai 
AFP 9 giugno 2010 - Il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha in programma di non partecipare alla riunione del gruppo di Shanghai di questa settimana, con i rapporti tra Mosca e Teheran che si complicano sul programma nucleare iraniano, ha detto una fonte russa. La Shanghai Cooperation Organization (SCO), il gruppo di protezione regionale istituito come alternativa alla NATO nel 2001, terrà un incontro in Uzbekistan, per vedere se far aprire le sue porte a nuovi membri. Oltre a Russia e Cina, il gruppo comprende anche il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan e l'Uzbekistan. Diversi paesi, tra cui Iran, India e Pakistan, hanno lo status di osservatore e hanno, in passato, espresso l'interesse ad aderire al gruppo regionale. "
Il presidente iraniano non ci sarà", una fonte diplomatica russa ha detto ai giornalisti. Ha detto che l'Iran prevede di inviare una delegazione al vertice, ma ha rifiutato di dire perché Ahmadinejad ha scelto di non presenziarvi, anche se il suo paese intende partecipare. 
Ahmadinejad era nella capitale tagika Dushanbe, per colloqui con il presidente Emomali Rakhmon, e partecipava ad una conferenza sponsorizzata dalle Nazioni Unite in materia di sicurezza delle risorse. Giovedì era in Cina per una visita all’
Expo di Shanghai. "Il presidente dell'Iran non andrà da Dushanbe a Tashkent a prendere parte alla SCO. Ahmadinejad andrà, nella mattinata di Giovedì, da Dushanbe a Shanghai, per l'Expo", ha detto un diplomatico iraniano a Dushanbe. Il diplomatico, che si trovasse nella delegazione di Ahmadinejad, ha rifiutato di commentare su ragioni di Ahmadinejad di non partecipare alla conferenza. I rapporti tra i tradizionali alleati Mosca e Teheran, si sono recentemente deteriorati, a causa della posizione della Russia circa il programma nucleare iraniano e la disponibilità a sostenere le sanzioni dell'ONU contro la Repubblica islamica. Ahmadinejad, che aveva scelto la Russia per il suo primo viaggio all'estero dopo la sua rielezione lo scorso anno, il mese scorso aveva accusato la Russia di "schierarsi con coloro che sono stati il nostro nemico per 30 anni".
Le Guardie Iraniano non sono preoccupate dalle nuove sanzioni 
AFP 14 GIUGNO 2010 – Le Guardie Rivoluzionarie iraniane non sono preoccupate dalle sanzioni delle Nazioni Unite rivolte contro la forza d'elite. "Il Comandante generale di brigata Hossein Salami, afferma qualunque sia la severità delle sanzioni, non siamo preoccupati", citatva l’IRNA. "
Siamo cresciuti e abbiamo plasmato la nostra capacità di difesa dopo aver preso in considerazione gli scenari peggiori". “È il mondo esterno, che avrebbe perso da queste sanzioni. Non siamo preoccupati per le sanzioni." Le Guardie della Rivoluzione, istituito dopo la rivoluzione islamica del 1979 per difenderla dalle minacce interne ed esterne, hanno esteso in settori economici e industriali dell'Iran con il presidente Mahmoud Ahmadinejad. Le Nuove sanzioni Onu, accusano la forza di coinvolgimento nel programma nucleare. 
Le misure punitive obbligano gli Stati a vigilare nei rapporti con soggetti legati alle guardie. Le sanzioni elencano 15 industrie collegato alla forza, compresa la sua principale industria, la Khatam al-Anbiya. Salami ha detto l'economia iraniana non è guidata dalle grandi potenze e che "
le minacce degli Stati Uniti e del regime sionista, le sanzioni (e) intimidazioni, sono diventati vecchi e usurati strumenti." Nel frattempo, un deputato ha detto che non c'era alcun bisogno di una nuova legge che darebbe al Parlamento il diritto di diminuire i legami con l'Agenzia internazionale dell'energia atomica. "Il precedente parlamento ha adottato una proposta di legge che autorizza il governo a determinare il livello dei legami con l'agenzia," ha detto Kazem Jalali, portavoce della commissione del Parlamento sulla politica estera e sicurezza nazionale. "A mio parere una legge del genere esiste ... non vi è alcun bisogno di una nuova normativa per ridurre semplicemente i rapporti con l'Aiea", avrebbe detto al giornale Shargh. Poco dopo che le sanzioni sono state inflitte, il capo della Commissione Alaeddin Borujerdi ha detto che l'assemblea discuterà un disegno di legge sulla declassazione dei legami con l'AIEA. Ma un altro membro della commissione, Esmaeel Kosari, ha detto che il disegno di legge era ancora in corso di elaborazione.
L'Iran costruirà un nuovo potente reattore di ricerca nucleare 
Tehran (AFP) 16 giugno 2010 - L'Iran progetta di costruire un nuovo reattore nucleare per la produzione di radio-isotopi, "
più potente" rispetto a quello del centro di ricerca di Teheran, ha detto il direttore atomico Ali Akbar Salehi. Salehi ha detto che Teheran sarà pronto anche con la sua prima serie di piastre di combustibile per l'attuale centro di ricerca di Teheran, entro settembre 2011. Il direttore aggiunto atomico di Teheran dovrà adottare un "doppio binario". La politica nel trattare con le potenze mondiali, che hanno imposto nuove sanzioni a Teheran, anche se si sono offerte di discutere del suo programma nucleare. "L'Iran progetta un reattore per la produzione di isotopi radioattivi, che sarà più potente del reattore di Teheran", ha detto Salehi sul sito web della televisione di Stato. Al progetto sarebbero "probabilmente necessari circa cinque anni", ha detto Salehi, aggiungendo che la sede non era stato ancora completata. L'agenzia Isna ha detto che si tratterebbe di un reattore da 20 megawatt. 
Salehi ha detto che Teheran ha voluto commissionare "
diversi reattori di ricerca in tutto il paese, in modo che possiamo produrre isotopi radioattivi per la vendita e l'esportazione verso i paesi regionali e islamici che ne hanno bisogno." Da ottobre, il centro di ricerca di Teheran è stata coinvolto nello scontro con l'Occidente per il suo approvvigionamento di combustibile. L’Iran e le potenze mondiali non sono riusciti a concordare come fornire l'uranio arricchito al 20 per cento che, se convertito in lastre di carburante, alimenterebbe il reattore. Le potenze occidentali hanno sollevato dubbi in merito al capacità di Teheran di produrre le piastre di combustibile, ma Salehi detto che l'Iran ha "acquisito il know-how tecnico. A partire dall'anno prossimo (dal 21 marzo), si produrranno lastre di carburante sperimentale. Sulla base dei nostri tempi, ci aspettiamo che il primo lotto (di piastre effettive) siano pronte entro settembre del prossimo anno", ha detto. 
In una sessione parlamentare lo speaker Ali Larijani ha invitato il governo iraniano a portare avanti l'arricchimento ad alta percentuale. "
I paesi occidentali devono capire che la loro pressione illogica sarà ricambiata in proporzione, e il livello del nostro arricchimento dell'uranio dipenderà dai nostri bisogni", ha detto al parlamento. I legislatori hanno votato anche per studiare una legge che dovrebbe garantire al governo di continua il lavoro sull’alto arricchimento. "Il governo sarà obbligato a effettuare l'arricchimento del 20 per cento e la produzione delle piastre di combustibile richieste (per il reattore di Teheran)" avrebbe detto l’influente parlamentare Alaeddin Borujerdi citato dall’Irna. Il disegno di legge "farà in modo che il governo impedisca agli ispettori ONU di entrare ancora una volta in Iran e che condividano le informazioni (per quanto riguarda il programma nucleare iraniano), con i paesi stranieri". Salehi detto che l'Iran adotterà anche una politica del "doppio binario" nell’affrontare i paesi che hanno attuato questa strategia contro Teheran. "La nostra politica a doppio binario sarà il dialogo sulla base dell’onestà, come primo passo e, come secondo passo, porterà avanti il nostro programma nucleare al fine di affrontare la pressione dai nemici." 
Le potenze mondiali sono a favore della politica del bastone e della carota, l'applicazione di pressione attraverso le sanzioni e sollecitando il dialogo, fermare l'arricchimento dell'Iran. Il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha criticato questa politica occidentale, giurando che Teheran avrebbe creato le condizioni per i negoziati futuri. "
Noi adotteremo tali condizioni, in modo che veniate a sedervi per i colloqui come bravi bambini", ha detto in un discorso nella città centrale di Shahrekord, trasmesso dalla televisione. "Ricordatevi che quando alzerete un bastone, il pugno del popolo iraniano distruggerà tutti i vostri bastoni", ha detto aggiungendo che se i diritti iraniani vengono violati, "la nostra nazione ha anche il diritto alla rappresaglia".
L'Iran risponde agli USA, insistendo sul fatto i suoi missili sono difensivi 
AFP 19 giugno 2010 - L'Iran ha accusato gli Stati Uniti di "
inganno" e insistono che i suoi missili sono volti alla difesa, dopo che un alto funzionario degli Stati Uniti aveva detto che la Repubblica islamica potrebbe bombardare di missili l’Europa. "La capacità missilistica della Repubblica islamica è stata progettato e realizzato per difendersi da qualsiasi aggressione militare, e non minacciare qualche nazione", ha detto il ministro della Difesa Ahmad Vahidi in una dichiarazione riportata dai media di stato. Ha reagito alle osservazioni del segretario alla Difesa Usa Robert Gates secondo cui l'intelligence USA dimostrerebbe che l'Iran potrebbe attaccare l'Europa con "decine o centinaia" di missili, inducendo modifiche sostanziali alla difesa missilistica degli Stati Uniti. Washington cerca di "espandere il suo dominio in Europa, e di trovare una scusa per non smantellare le sue armi nucleari di stanza nella regione, facendo pressione sulla Russia e i suoi vicini", ha detto Vahidi. "Gli Stati Uniti mirano a creare la discordia regionale e a mettere in pericolo i legami regionali (di Mosca) per umiliare la Russia, e indebolire le sue relazioni con i paesi vicini", ha aggiunto, esortando la Russia a non cadere nell’"inganno e nella guerra psicologica degli Stati Uniti". Presidente degli Stati Uniti Barack Obama a settembre citava il pericolo dell’arsenale iraniano di missili a breve e medio raggio, per annunciare una revisione dei piani di difesa missilistica USA. 
Il nuovo programma impiegherà intercettori terrestri e navali per proteggere gli alleati della NATO nella regione, invece di armi prevalentemente volte a contrastare missili a lunga gittata. Gli Stati Uniti e top Israele, l'unica anche se non dichiarata potenza dotata di armi nucleari, in Medio Oriente, non hanno mai escluso un attacco militare all’Iran, che ha promesso di dare una risposta schiacciante se sarà oggetto di attacchi. Ha sviluppato più di una dozzina di missili breve e medio raggio (fino a 2.000 km) e continua a espandere la sua capacità nei missili balistici, e anche nei vettori spaziali, nonostante le sanzioni delle Nazioni Unite.
17 kg di uranio arricchito al 20 per cento, pronto
AFP 23 Giugno 2010 - L'Iran ha detto che ha prodotto più di 17 kg di uranio arricchito al 20 per cento, mentre il leader supremo della nazione Ayatollah Ali Khamenei, ha definito le recenti sanzioni "
un atto confuso". "Abbiamo finora prodotto più di 17 kg di uranio arricchito al 20 per cento e siamo potenzialmente in grado di produrne cinque chilogrammi al mese", ha detto all'agenzia di stampa Isna il direttore atomico iraniano Ali Akbar Salehi. Le potenze mondiali, guidate da Washington, vogliono che l'Iran sospenda le sue attività di arricchimento dell'uranio, e il 9 giugno hanno sostenuto una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per una quarta serie di sanzioni contro Teheran. Salesi ha detto che l'Iran non ha "fretta" nel produrre uranio arricchito al 20 per cento, anche se in grado di produrne cinque chili ogni mese. "Noi regoliamo la produzione in modo che il laboratorio per la fabbricazione delle piastre di combustibile ne sia dotato", ha detto, riferendosi al carburante prodotto dall’uranio arricchito e utilizzato per alimentare un reattore di ricerca a Teheran. 
L'Iran ha iniziato a produrre uranio arricchito al 20 per cento, a febbraio su ordine del presidente Mahmoud Ahmadinejad. Ahmadinejad aveva ordinato la raffinazione di uranio al 20 per cento, dopo un accordo di scambio volto a fornire combustibile nucleare per alimentare il reattore di Teheran e redatto dall'organismo delle Nazioni Unite per l’energia atomica a ottobre. Tale accordo prevede l'invio dei 1.200 chili di uranio debolmente arricchito (LEU) dell’Iran - al cinque per cento - alla Russia e la Francia per le ulteriori raffinazioni al 20 per cento e in seguito essere trasformate in barre di carburante. L'operazione fu colpita da stallo in cui entrambe le parti hanno insistito sulle condizioni inaccettabili dell'altro. Brasile e Turchia hanno mediato una controproposta a Teheran il 17 maggio, in base al quale l'Iran avrebbe mandato il suo LEU in Turchia, in cambio di combustibile per i reattori di ricerca. Ma le potenze mondiali hanno respinto la proposta e votato una quarta serie di sanzioni, che avevano l'effetto di rendere ancora più rigorose le restrizioni finanziarie e militari a Teheran. Il ministro degli esteri del Brasile, Celso Amorim, ha detto che era consapevole che "
c'erano preoccupazioni espresse dal Gruppo di Vienna" - gli Stati Uniti, Francia e Russia - per l'accordo di maggio. "Penso che ora l'Iran debba reagire a queste", ha detto ai giornalisti. 
Salehi ha detto all’ISNA: "
Io sono ottimista su un accordo con il gruppo di Vienna, ma non può accadere presto. Si dovrebbe aspettare un po'." A seguito di una telefonata di Amorim al suo omologo iraniano Manouchehr Mottaki, ha detto "è stato deciso di esaminare in una riunione a breve ... le conseguenze dell'accordo di Teheran". Nel frattempo, Khamenei ha detto che la decisione di imporre nuove sanzioni all'Iran ha dimostrato l'impotenza delle potenze mondiali. "I loro atti confusi nell’adottare la risoluzione, e l'esagerazione non realistica delle sanzioni, seguite da insipide minacce militari, sono indicazioni dell’impotenza dell'arrogante ordine di fronte al grande e rispettabile movimento nel mondo islamico".
L’Iran 'disciplinerà' l’occidente sospendendo i colloqui sul nucleare 
AFP 28 giugno 2010 - Il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha detto che l'Iran penalizzarà le potenze mondiali mediante congelamento dei colloqui sul nucleare per due mesi, stabilendo una serie di condizioni per la ripresa dei negoziati. L'Iran vuole più paesi e coinvolti nei colloqui sul suo programma nucleare, e ha aggiunto che le potenze mondiali devono fare luce sull’arsenale nucleare dello stato di Israele e che cosa esattamente vogliono dalle discussioni. "
I negoziati (probabilmente si verificheranno) alla fine del (mese iraniano di) Mordad", intorno alla fine di agosto, ha detto Ahmadinejad in una conferenza stampa a Teheran. "Rinviamo i colloqui a causa del cattivo comportamento e della nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza. Si tratta di una sanzione, in modo che (le potenze mondiali) imparino il modo di parlare con le altre nazioni." Il Consiglio di sicurezza ha imposto una quarta serie di sanzioni contro l'Iran il 9 giugno per aver rifiutato di fermare le sue attività di arricchimento dell'uranio, la parte più sensibile del suo programma atomico. 
Ahmadinejad ha detto che l'Iran avrebbe parlato con le potenze, ma "
altre nazioni indipendenti ... vi prenderanno parte", senza menzionare i paesi che Teheran vorrebbero coinvolti. Ha detto che le potenze mondiali devono chiarire ciò che stanno cercando dai negoziati, e che i loro "negoziatori devono esprimere chiaramente la loro posizione sulle armi nucleari possedute dal regime sionista" di Israele. Teheran ha più volte chiesto che Israele diventi membro del trattato di non proliferazione nucleare e metta il suo arsenale nucleare sotto la supervisione dell'agenzia atomica dell’Onu. Parlando dell'accordo nucleare scambio di combustibile, Ahmadinejad ha detto che l'Iran era pronto a parlare, "ma i colloqui si svolgeranno sulla base della Dichiarazione di Teheran ... non credo ci sia bisogno di aggiungere qualcosa ad esso. Naturalmente se la Francia, Russia e Stati Uniti si opporranno, saranno l'Iran, la Turchia e il Brasile che parteciperanno ai colloqui", ha detto Ahmadinejad. Lo "scambio di carburante è un modo per l'impegno e questo è meglio del confronto". 
Ahmadinejad ha inoltre colto l'occasione per respingere le osservazioni del capo della
 Central Intelligence Agency, Leon Panetta, secondo cui l'Iran potrebbe avere armi nucleari pronte per l'uso dal 2012. "Abbiamo chiaramente dichiarato che la bomba nucleare appartiene ai governi politicamente ritardati e che mancano di logica", ha detto Ahmadinejad. "Cosa c’è di buono nella bomba atomica di qualcuno? La cosa più stupida che oggi è accumulare armi atomiche. Essi cercano complici e l'Iran non sarà un complice nel loro crimine. Siamo decisamente a favore del disarmo". Panetta ha detto che l'Iran ha fabbricato abbastanza LEU per due armi atomiche, e che avrebbe bisogno di un altro anno per arricchirlo completamente per produrre una bomba. E un altro anno "per sviluppare il vettore al fine di renderle utilizzabili." In precedenza, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehmanparast, ha detto che le osservazioni di Panetta facevano parte di una "guerra psicologica" della CIA contro l'Iran. Ahmadinejad, intanto, ha avvertito le potenze mondiali contro le ispezione delle navi iraniane in alto mare, come previsto dalle sanzioni delle Nazioni Unite nuovo, dicendo che Teheran "ha il diritto di rappresaglia ... che renderà amari tali controlli".
20 chili di uranio arricchito 20 per cento pronto 
AFP 11 luglio 2010 - L'Iran ha detto di aver prodotto circa 20 kg di uranio arricchito al 20 per cento, a dispetto delle potenze mondiali che vogliono che Teheran sospenda il programma nucleare. "
Abbiamo prodotto circa 20 kg di uranio arricchito al 20 per cento e stiamo lavorando per produrre le barre di combustibile", ha detto il direttore dell'agenzia atomica iraniana Ali Akbar Salehi a Isna. Salehi ha ribadito la sua affermazione precedente, che entro settembre del prossimo anno l'Iran "fornirà il combustibile per il reattore di ricerca nucleare di Teheran". Ha già detto che l'Iran ha acquisito il know-how tecnico per produrre il combustibile del reattore. Il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha ordinato la raffinazione di uranio al 20 per cento, dopo un accordo di scambio, poi bloccato, volto a fornire il combustibile nucleare per il reattore di Teheran e redatto da parte delle Nazioni Unite nel mese di ottobre. Brasile e Turchia hanno mediato una controproposta a Teheran il 17 maggio, in base al quale l'Iran avrebbe inviato il suo uranio a basso arricchimento in Turchia, in cambio di combustibile per i reattori di ricerca da fornire in seguito. Ma le potenze mondiali hanno freddamente respinto la proposta e votato una quarta serie di sanzioni, che avevano l'effetto di rendere ancora più rigorose le restrizioni finanziarie e militari di Teheran. 
In una relazione separata all’Isna, il ministro degli Esteri Manouchehr Mottaki ha detto che l'Iran è pronto a parlare con il cosiddetto gruppo di Vienna, oltre che sull'accordo di scambio del carburante, mediato da Brasile e Turchia. Ha detto che il gruppo di Vienna - che comprende l'Iran, Francia, Russia, Aiea e gli Stati Uniti - "
ha accettato" la presenza del Brasile e Turchia in questi colloqui. Mottaki ha aggiunto che l'Iran ha due opzioni per ottenere il carburante - l'accordo di scambio o producendolo in proprio. "Siamo pronti a qualsiasi cosa le potenze mondiali del gruppo di Vienna vogliano scegliere", ha detto. Il gruppo di Vienna è stata formata per elaborare l'accordo di scambio di combustibile per il reattore di Teheran.
Ahmadinejad dice che le sanzioni non altereranno il programma nucleare 
AFP 9 luglio 2010 - Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha affermato che le nuove sanzioni che colpiscono il suo paese non cambieranno il piano nucleare di Teheran, sfidando la crescente pressione occidentale. Parlando dopo l'incontro con i leader musulmani in un vertice in Nigeria, il leader iraniano ha detto che non importa quante risoluzioni di sanzioni siano approvate, "
non ci sarà alcun minimo cambiamento nel nostro programma nucleare". "Quelle risoluzioni sono solo carta", ha detto. Ahmadinejad è stato esplicito nel suo rigetto della nuove sanzioni, adottate dal Consiglio di sicurezza dell'ONU e da diversi governi occidentali, in precedenza li ha chiamati "fazzoletti usati, che dovrebbe essere gettato nella spazzatura". Ma il capo dell'energia atomica iraniana, Ali Akbar Salehi, ha riconosciuto per la prima volta che le misure "possono rallentare" il programma nucleare. "Non si può dire che le sanzioni siano inefficaci".
Ahmadinejad ha detto che alcune condizioni devono essere soddisfatte prima della ripresa dei colloqui sullo stallo nucleare, con le sei potenze mondiali. Le richieste dell’Iran si riferiscono alla capacità nucleare di Israele e all'inclusione di paesi ancora-non-nominati nei colloqui, ha detto. Israele è ritenuto avere, in Medio Oriente, l'unico arsenale nucleare non dichiarato. Ha accusato il cosiddetto gruppo 5 +1 di cercare di "
indebolire" la posizione dell'Iran, costringendo il paese a rinviare i colloqui per punirlo per il suo "comportamento molto brutto e cattivo". Il gruppo 5 +1 comprende i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu - Gran Bretagna, Cina, Francia, Russia e Stati Uniti - più la Germania. Ahmadinejad ha detto che le sanzioni sono state anche un tentativo di distogliere l'attenzione dai raid mortale sulla nave di aiuti a Gaza di maggio, in cui nove attivisti pro-palestinesi - otto turchi e un turco-statunitense - sono stati uccisi. "Hanno voluto mandare un messaggio al Brasile e alla Turchia, che nessuno può agire senza le ... grandi potenze del mondo, e allo stesso tempo si voleva oscurare lo scandalo creato dal regime sionista". Brasile e Turchia hanno firmato un accordo con l'Iran per facilitare uno scambio di combustibile nucleare con Russia e Francia. 
Ahmadinejad è stato in Nigeria - che detiene la presidenza di turno del Consiglio di sicurezza dell'ONU questo mese - per il vertice del Gruppo D-8 di Abuja, cui aderiscono Bangladesh, Egitto, Indonesia, Iran, Malaysia, Nigeria, Pakistan e Turchia, con una popolazione totale di 930 milioni di abitanti. Dopo essere arrivato, Ahmadinejad ha definito gli Stati Uniti un dittatore mondiale e si è scagliato contro Israele. il discorso di Ahmadinejad nel paese dell'Africa occidentale, dove i musulmani costituiscono la metà della popolazione stimata di 150 milioni, ha attirato entusiastici saluti di benvenuto della folla, che cantava "
i nigeriani sostengono l'Iran". Lo scopo del vertice D8 è quello di migliorare gli scambi tra i membri, e si è concluso con l’invito per i paesi membri ad accelerare i progressi sul piano della liberalizzare degli scambi e una maggiore cooperazione in materia energetica, secondo la dichiarazione finale del vertice. I leader al vertice aveva precedentemente lamentato il fatto che pochi progressi sono stati compiuti sul rilancio del commercio. "Il D8 non è stata in grado di raggiungere pienamente i suoi obiettivi", ha detto il vice primo ministro della Malesia Tan Sri Muhyiddin Yassin. “La cosiddetta area commerciale preferenziale, che doveva essere il marchio della nostra cooperazione economica, era stata ratificata solo da due Stati membri ... Malesia e Iran", ha detto Yassin.
La marina dell’Iran dotata di quattro nuovi sommergibili
AFP 8 agosto 2010 - La marina iraniana ha ricevuto quattro nuovi mini sommergibili della classe
 Ghadir. La marina possiede già sette sommergibili di questo tipo, che pesano 120 tonnellate e sono state varate nel 2007. L'Iran ha descritto i Ghadir come sottomarini stealth, difficilmente rilevabili col sonar e destinati a operazioni in acque costiere, in particolare nel Golfo Persico. Il battello si basa sul modello nord-coreano della classe Yono e può lanciare siluri, ma i loro compiti principali sembrano essere il trasporto di commando, la posa di mine e le missioni di ricognizione, dicono gli esperti. Gli altri sottomarini dell'Iran, in pattugliamento nelle acque del Golfo, sono tre sottomarini classe Kilo, acquistati in Russia negli anni ‘90 e il Nahang, un sottomarino di costruzione iraniana di 500 tonnellate, che è stato varato nel 2006. Nel 2008 l'Iran ha iniziato la costruzione di un nuovo sottomarino, denominato Qaem, che dovrebbe essere varato a giorni, il comandante dell'esercito iraniano, Ataollah Salesi, ha detto che un battello "semi-pesante" in grado di operare in alto mare, come l'Oceano Indiano o il Golfo di Aden. Poche informazioni sono state rilasciate su questo mezzo di produzione nazionale, che si dice sia in grado di lanciare missili e siluri.
L’Iran arma le sue imbarcazioni 'Blade Runner' 
AFP 10 ago 2010 - L'Iran produce in massa le repliche del
 Bladerunner 51, spesso descritto come la barca più veloce del mondo, dotandoli di armi, da dispiegare nel Golfo. "Il Bladerunner è un mezzo veloce britannico che detiene il record mondiale di velocità. Abbiamo ottenuto una copia su cui abbiamo apportato alcune modifiche, in modo da poter lanciare missili e siluri", ha detto Ali Fadavi Generale della marina della Guardia rivoluzionaria. "I Guardiani della Rivoluzione se ne sono dotati di molti" ha detto alla cerimonia di consegna alle guardie di 12 barche veloci dotate di missili e siluri. Il Bladerunner 51, pesa 16 tonnellate e misura 15,5 metri, è stati prodotto presso il cantiere ICE Marine, in Gran Bretagna, e può raggiungere una velocità massima di 65 nodi. La barca, alimentata da due motori da 1.000 cavalli vapore, ha circumnavigato nel 2005 le isole britanniche, in poco più di 27 ore, ad una velocità media di 63 nodi. 
Il Generale Fadavi non ha pienamente spiegato come l'Iran sia riuscito a ottenere una copia della barca, ha solo detto che passato via Sud Africa; e che una nave statunitense aveva tentato d’intercettare l'imbarcazione, prima della sua entrata nelle acque iraniane, 18 mesi fa, ma ha aggiunto che le forze iraniane hanno protetto e garantito il suo arrivo. Fadavi inoltre ha avvertito che "
in caso di conflitto saremo dovunque ad affrontare i nemici", ricordando che l'Iran controlla lo stretto di Hormuz, attraverso il quale passa il 40 per cento delle forniture di petrolio via mare del mondo. Nelle ultime settimane i militari iraniani hanno intensificato i loro avvertimenti contro qualsiasi attacco alla repubblica islamica. Gli Stati Uniti e Israele non hanno escluso un attacco militare contro l'Iran per fermare il suo controverso programma nucleare. I leader iraniani hanno ripetutamente messo in guardia che Teheran compirebbe ritorsioni contro qualsiasi tentativo da parte dei paesi occidentali.
L’Iran prepara un terzo impianto per la produzione di uranio
AFP 16 agosto 2010 - Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha firmato una legge che obbliga il governo a portare avanti l'arricchimento dell'uranio, pur limitando la cooperazione con l'ONU sul nucleare. Il disegno di legge, salvaguardando le realizzazioni del nucleare dagli scopi pacifici della Repubblica islamica dell'Iran, che i legislatori hanno approvata il mese precedente, invita a continuare l'arricchimento di uranio al 20 per cento. Secondo la legge, il governo è "
obbligato a proseguire gli sforzi per produrre combustibile per il reattore di ricerca di Teheran e a continuare l'arricchimento del 20 per cento (dell’uranio) ... e per produrre il combustibile necessario per il reattore". La legge stabilisce anche che il governo "coopererà con l'AIEA (Agenzia internazionale dell'energia atomica), solo nel quadro del Regolamento Generale del Trattato di non proliferazione (TNP)." La direttiva proibisce ogni collaborazione che vada oltre i requisiti del TNP. L'Iran dice che è l'arricchimento di uranio al 20 per cento per la produzione di combustibile per il reattore di Teheran, che produce isotopi medici. I funzionari iraniani dicono che Teheran sospenderà il lavoro delicato se otterrà combustibile dalle potenze mondiali.
L’Iran testa un nuovo missile superficie-superficie 
AFP 20 agosto 2010 - Il ministro della Difesa Ahmad Vahidi ha annunciato il lancio di prova di un missile superficie-superficie
 Qiam, un giorno dell’avvio della sua prima centrale nucleare, di fabbricazione russa. La televisione di stato ha mostrato le immagini del Qiam (Alba), lanciato dal deserto. Le parole "Ya Mahdi" erano scritte sul missile, riferendosi a Imam Mahdi, uno dei 12 imam dell'islam sciita, scomparso da ragazzo e che i fedeli ritengono un giorno tornerà per portare la salvezza all'umanità. Vahidi, non ha detto quando il lancio ha avuto luogo né ha rivelato la gittata precisa del missile. 
L’agenzia
 Fars aveva citato il ministro: "Il nuovo missile ha aspetti tecnici e ha una capacità unica tattica", ha detto, aggiungendo che il sistema d’arma è di una "nuova classe". "Poiché il missile superficie-superficie non ha ali, ha una grane potenza tattica, riducendo anche la probabilità di essere intercettato", ha detto. L’ISNA ha citato Validi, secondo cui il Qiam è stato interamente progettato e realizzato a livello nazionale, che è alimentato da combustibile liquido. "Questo missile è in grado di colpire il bersaglio con precisione", ha detto Vahidi. Inoltre, il missile di terza generazione di Fateh 110 (Conquistatore) è stato testato in questo periodo. L’Iran ha fatto precedentemente sfilare una versione del Fateh 110 che ha una gittata di 150-200 chilometri. Questa settimana il governo ha inaugurato le linee produzione delle motomissilistiche Seraj (Lampo) e Zolfaqar (la dopo spada dell’Imam Ali), oltre al drone a lungo raggio Karar. Il lancio del Qiam avviene alcuni giorni dopo che l'Iran ha preso in consegna quattro nuovi mini-sommergibili della classe Ghadir. Sono dei sottomarini "stealth" da 120 tonnellate destinati a operare in acque poco profonde, in particolare nel Golfo. 
L’Iran ha anche avviato la sua prima centrale nucleare da 1.000 megawatt. L'impianto opererà dopo più di tre decenni di ritardi. Il direttore del programma atomico iraniano, Ali Akbar Salesi, ha detto che Teheran si propone di alimentare la centrale di Bushehr, in futuro, con il carburante prodotto nazionalmente, per cui la Repubblica islamica proseguirà il suo programma di arricchimento dell'uranio. "
L'arricchimento (di uranio) per la produzione di combustibile per l'impianto di Bushehr, e altri impianti, continuerà", ha detto Salehi all’IRNA. Attualmente, la Russia ha fornito il carburante per l’impianto. Salehi ha detto che il contratto con la Russia non prevede che Teheran debba sempre comprare combustibile da Mosca, come il "memorandum d'intesa dice che incontrerà la nostra domanda, se richiesto. L'impianto di Bushehr ha una durata di 60 anni e abbiamo intenzione di utilizzarlo per 40 anni. Supponiamo di acquistare il carburante per 10 anni dalla Russia, che cosa faremo per i prossimi 30-50 anni?" ha detto Salehi.
L’Iran svela il drone bombardiere 
AFP 22 agosto 2010 - I leader iraniani hanno svelato un drone bombardiere con una gittata di 1.000 chilometri. Le riprese televisive hanno mostrato il presidente Mahmoud Ahmadinejad scoprire il drone o Karar ("
aggressore") - rivelando un aereo che recava la dicitura "bombardierre". "Il jet, più che annunciare la morte per i nemici, è il messaggero della salvezza e della dignità dell'umanità", ha detto Ahmadinejad in un discorso alla presentazione, presso l'Università di Teheran Malek Ashtar. La trasmissione ha mostrato il velivolo senza pilota ad alta velocità in volo, mentre l’agenzia stampa Fars citava il ministro della Difesa Ahmad Validi, secondo cui il drone ha una gittata di 1.000 km. La televisione di stato ha detto che il drone è costruito per "trasportare e lanciare quattro missili cruise stealth ... e, a seconda della missione, può trasportare due bombe da 115 chili o un missile di precisione di 230 chili." 
Ahmadinejad ha detto che le capacità di difesa dell'Iran "
dovrebbero raggiungere il punto di poter tagliare il braccio dell'aggressore prima che agisca, e se non ci riusciamo, dobbiamo distruggerlo prima che colpisca il bersaglio." "Il messaggio principale del bombardiere Karar è quello di prevenire qualsiasi tipo di aggressione e di conflitto contro l'Iran". Il drone è stato svelato nel giorno dell’Industria della Difesa dell’Iran, e due giorni dopo ha testato il missile superficie-superficie Qiam.
L’Iran vara le barche d'assalto, avverte 'non scherzate con il fuoco
AFP 23 Agosto 2010 - L'Iran ha iniziato la produzione in serie di due varianti di imbarcazioni d'assalto lanciamissili ad alta velocità, avvertendo i suoi nemici a non "
giocare col fuoco", poiché incrementa la sicurezza lungo le sue coste. L'inaugurazione delle linee di produzione per i motoscafi Zolfaqar e la Seraj avviene il giorno dopo che il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha presentato il drone bombardiere costruito in Iran. L’agenzia di stampa Irna ha riferito che il Seraj e Zolfaqar sono dei natanti che saranno prodotti dalle industrie marine del ministero della difesa. Il ministro della Difesa Ahmad Vahidi ha inaugurato le linee di montaggio, dicendo che le navi potrebbe contribuire a rafforzare le difese dell’Iran. "Oggi, la Repubblica islamica dell'Iran si fonda su una grande industria della difesa e le potenti forze della Sepah (Guardie della Rivoluzione) e dell'esercito, con le loro forze, sono in grado di fornire sicurezza al Golfo Persico, al Mare di Oman e allo Stretto di Hormuz”, ha detto Vahidi. "Il nemico deve essere attento nel suo comportamento avventuroso, e non deve giocare col fuoco, perché la risposta della Repubblica islamica dell'Iran sarebbe imprevedibile. Se i nemici attaccano l'Iran, la reazione della Repubblica islamica dell'Iran non sarà limitata ad un solo settore. La verità della nostra dottrina di difesa è che non attaccherà alcun paese e che noi tendere la mano a tutti i paesi legittimi". 
La
 Zolfaqar è una motovedetta lanciamissili di nuova generazione. "E' progettata per assalti veloce ed è dotata di due lanciamissili, due mitragliatrici e un sistema informatico per il controllo dei missili", dice il rapporto. Vahidi avrebbe detto che la Zolfaqar sarà dotata dei missile cruise navali Nasr 1 (Vittoria), "che ha elevato potere distruttivo." L'Iran ha già detto che il missile Nasr è in grado di distruggere navi da 3.000 tonnellate. Il Seraj, progettato per un clima tropicale, è anch’essa una motovedetta veloce assalto da impiegare nel Mar Caspio, Golfo e Golfo di Oman, aggiungendo che può anche lanciare razzi. "Il Seraj è un mezzo rapido d’assalto armato di lanciarazzi, che utilizza tecnologia sofisticata e moderna", avrebbe detto Vahidi all’Irna. L’avvio delle linee di produzione avviene mentre l'Iran festeggia la sua annuale "Settimana del governo", quando tradizionalmente espone le sue ultime conquiste tecnologiche. Il comandante navale delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, Ali Fadavi, avrebbe affermato che le barche lanciamissili sono le più veloci del mondo. "Le motovedette lanciamissili iraniane sono al primo posto al mondo per quanto riguarda la velocità".
L’Iran test il nuovo missile ‘Conquistatore’ 
UPI 26 agosto 2010 - Il ministero della Difesa dell'Iran afferma di aver sperimentato con successo un nuovo missile superficie-superficie, in un luogo segreto. Il
 Fateh 110 - "Conquistatore" in Farsi - è dotato di un sistema di guida aggiornato e sviluppato dalla Aerospace Industries Organization dell'Iran. Il lancio di quello che i funzionari del governo di Teheran definiscono sistema missilistico superficie-superficie di terza generazione Fateh-110, è stato mostrato alla televisione di stato. Il lancio segue una serie di altre prove della difesa e di informazioni annunciate dal governo di Teheran, nelle ultime settimane. Citando dichiarazioni rese dal ministro della difesa iraniano Ahmad Vahidi, Voice of America ha detto che il nuovo missile iraniano è la più recente "prodezza tecnologica" del paese e che è un "miglioramento rispetto ai suoi predecessori." Vahidi ha spiegato che il nuovo missile a combustibile solido offre "navigazione e controllo più accurati, permettendo così di colpire gli obiettivi con maggiore precisione." 
La Repubblica islamica è protetta da un sofisticato sistema missilistico terra-aereo. Negli ultimi mesi, il governo di Teheran ha accusato l'amministrazione degli Stati Uniti di cercare di far naufragare l’acquisizione degli S-300 dalla Russia, per il timore che l'Iran possa riprodurre il sistema. Montato su una piattaforma di lancio mobile, il
 Fateh ha una gittata maggiore rispetto alla versione precedente. Le relazioni hanno descritto come lungi 29,5 metri e del peso di circa 7.700 kg.
L’Iran offre la produzione congiunta di combustibile nucleare con la Russia
AFP 26 agosto 2010 - L'Iran ha fatto una proposta a Mosca per la produzione congiunta di combustibile nucleare per la centrale, di fabbricazione russa, di Bushehr e per impianti futuri, il capo della dell'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran ha detto: "
Abbiamo fatto una proposta alla Russia per la creazione di un consorzio, una licenza da quest'ultimo paese, per fare parte del lavoro in Russia e parte in Iran. Mosca sta studiando questa offerta", ha detto. "Noi (l'Iran) dovrebbe mostrare al mondo la nostra capacità di produzione di uranio e di trasformarlo in combustibile nucleare." L'Iran afferma che è in grado di produrre combustibile nucleare in quanto continua ad arricchire uranio al 20 per cento per un reattore di ricerca. La settimana precedente la Russia ha avviato il primo impianto di elettronucleare in Iran, vicino a Bushehr, nel sud dell'Iran. La Russia si è impegnata a rifornire l'impianto di carburante per 10 anni.

La Corea del Nord minaccia azioni militari
Traduzione di Alessandro Lattanzio
UPI 28 maggio 2010 - La Corea del Nord ha reagito con rabbia alle esercitazioni navali della Corea del Sud vicino al suo confine, in violazione dell’accordo marittimo per prevenire accidentali scontri navali. La Corea del Nord "annullerà completamente" l’accordo che impone alle due marine l’utilizzo di una lunghezza d'onda per comunicazioni comuni, ha detto la Korean Central News Agency. Il governo di Pyongyang "interromperà completamente l'uso marittimo internazionale di onde ultra-corte e taglierà immediatamente le linea di comunicazioni aperte per gestire una situazione di emergenza". L'articolo della Kcna ha anche avvertito che la Corea del Nord avrebbe immediatamente attacco qualsiasi nave della marina sudcoreana trovata all'interno delle sue acque territoriali nel Mar Giallo. Minacce da parte di entrambe le parti avvengono dopo che una squadra di indagine internazionale ha concluso che si un siluro della Corea del Nord ha affondato la Cheonan della Corea del Sud, cosa che la Corea del Nord ha sempre negato. La Corea del Sud ha risposto alla relazione degli investigatori, minacciando di portare la questione al Consiglio di sicurezza dell'ONU, in una mossa per aumentare le sanzioni internazionali contro il Nord. 
La Corea del Sud ha iniziato le esercitazioni navali con la partecipazione della US Navy. Almeno 10 navi, tra cui un cacciatorpediniere da 3.000 tonnellate, vi avevano preso parte. Artiglieria e bombe anti-sommergibile sono stati testati nell'esercitazione progettata per rilevare i sottomarini. L'articolo della Corea del Nord ha denunciato l'esercitazione, da parte della marina "delle forze fantoccio" della Corea del Sud e delle navi dalle le forze "aggressive imperialiste degli Stati Uniti". L'affondamento della Cheonan è una sconfitta per i rapporti inter-Coreane, che avevano mostrato segni di miglioramento, nonostante i problemi sul programma nucleare della Corea del Nord. Ma la Corea del Sud ha iniziato il ritiro del suo personale dalla Regione industriale di Kaesong, un comune progetto economico Nord-Sud istituito nel 2002. Kaesong è in Corea del Nord a circa 6 miglia dalla zona smilitarizzata che separa i due paesi. Ha un accesso ferroviario diretto con il Sud e dista circa un'ora di auto dalla capitale sudcoreana Seoul. 
Per rappresaglia, la Corea del Nord vietato alle navi e agli aerei della Corea del Sud l’ingresso nel suo spazio aereo e marittimo, di fatto il congelamento degli scambi con il sud. La Corea del Sud ha ricevuto il sostegno di molti paesi, compresi gli Stati Uniti, il Giappone e l'Unione europea. La Cina, principale alleato della Corea del Nord, non ha criticato apertamente Pyongyang né approvato il rapporto degli investigatori sulla Cheonan. Tuttavia, un editoriale del quotidiano di Pechino Global Times, sembra indicare che la Cina potrebbe perdere la pazienza con l’atteggiamento belligerante della Corea del Nord. "E' tempo per Pyongyang di convincere un mondo scettico con prove concrete, con Seoul che ha già presentato la sua prova", ha affermato l'editoriale. "Una realtà per Pyongyang ora che la Corea del Sud ha presentato elementi di prova schiaccianti, e che ha ottenuto il pieno sostegno degli Stati Uniti e del Giappone che dominano l'opinione pubblica mondiale su questo tema. Al contrario, la Corea del Nord ha lanciato solo verbose minacce di guerra a oltranza. La sua reazione non aiuterà in alcun modo Pyongyang dall’uscire dalla situazione attuale".
La Corea del Nord respinge le prove su naufragio della nave sud-coreana 
Seoul (AFP) 29 maggio 2010 – La Corea del Nord ha respinto seccamente le prove che dimostrerebbero che la nave da guerra della Corea del Sud, sarebbe stata silurata, dicendo che non ha nemmeno un di quei sommergibili tascabili che sarebbero stati utilizzati per l'attacco di marzo. La Commissione di Difesa Nazionale (NDC), presieduto dal leader Kim Jong-Il ha tenuto una conferenza stampa e ha negato il coinvolgimento di Pyongyang, secondo i media ufficiali nordcoreani. Il maggiore generale Pak Rim Su, direttore del dipartimento politico del NDC, ha detto che il Nord non ha sottomarini da 130 tonnellate -classe "
Yeono” (salmone), che secondo il Sud avrebbe silurato la sua corvetta da 1.200 tonnellate Cheonan, nel Mar Giallo. "Non abbiamo niente di simile al sommergibile da 130 tonnellate della classe Yeono", avrebbe detto Pak alla televisione di Pyongyang. 
Un'indagine multinazionale guidata da Seul ha concluso, all'inizio di maggio 2010, che il naufragio del 26 marzo è stato causato da un siluro del Nord. Gli investigatori della Corea del Sud, hanno detto un sottomarino classe Yeono aveva sconfinato nelle acque della Corea del Sud, attraversando le acque internazionali. Ma Pak ha detto: "
Non ha alcun senso, militarmente, che un sommergibile da 130 tonnellate trasporti un siluro pesante 1,7 tonnellate, viaggiando attraverso il mare aperto, affondi la nave e ritorni a casa." Ma l’agenzia della Corea del Sud Yonhap, citando funzionari sud-coreani, avrebbe detto che la flotta sottomarina della Corea del Nord comprende circa 10 sottomarini classe Yeono. Pak anche confutato l’accusa di Seul che i frammenti recuperati del siluro trovati abbiano specifiche di progetto che apparirebbero sulla brochure che il Nord avrebbe inviato ad un acquirente non identificato di siluri della Corea del Nord. "Chi nel mondo cederebbe i progetti del siluro mentre li vende?" ha detto. Ma Yonhap, citando un funzionario non identificato del governo, avrebbe detto che il Sud p entrato in possesso di opuscoli inviati da una società nord-coreana a un potenziale acquirente di armi, e che contengono specifiche di progettazione di tre tipi di siluri. Il colonnello Ri Son Gwon ha liquidato come una "fabbricazione" il numero di serie "1 bun" o numero uno scritto a mano su un di un frammento del siluro. La Corea del Sud ha detto che il numero di serie, scritto a mano in coreano, era una forte evidenza del coinvolgimento di Pyongyang nel naufragio. "Quando mettiamo i numeri di serie delle armi, li incidiamo con le macchine", ha detto Ri. "Usiamo '1 bun' solo per nel calcio o nel basket", ha detto. Ma gli investigatori della Corea del Sud hanno detto che il Nord utilizza anche il "bun" per la numerazione di oggetti da assemblare, attribuendo l'informazione a disertori dalla Corea del Nord. Pak ha detto che il team di Seul non era in grado di effettuare un’indagine obiettive, e ha attaccato Seoul per aver respinto la domanda di Pyongyang di consentire ai suoi esperti d’indagare sulle cause del naufragio.
Una Guerra 'può scoppiare in ogni momento': Corea del Nord 
AFP 3 giugno 2010 - Un diplomatico nord-coreano ha detto che le tensioni nella penisola coreana sono così alte, per l'affondamento di una nave da guerra della Corea del Sud, che "
una guerra può scoppiare in ogni momento". In un discorso alla Conferenza internazionale sul disarmo, Jang Ri-Gon, vice rappresentante permanente della Corea del Nord presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha accusato per la "grave situazione" Corea del Sud e Stati Uniti. "La situazione attuale della penisola coreana è talmente grave che una guerra può scoppiare in ogni momento", ha detto. Gli investigatori internazionale, il 20 maggio, hanno annunciato i loro risultati secondo cui un sommergibile della Corea del Nord aveva lanciato un siluro pesante per affondare la nave da guerra, in quello che è stato descritto come il più grave atto di aggressione del nord, dopo la guerra di Corea di 60 anni fa. Quarantasei membri dell'equipaggio sud-coreano sono morti quando la nave da guerra è affondata in prossimità del confine contestato, nel Mar Giallo, nel marzo 2010, in circostanze misteriose dopo la segnalazione di un'esplosione. 
La Corea del Sud ha annunciato una serie di rappresaglie tra cui la rottura del commercio con il suo vicino comunista. Il Nord ha negato il coinvolgimento, e ha risposto alle rappresaglie del Sud con minacce di guerra. Ri ha ribadito che la Corea del Nord non avevano nulla a che fare con l'affondamento. Ha sostenuto che i nordcoreani "
stavano facendo i loro sforzi al massimo per raggiungere l'obiettivo di un paese forte e prospero per l'anno 2012", e avevano bisogno di un "ambiente tranquillo" per farlo. "Un trattato di pace è l'unico modo ragionevole di avere successo e per la denuclearizzazione della penisola coreana", ha aggiunto. I due paesi non hanno mai raggiunto un accordo di pace dopo la guerra 1950-53, basandosi su un tenue armistizio nella Guerra Fredda. Tuttavia, ha anche avvertito che il popolo della Corea del Nord era "pronto a reagire prontamente a... varie forme di misure severe, compresa una guerra totale". 
A Ginevra, il diplomatico della Corea del Nord ha accusato Seul di cercare di innescare una campagna contro Pyongyang con l’intento di distruggere la politica di scambi e iniziative per la riconciliazione. "
I risultati delle indagini effettuate da parte del regime della Corea del Sud sono una pura fabbricazione basata su congetture e ipotesi", ha detto Ri. Il delegato della Corea del Sud ha replicato che l'incidente “è stato una grave violazione dell'accordo di armistizio", aggiungendo che la prova di un attacco è "innegabile". Ha detto che la dichiarazione al forum permanente sul controllo degli armamenti delle Nazioni Unite, sembra essere stato fatta "a fini di propaganda."
Corea del Nord mette in guardia, ritorsione per la campagna alle Nazioni Unite della Corea del Sud 
AFP 6 giugno 2010 - La Corea del Nord ha avvertito di ritorsioni su ciò che ha definito la "campagna" intollerabile della Corea del Sud al Consiglio di sicurezza dell'ONU per l'affondamento di una delle navi da guerra di Seoul. La bordata di Pyongyang è avvenuta mentre il Segretario alla Difesa USA Robert Gates ha detto che il Nord potrebbe attuare altre "
provocazioni" pur essendo chiamato a rispondere del naufragio che ha infiammato le tensioni transfrontaliere. Seoul ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di rispondere al presunto attacco del nord alla nave da guerra Cheonan, a marzo, che causò la morte di 46 marinai. Il Comitato del Nord per la riunificazione pacifica della patria ha detto che Seoul avrebbe subito una "punizione severa" per la sua azione diplomatica, che descrive come una "farsa cospiratoria". "Questa è un'altra provocazione intollerabile e grave per noi, e una sfida sconsiderata all’opinione pubblica in patria e all'estero", ha detto in una dichiarazione il comitato, che gestisce i rapporti con il Sud. "I burattini della Corea del Sud non potranno mai evitare una severa punizione dal nostro popolo e dai nostri militari, ed anche forti proteste della gente del sud, se continua la campagna denigratoria contro la RPDC (Corea del Nord)." Corea del Sud ha formalmente chiesto al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di prendere al riguardo, dopo un’indagine multinazionale ha trovato che la Corea del Nord ha silurato la nave da guerra. Seoul ha detto che vuole il consiglio risponda "in maniera adeguata alla gravità della provocazione militare della Corea del Nord, al fine di scoraggiare la reiterazione di qualsiasi ulteriore provocazione della Corea del Nord". 
Il quotidiano
 Minju Joson, portavoce ufficiale della Corea del Nord, ha detto che il presidente sudcoreano Lee Myung-Bak era impegnato in una "cospirazione con i padroni statunitensi e giapponesi" contro i suoi concittadini coreani. Ha ribadito rifiuto della Corea del Nord di un qualsiasi coinvolgimento nel naufragio della corvetta da 1.200 tonnellate che è stata spezzata da una esplosione, vicino al confine contestato del Mar Giallo. Il Sud ha annunciato una serie di rappresaglie, anche il taglio degli scambi con il Nord. Pyongyang ha negato qualsiasi ruolo nel naufragio e ha risposto alle rappresaglie con minacce di guerra. Al fine di assicurare una risoluzione delle Nazioni Unite contro la censura del Nord, Seul deve ottenere il sostegno dei membri del Consiglio con diritto di veto di Russia e Cina, tradizionalmente vicini a Pyongyang. La Russia, che ha detto che ha bisogno di "prove sicure al 100 per cento" del coinvolgimento del Nord, ha inviato un team di esperti navali in Corea del Sud, per esaminare i risultati dell’indagine e visitare il sito del naufragio. I sud-coreani hanno anche chiesto alla Cina di inviare propri esperti, ma Pechino non ha risposto, secondo quanto riferiscono i media. In un vertice a tre, il premier cinese Wen Jiabao ha resistito alle pressioni dai leader della Corea del Sud e giapponese, di sostenere pubblicamente la mossa delle Nazioni Unite o di condannare il Nord, ma chiede invece calma. L'agenzia di stampa Yonhap, citando fonti governative anonime, ha detto che Seoul stava considerando l'invio di un inviato ad alto livello a Pechino, per garantire il proprio sostegno al Consiglio di sicurezza. Il Sunday Morning Post di Hong Kong ha detto che Seoul stava prendendo in considerazione lo schieramento di batterie di missili Patriot sul proprio territorio, una mossa che rischia di irritare Pechino, funzionari a Seoul non hanno confermato le relazioni.
La Corea del nord minaccia azioni militari di fronte a sanzioni delle Nazioni Unite 
AFP 15 giugno 2010 - La Corea del Nord minaccia azioni militari in risposta a qualsiasi censura delle Nazioni Unite per l'affondamento di una nave da guerra della Corea del Sud. "
Non vogliamo che il Consiglio di Sicurezza adotti misure provocatorie nei nostri confronti", l'ambasciatore di Pyongyang alle Nazioni Unite, Sin Son Ho, ha detto ai giornalisti in una conferenza stampa. Se i 15 membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite intervengono contro Pyongyang, "delle misure saranno prese dalle nostre forze militari ... Non ho la volontà di perdere tempo", ha avvertito. Ha anche insistito sul fatto che gli investigatori della Corea del Nord debbano avere la possibilità di visitare il sito dove la corvetta della Corea del Sud, la Cheonan, fu affondata il 26 marzo, uccidendo 46 marinai. "Se la Corea del Sud non ha nulla da nascondere, non vi è motivo per loro di non accettare il nostro gruppo di controllo", ha detto. Pyongyang ha negato ogni responsabilità e il capo di satto maggiore generale della Korean People's Army ha detto che avrebbe attaccato gli altoparlanti impiantati da Seoul per trasmettere propaganda transfrontaliera. 
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Abbiamo identificato il siluro come Corea del Nord CHT02D sulla base dei pezzi recuperati del siluro", ha detto Yoon Duk-Yong, un esperto di fisica e scienza dei materiali alla Korea Advanced Institute of Science and Technology. Il Consiglio di Sicurezza ha chiesto a Corea al Sud e Corea del Nord "di astenersi da qualsiasi atto che possa aggravare la tensione nella regione" e di preservare la pace e la stabilità nella penisola. Ma l'inviato della Corea del Nord ha respinto la versione della Corea del Sud come una "fabbricazione". Ha anche scherzato sul fatto che un siluro della Corea del Nord può anche essere accusato del fallimento del lancio di un razzo sudcoreano. Il razzo Naro-1, che era di fabbricazione russa, ma assemblati in Corea del Sud, è precipitato ed è esploso dopo 137 secondi dopo il lancio. 
"
Abbiamo bisogno di spedire il nostro gruppo di indagine susito del naufragio", ha detto Sin, accusando gli Stati Uniti di fomentare le tensioni. "Se il Consiglio di Sicurezza vuole un dibattito unilaterale con la sola indagine del Sud, ma senza verifiche da parte della RPDC (Corea del Nord), la vittima, vorrà dire che il Consiglio di Sicurezza si schiera con una delle parti della controversia, escludendo l'altra", ha aggiunto. L'inviato di Pyongyang ha osservato che al momento del naufragio, le manovre militari congiunte Usa-Corea del Sud "Foal Eagle" erano in pieno svolgimento, con il dispiegamento di una serie di aerei anti-sottomarino. "In mezzo a queste condizioni, è dubbio che un sottomarino di piccole dimensioni della Corea del Nord abbia attaccato la corvetta 'Cheonan', che aveva capacità anti-sommergibile", ha detto. "E' anche inconcepibile che navi da guerra degli Stati Uniti e della Corea del Sud, dotate di dispositivi avanzati, non abbiano rilevato il sommergibile". L'inviato anche chiesto perché ai sopravvissuti "fu ordinato di tacere sul naufragio" e per quale motivo i militari della Corea del Sud non hanno rilasciato "le registrazioni delle comunicazioni e della navigazione al momento dell'incidente". 
Washington è il principale beneficiato dell'incidente, ha affermato, dicendo che gli Stati Uniti "
esaltano la minaccia dalla Corea del Nord" per forzare i dirigenti del Partito Democratico del Giappone a rinunciare ai piani per espellere le forze statunitensi dalla base di Okinawa. Ha accusato gli Stati Uniti di utilizzare l'incidente per "ri-accelerare la formazione dell'alleanza tripartita che trattiene Giappone e Corea del Sud come suoi agenti." Washington stava cercando "di trovare un accordo per una vendita massiccia di armi alla Corea del Sud e di inviare portaerei USA nel mar occidentale della Corea, una zona delicata in termini di sicurezza della penisola coreana e della Cina", ha detto Sin.
La Corea del Nord dice di rafforzare il deterrente nucleare in modo nuovo 
AFP 28 giugno 2010 - La Corea del Nord ha detto che sosterrà il suo armamento nucleare con un metodo nuovo, non specificato, in risposta a quella che ha definito l'ostilità degli Stati Uniti e i recenti sviluppi. "
Il recente sviluppo inquietante, nella penisola coreana, sottolinea la necessità che la DPRK (Corea del Nord) rafforzi il suo deterrente nucleare sviluppato in un modo nuovo, per far fronte alla persistente politica di ostilità degli USA verso la RPDC, e la relativa minaccia militare", ha detto il portavoce del ministero degli esteri. 
La Corea del Nord ha annunciato che il 12 maggio aveva condotto una reazione per la fusione nucleare, un processo che può essere utilizzato nella fabbricazione di una bomba a idrogeno. Non ha collegato il presunto esperimento con il suo programma di armi atomiche. I funzionari sudcoreani hanno detto di aver rilevato un livello anormalmente elevato di gas xeno - un sottoprodotto dei test atomici - il 14 maggio, ma ha aggiunto vi era alcuna prova che un test sia stato effettuato. Lo scorso settembre lo stato comunista aveva annunciato di aver raggiunto la fase finale di arricchimento dell'uranio, un secondo modo di produrre bombe nucleari in aggiunta all’operazione originale basata sul plutonio. La dichiarazione ha fatto seguito alla comunicazione che gli Stati Uniti hanno studiato un piano tattico per attacchi nucleari sulla Corea del Nord nel 1969, come possibile opzione in risposta l'abbattimento di un aereo spia statunitense. La comunicazione ha mostrato che gli Stati Uniti "
hanno sempre guardato alla possibilità di usare armi nucleari" contro il Nord, ha detto il portavoce del ministero. "I dati storici dimostrano che la Corea del Nord aveva ragione quando ha deciso di reagire con le armi nucleari della dissuasione nucleare". 
In una dichiarazione separata, i militari del Nord hanno accusato gli Stati Uniti di aver portato armi pesanti nel villaggio di frontiera di Panmunjom. E ha avvertito di "
forti contromisure militari" sul villaggio, un'attrazione turistica per i visitatori dal Sud, a meno che non vengano ritirate. Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, parlando a margine del vertice del G20 a Toronto, ha detto che ha avuto colloqui con il presidente cinese Hu Jintao, ed era stato "brusco" con lui sulla questione della Corea del Nord. Mentre egli aveva capito che la Corea del Nord e la Cina sono vicini, Obama ha detto: "Penso che ci sia una differenza tra moderazione e ostinata cecità ai problemi coerente. La mia speranza è che il presidente Hu riconosca bene che questo è un esempio di come Pyongyang sia andato troppo oltre." 
In un comunicato il gruppo di otto tra cui la Russia, ha preso atto dei risultati delle indagini, ha condannato "
in questo contesto" l'attacco nave da guerra e ha chiesto che sanzioni per le azioni ostili del Nord contro il sud. Ma i media sudcoreani hanno osservato, tuttavia, che la dichiarazione non ha esplicitamente accusato il Nord del naufragio della nave. La Corea del Nord ha detto che è aperta a colloqui tra le due Coree per affrontare il naufragio, ma ripete il rifiuto di trattare con gli Stati Uniti sulla questione delle forze dell’"aggressore imperialista". Ripete le richieste di inviare i propri investigatori nel sud, per esaminare le prove relative alla siluramento, una condizione che Seoul ha rifiutato.
La Corea del Nord minaccia unaa risposta nucleare alle esercitazioni navali 
AFP 25 luglio 2010 - La Corea del Nord minaccia di rispondere con le armi nucleari alle vaste esercitazioni navali USA-Corea del Sud, dicendo che è pronta per una "
santa guerra di rappresaglia". La minaccia veniva dalla potente Commissione della difesa nazionale (NDC), presieduto dal leader Kim Jong-Il, mentre le tensioni sono cresciute dopo l'affondamento di una nave da guerra sudcoreana, che Seoul e Washington incolpano a Pyongyang. Gli Stati Uniti e la Corea del Sud hanno annunciato esercitazioni congiunte di quattro giorni in quello che definiscono tentativo di dissuadere la Corea del Nord dall’avere un ‘comportamento aggressivo’. "Tutte queste manovre di guerra non sono altro che provocazioni mirate a soffocare la Repubblica democratica popolare di Corea con la forza delle armi, a tutti gli effetti", ha detto la NDC in una nota dell’agenzia stampa ufficiale di Pyongyang. "L'esercito e il popolo della Corea del Nord possono legittimamente contrastare con il loro potente deterrente nucleare, la più grande esercitazione di guerra mai attuata dagli Stati Uniti e dalle forze fantoccio della Corea del Sud". L'esercitazione "è avventata, come un atto che sveglia la tigre che dorme". Il popolo e l'esercito del Nord avrebbero "avviato una giusta guerra di ritorsione, col proprio programma basato sul deterrente nucleare, in qualsiasi momento sia necessario" per contrastare gli Stati Uniti e la Corea del Sud, che spingevano la situazione sull'orlo della guerra. In risposta, l'amministrazione statunitense ha invitato la Corea del Nord ad attenuare le sue "provocatorie" dichiarazioni. "Non siamo interessati a una guerra verbale con la Corea del Nord", ha detto a Washington il portavoce del Dipartimento di Stato, Philip Crowley. "Quello che ci serve dalla Corea del Nord sono meno parole provocatoria e più azione costruttiva." 
I militari della Corea del Sud hanno detto che nel vicino Nord si muovono mezzi militari nelle zone di confine, ma non avevano rilevato alcuna attività insolita. Con una dimostrazione di forza, Seul e Washington hanno annunciato l'esercitazione, che coinvolge 200 aerei, 8.000 effettivi e 20 navi tra cui una portaerei, nel Mar del Giappone. La guerra verbale ha dominato un forum sulla sicurezza Asia-Pacifico ad Hanoi, cui hanno partecipato la Clinton e il ministro degli Esteri nordcoreano Pak Ui-Chun. Ad Hanoi, il ministro degli Esteri della Corea del Sud Yu Myung-Hwan, ha chiesto misure severe contro il Nord. "Per il momento, la comunità internazionale dovrebbe prendere severe misure di fronte a provocazioni della Corea del Nord, e far capire al Nord che le sue provocazioni armate dovranno affrontare delle conseguenze", avrebbe detto secondo l'agenzia stampa Yonhap. I ministri degli Esteri dei 27 membri ASEAN Regional Forum (ARF), in una dichiarazione "hanno espresso profonda preoccupazione" per il naufragio e supporto alla dichiarazione del Consiglio di sicurezza dell'ONU sull'accaduto.
La Corea del nord schiera missili anti-aerei, mentre aumento le tensioni
AFP 4 agosto 2010 - La Corea del Nord ha trasferito missili anti-aerei a lungo raggio nei pressi del confine con la Corea del Sud. Chosun Ilbo ha citato una fonte militare secondo cui il Nord ha spostato alcuni missili SA-5 dalla provincia sud-occidentale di Hwanghae alle zone vicino al confine, dove essi rappresentano una potenziale minaccia per il jet sud-coreani. I missili sono stati riposizionati dopo l’affondamento della la corvetta. Un portavoce del Joint Chiefs of Staff non ha voluto commentare quella che ha definito questioni di intelligence militare. L'obiettivo sembra essere quello di evitare che gli aerei della Corea del Sud lanciano attacchi di precisione su obiettivi strategici del Nord. "
Quando il radar del SA-5 è attivato, i nostri caccia volano basso per evitare il rilevamento. Le loro attività sono di conseguenza in qualche modo limitate". Con una gittata di 250 km, i missili sono una minaccia potenziale non solo per gli aeromobili sud-coreani che operano vicino al confine, ma anche per quelli che volano fino nella provincia centrale di Chungcheong. Il Nord avrebbe acquistato circa 350 missili SA-5 e 20 rampe di lancio dall'Unione Sovietica, alla fine degli anni ‘80.

Eyes In The Sky dà all’India un vantaggio nello spazio
Traduzione di Alessandro Lattanzio
PTI 14 luglio 2010 - Con il riuscito lancio di Cartosat-2B, l'India ha una costellazione 'di 10 satelliti attivi per telerilevamento, dando un chiaro vantaggio nella regione per il monitoraggio delle frontiere e dei relativi movimenti. Mentre la mappatura e lo sviluppo delle infrastrutture sono viste come le applicazioni primarie di un satellite di telerilevamento, il suo uso nello spionaggio è spesso sottovalutata. Una combinazione di quattro Cartosat (1,2,2 A e 2B) a 630 km sopra la terra, permette all’India di mantenere le aree sotto stretta e prolungata sorveglianza. Più satelliti garantiscono che una particolare area geografica posa essere visitata ogni 48 ore. Tre dei Cartosat ora in orbita, hanno una risoluzione spaziale di meno di un metro (0,8 m per Cartosat-2B), il che significa che possono osservare e fotografare gli oggetti più piccoli di un auto. La manovrabilità di Cartosat-2B è di 26 gradi, e permette di rimanere concentrato sull'oggetto per una durata maggiore durante gli spostamenti, rispetto agli altri satelliti di telerilevamento, che hanno una vasta gamma di applicazioni. "L'ultima aggiunta migliora la nostra capacità di sorvegliare e assicurare la continuità dei servizi. La capacità di sorveglianza di un satellite tipo è di circa 10 giorni, ma con quattro satelliti è possibile controllare una superficie quasi a giorni alterni. Con Cartosat-1 (lanciata nel 2005 ), che porterà a termine la missione in un anno, il Cartosat-2B garantirà che non ci sia alcuna interruzione nel servizio'', ha detto S. Satish portavoce dell’ISRO. 
La Cina ha lanciato nove satelliti di telerilevamento sella serie Yaogan, dal 2006, utilizzando il vettore ‘Lunga Marcia’. Con l'aggiunta di Cartosat-2B alla costellazione, l'India è all'altezza della Cina nel telerilevamento. Il Pakistan, nel frattempo, sta ancora lavorando al suo primo satellite PRSSS, che prevede di lanciare nel prossimo anno con l'aiuto della Cina. Alla domanda specifica circa le applicazioni Cartosat-2B nella sorveglianza, il presidente dell’ISRO, K Radhakrishnan, ha detto: "Secondo la fantasia dell'utente, può essere utilizzato per la sorveglianza e l'intelligence (raccolta dati).'' L’India stava lavorando sul suo satellite a immagini radar Risat-1, un satellite per qualsiasi tempo che usa un radar ad apertura sintetica (SAR) ed antenne multiple per vedere attraverso le nubi e la notte, quando nel 2008 gli attacchi di Mumbai accaddero. Ciò ha spinto la nazione ad accelerare e lanciare il satellite israeliano Risat-2 con SAR il 20 aprile 2009. Risat-1 lancio è previsto per la fine di quest'anno. 
Cartosat usa telecamere pancromatiche per scattare foto in bianco e nero della terra. Mentre Cartosat-1 pesava 1.560 kg e ha una risoluzione spaziale di 2,5 metri e una fascia di 30 km, le versioni successive hanno avuto una maggiore risoluzione, pari a meno di un metro e una fascia di 9,6 km. In orbita polare sincrona a 630 km, Cartosat-2B ha un hard disk a stato solido da 64GB che memorizza le immagini che possono essere successivamente trasmesse alla stazione a terra, quando il satellite si trova nel raggio di visibilità. Il Centro di Controllo di Bangalore monitorerà continuamente il satellite, con l'aiuto della rete di stazioni a terra ISTRAC, a Bangalore, Lucknow nelle Mauritius, Biak in Indonesia, Svalbard in Norvegia e Troll in Antartide.
Testato lo scudo antimissile dell'India 
UPI 27 Luglio 2010 - Dopo un test fallito all'inizio di quest'anno, l'India ha eseguito un lancio riuscito di un missile antibalistico del sistema di difesa missilistico. Il test rappresenta un significativo passo in avanti dell’India, nel tentativo di costruire un scudo missilistico completamente operativo per le aree e gli impianti chiave del suo territorio. L’Organizzazione di ricerca e sviluppo per la difesa dell'India, ha detto che un missile intercettore Prithvi è riuscito ad abbattere un missile ostile ad una altitudine di circa 9 miglia. Il DRDO sta sviluppando il programma di difesa missilistica. Il test, il quinto del sistema a due livelli, è riuscito, secondo il quotidiano The Hindu "
quando l’intercettatore a livello endo-atmosferico Prithvi, ... ha distrutto (il missile) durante la fase terminale di quest'ultimo." 
Il lancio è stato organizzato dall’isola Whealer al largo della costa di Orissa, a 45 miglia sul mare di Chandipur, nel Golfo del Bengala, dove nel marzo scorso il missile ipersonico andò fuori rotta e i funzionari lo perso di vista dal controllo radar. All'epoca, il missile era deviato dalla sua traiettoria dopo un volo di circa 20 secondi, non riuscendo a raggiungere la quota necessaria di 68,3 miglia, raggiungendo circa le 43 miglia prima di tuffarsi nella Baia del Bengala. Un'indagine urgente è stata lanciata per determinare la causa del fallimento e assegnata velocemente una nuova prova. Gli scienziati del DRDO hanno allora negato un guasto del sistema, dando la colpa al radar di costruzione israeliana
 Green Pine, che è stato sostituito da un sistema indigeno. Uno scienziato del DRDO, parlando a The Hindu, ha detto di aspettarsi che il primo sistema sia operativo nel 2012 e un secondo quattro anni dopo. Qualora l'India riuscisse a realizzare il suo scudo di difesa antimissile, si unirà a Israele, Russia e Stati Uniti nel possesso tale tecnologia della difesa. Anche se prodotto localmente, il sistema radar di controllo e tiro, è stato sviluppato con Israele e Francia. 
Una nuova prova di intercettazione sarebbe condotto nell’endo-atmosfera, tra tre mesi. Il Maresciallo P.K. Barbora ha detto che la missione di questa settimana ha dimostrato che la nazione è alle soglie dall’avere un vero e proprio ombrello antimissile, "
necessario considerato l'ambiente". I militari dicono che gli obiettivi dei test mirano a ottenere una probabilità del 99,8 per cento per intercettare i missili nemici al di fuori dell'atmosfera, e quindi di seguire e distruggere il rimanenti all'interno dell’atmosfera. Per rafforzare la sua potenza militare, l'India ha recentemente annunciato l'intenzione di spendere fino a 30 miliardi di dollari entro il 2012. Negli ultimi mesi, per esempio, ha adottato un missile nucleare a lungo raggio per le sue forze armate, svelando, anche, un bilancio per la difesa aumentato del 24 per cento rispetto all'anno scorso.

Il Pakistan avvia la produzione del jet JF-17
Traduzione di Alessandro Lattanzio
UPI 8 GIUGNO 2010 - Il Pakistan ha annunciato l’intenzione di iniziare la produzione dei sistemi avionici connessi al jet da combattimento Sino-Pakistano JF-17 Thunder. L’avvio, annunciato alPakistan Aeronautical Complex di Kamra, presso Islamabad, è una mossa indispensabile per rendere forza aerea del Paese "autosufficiente". "Una forza aerea forte è essenziale per la sopravvivenza della nostra nazione", ha detto il capo di stato maggiore dell’aviazione Air Chief Marshal Rao Qamar Suleman, in occasione dell’inaugurazione. "L'autosufficienza per la forza aerea pakistana è un fattore importante e questo ... è un passo importante in questa direzione." Ad oggi, la maggior parte dei sistemi avionici prodotti in Pakistan sono stati fabbricati nell'ambito di joint venture con compagnie straniere. In passato, queste hanno incluso il radar Selex Galileo prodotto per la flotta di Mirage III e caccia F-7P Fishbed della forza aerea. 
In occasione della presentazione presso l'impianto di produzione di Kamra, l’Air Marshal Farhat Hussain Khan ha anche presentato una valutazione dell’attività del programma di avionica del JF-17. Questi includono quattro sistemi di avionica ed elettronica di bordo progettati e sviluppati, presso la Kamra Factory Radar. Khan ha detto che il campo di applicazione di produzione "sarà progressivamente esteso" fino a includere la creazione della suite avionica completa del JF-17. Defense News ha riportato, tuttavia, che "almeno due dei sistemi progettati e realizzati nazionalmente, includono un head-up display e un computer di missione e gestione delle armi". Ha inoltre detto che i precedenti progetti avionici avevano previsto un sistema radar per il velivolo F-104; un pod IRST, modifiche al display head-up GEC 956 e al sistema di puntamento dei jet F-7P.
Originariamente noto come Super 7, il JF-17 Thunder è stato sviluppato dalla Chengdu Aircraft Industry Corp. con una joint-venture tra Cina e Pakistan. La forza aerea pakistana ha stabilito di acquisire 150 JF-17, ma l’ordine definitivo della Cina – l’ha portato a 250 – accelererebbe la valutazione finale del jet da caccia. Gli esperti militari valutano la mossa del Pakistan, nella produzione nazionale di sistemi avionici, una decisione economicamente valida, dopo gli sfortunati tentativi fatti in passato. Secondo alcuni, il JF-17 si sta guadagnando una richiesta popolare. Ben 17 nazioni hanno effettuato ordini, mentre il Pakistan sta prendendo in considerazione lo schieramento dell'aeromobile nelle parti strategiche del paese. Le esportazioni sono aumentate anche per il caccia K-8, progettato e realizzato congiuntamente con la Cina. "La Cina ha portato i suoi impianti di produzione, mentre il Pakistan ha portato le idee, il design e la sua preziosa esperienza con gli aerei occidentali come i Mirage e gli F-16", afferma Ruppe News. "È una simbiosi perfetta."
Il Pakistan ottiene F-16 statunitensi
UPI 29 giugno 2010 - Il Pakistan ha preso in consegna il suo primo lotto di velivoli da combattimento F-16, che gli Stati Uniti sperano daranno impulso alla repressione di Islamabad degli estremisti che operano nel nord-ovest delle sue frontiere. "
Questa è la parte più visibile di un rapporto forte e crescente tra gli USA e le forze aeree pakistane che ne beneficeranno sia a breve termine che a lungo termine", il maggiore dell’ US Air Force Todd Robbins, direttore territoriale per il Pakistan dell’ufficio per gli affari internazionali del sottosegretario dell'Aeronautica Militare, ha detto in un'intervista all’American Forces Press Service. 
In presenza di altri ufficiali USA durante la cerimonia di consegna, ha detto che il velivolo darà alla forza aerea pakistana una capacità di attacco di precisione notturno e in tutte le condizioni atmosferiche, offrendo un vantaggio che alla forza mancava. Il Vice Ammiraglio Michael Lefever, capo della missione militare degli Stati Uniti a Islamabad, ha detto che i caccia sarebbero stati rapidamente dispiegate nelle operazioni contro i talebani,
 al-Qaida e altri ribelli che operano impunemente nelle frontiere del nord-ovest del Pakistan. 
Nonostante le vendite degli F-16 degli Stati Uniti al Pakistan nel corso degli anni ‘80, tali acquisti finirono un decennio più tardi. Negli ultimi anni, il segretario alla Difesa USA, Robert Gates, ha messo in guardia contro la fine di tali relazioni. Per rafforzare le sue forze militari, l'India ha recentemente annunciato l'intenzione di spendere fino a 30 miliardi di dollari, entro il 2012, per il suo esercito. Negli ultimi mesi, ad esempio, ha introdotto un missile a lungo raggio nelle sue forze armate, svelando, anche, un bilancio delle spese per la difesa aumentato del 24 per cento rispetto all'anno scorso.
 
All'inizio di quest'anno, gli Stati Uniti hanno svelato piani per fornire al Pakistan 12 droni spia per incrementare la sorveglianza e la capacità di ricognizione sopra le sue regioni di confine, dove gruppi di militanti compiono di routine attacchi contro le truppe Usa e Nato in Afghanistan. Il mese scorso gli Stati Uniti dissero che avrebbero fornito gli F-16 a condizioni severe, tra cui l’assicurazione che Islamabad non avrebbe usato gli aerei in un conflitto con l'India. La US Air Force ha completato la formazione di 16 piloti pakistani negli Stati Uniti, durante la preparazione per il velivolo prodotto dalla
 Lockheed Martin. Funzionari degli Stati Uniti, tuttavia, sono tenuti a controllare il loro impiego, nonché le operazioni programmate contro talebani e al-Qaida. Gli ufficiali statunitensi hanno la pretesa di controllare la gestione e la logistica delle operazioni degli F-16. I velivoli sono dotati bombe a guida laser e satellitare, che sono parte dell’accordo da 1,4 miliardi dollari con Lockheed Martin.
Il presidente del Pakistan visiterà la Cina a luglio 
AFP 29 giugno 2010 - Il presidente pakistano Asif Ali Zardari si recherà in Cina all'inizio di luglio, ha detto Pechino ribadendo la sua difesa della cooperazione nucleare tra i due paesi. Zardari si recherà in visita il 6-11 luglio, incontrando il Presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao, ha detto ai giornalisti il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang. Il mese scorso, gli Stati Uniti ha detto di aver chiesto alla Cina di chiarire i dettagli di un accordo sul reattore nucleare tra le due parti. La
 China National Nuclear Corporation ha accettato di finanziare due reattori nucleari civili nella provincia del Punjab in Pakistan, nonostante i timori all'estero circa la sicurezza del materiale nucleare nella nazione islamica. L'accordo arriva dopo che la Cina, nel 2004, era entrata nel gruppo dei fornitori nucleari (NSG), un gruppo di stati dotati di energia nucleare che vieta le esportazioni verso le nazioni che non aderiscono ai criteri di salvaguardia all’Agenzia internazionale dell'energia atomica (AIEA). Il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Philip Crowley, ha detto in precedenza che l'accordo deve essere approvato dal NSG e Washington ha chiesto informazioni supplementari a Pechino. Qin ha ripetuto, nelle precedenti dichiarazioni, che la cooperazione nucleare tra le due nazioni è in linea con gli accordi internazionali. "La cooperazione nucleare civile tra la Cina e il Pakistan è completamente in linea con l'obbligo internazionale di non proliferazione nucleare, ha solo fini pacifici ed è soggetta alle salvaguardie e alla vigilanza dell'AIEA", ha detto.
La Cina potrebbe aumentare a 1.900 i missili puntati su Taiwan
Traduzione di Alessandro Lattanzio
AFP 21 luglio 2010 - La Cina potrebbe aumentare il numero di missili puntati su Taiwan a 1.900 entro la fine dell'anno, nonostante il rinsaldarsi dei legami tra gli ex rivali, secondo il vice ministro della difesa dell'isola. Gli esperti militari stimano che il PLA abbia attualmente più di 1.600 missili puntati contro l'isola. Ma recenti notizie di stampa hanno detto che il People's Liberation Armypuò aumentare il numero di missili da crociera e a corto raggio balistici, di fronte a Taiwan, a 1.960 entro la fine dell'anno. "A giudicare dalla loro capacità di fabbricazione, il PLA potrebbe aumentare a quel numero di missili mirati Taiwan, entro la fine dell'anno," ha detto Andrew Yang, un accademico vicino al vice ministro della difesa. 
Sebbene le tensioni nello Stretto di Taiwan si siano allentate dopo che il filo-Cinese presidente Ma Ying-jeou è salito al potere, nel 2008, "Pechino non ha mai rinunciato all'uso della forza contro Taipei", ha avvertito Yang. Pechino ha ripetutamente promesso di invadere l'isola di Taiwan, se dovesse dichiarare l'indipendenza formale di Taiwan. Yang non ha parlato delle prove che indicano un possibile accumulo di missili dal PLA. La minaccia militare di Taiwan ha indotto a lanciare wargame simulando un'invasione da parte della Cina. Il presidente di Taiwan ha anche promesso di rendere più forti le forze armate, come deterrente contro l'aggressione di Pechino, pur promettendo di sostenere un trattato di pace per porre fine a più di sei decenni di ostilità.

Traduzione di Alessandro Lattanzio




Algeria al centro del nuovo grande scacchiere del Maghreb?
Wissam Chekkat © Algérie Focus - Maggio 2010
Traduzione di Alessandro Lattanzio
1 - Dalla metà degli anni '90, l'influenza degli Stati Uniti è cresciuta costantemente nel Maghreb, erodendo lentamente, ma non meno efficacemente, l'influenza tradizionale della Francia, ex potenza tutelare in quattro sui cinque paesi che conta questo spazio geopolitico. 
Tuttavia, questo approccio aggressivo, che si inserisce in un più ampio sistema per il controllo dell'Africa e delle sue risorse naturali, si scontra dall'inizio degli anni 2000 per l'intrusione di un nuovo arrivato sulla scena africana, i cui metodi e filosofie sono diametralmente opposti a quelli occidentali: la Repubblica popolare cinese. Vero outsider nel nuovo grande gioco, in cui le potenze industriali si dedicano per accedere e controllare gli approvvigionamenti di risorse fossili e minerali che riempiono il sottosuolo di molti paesi africani.
2 - Costretto a cercare costantemente nuovi mercati e nuove fonti di approvvigionamento per la crescita della potenza economica, spesso a doppia cifra, il Regno di Mezzo ha subito un cambiamento epocale mettendo termine a secoli di introversione. Questo cambiamento di paradigma è stato caratterizzato da una dinamica di fondo: il concetto di soft power, che combina una strategia sottile e la flessibilità basata sulla cooperazione e la condivisione di benefici comuni nell'ambito dello sviluppo Sud-Sud. E' un approccio intelligente che contrasta con i metodi neo-imperialisti basati sulle reti clientelari tra la vecchia metropoli e le sue ex colonie dove l'uso estensivo della diplomazia sotterranea, cara alla ex potenze coloniali europee, o l'uso di soluzioni militari e para-militari, hanno favorito gli statunitensi.
3 - Non è nostro scopo qui analizzare l'interazione dei fenomeni di contaminazione occidentali e cinesi in Africa, che rimane come nel 19° secolo e, sfidando il tempo, la questione della brama delle potenze. Ma sarà questione di tentare di smontare i risultati di una parte del gioco in Nord Africa e soprattutto in Algeria, affrontando nel contempo le implicazioni di questa nuova lotta per l'influenza su questo paese, a livello regionale.
4 - Senza dubbio, l'Algeria costituisce in questo nuovo Grande Gioco, un paese-perno per statunitensi, europei o cinesi. Produttore di idrocarburi, il paese ha una posizione privilegiata nel fianco meridionale dell'Unione europea, a meno di un'ora di volo dalle principali città europee situate sulla costa mediterranea dell'Europa, ma anche portale sahariano. Considerata quasi come un pre-cortile della Francia, anche per ragioni di contingenze storiche, conservando una influenza non trascurabile fino ad oggi, la Francia rimane il principale partner dell'Algeria; l'Algeria è emersa, agli inizi del secolo ventunesimo da una dolorosa lotta interna accoppiata con una sorta di quasi-permanente guerra sociale indotta, una doppia sfida ideologica ed economica.
Gli sforzi dell'Algeria nella lotta contro il terrorismo sperimenteranno una tacita ammissione da parte degli Stati Uniti, dopo gli attacchi del 11 settembre 2001 e lo scoppio della cosiddetta guerra infinita contro il terrorismo. Fu solo allora che gli Stati Uniti e la NATO iniziarono a gettare l'abbozzo di una cooperazione militare con l'Algeria. In parallelo, gli statunitensi stanno cercando, attraverso alcuni alleati in Medio Oriente, di limitare se non eliminare l'influenza culturale francese in Algeria, incoraggiando nel contempo le loro multinazionali a investire e fare offerte ai bandi nel settore petrolifero e delle infrastrutture specifiche. Va sottolineato, in questo contesto, che l'economia algerina dipendente esclusivamente dai settori del petrolio e del gas, ha beneficiato di una serie di fattori esogeni dovuti all'ambiente internazionale instabile, segnato dall'invasione e occupazione duratura dell'Iraq, aumentando i prezzi del petrolio sui mercati internazionali. L'aumento delle riserve in valuta estera, la drastica riduzione del debito estero e la relativa stabilità degli indicatori macroeconomici del Paese, nonostante le gravi carenze e i fallimenti socio-economici, hanno attirato l'invidia delle grandi potenze, a maggior ragione nel periodo di larvata crisi finanziaria e di forte concorrenza per l'egemonia.
5-La penetrazione degli Stati Uniti in Algeria ha scosso l'influenza tradizionale francese e ha fatto molto per le major e le società, note per le loro connessioni con ciò che è definito complesso militare-industriale USA, come per i progetti di cooperazione della NATO con i paesi della sponda meridionale del Mediterraneo, il gruppo BRC (Brown and Root Condor), le altre controllate della Halliburton, Chevron, General Electric e altre multinazionali, giocherebbero , con la sostegno di decine di subappaltatori provenienti da diversi paesi, il ruolo della punta di lancia, mentre attraverso la cooperazione multilaterale, gli sttaunitensi stavano ottenendo non solo l'adesione dell'Algeria all'accordo Open Sky, che ha aperto la ratifica dello spazio aereo del paese noto per il suo forte attivismo contro tutte le forme d'imperialismo, ma anche la ratifica di tutti gli strumenti multilaterali in materia di disarmo nucleare (Protocollo addizionale alla non proliferazione nucleare).
Nel febbraio 2006, l'amministrazione Bush ha annunciato la sua intenzione di creare un comando militare per l'Africa (
Africom), come con altri comandi in altre regioni del mondo, e le cui attività si concentreranno inizialmente sulla regione instabile del Sahel sul fianco meridionale dell'Algeria. L'annuncio segue il lancio di almeno due iniziative preparatorie: il Pan-Sahel Initiative che comprende la maggior parte delle banche dei paesi del Sahel, e di ulteriori tecniche per combattere il terrorismo nel Sahara. In questo contesto, la filiale algerina di Brown and Root Condor, una multinazionale dalle ramificazioni impressionanti e vicino all'ex vicepresidente Dick Cheney, ha intrapreso la riparazione e la costruzione dell'aeroporto di Tamanrasset. Tuttavia, questa società di diritto algerina è stata finalmente sciolta, dopo un oscuro scandalo di corruzione, mentre la base aerea di Tamanrasset, rivendicata da AFRICOM, sarà utilizzate da parte dello Stato maggiore congiunto dei paesi del Sahel per la lotta contro i gruppi terroristici e la criminalità organizzata transfronatliera del Sahel. Nonostante questo, l'Algeria non riuscirà ad acquisire certi sistemi d'arma, a causa dell'opposizione del Congresso USA nell'approvare la vendita di apparecchiature sensibili a un paese ancora visti con sospetto negli Stati Uniti.
6 - Nonostante la abbia perso mercati chiave, la Francia ha comunque continuato a essere molto aggressiva, in particolare attraverso la strategia delle reti informali e degli espedienti insondabili della diplomazia parallela. I rivenditori di auto francesi prendono una quota da leone sul mercato algerino, ma devono fare i conti con nuovi concorrenti, europei certamente, ma anche asiatici. Per la prima volta, i concessionari di auto cinesi entrano nel mercato algerino. I cinesi sono inoltre forti nel settore edile e delle infrastrutture, degli idrocarburi e del subappalto, vincendo appalti a danno di francesi e statunitensi. 
L'approccio cinese in Algeria si è basato inizialmente su una presenza di una manodopera importata dalla Cina continentale. Insolito in un paese come l'Algeria, abbandonato da cittadini e turisti stranieri per tutto il decennio '90, durante il quale il paese ha avuto gravi conflitti interni ed è stato sottoposto a un embargo che non osa nominare. I cinesi hanno compiuto un importante e notevole sfondamento nel campo della telefonia e delle telecomunicazioni mobili, con la collaborazione di
 Siemens e Huawei per conto del gestore mobile algerino 'Mobilis'. Ma è il montepremi che rappressenta il grande progetto di costruzione dell'autostrada est-ovest, in fase di stallo, acquisito in gran parte dalle aziende cinesi, che avrebbero dato fuoco alla polvere e fatto reagire la Francia e gli Stati Uniti. 
Ovviamente, era prevedibile che questa presenza ina forza dell'outsaider Cina in Algeria, un paese con il quale è vincolata da un ottimo rapporto da quando è stato uno dei primi paesi a riconoscere la sua indipendenza dalla Francia nel 1962, avrebbe prima o poi causato problemi agli occidentali. E non è una coincidenza che il successo della Cina in Algeria sia percepito come una minaccia nel senso strategico della parola. Al punto da costringere un ex diplomatico sttaunitense, che era di stanza ad Algeri, a descrivere la venuta dei lavoratori cinesi in Algeria un deplorevole "
errore". Dall'altro lato del Mediterraneo, i francesi guardano con un misto di fastidio e di frustrazione l'intrusione cinese e, soprattutto, il loro successo nel ritagliarsi lucrosi contratti in un paese potenzialmente ricco (grandi riserve in valuta estera), ma il cui livello di vita della popolazione, ha subito una regressione e una significativa erosione nel potere d'acquisto.
7-Un piccolo incidente tra i lavoratori cinesi e islamici si è verificato in un sobborgo di Algeri, che avrebbe dato un pretesto ai media occidentali per sottolineare la natura nociva della presenza cinese. Dobbiamo anche ricordare che convogli di lavoratori cinesi sui cantieri delle strade hanno subito un attentato rivendicato dall'ex Gspc (Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento) che è diventato Al-Qaeda nel Maghreb islamico, la il cui comunicato sufficientemente ambiguo, che incitava ad affrontare apertamente gli interessi cinesi in Algeria, in rappresaglia per le presunte atrocità cinesi contro i musulmani uiguri nella provincia occidentale cinese del Xinjiang (Turkestan orientale). 
Metodi che ricordano quelli usati in altri paesi africani, come l'Etiopia nel 2007, quando gli operai cinesi che lavoravano per una società cinese di esplorazione del petrolio, sono stati uccisi dai ribelli dell'
Ogaden National Liberation Front, causando il ritiro dalla provincia ricca di petrolio della Cina, nel nord del Niger, dove un quadro della 'China Nuclear International Uranium Corporation' della Cina, è stato rapito nel 2008 da parte dei ribelli Tuareg, in segno di protesta contro la fornitura di armi al potere di Niamey. In entrambi i casi, i cinesi erano sconfinati in settori dominati dalle multinazionali occidentali (la Chevron degli USA in Etiopia e la francese Areva in Niger) e alcuni osservatori si sono affrettati a rilevare le coincidenze sorprendenti, quasi sospette.
8 - Il cambiamento di atteggiamento del governo algerino nei confronti degli operatori stranieri, nel 2009, ha le sue ragioni nel tentativo di ridurre lo squilibrio troppo evidente nei rapporti tra lo Stato e le varie società che operano in Algeria, e l'enorme spreco di risorse, dove la fuga dei capitali all'estero e l'aumento della spesa, senza considerazione del valore del cambio, rappresentava un rischio per gli interessi del paese. Ma fu tuttavia meno per queste ragioni che il tentativo di tenere una pressione coercitiva come strumento nelle sue relazioni con i partner, che lo Stato algerino ha agito. Questo ha immediatamente deteriorato i rapporti ondivaghi con la Francia per il mercato algerino, che è di una certa importanza in questi tempi di crisi finanziaria, ma ha anche scatenato le ire degli statunitensi. Le rappresaglie non tardarono ad arrivare e presto l'Algeria si trovò nella lista nera. Allo stesso tempo, la pressione aumentava sui cinesi, che la stampa ora accusa di corruzione e di complicità in corruzione con le istituzioni algerine, fra cui la proposta Autostrada Est-Ovest.
Di solito abbastanza discreta, la Cina alla fine reagì con la voce del suo ambasciatore ad Algeri, dicendo pubblicamente che la presenza cinese in Algeria "
infastidisce molti..." E non è il caso di notare che, recentemente, i cinesi non nascondono il loro imbarazzo per alcuni atti in vigore in ambito locale amministrativo ed economico. In condizione di anonimato, alcuni dirigenti cinesi ritengono che le accuse di corruzione che hanno colpito alcuni di loro, non dovrebbero danneggiare le buone relazioni tra i due paesi, e che in materia di corruzione, erano meno propensi a critiche di altri operatori esteri degli altri paesi presenti in forza in Algeria come Egitto (materiali da costruzione e mobili), Croazia (infrastrutture), Italia, Francia, Turchia e Stati Uniti.
9 - Sul resgistro strategico, da febbraio 2006, le attività militari statunitensi in Africa (Africom) sono aumentate abbastanza drammaticamente, con l'obiettivo dichiarato di integrare l'Africa nella guerra globale contro il terrorismo. In realtà, l'Africom mira, tra l'altro, a garantire e proteggere l'accesso ai materiali strategici e a creare una grande strategia di contenimento della Cina in Africa, nonostante che le importazioni cinesi di idrocarburi dal sub-sahariana non superino il 12% del totale delle importazioni mondiali in materia, che è relativamente bassa se confrontiamo questa cifra con le importazioni di petrolio degli Stati Uniti da questa regione (32%). Tuttavia, i cinesi stanno concentrando la loro strategia sul soft power, sono già nel Golfo di Guinea e nella Nigeria meridionale, ricca di petrolio, fornendo appoggio militare al Sudan e allo Zimbabwe, fondi per lo sviluppo in Congo, la principale fonte dei minerali utilizzati per la fabbricazione di telefoni cellulari e computer (cobalto, manganese, ecc.), un rapporto privilegiato con il Sud Africa e sono fermamente insediati in Algeria, fianco meridionale dell'Europa.
12 - In realtà, non c'è dubbio che l'Algeria sia attualmente oggetto di una forte concorrenza tra gli Stati Uniti e la Francia da un lato, e tra questi e la Cina. La Russia, partner tradizionale della difesa algerina, non s'è sbagliata e inizia a volere un posto ad Algeri, offrendosi di sostenere l'ammodernamento delle infrastrutture ferroviarie. Ma anche nel campo delle forniture di armi, la Cina potrebbe eventualmente presentarsi come concorrente di Russia e Sud Africa, per quanto riguarda il mercato algerino, dal momento che una quota notevole dei componenti elettronici utilizzati per la fabbricazione di sistemi di armi di molti paesi, tra Europa e Nord America, sono cinesi.
Nel 2008, la Cina ha venduto missili antinave tipo C-800 all'Algeria, munizioni e componenti elettroniche per radar. Gli sforzi della Cina sono diretti anche a diffondere la sua immagine pacifica e l'influenza della sua cultura nel mondo, con la creazione degli Istituti "
Confucio" e di canali televisivi multilingue. Questa strategia mira a contrastare ciò che Pechino chiama propaganda occidentale. A lungo termine, l'apprensione delle preoccupazioni occidentali riguarda l'estensione fino Mediterraneo della collana di perle cinesi, nome dato a tutte le basi navali cinesi sparse dal Mar Cinese Meridionale alla Sri Lanka, e presto nel Mar di Oman, con la responsabilità di proteggere le rotte di approvvigionamento della Cina. Uno scenario non del tutto improbabile, visto che già le unità della marina militare cinese operano lungo le coste somale e nelle vicinanze dello stretto di Bab el-Mendeb, un importante punto di passaggio per il traffico di merci in tutto il mondo. 
Più specificamente, gli statunitensi temono che un rafforzamento continuo dell'influenza cinese in Algeria e nel resto del Maghreb, possa indurre alcuni di questi stati a concedere i loro impianti alla Cina per utilizzarli come basi e porti di scalo, come la base di Mers El Kebir vicino a Orano, dominante tutto il Mediterraneo occidentale. Cosa che metterebbe i porti europei del Mediterraneo alla portata della marina cinese.


Kosovo: lo scontro USA-Russia
in un’Europa imbelle
Stefano Vernole 15 dicembre 2010
*Stefano Vernole, redattore di “Eurasia”, è co-autore de La lotta per il Kosovo (Parma 2007) ed autore de La questione serba e la crisi del Kosovo (Molfetta 2008).
Alla fine degli anni 90 il primo ministro del Kosovo Hashim Thaci era capo di un gruppo criminale in stile mafioso coinvolto in omicidi, pestaggi, traffico di organi e altri reati”: lo dice un rapporto all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa diffuso oggi. Un’accusa immediatamente smentita dal governo kosovaro, che ha definito il documento diffamatorio e ha minacciato querela. Il rapporto, ancora in bozza, che giunge all’indomani della proclamazione da parte della Commissione elettorale del Kosovo della vittoria del partito di Thaci nelle prime elezioni da quando è stata proclamata l’indipendenza, accusa le potenze occidentali di complicità per aver ignorato reati che risalgono ai tardi anni 90.
Thaci e gli altri membri del “Gruppo di Drenica” (la Valle dove avvennero i maggiori scontri tra polizia serba ed UCK, reclamizzati invece dall’Occidente come “pulizia etnica del regime di Milosevic”…) sono consistentemente indicati come “attori chiave” nei rapporti di intelligence sulle organizzazioni criminali simil-mafiose kosovare. “Abbiamo scoperto che il Gruppo di Drenica aveva come capo o, per usare la terminologia delle reti di crimine organizzato, il suo boss, il celebre politico e forse la più riconosciuta personalità a livello internazionale dell’Uck, Hashim Thaci” è scritto sul rapporto europeo, che il governo del Kosovo, ovviamente, giudica senza fondamenta e diffamatorio.
Il governo del Kosovo e il primo ministro Hashim Thaci faranno tutti i passi necessari… per respingere le ingiurie di Dick Marty, tra cui mezzi legali e politici”, dice un comunicato dell’esecutivo kosovaro (Dick Marty è il relatore speciale sugli affari legali e i diritti umani del Consiglio d’Europa, che ha elaborato il rapporto). Ma non solo: “la Ue e’ preoccupata per le denunce di frodi elettorali in Kosovo, ma ricorda che spetta alle competenti autorità nazionali indagare e dare risposte”… Spetta cioè alle stesse autorità nazionali che il rapporto europeo descrive come “mafiose e criminali”. Lo ha sottolineato, infatti, la portavoce dell’Alto rappresentante della politica estera della Ue Catherine Ashton, interpellata sulle accuse di ”frodi massicce” che secondo l’opposizione invaliderebbero parte dei risultati delle elezioni di domenica scorsa in Kosovo. Se si tratta di una mossa implicita a guadagnare terreno nel fantomatico scontro tra Unione Europea e Stati Uniti per il controllo del Kosovo dubitiamo che funzionerà, visto il ferreo controllo militare (NATO + Camp Bondsteel) e politico (Eulex + ex UCK) che Washington esercita sulla provincia serba, ma potrebbe indirettamente favorire l’azione d’inserimento della Russia che supplisce alle carenze del Governo occidentalista di Belgrado svolgendo azione diplomatica a favore dei Serbi del Nord del Kosovo, dell’ex Vescovo Artemije e perfino della Republika Srpska. Secondo i risultati preliminari del voto di domenica, che diverranno definitivi solo dopo l’esame dei ricorsi su presunti brogli e irregolarità, il Pdk del premier Hashim Thaci ha ottenuto il 33,5% dei voti, dieci punti in più della Lega democratica del Kosovo (Ldk) del sindaco di Pristina Isa Mustafa, alla quale e’ andato il 23,6% dei consensi. 
Nella nottata tra domenica e lunedì a Pristina ci sono anche stati scontri tra le opposte fazioni. I casi più sospetti hanno avuto luogo nella circoscrizione dove domina incontrastato il clan del premier uscente. Lì, a fronte di una partecipazione media al voto del 47,5%, risulta aver votato il 90% degli aventi diritto. Al terzo posto con il 12,2%, la nuova formazione “Autodeterminazione” del giovane ultranazionalista Albin Kurti, che al primo punto del suo programma elettorale ha la creazione della “Grande Albania”. Un’ipotesi che fa tremare le vene ai polsi alla comunità internazionale ma non a quanti, specie alla CIA, lavorano per una nuova destabilizzazione dei Balcani. Alle sue spalle l’Alleanza per il Kosovo (10,8%) dell’ex primo ministro Ramush Haradinaj, attualmente sotto processo al Tribunale internazionale dell’Aja per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia (processo riaperto dopo un’assoluzione che scatenò furenti polemiche). In Parlamento entra, con il 7,1% dei voti, anche il partito del discusso magnate Bexet Pacolli. Aria tesa anche tra le formazioni politiche dei serbo kosovari. La minoranza (che in base alla Costituzione avrà diritto a 10 seggi su 120 in Parlamento) nel nord del Kosovo ha seguito l’invito di Belgrado e non è andata a votare. Quelli al sud del fiume Ibar invece lo hanno parzialmente fatto, ma ora i due principali partiti si accusano vicendevolmente di brogli.
La partecipazione al voto dei serbi ha irritato non poco Belgrado anche se il sottosegretario al Kosovo Oliver Ivanovic ha minimizzato affermando che «solo 15mila serbi su 140mila aventi diritto si sono recati alle urne». E’ stata, infatti, solo del 47,8% l’affluenza alle elezioni politiche anticipate in Kosovo, gli aventi diritto al voto erano un milione e 600 mila, ma nel nord a maggioranza serba il boicottaggio e’ stato pressoché totale. Alcuni seggi mobili allestiti per le elezioni legislative sono stati attaccati nel nord del Kosovo e una quarantina di serbi hanno aggredito il personale in servizio a un seggio mobile allestito a Leposavic, dove due persone sono state arrestate. Nel villaggio vicino, sempre secondo la stessa fonte (cioè la polizia kosovara), é stato attaccato un altro seggio mobile, mentre a Strpce, enclave serba nell’est del Kosovo é stato aggredito un osservatore in servizio ad un seggio elettorale. In quest’ultimo episodio cinque persone sono state arrestate. Mentre sconosciuti hanno attaccato a Zubin Potok, nel nord del Kosovo, l’ufficio di una ong danese. Secondo fonti diplomatiche, sono stati sparati 25 colpi di arma automatica, che non hanno provocato feriti, ma solo danni materiali all’edificio. Sui muri sono state lasciate scritte di minaccia contro la forza della Nato Kfor, la missione civile Eulex e la polizia kosovara e sono stati lanciati anche volantini con le stesse minacce.
Secondo la polizia ad attaccare la ong danese sarebbero stati estremisti serbi contrari alle elezioni legislative. A causa di questo incidente i seggi elettorali nella cittadina kosovara erano stati aperti con un paio d’ore di ritardo, alle 9,00 invece che alle 7,00. A Prizren, città nel sud del Kosovo, sono state date alle fiamme tre auto nella nottata e si suppone che si tratti di vendette fra partiti locali. I serbi di Gracanica, l’enclave a una quindicina di km. dalla capitale Pristina, hanno creduto invece nell’utilità della loro partecipazione alle elezioni, ritenendo che solo così si può partecipare concretamente alla vita pubblica e al governo locale, creando al tempo stesso i presupposti per migliorare le condizioni di vita della gente comune. “Se andiamo a votare possiamo influenzare non solo il nostro governo ma anche la comunità internazionale’”, aveva affermato il sindaco di Gracanica Bojan Stojanovic, che si era detto per questo ottimista sull’ affluenza alle urne (e dimenticando forse gli assalti degli estremisti albanesi ai serbi che avevano assistito poche settimane fa, a Gracanica e a Pec, all’insediamento del Patriarca Irenej). Il sindaco aveva criticato senza mezzi termini gli altri serbi più radicali e intransigenti del nord del Kosovo, che hanno invitato a boicottare le urne e che lui definisce significativamente “turbo-patrioti”. La televisione pubblica kosovara RTK ha successivamente mostrato un filmato a dimostrazione dei brogli verificatisi domenica scorsa in un seggio elettorale di Drenas, nel centro del Kosovo.
Nel filmato, girato da un osservatore di Vetevendosije (Autodeterminazione), si vede la stessa persona apporre su varie schede elettorali la crocetta sul simbolo del Pdk, il Partito democratico del Kosovo del premier Hashim Thaci. Vetevendosije, ha riferito la tv, ha depositato all’ apposita commissione per i ricorsi tutto il materiale e gli elementi a dimostrazione dei brogli e delle irregolarità verificatesi a Drenas. Shukri Suleimani, presidente della commissione per i ricorsi, ha confermato alla tv che sono stati depositati finora 171 ricorsi, la gran parte dei quali riguarda irregolarità nelle municipalità di Drenas e Skenderaj. A denunciare irregolarità e brogli a favore del Pdk di Thaci sono stati i rappresentanti di varie forze politiche e preoccupazione per questo hanno espresso le delegazioni di osservatori sia dell’Europarlamento che della rete europea di monitoraggio “Enemo”. 
Sono poi scoppiati scontri nel centro di Pristina fra sostenitori del Partito democratico del Kosovo (Pdk) del premier uscente Hashim Thaci e della Lega democratica del Kosovo (Ldk) del sindaco della capitale Isa Mustafa. Per separare i contendenti – i sostenitori di Thaci hanno bruciato i poster elettorali dell’Ldk – e’ intervenuta in forze la polizia, che ha bloccato diverse strade del centro città. I simpatizzanti del Pdk avevano festeggiato la vittoria con caroselli di auto a clacson spiegati, sventolio di bandiere e lo scoppio di petardi. In serata il leader dell’Ldk Isa Mustafa aveva contestato il successo del Pdk, e i suoi sostenitori erano scesi a loro volta in strada per celebrare la vittoria. 
Questa la cronaca dell’ultimo esempio di “nation building” voluto dalle “democrazie” atlantiche. Intanto, però, povertà e corruzione continuano a condizionare in negativo lo sviluppo del Kosovo, frenando il suo cammino verso l’integrazione europea. Secondo la Banca mondiale, “il piccolo paese balcanico e’ tra i più poveri d’Europa, con una disoccupazione al 47%, stipendi bassissimi per professori e medici, pensioni miserabili, e con la gran parte della popolazione che vive con 0,93 euro al giorno. L’economia del Kosovo resta largamente dipendente dagli aiuti dell’Occidente e dei grandi Istituti finanziari internazionali, in primo luogo Fondo monetario internazionale (Fmi) e Banca mondiale. La corruzione dilagante e la diffusa criminalità, unite al persistere di una marcata instabilità nel nord del paese – dove più aspra e’ la contrapposizione etnica tra la maggioranza di popolazione serba e la componente kosovara albanese – frenano gli investimenti stranieri, ritenuti determinanti per alleviare la povertà, elevare il livello di vita e accelerare l’integrazione europea del Kosovo.”
Dall’arrivo nel paese della missione europea Eulex si e’ intensificata la lotta alla corruzione, che ha investito le sfere più alte del potere. Lo scorso ottobre il governatore della Banca centrale é stato destituito dopo il suo arresto e un periodo di detenzione con accuse di corruzione; analoghe accuse hanno riguardato il ministro delle telecomunicazioni e altri funzionari in vista del governo di Pristina. Sei persone sono state arrestate, poche settimane fa, in relazione al traffico di organi ai danni dei serbi rapiti subito dopo la fine della guerra del 1999 (ma qualcuno fu rapito anche nel 1998, prima dello scoppio delle ostilità). In un sondaggio effettuato dall’Istituto demografico del Kosovo (Kdi), il 73% degli intervistati ha detto di ritenere che il livello di corruzione dal 2007 é aumentato e solo l’8% pensa che esso si sia ridotto. 
Partiti, parlamento e apparato giudiziario sono gli organismi ritenuti più corrotti, mentre ong, ambienti religiosi, polizia e forze armate vengono considerati i settori meno interessati dalla corruzione. Dal sondaggio é emerso che per il 61% degli intervistati le misure anticorruzione del governo non hanno avuto alcun effetto, rispetto a un 32% che pensa invece il contrario. Ma ciò che inquieta più di tutto è quanto potrà accadere nella prossima primavera. “Gli americani sono preoccupati per una possibile spartizione del Kosovo a causa della debolezza e dell’ indecisione dell’Europa”: è quanto e’ emerso da documenti diffusi dal sito Wikileaks e pubblicati dal quotidiano britannico “Guardian”. Gli Usa, stando a tali documenti, temono che l’Europa possa cedere alle pressioni dei serbi per una spartizione del Kosovo, cosa questa che porterebbe a violenze interetniche con la popolazione albanese. 
I serbi, in un tale scenario, assumerebbero il controllo del nord del Kosovo, a maggioranza di popolazione serba. Secondo i documenti pubblicati dal “Guardian”, Jovan Ratkovic, consigliere internazionale del presidente serbo Boris Tadic, avrebbe prospettato un tale sviluppo degli eventi alla responsabile della politica estera della Ue Catherine Ashton, sottolineando al tempo stesso all’ambasciatore americano a Belgrado Mary Warlick che i serbi del nord Kosovo non accetteranno mai l’indipendenza del Kosovo e un governo di albanesi. Secondo Ratkovic, “Belgrado deve accettare il fatto che non potrà più governare in Kosovo, mentre Pristina da parte sua deve capire che non potrà governare anche sulla parte nord del Paese”: InsommaWikileaks come megafono dei desiderata USA…



Litio: la scommessa strategica del Cile
Traduzione di Daniela Mannino 15 dicembre 2010
Il litio si sta trasformando rapidamente in un minerale “strategico” e ha bisogno di essere definito urgentemente dai dirigenti politici ed economici dell’Argentina. Argentina, Bolivia e Cile, formano in triangolo che è ultimamente oggetto di studio da parte delle potenze sia consolidate che emergenti e deve entrare a far parte del Cono sud del Sudamerica. Quest’analisi del periodico cileno “El Mostrador” ci illustra questa nuova sfida politica per i nostri paesi. Carlos Pereyra Mele
Siamo alle porte di un ciclo più intensivo nell’uso del litio, in parte per la necessità mondiale di un cambiamento di fonte energetica. Codelco, che deve trasformarsi in un’impresa mineraria globale, non solo di rame, dovrebbe iniziare a sviluppare con aggressività progetti di litio a partire dalle riserve disponibili in Cile. La domanda di litio sta crescendo a livello globale perché è il materiale più efficace per lo sviluppo delle batterie e, in particolare, è la migliore alternativa di immagazzinamento di energia per l’espansione delle auto ibride ed elettriche. La riduzione delle riserve di petrolio, l’aumento del prezzo e gli effetti che generano gli idrocarburi sul riscaldamento globale spostano l’attenzione su questa nuove tecnologie. E, d’altra parte, oltre ai suoi numerosi usi ed applicazioni industriali, il litio è molto efficace nella produzione di trizio per la fusione nucleare, che si spera possa rimpiazzare le attuali centrali a fissione nucleare. La grande differenza tra esse a livello di ambiente naturale è che la fusione non genera rifiuti radioattivi. La prima centrale sperimentale a fusione nucleare, del progetto multinazionale ITER installato in Francia, potrebbe entrare in funzione nel 2017 e si prevede che alla fine del secolo si possa trasformare in una delle fonti di energia dominanti a livello mondiale.
Attualmente, risulta che il Cile possieda il 40% delle riserve di litio e presenti vantaggi competitivi per il suo sfruttamento rispetto ad altri paesi. Ma questo sta cambiando. E' in arrivo un’onda di investimenti che ristrutturerà il mercato e la mappa dei protagonisti. Sono stati scoperti nuovi giacimenti, si stanno rilevando le possibili riserve e si sta intensificando il suo sfruttamento. Questo cambiamento ha effetti geopolitici, su tre piani distinti.
Il primo è se si tratta di un prodotto strategico e che cosa s’intende con questo. L’uso del litio nelle armi nucleari ha portato il Cile a considerarlo un minerale che non è oggetto di concessioni, perché costituisce una riserva minerale “
strategica”. Infatti, questa misura proviene da un Decreto legge precedente al Codice minerario e alla Legge sulle concessioni minerarie. Assieme al passaggio della Codelco nelle mani dello Stato, questo è stato uno dei pochi trionfi del settore nazionalista del governo militare contro le posizioni liberali di allora. Negli anni ’70 la corsa nucleare era al suo apogeo e la bomba all'idrogeno era lo standard del futuro. Solo i trattati che hanno limitato la sua proliferazione e i successivi accordi per smantellare gli arsenali atomici, hanno ridotto l’importanza del litio. Non è stata una nuova tecnologia che lo ha lasciato in disuso, ma una decisione politica che ne ha limitato l'espansione. Tuttavia, anche questa concezione che lo “strategico” sia legato al suo potenziale militare è obsoleta. La visione oggi è diversa. La questione è questa, il trattamento del litio come minerale strategico è stato associato direttamente ed essenzialmente a questo potenziale militare. L’apprezzamento di questo potenziale nucleare oggi è diverso, ma soprattutto anche questa concezione del prodotto “strategico” è obsoleta.
Non c’è spazio per ripetere per il litio il modello di concessioni degli anni ’80. Si richiede un nuovo consenso che tuteli la posizione geopolitica del Cile in questo mercato emergente. La regola generale dei prodotti è che sono una commodity quando c’è una pluralità di venditori e compratori, che ammortizzano qualsiasi alterazione della sua disponibilità e, pertanto, del suo prezzo. Invece, un prodotto o un mercato è strategico quando è essenziale all’economia, come il petrolio o l’acciaio; sono indispensabili per i bisogni primari della popolazione, come abbiamo visto nella crisi alimentare dell’anno 2008; o l’accesso a questi prodotti è condizionato a fattori geopolitici, nel senso che esistono barriera di entrata che decidono i paesi in base alle alleanze (per esempio, l’obiezione a vendere gas boliviano al Cile), perché ci sono problemi di disponibilità di una risorsa nel mercato (come succede con il calo degli inventari del rame o l’impatto di uno sciopero sul suo prezzo) o sono vitali per l’economia di un paese (come lo sono le richieste industriali della Cina).
L’aumento del prezzo di molte commodity è vincolata a questi fattori. Nel caso dei minerali, ad esempio, lo strategico è associato sempre di più alla sicurezza della sua somministrazione. Le fusioni di imprese globali, gli stimoli e le restrizioni che diversi paesi stanno applicando alle imprese e i notevoli investimenti minerari sono orientati a garantire l’accesso a questi beni basici. Questo conferisce loro importanza geopolitica e la capacità di influenza in quei mercati è una fonte di potere per i loro paesi. Il litio si trova in questa categoria, perché è uno dei combustibili del futuro, come lo è stato il petrolio. Continua ad avere suo valore strategico, ma in base a quest’altro concetto. Ciò non significa, in maniera lineare, che lo Stato è l’unico che può sfruttarlo, ma che non è ragionevole sottoporlo alla stessa logica liberale diffusa negli anni ’80, come sostengono alcuni. Questo non è fattibile, né conveniente per il Cile. In ogni caso, la mia opinione è che Codelco, che deve trasformarsi in un’impresa mineraria globale, non solo di rame, dovrebbe iniziare con aggressività a sviluppare progetti sul litio, a partire dalle riserve disponibili in Cile.
Il secondo è che siamo alle porte di un ciclo più intensivo nell’utilizzo del litio, in seguito anche al bisogno globale di un cambio di fonte energetica. L’industria automotrice moltiplicherà la sua domanda in base alla necessità di veicoli più economici e più “
verdi”. L’anno scorso il presidente Obama ha fornito risorse alle imprese moribonde di Detroit per rendere più efficienti i modelli di motori e batterie. Il Giappone sta finanziando il progetto della Toyota con Oroncobre nella salina di Jujuy. La Mitsubishi ha concluso un accordo con l’impresa australiana Galaxy Resources per diventarne il fornitore di litio e collabora con GS Yuasa per lo sviluppo della sua tecnologia. Nissan, BMW e Volkswagen annunciano nuovi modelli per l’anno prossimo con batterie ricaricabili. L’emergente industria cinese, oltre a competere con questi modelli, cerca di diminuire la dipendenza da un petrolio sempre meno accessibile per loro a causa dell’influenza politica e militare che ancora gli Stati Uniti esercitano nei paesi produttori. In tutti questi casi gli stati si trovano inglobati nella riconfigurazione dell’industria.
A sua volta, il progetto ITER, il cui obiettivo è creare un reattore di fusione nucleare, ha avuto inizio come un accordo di collaborazione tra Stati Uniti, Unione Europea, Giappone e Russia, ai quali si sono aggiunti successivamente la Corea del Sud, l’India e la Cina. Tutti loro lavorano ad un modello sperimentale, Tokamak, che è stato installato in Francia nel 2006. In realtà, questa decisione è stata oggetto di una dura disputa che stava quasi per dividerli, perché gli Stati Uniti non erano d’accordo al fatto che il reattore venisse installato in Francia in seguito al suo rifiuto all’invasione dell’Iraq. E, infine, bisogna sottolineare che il Brasile vuole entrare nell’ITER apportando fondi e minerali.
Questa energia diventerà una fonte di potere mondiale e, sicuramente, i suoi protagonisti assumeranno una posizione di leadership globale. Una delle sue controparti saranno i fornitori di litio, tra i quali può esserci il Cile. La terza è la mappa delle riserve di litio e i vantaggi competitivi che avrà ogni paese. Non c’è un dato definitivo su quante riserve esistono, ma la tendenza è verso l’espansione attraverso nuove esplorazioni e scoperte. Il Cile possiede grandi giacimenti, ma si sa che la Bolivia potrà raddoppiare le nostre riserve, l’Argentina raggiungerà livelli simili e si pensa a grandi depositi di litio in Cina, Russia, Afghanistan e Stati Uniti.
Il triangolo tra Cile, Bolivia e Argentina ha già acquisito una rilevanza mondiale. È considerato un potere emergente in un mercato strategico. Lo sviluppo della sua produzione, infrastruttura e commercializzazione può creare sinergie tra i tre paesi e, perciò, ha il compito di evitare tensioni politiche o militari legate alla pretesa di ottenere vantaggi limitando uno o l’altro. La questione dello sbocco sul mare per la Bolivia tornerà ad avere la solidarietà dei paesi interessati nelle sue esportazioni di litio, come agli inizi del 2000 ce l’ha avuto per la questione del gas naturale. Il Cile possiede vantaggi competitivi naturali che non richiedono una strategia belligerante per preservare le sue opportunità.
Nessuno dei nostri paesi, tuttavia, sta investendo nello sviluppo delle tecnologie del litio: leghe, batterie o usi nucleari. Quello che interessa principalmente è lo sfruttamento primario del minerale.
Il Cile deve uscire dalla sua paralisi attuale, accelerare lo sfruttamento e creare accordi per partecipare alla ricerca e allo sviluppo dell’utilizzo del litio. In questa tappa questi sono investimenti in una scala in cui il Cile può rientrare. Inoltre, proprio come il Brasile, il Cile potrà far parte del progetto ITER. Le riserve internazionali del paese gli permetteranno di considerare questo investimento e altri contributi minerari all’iniziativa. Il dibattito sul suo carattere strategico deve essere pratico, non ideologico. E, di certo, stabilire che non c’è posto per ripetere per il litio il modello delle concessioni degli anni ’80. C’è bisogno di un nuovo consenso che tuteli la posizione geopolitica del Cile in questo mercato emergente.
Per saperne di più:
Sitio GEO Ideas
La Minería del Futuro, el litio de Jujuy
Japón ratifica interés en litio Boliviano


Europa e Russia: gas-Ostpolitik
Alfredo Musto 14 dicembre 2010
*Alfredo Musto, dottore in Scienze politiche e relazioni internazionali (Università “La Sapienza” di Roma), è collaboratore di “Eurasia”.
Nella partita del gas ci sono diversi attori e schieramenti. Sembrano essere poche le strategie di massima e molte le iniziative bilaterali o multiple. Poche le converge e molte le divergenze. Particolarmente indicativa è la situazione in Europa. Da una parte, l’Ue ha elaborato una pianificazione di rifornimenti e di mercato che tenta costantemente di implementare sulla base di parametri prestabiliti secondo un’ottica di liberalizzazioni, privatizzazioni e dismissioni che dovrebbero essere funzionali alla creazione di un mercato europeo dell’energia. Dall’altra, sono attivi i singoli Paesi con le rispettive industrie energetiche strategiche e compartecipazioni, costruendo reti di accordi per produzione, fornitura e acquisto che spesso si intrecciano. 
Un fattore cruciale, all’interno di questo quadro, rimangono le relazioni euro-russe e più in generale intra-euroasiatiche. E l’insieme degli approvvigionamenti energetici è di per sé un moltiplicatore delle interconnessioni politico-diplomatiche. Energia per produrre diplomazia. La dinamica energetica come variabile di attuali e futuribili assetti geopolitici. Con una certezza: il centro nevralgico del gas è a Est. A rifornirsi saranno nuove forme di Ostpolitik. I tubi non faranno storia a sé. L’Ue, sin qui, tra costanti e contingenze, ha intavolato una prospettiva di piattaforma energetica del gas che si propone di filtrare sia alcune presunte tendenze di massima che concernono la produzione e la fornitura, sia alcune altre di carattere più marcatamente geopolitico. Lo schema seguito da Bruxelles per il gas poggia su alcuni dati percepiti e annesse soluzioni:
•una riduzione del consumo a causa della crisi economica
•un incremento della produzione del tipo shale negli USA, cui dovrebbe seguire una diminuzione della domanda di gas naturale liquefatto (Gnl) da parte del mercato americano
•un conseguente surplus di Gnl statunitense da indirizzare sul mercato europeo
•la strategia europea del 20-20-20 anti-inquinamento che dovrebbe determinare un calo del consumo
•un aumento dell’efficienza energetica su scala continentale, cui si somma il crescente ruolo delle fonti rinnovabili. 
•il progetto di produzione di shale gas anche in Europa
•il progetto Nabucco da portare avanti
•l’intenzione di promuovere un’autonoma rete di trasporti e un sistema di stoccaggio sotterraneo
•l’obiettivo di separazione dell’attività di trasporto e distribuzione da quelle di produzione e fornitura
•raggiungimento successivo del mercato libero e sviluppo mercato spot
•susseguente superamento di contratti a lungo termine e della formula Groningen, con la quale il prezzo del gas è legato ad un paniere di prodotti petroliferi.
Rispetto a questo ventaglio, gli indicatori sembrano fornire elementi in controtendenza. E’ molto probabile che il Vecchio Continente non riuscirà nell’intento di diminuire il consumo di gas, tanto più puntando sulle energie alternative. L’obiettivo del triplice 20% per il 2020 nei termini di quota di energia per lo sviluppo economico, riduzione dei gas serra e innalzamento della quota delle rinnovabili è, in realistica sostanza, fuori portata per evidenti motivi di ordine economico e tecnologico. Alle irrinunciabili esigenze di rilancio dello sviluppo si associano i costi e i tempi per un’aggiornata sperimentazione tecno-ambientale. L’energia verde non è la panacea in una fantomatica lotta agli idrocarburi. Anzi, reca un’impronta antieconomica alla luce dei notevolissimi investimenti fino ad ora sostenuti per progetti (all’incirca 100mld di dollari) di circoscritta e limitata efficacia, senza considerare poi il crollo dei biocarburanti (con i relativi problemi ambientali quali la deforestazione per fare spazio alla coltivazione di canna da zucchero e la riduzione della produzione di derrate alimentari) e la non convincente idea di quelli di seconda generazione, cioè inerenti la lavorazione di legno e alghe.
Sull’onda di discutibili formulazioni di climatologi, la condotta anti-idrocarburi di Bruxelles alla lunga è destinata a scontrarsi con la realtà di costi insostenibili e valutazioni ambientali più corrispondenti ad un crisma ideologico che a ponderate considerazioni. Il gas, invece, rimane la più sostenibile tra le risorse naturali dal punto di vista ecologico.
Lo shale gas: pista non praticabile
L’idea di ricorrere al gas non convenzionale si presenta ostica negli Stati Uniti e lo sarebbe ancor di più in Europa. La lavorazione degli scisti argillosi in cui il gas è contenuto richiede un processo tecnologico integrato basato su tre elementi quali perforazione orizzontale, frattura idraulica e modello tridimensionale sismico. Tale processo, a detta di molti analisti, non è facilmente esportabile nel Vecchio Continente, anche perché occorrono pertinenti rilevazioni locali di carattere geologico. Un cammino complessivo di 15-20 anni e dai risultati non garantiti, specie se dello shale si dovesse fare la soluzione e non semplicemente una tra le praticabili. Non mancano del resto rilievi ambientali: negli USA si procede con scarsa attenzione all’impatto ambientale, anche perché si opera nel deserto e in zone a poco popolate. Nei Paesi europei, invece, bisognerebbe procedere in aree comunque prossime a insediamenti, in virtù di una diversa conformazione territoriale e urbana.
Non mancano, evidenziano studi, criticità sotto lo stesso profilo economico, giacchè la produzione sarebbe redditizia – come dimostra l’esperienza americana del giacimento di Barnett e dei bacini di Fayetville e Woodford – solo se legata a soglie di prezzo piuttosto alte.
Un’altra scelta non convenzionale sarebbe il biogas, ottenibile da concime di vacca e da rifiuti di fognatura. Un efficace soddisfacimento di parte del fabbisogno energetico non appare realistico neanche in questo caso. E’ evidente come nella disputa sul gas non convenzionale si intreccino tanto gli interessi di lobby quanto gli intendimenti politici. Ne è prova lampante l’insieme delle argomentazioni addotte a supporto di una strategia ad excludendum della Russia quale partner principale per gli approvvigionamenti di gas naturale.
Le argomentazioni ecologiste, già di per sé parte di quel costrutto ideologico che è il global warming, veicolato forzatamente e strumentale ai progetti di determinati centri decisionali industrial-finanziari, vengono utili ai fini di una policy del gas anti-russa.
Ma su tutte, c’è un’argomentazione che è una esplicita accusa: Mosca fa del gas “un’arma energetica” dai risvolti politici per ricattare i vicini e minare la sicurezza dell’Europa con forti vincoli di dipendenza. Gli Stati Uniti in primis paventano una situazione di questo tipo. Ma più in generale si tratta di un’impostazione euroatlantica che inquadra, all’interno degli equilibri di potenza e geostrategici, la Russia come un avversario da contenere e limitare, in modo particolare evitando una sua saldatura politica ed economica con la penisola europea, parte della massa eurasiatica. Ma, rimanendo alla politica del gas, una direttrice che cerchi di svincolare i Paesi europei da Mosca – come si vede – non può avere vantaggi in termini di sostenibilità economica ed efficienza degli approvvigionamenti. E’ oggettivo il problema delle importazioni. Infatti, la produzione interna di gas dell’Europa è destinata ad un ulteriore ridimensionamento (come nel caso di quella norvegese, tra le più importanti) e allora i gasdotti alternativi a quelli che si diramano dalla Russia non riuscirebbero a colmare un fabbisogno continentale che, in più, non potrebbe contare neanche su di una consistente quota di gas russo se non si dovesse procedere con gli accordi. Sul versante delle infrastrutture, ci si misura con l’insufficienza degli stoccaggi e dei terminali di Gnl di altra provenienza, al di là di progetti immaginati ma inattuati in diversi Paesi.
Le grandi compagnie non gradiscono il c.d. terzo pacchetto energetico e la divisione delle attività, per cui si pongono delle incognite circa la costruzione degli hub e gli investimenti nei gasdotti. Inoltre, bisogna considerare i limiti delle riserve e le effettive capacità dei produttori a fronte di differenti tipi di problemi, come nel caso della Norvegia, dei Paesi nordafricani o del Qatar. Sono vulnerabili anche le forniture dall’Asia centrale e dall’Iran, sia per la crescente concorrenza di protagonisti come Cina e India, sia per la delicatezza del quadro politico-economico. Prova ne sia l’impasse del progetto Nabucco che, come noto, poggia sul preciso intento di squalificare il gas russo e sottrarre determinate aree all’influenza energetico-diplomatica di Mosca. Sul versante del mercato europeo, va aggiunto, in presenza di quote ridotte di gas, la stessa liberalizzazione non potrà che portare ad un rafforzamento delle posizioni dei produttori.
 
Fuori dalle logiche di Bruxelles e fuori dalle vecchie convenzioni schematiche, l’attuale stato del gas naturale e l’andamento multipolare degli equilibri geopolitici dovrebbero portare l’Europa a non tagliare il ponte energetico con la Russia per non sprofondare in un pesante aggravio economico di lungo termine. Le più convenienti scelte strategiche portano a Mosca. Se l’Europa necessita di una gas-politik che non insegua una pretesa di diversificazione fuori da effettive probabilità, dal canto suo la Russia deve ancora superare in maniera compiuta delle incertezze strategiche a loro volta alimentate dalle citate diffidenze di alcuni partner occidentali. Se per quest’ultimi si pone il problema dei fornitori, per Mosca si pone la questione della diversificazione dei clienti. Un eventuale frattura euro-russa nella partita del gas indurrebbe i russi ad una virata delle esportazioni verso l’area asiatica, in piena fibrillazione energetica, e in particolare verso la Cina.
La “
Strategia Energetica” di lungo periodo è imperniata su vendite su entrambi i fronti occidentale-orientale, ma la Russia può garantirsi e garantire una propria diversificazione allorchè sia in grado di mantenere una crescita alta della produzione. E a tal proposito sembrano esserci dei dubbi che, se effettivamente confermati, imporrebbero ai russi di superare la scelta della diversificazione per procedere verso una sorta di dirottamento delle esportazioni. E gli europei, se prevalessero gli scetticismi o le avversioni politico-energetiche nei confronti dell’Orso, rischierebbero di essere le vittime di questa scelta strategica di Mosca.
La Russia ha bisogno di perseguire la priorità specifica dello sviluppo di nuovi progetti di produzione di gas sul proprio territorio, il che implica la rinuncia ad un’acquisizione totale e a qualsiasi prezzo di quello presente nell’area post-sovietica. E’ suo interesse non scivolare in una dipendenza dal gas dell’Asia centrale. In questo senso, le politiche nei confronti del Turkmenistan si fanno più delicate e si misurano anche in proporzione al crescente peso della Cina e in relazione alla situazione interna di quest’ultima. Nell’anno in corso, i russi hanno rinnovato l’accordo con i turkmeni ad un prezzo ben più alto di quello pagato loro dai cinesi e hanno provveduto a concordare sempre con loro progetti congiunti per i gasdotti Pricaspian ed East-West che collegheranno nuovi giacimenti alle condutture già esistenti verso la Russia. I russi pagano il non basso prezzo, ma intendono evitare una dispersione delle risorse. Il gas turkmeno in effetti è meglio indirizzato alla Cina sul piano delle infrastrutture e dei prezzi e i cinesi praticano un’influenza che garantisce al Turkmenistan di muoversi con maggior disinvoltura nei confronti di Mosca, arrivando a costruire rotte del gas alternative a quelle russe.
Nella questione delle forniture russo-cinesi, invece, sussiste un punto delicato rappresentato dalla posizione dei cinesi che legano il prezzo del gas a quello del carbone di produzione locale, il quale costituisce un fattore primario nel soddisfacimento del proprio fabbisogno energetico. Dunque, se una strategia di incremento delle esportazioni verso la Cina sarebbe comunque percorribile, la situazione dei prezzi e delle infrastrutture mette Mosca nelle condizioni di procedere con cautela. Il dibattito sulle prospettive e sui progetti è piuttosto composito all’interno dei vertici industriali russi. L’idea di assecondare in maniera sempre più convinta il mercato del gas cinese sta portando in ascesa progetti di smistamento di forniture tradizionalmente orientate in Occidente, così come alcuni nuovi, per esempio nel caso del giacimento di Kovykta, nella Siberia orientale, il cui prezzo si prevede essenzialmente basso. Nel frattempo si sta pensando ad una nuova formulazione congiunta del prezzo del gas e si è deciso di procedere nella costruzione dell’Altay, un gasdotto di primaria importanza congegnato per le forniture alla Cina dai territori della Siberia occidentale, storicamente predisposti al mercato europeo.
Ma si ritorna al punto: produzione e diversificazione
La Russia ha il problema di misurarsi con la forte incertezza sulla crescita della propria produzione e un’eventuale scelta di marcare l’export verso la Cina le imporrebbe di tagliare quote consistenti del gas indirizzato all’Europa. Ma la Russia stessa si troverebbe con un notevole calo dei proventi e con un insieme di conseguenze sul piano politico-strategico ancora da soppesare interamente. Se il Vecchio Continente immaginasse concretamente una diversificazione degli approvvigionamenti che possa fare a meno del preponderante gas russo, correrebbe il rischio notevole non solo di rimanere “
scoperta”, ma di dover cadere in una molto più pericolosa e incerta dipendenza da altri fornitori e da altre fonti di dubbia efficacia. Sarebbe una diversificazione fine a se stessa. 
Europa e Russia, nella vicenda del gas, si ritrovano con punti di debolezza e punti di forza che però possono essere incrociati in una strategia comune sulla base di un assunto oggettivo: entrambi hanno bisogno l’una della dell’altra sul piano delle forniture, dei ricavi e dell’incremento tecnologico. Occorrono, allora, progetti come il North ed il South Stream e occorre un proficuo protagonismo delle industrie strategiche. Ma non solo. La gaspolitik è una variabile di una partita più grande. L’energia è una variabile della partita geopolitica con tutte le sue implicazioni politiche, economiche, militari. Nel montante scenario multipolare è ora di una convergenza euroasiatica. Una nuova
 gaspolitik per una nuova Ostpolitik.











NATO: un lupo nella pelle di agnello – Perché la Russia dovrebbe aderire all’Alleanza Nord Atlantica?
Gennady Zyuganov, Segretario generale del Partito Comunista della Federazione Russa Gazeta Pravda 15/11/2010
Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova -Tlaxcala
Sullo sfondo della crisi globale, in cui è stata coinvolta la Russia anche più profondamente di altri importanti paesi, si possono osservare nuovi pericolosi fenomeni nella politica della dirigenza del nostro Paese.
Mi riferisco ai progetti di ulteriore messa in liquidazione di imprese strategiche, di privatizzazione commerciale dell’istruzione, della sanità e della cultura, e alla spinte per trascinare la Russia nell’ambito del WTO, World Trade Organization, l’Organizzazione mondiale del commercio.
Di recente, le lunghe trattative per l’ingresso della Russia nella NATO, che erano giunte ad una posizione di stallo, improvvisamente sono state riprese. Esperti e giornalisti filo-governativi si sono tanto impegnati per dimostrare che questo è un passo necessario.
Ad un forum internazionale tenutosi in settembre a Yaroslav, il presidente del Direttivo dell’Istituto per un Moderno Sviluppo (INSOR), il signor Yurgens, ha pubblicamente ventilato l’idea di trascinare la Russia all’interno della NATO. Il presidente del Consiglio di amministrazione dell’INSOR è il Presidente della Russia, Dmitrij Medvedev.
Questo potrebbe significare che il signor Yurgens ha lanciato la sua iniziativa con il tacito consenso dell’Amministrazione presidenziale? Lo stesso Presidente russo intende prendere parte [N.d.Tr.: e vi ha preso parte] al vertice NATO di Lisbona, fra il 19 e il 20 novembre. Nel corso di un recente incontro con il Segretario generale della NATO Anders Rasmussen, Dmitry Medvedev ha affermato che il summit di Lisbona potrebbe non solo “dare un brillante avvio alle relazioni fra NATO e Russia, ma contrassegnare la modernizzazione di mutue relazioni.”
Non vi è nulla di nuovo rispetto a questo “brillante avvio”. Il percorso di riavvicinamento con l’Occidente in termini di capitolazione è stato aperto da Mikhail Gorbachev con i suoi “valori umani universali”. L’amoreggiare con gli Stati Uniti e i loro alleati ha prodotto conseguenze nefaste per il nostro paese. Tuttavia, i dirigenti della Russia hanno mancato di trarre utili insegnamenti da tutto ciò.
Yeltsin aveva permesso la prima ondata espansiva della NATO verso i confini della Russia. Aveva spalleggiato l’aggressione della NATO contro la Jugoslavia, nostro personale alleato in Europa. Ma verso la fine del regime, a Yeltsin, diveniva più chiaro che i “partners” ci avevano cinicamente menato per il naso. Irritato, Yeltsin autorizzava la famosa marcia di una compagnia di truppe aerotrasportate russe verso Pristina, la capitale del Kosovo, ma non era dato di più. Dopo poco tempo, il signor Putin riportava ogni cosa alla situazione iniziale.
Uno dei primi passi del nuovo Presidente è stato quello che la Duma ratificasse l’infame Trattato START-II, che avrebbe portato allo smantellamento dei nostri missili pesanti. Le forze nucleari strategiche della Russia sono state salvate solo perché il Congresso degli Stati Uniti si è rifiutato di ratificare il Trattato. In seguito, le autorità russe hanno dato di fatto il loro consenso alla seconda ondata di espansione della NATO, questa volta a raggiungere i paesi del Baltico. 
Subito dopo, con il pretesto di prendere parte alla coalizione internazionale contro il terrorismo, il signor Putin contribuiva in buona sostanza all’insediamento di basi NATO nell’Asia Centrale. Contemporaneamente, venivano liquidate basi essenziali russe a Cuba e nel Vietnam.
Tuttavia, dopo sei anni di inesauribili sforzi concentrati a rafforzare le relazioni con la NATO, il signor Putin improvvisamente ha scoperto che l’Occidente non aveva alcuna intenzione di ricambiare, ma continuava a presentare sempre nuove richieste, minacciando di trascinare la dirigenza russa davanti alla Corte internazionale per le azioni belliche della Russia in Cecenia.
Perciò, nel febbraio 2007, a Monaco il Presidente russo pronunciava il suo famoso discorso anti-NATO, in cui esprimeva profonda indignazione per la perfidia e slealtà dei “partners”.
Ora, il Presidente Medvedev viene istigato a seguire il medesimo percorso. Alcuni importanti passi preparatori sono stati presi alla vigilia della sessione di Lisbona della NATO. È stato sottoscritto un altro trattato di “disarmo” con gli Stati Uniti. Mosca ha sostenuto sanzioni più severe contro l’Iran e ha stracciato il contratto per la fornitura a Teheran di sistemi di difesa anti-aerea. Sono stati lanciati in modo sconsiderato alcuni attacchi verbali contro la Corea del Nord. I rapporti con la Bielorussia si sono aggravati senza una precisa causa. Un grande regalo è stato presentato alla Norvegia, il più stretto alleato degli Stati Uniti nella NATO, a cui è stato concesso il controllo su gran parte del Mare di Barents, sul quale il nostro paese non ha mai riconosciuto la sovranità straniera.
Attualmente, sembra che le relazioni tra la Russia e la NATO stiano per arrivare ad un nuovo livello, ad un passo verso l’adesione della Russia a questo blocco aggressivo.

NATO: Da poliziotto europeo a poliziotto globale
Bisogna ricordare che l’Alleanza era stata creata il 4 aprile 1949, presumibilmente per proteggere l’Europa contro l’invasione delle “orde rosse” provenienti dall’Oriente. Eppure, al momento, uno dei dirigenti della NATO ammetteva che lo scopo vero del blocco era quello “di proteggere l’America, di controllare la Germania, e di escludere e reprimere la Russia.
L’Unione Sovietica è stata distrutta. Allora, potrebbe sembrare che non vi sia alcuna ragione perché la NATO debba esistere ancora. Ma l’Alleanza continua a vivere, e anzi è in espansione e mostra i suoi muscoli potenziati. Il vero significato del mantenimento della NATO è stato messo in luce dagli interventi sfrontati contro la nazione amica Jugoslavia, e poi contro l’Iraq e l’Afghanistan.
È diventato chiaro che la NATO è ancora uno strumento per promuovere le ambizioni globali degli Stati Uniti e dei loro alleati. È un dato oggettivo che strateghi occidentali concordano sul fatto che il ruolo della NATO è sempre più importante.
L’equilibrio delle forze nel mondo sta rapidamente mutando. Nel 1999, quando i membri della NATO adottavano entusiasticamente il nuovo Concetto Strategico, che trasformava la NATO da alleanza per la difesa dell’Europa in un blocco offensivo con un raggio di azione esteso al mondo, a tutto questo non si sono verificate resistenze, e nemmeno ne venivano previste. La Russia giaceva fra le rovine delle “riforme”, mentre la Cina doveva ancora affermare il proprio potere politico ed economico.
Oggi, come la crisi ha dimostrato, l’ordine dell’oligarchia mondiale, tutto centrato sul Nord America e l’Europa, è in fase di arretramento. Sotto l’influenza della Cina comunista, i paesi asiatici, la cui funzione fino a poco tempo fa era stata quella di rifornire di risorse naturali e di lavoro a buon mercato l’Europa e gli Stati Uniti, stanno emergendo come fattori chiave nelle politiche mondiali. Processi consimili stanno prendendo piede in America Latina. I paesi del “Continente nero”, campo sconfinato per il saccheggio da parte delle imprese transnazionali (TNC), stanno unendosi nell’Unione Africana contro il colonialismo. Il Medio Oriente e il mondo islamico, come un tutt’uno, costituiscono un blocco ben saldo in un duro scontro con l’Occidente.
La lotta per la leadership si sta intensificando. La crisi economica indebolisce ulteriormente il sistema capitalista. L’oligarchia internazionale è composta dalle persone più ricche del pianeta, alla direzione di più di 500 potenti imprese transnazionali, che gestiscono un capitale di 16 miliardi di dollari e incidono su più del 25% della produzione industriale mondiale. Questa “élite” non ha alcuna intenzione di rinunciare alla propria egemonia sul pianeta, acquisita attraverso secoli di guerre di conquista. Da qui la nuova serie di conflitti militari, l’atteggiamento aggressivo nei confronti dell’Iran e della Corea del Nord e la crescente pressione sulla Cina.
L’Occidente è alla ricerca di un maggiore consolidamento al fine di perpetuare il proprio dominio. Mentre negli anni ’90 la questione se la NATO avesse ancora un qualche significato era oggetto di dibattito, oggi l’oligarchia, preoccupata per il mutato equilibrio di forze nel mondo, sta energicamente imponendo la costruzione della NATO come gendarme del mondo. Si prefigge il compito di implementare sistemi di controllo globale su tutte le superfici delle terre emerse e dei mari e di essere in grado di scatenare attacchi in qualsiasi punto del pianeta. La NATO sta risultando come una struttura sovranazionale che tenta di sovvertire il sistema del diritto internazionale, che aveva preso forma dopo la Seconda Guerra mondiale e a cui erano soggette le Nazioni Unite.
Tornando al 1993, Zbigniew Brzezinski nel suo libro “Il mondo fuori controllo” dichiarava apertamente che, se gli Stati Uniti pretendevano il controllo del mondo, per ottenere ciò dovevano affermare la loro preminenza sull’Eurasia, in modo particolare sulla “periferia dell’Occidente” (l’Unione Europea), sulla sua zona centrale (la Russia), sul Medio Oriente, sull’Asia Centrale e sulle sue riserve petrolifere.
Secondo l’illustre analista usamericano John Kaminski, le truppe statunitensi non stanno combattendo per la libertà. La loro è una battaglia per i profitti delle corporation…l’esercito esiste per conquistare e saccheggiare altri paesi e popoli. 
Al vertice di Lisbona, i suoi partecipanti vanno per approvare un nuovo Concetto Strategico della NATO, che deve sostituire quello adottato nel maggio 1999, quando il blocco aveva dichiarato di avere il diritto di intervento globale. Verosimilmente, il nuovo Concetto confermerà l’espansione continua della NATO verso oriente. Verranno mantenute in Europa le bombe nucleari tattiche degli Stati Uniti. Sarà creato un sistema di difesa missilistica europeo in collaborazione con gli Stati Uniti, che ovviamente verrà diretto contro la Russia.
Il capitale oligarchico, consapevole della minaccia alla sua egemonia mondiale proveniente da Asia, America Latina e Medio Oriente, sta cercando di contrattaccare. Ma le sue risorse continuano a ridursi.

La Russia sta per essere trascinata nella guerra in Afghanistan
Qual è la preoccupazione più grande per la NATO? Il fatto di non avere abbastanza “carne da cannone” per le sue spedizioni coloniali. La NATO sta febbrilmente guardandosi in giro nel campo degli alleati. Attualmente, in Afghanistan sono dispiegati 150.000 uomini da 47 nazioni. Molte ex repubbliche sovietiche sono state coinvolte: l’Estonia ha inviato 160 uomini, la Lettonia 170, la Lituania 245, l’Azerbaijan 90, l’Armenia 40, l’Ucraina 15 e la Georgia 925.
Ai nostri alleati dell’ultimo Patto di Varsavia sono state presentate richieste di aumentare i loro contingenti. Così, la Polonia ha impegnato in Afghanistan 2630 uomini, la Romania 1750, l’Ungheria 360, la Bulgaria 540, la Repubblica Ceca 500 e la Slovacchia 300. Perfino la Mongolia ha inviato quasi 200 soldati. Esiste forse qualche dubbio sul fatto che alla Russia verrà chiesto di dare un contributo più “degno” per la “lotta per la democrazia” in Afghanistan?
Qual è il significato dell’Articolo 5 della Carta della NATO? L’Articolo recita che tutti i membri del blocco devono accorrere in difesa di ognuno dei membri, quando questo fosse soggetto ad un’aggressione. La natura dell’attacco non viene chiaramente esplicitata. Potrebbe benissimo corrispondere alla “minaccia terroristica”, che sta assumendo un ruolo di così grande importanza in Occidente. Coloro che stanno trascinando a forza la Russia all’interno della NATO devono capire che la Russia sarà obbligata a proteggere gli interessi collettivi dell’Alleanza. E non solo in Afghanistan…
Con tutta evidenza Washington ritiene “ragionevolmente” inammissibile che il governo russo stia ancora sottraendosi dal fare quello che è il “sacro dovere” di tutti i partner degli Stati Uniti, ossia la lotta per gli interessi usamericani. A Washington si sentono sempre più voci assillanti che invocano un intervento in Iran. Quindi, sarà necessaria sempre più “carne da cannone”.
L’opinione pubblica occidentale respinge la guerra senza senso in Medio Oriente, soprattutto dopo che i “nobili” obiettivi della “lotta contro il terrorismo internazionale” stanno rapidamente perdendo la loro lucentezza, e il costo e il numero di bare di ritorno dall’Afghanistan stanno spiccando il volo.
Quindi, per i leader della NATO è estremamente importante creare l’impressione che questa guerra abbia il più largo consenso internazionale. In generale, questo è uno degli espedienti favoriti dagli Statunitensi: ripartire fra tutti i loro alleati le responsabilità delle loro avventure colonialiste. Questo è stato il caso in Corea negli anni ’50 e in Vietnam negli anni ’60. Questo è quello che sta accadendo in Afghanistan.
Il Segretario Generale della NATO parla apertamente dell’invio di piloti di elicotteri russi in quella regione, e in un incontro di pochi mesi fa al Pentagono con il signor Serdyukov, Ministro della Difesa russo, il Ministro della Difesa degli Stati Uniti ha sollevato la questione dell’invio in Afghanistan di reparti speciali ed aviotrasportati russi. Fino ad ora, non abbiamo sentito notizia di un deciso rifiuto da parte russa di fare questo.
D’altro canto, sappiamo che i legami tra le forze armate della Russia e della NATO sono stati completamente ristabiliti in occasione della visita al quartier generale dell’Alleanza a Bruxelles del capo di Stato Maggiore Generale N. Makarov, all’inizio di quest’anno. Sono stati sottoscritti diversi accordi su esercitazioni regolari a livello di stati maggiori per rendere operative la compatibilità e l’interoperabilità delle truppe e per lo scambio di militari per la formazione e altre attività volte a integrare le forze armate russe nelle strutture della NATO.
Gli strateghi occidentali decidono di ammettere la Russia nell’Alleanza solo come un membro della truppa, di rango inferiore, mettendo in chiaro che il blocco ha un solo padrone, gli Stati Uniti. La Russia si trasformerebbe da un rivale pericoloso, tale da essere tenuto fuori dall’Europa, in un vassallo docile.
In altre parole, la formula sta cambiando. Ora l’obiettivo principale della NATO è di “mantenere in posizione prominente gli Stati Uniti e in posizione sottomessa la Germania e la Russia”.

Conseguenze dell’entrata della Russia nella NATO
Se il nostro paese aderirà all’Alleanza, la nostra indipendenza nell’affrontare le questioni mondiali verrà drammaticamente compromessa. La Russia dovrà coordinare le sue azioni con gli alti ufficiali della NATO, o, in termini pratici, cercherà di ottenere il loro permesso per ogni sua iniziativa internazionale. Avremo “nemici comuni”. Noi tutti dovremmo renderci conto che, nell’eventualità di un’adesione della Russia alla NATO, le nostre frontiere meridionali e dell’Estremo Oriente potrebbero diventare per la prima volta zone di alta tensione e quindi campi di battaglia.
Similmente a tutti gli altri membri dell’Alleanza, la Russia dovrà affrontare “l’occupazione amichevole” con la comparsa sul nostro territorio di basi NATO e forze di intervento rapido, e i trasporti senza controllo delle forniture militari della NATO attraverso il nostro territorio. Come risultato di questa trasformazione, il ruolo geopolitico eurasiatico della Russia muterà. Quindi, l’adesione della Russia alla NATO rappresenterà il prologo della sua autodistruzione.
Per l’economia russa questa mossa potrebbe suonare come la campana a morto per il nostro complesso militare-industriale, che è stato a lungo il motore di spettacolari risultati scientifici e tecnologici e ha utilizzato le forme più avanzate di organizzazione del lavoro.
Inevitabilmente, saremo costretti ad assumere gli standard della NATO e ad acquistare strutture militari straniere. Il processo è in pieno svolgimento. Noi abbiamo già acquisito fucili inglesi, droni israeliani, veicoli corazzati italiani e il “contratto del secolo” vedrà la Marina russa acquistare navi portaelicotteri francesi, assolutamente non necessarie. Il generale Ivashov stima che nei prossimi anni la Russia si procurerà almeno il 30% dei suoi armamenti dai paesi della NATO e da Israele.
Nel frattempo, il blocco effettivo della produzione degli aerei TU-204 e IL-96 significa che non stiamo solo diventando totalmente dipendenti dall’Occidente per gli aerei passeggeri, ma anche che presto non saremo in grado di produrre i nostri aerei da trasporto militare.
In caso di conflitto non avremo i pezzi di ricambio o la capacità di riparare gli aerei passeggeri, che sono stati da sempre una riserva di emergenza.
La distruttiva “riforma” delle Forze Armate rientra nel medesimo disegno. È da associarsi sempre al nome del signor Serdyukov. Ma, a quanto pare, la sua attività ha il sostegno della dirigenza del nostro Paese.
Esiste già la triste esperienza di tali “riforme”. Gli eserciti, una volta validi, dei paesi del precedente Patto di Varsavia - Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Bulgaria e Romania - sono stati trasformati in “contingenti” totalmente inidonei a difendere i loro paesi e le loro popolazioni, ma che forniscono mercenari per le guerre coloniali degli Stati Uniti d’America.
La stessa sorte ha dovuto subire quello che una volta era il potente Esercito Popolare di Jugoslavia. Dopo il colpo di stato del governo nell’ottobre del 2000, quando le forze filo-occidentali si sono impadronite del potere a Belgrado, una serie di “riforme” dell'Esercito jugoslavo lo hanno trasformato nella pallida ombra della forza armata tanto efficace che solo di recente era stata in grado di respingere l’invasione da terra della NATO.
Le autorità russe hanno distrutto la scienza e l’industria di difesa, che avevano ereditato dall’Unione Sovietica, a tal punto che abbiamo perso la capacità di produrre in modo bastante i nostri stessi armamenti, per non parlare della potenzialità di svilupparne di nuovi. L’Esercito, che una volta era temuto dai suoi nemici, demoralizzato e disarmato dai “riformatori”, non è più in grado di difendere la Russia.
La riorganizzazione della struttura delle Forze Armate, l’adozione del sistema di brigata, gli acquisti di attrezzature militari straniere, le esercitazioni congiunte negli Stati Uniti e in Europa, il rifiuto di ammettere cadetti e allievi negli istituti di istruzione superiore militare non è altro se non la piattaforma di lancio per preparare un modulo militare per far aggangiare ciò che resta dell’Armata e della Marina russa alle forze di spedizione degli Stati Uniti e della NATO.
Il messaggio è chiaro: la Russia volontariamente rinuncia al suo status di leader mondiale e diventa subordinata alle forze più aggressive.
Il nostro popolo vittorioso merita di subire un simile trattamento?

È possibile fidarsi dell’atteggiamento amichevole della NATO?
I fatti sono refrattari a questo. Attestano che la NATO sta in tutta tranquillità continuando a preparare l’invasione della Russia. Le nostre truppe sul teatro europeo sono surclassate per 10-12 volte da quelle della NATO. Nella sola Europa la NATO può dispiegare 36 divisioni, 120 brigate, 11.000 carri armati, 23.000 pezzi d’artiglieria e 4.500 aerei da guerra. Qual è lo scopo di disporre di una tale enorme potenza militare? Per combattere il terrorismo internazionale, che oggi è presentato come la principale giustificazione dell’esistenza della NATO?
Nel frattempo, gli specialisti ritengono che il 70% di tutte le attività operative, le esercitazioni, i piani di guerra elaborati a livello degli alti comandi dalla NATO costituiscono le prove di ingresso in un periodo iniziale di guerra su vasta scala, prove intraprese per guadagnare la superiorità aerea e per mettere in esecuzione operazioni offensive.
Attualmente, la NATO non ha altri potenziali nemici contro cui scatenare operazioni su larga scala, fatta eccezione della Russia. Si può senza dubbio affermare quindi che la NATO desidera occuparci!
La NATO sta imponendo la sua presenza ovunque. La Russia è strategicamente circondata. Attorno alla Russia è stata creata una cintura di stati ostili. Basi statunitensi stanno spuntando in Polonia, Bulgaria e in Romania sulla costa del Mar Nero. I Paesi Baltici sono già sotto il controllo della NATO. In queste regioni, sono stati modernizzati basi navali e aeroporti militari in grado di ospitare fino a 200 aerei da guerra in qualsiasi momento. E l’Estonia si trova nel raggio di 200 km da Leningrado! L’aviazione NATO può lanciare i suoi missili perfino senza invadere il nostro spazio aereo.
L’Ucraina e la Moldavia stanno facendo anticamera per essere ammesse nella NATO. La Georgia è già stata guadagnata dalla NATO. L’Azerbaigian è progressivamente orientato verso la NATO. Basi aeree del blocco si trovano in Tagikistan e Kirghizistan.
I nuovi membri dell’Alleanza, compresi i Paesi Baltici, non hanno limitazioni nel dispiegamento di armi nucleari sul loro territorio, non sono condizionati dalle limitazioni previste dal Trattato sulle Forze Armate Convenzionali in Europa (CFE), fattore che rende possibile la creazione di gruppi di attacco nei loro territori.
C’è un’azione costante per stabilire il controllo sulla nostra Flotta del Nord, il più potente raggruppamento di forze nucleari marittime della Russia. La NATO utilizza stazioni di monitoraggio in Norvegia e nei Paesi Baltici, e posti di controllo radio elettronico su Spitzbergen (un’isola della Norvegia). Boe acustiche, satelliti e aerei da ricognizione Orion mettono sotto traccia tutti i movimenti dei nostri sottomarini nucleari. La ricognizione aerea della NATO, lungo le nostre frontiere, sta diventando di giorno in giorno sempre più attiva.
Cosa c'è dietro i tentativi di trascinare la Russia nella NATO?
L’élite russa già da lungo tempo tenta di andare a far parte dell’oligarchia mondiale. Ma le è stato fatto capire che l’unico permesso per entrare al “
club” passa attraverso l’organizzazione militare della NATO. Il messaggio insito a questo, che per noi costituisce primario motivo di conflitto, è: “Versate il sangue dei vostri cittadini in nome dei valori occidentali, e poi valuteremo se ammettervi al club”.
L’impennata “
improvvisa” di interesse ad aderire alla NATO è una prova ulteriore del fatto che le élite della Russia e dei paesi della NATO hanno la stessa natura di classe. Il gruppo che oggi governa la Russia è ritenuto così modernista da “occidentalizzare” la Russia. E la preparazione all’“occidentalizzazione” è in atto da tempo.
L’élite filo-occidentale della Russia continua a dire che la Russia non ha nemici. Fatta eccezione per i fantomatici “
terroristi internazionali”. Gli artefici della nostra politica estera rifiutano di ammettere il fatto evidente che gli obiettivi storici dell’Occidente non sono cambiati e che la Russia è vista ancora come fonte di risorse a buon mercato e come un mercato di beni occidentali di scarsa qualità, sopravvissuti alla loro data di scadenza.
La sfilata di reparti incolonnati della NATO sulla Piazza Rossa il Giorno della Vittoria, il 9 maggio 2010, un giorno sacro per tutti i Russi, ha dimostrato che le élite della Russia e della NATO si stanno muovendo a diventare “
anime gemelle”. Stanno tentando di inculcarci che il nostro popolo, che per primo ha inviato un suo figlio - Yuri Gagarin – nello spazio, è solo capace di raccogliere le briciole dalle tavole occidentali.
Stiamo assistendo alla rivincita del liberismo rabbioso, quando più di 900 imprese, tra cui alcune di interesse strategico, stanno per essere privatizzate, e questo significa che la sicurezza nazionale del Paese è sacrificata per smania di guadagno e di interessi egoistici.
Per inciso, l'élite russa continua a mostrare incoerenza. Mentre si sta opponendo con fermezza all’ammissione nella NATO di Ucraina e della Georgia, Mosca improvvisamente dichiara che intende lei aderire all’Alleanza! La Dottrina Militare della Russia indica la NATO come il principale avversario. Ma allora, stiamo per integrarci nell’organizzazione del nostro principale avversario?
Naturalmente, secondo la Costituzione della Russia di Yeltsin, è il Presidente che determina la politica estera del Paese. Allo stesso tempo, i dirigenti della Russia non dovrebbero dimenticare il principio costituzionale che afferma come la fonte del potere in Russia sgorga dal suo popolo. In termini evidenti, un cambiamento così netto del corso della storia del Paese richiede il consenso del popolo. Il meccanismo per verificare tale consenso è ben noto. Questo è il referendum. Se le autorità della Russia attuale ritengono di essere infallibili, poniamo loro il quesito dell’ingresso nella NATO in un referendum. Ma sono scarse le possibilità che lo faranno!
Loro sanno benissimo che il popolo conserva nei suoi geni il ricordo di precedenti “
visite” alla Russia da parte dei suoi vicini europei, sia nella forma di intervento polacco durante il Periodo dei Torbidi [N.d.Tr.: con il nome di Periodo dei Torbidi si intende quel periododi interregno nella Russia dominato da un’anarchia assoluta seguente alla fine della Dinastia dei Rurik (1598) e precedente alla Dinastia dei Romanov (1613). Fu uno dei periodi più foschi e torbididella storia russa, e nello stesso tempo più importanti insieme alla Rivoluzione d’Ottobre del 1917], sia di invasione da parte del grande esercito di Napoleone o delle orde di Hitler con legioni di SS, che vedevano nei loro ranghi rappresentanze di quasi tutti i paesi membri attuali della NATO.
La Russia ha già pagato per la sua sicurezza con milioni di vite nella Seconda Guerra mondiale ed ha contribuito così a liberare l’Europa dal fascismo. Per rafforzare la sicurezza della Russia, non dobbiamo chiedere di essere ammessi alla NATO, ma dobbiamo sviluppare la nostra industria, l’istruzione e la scienza. Dobbiamo rivitalizzare le nostre Forze Armate. Dobbiamo recuperare la cerchia dei nostri amici ed alleati fra i Paesi membri dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e dell’Organizzazione del Patto per la Sicurezza Collettiva.
Soprattutto, dobbiamo cercare di ricreare una unione fra Russia, Bielorussia e Ucraina, che riporti insieme le potenzialità dei tre popoli slavi. Questa è la migliore garanzia per la nostra sicurezza. Questo è avvenuto per secoli nel nostro Stato comune. Così sarà anche in futuro.

L’agenda geopolitica di Wikileaks
ed il South Stream
F. William Engdahl 16 dicembre 2010
Traduzione di Daniele Scalea
*F. William Engdahl, politologo ed economista, titolare della Engdahl Strategic Risk Consulting, collabora regolarmente con “Eurasia” (del cui Comitato Scientifico è membro) ed altre prestigiose pubblicazioni, tra cui “Asia Times”, “Business Banker International” e “Global Research”, di cui è direttore associato. Ha pubblicato diversi libri; la sua ultima opera è Gods of Money: Wall Street and the Death of American Century (2010).
La marea di cablogrammi scaricata sul mondo dal misterioso e reticente Julian Assange, fondatore di “Wikileaks”, rappresenta certamente uno degli eventi più bizzarri nella storia recente dell’intelligence. Lungi tuttavia dall’imbarazzare il Dipartimento di Stato e la politica estera degli USA, i cablogrammi rivelano un misto di noiosi dettagli di basso livello e di notizie che l’ex consigliere alla Sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski chiama “pointed“, che vanno al punto, portano a qualcosa.
Tra i cablogrammi dilettevoli ma inconcludenti ci sono quelli che paragonano Putin e Medvedev a “
Batman e Robin”. Nessuno dei documenti esibiti è classificato come “Top Secret“. Circa il 40% delle 250.000 pagine non sono proprio classificate.
Tra i documenti che Brzezinski considera “muniti” di fatti “
significativi” per “favorire un’agenda” di una “agenzia d’intelligence“, vi sono quelli relativi ai negoziati tra Mosca ed il governo Berlusconi per la costruzione del gasdotto South Stream, geopoliticamente rilevante.
Nel dicembre 2009 il presidente russo Dmitrij Medvedev si recò a Roma per siglare un accordo sul
 South Stream. Stando ai documenti filtrati, la segretaria di Stato USA Hillary Clinton ordinò un’analisi completa delle relazioni tra Roma e Mosca, focalizzata sulla questione del South Stream. Washington punta su un altro cavallo, un progetto fantasticamente costoso chiamato Nabucco, il quale finora manca di sufficienti forniture di gas naturale per essere praticabile.
Nei mesi scorsi la battaglia tra
 Nabucco e South Stream ha assunto le dimensioni delle vecchie contese energetiche tra USA e URSS, che infuriavano in Europa Occidentale durante l’era di Reagan. In gioco c’è molto più che gl’introiti finanziari derivanti dalla vendita di gas o dalla costruzione delle condotte. È coinvolto il nocciolo stesso del futuro dell’Europa Occidentale, ed il futuro della geopolitica eurasiatica. Da un’analisi superficiale è difficile coglierlo.
La geopolitica delle condotte eurasiatiche
Nel 1991, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica ed il collasso del Patto di Varsavia, la Guerra Fredda, almeno per Mosca, era conclusa. La Russia aveva alzato bandiera bianca. L’economia era devastata dalla corsa agli armamenti con gli USA, e dalla manipolazione della produzione petrolifera saudita operata dal Dipartimento di Stato a Washington nel 1986-87, per far crollare le entrate sovietiche di valuta pregiata procacciate dall’esportazione energetica. Due anni dopo Michail Gorbacëv accettava di lasciare cadere il Muro di Berlino: alcuni commentatori lo definirono il più grande “
leveraged buyout“, acquisto a credito, della storia.
C’era un solo problema: che Washington non vedeva alcuna ragione per porre a sua volta fine alla Guerra Fredda. Invece di rispettare gli accordi verbali solennemente presi con Gorbacëv durante i colloqui sull’unificazione tedesca – e cioè che gli USA non avrebbero espanso la NATO tra gli ex paesi del Patto di Varsavia – Washington durante gli anni ’90 (e l’inizio della decade seguente) si approfittò della debolezza russa per estendere la NATO fino alle porte di Mosca. Dalla Polonia all’Ungheria, dalla Romania alla Bulgaria per finire con gli Stati baltici, nel 2003 la NATO circondava la Russia; nel contempo, le richieste del FMI a Mosca di privatizzare rapidamente i cespiti pubblici, in accordo con la sua “
terapia d’urto”, stavano portando i minerali strategici ed altre inestimabili risorse russe sotto il controllo occidentale.
Nel corso del 2003 l’allora presidente Vladimir Putin si era saldamente consolidato al potere, e segnalò ai vari oligarchi russi che intendeva fermare il saccheggio occidentale delle risorse nazionali. Il palese colpo d’avvertimento fu, nell’ottobre 2003, l’arresto di Michail Chodorkovskij e delle sue ambizioni politiche, proprio mentre il suo gigante
 Jukos/Sibneft era sul punto di vendere quasi il 40% della più grande compagnia petrolifera privata russa ad una tra ExxonMobil e Chevron, in un affare mediato da George H.W. Bush a dal potente Carlyle Group di Washington. Chodokovskij aveva rotto un patto imposto da Putin, ma che permetteva agli oligarchi russi di mantenere i cespiti letteralmente rubati allo Stato nel corso delle privatizzazioni dell’era El’cin.
L’anno 2003 vide anche grossi progressi nell’accerchiamento della Russia ad opera della NATO: la Rivoluzione delle Rose in Georgia e la Rivoluzione Arancione in Ucraìna, entrambe finanziate dal Dipartimento di Stato degli USA, avevano portato al potere due marionette di Washington, incaricate di condurre i loro paesi nella NATO. A quel punto la Russia reagì con la sola arma ancora in suo potere: le più grandi riserve di gas naturale al mondo e la
 Gazprom (di cui Medvedev era stato presidente del Consiglio di Direzione, prima d’unirsi all’amministrazione Putin).
Putin negoziò un nuovo gasdotto con l’uscente cancelliere tedesco Gerhard Schroeder: il
 Nord Stream. Il Nord Stream, che recentemente ha avviato la prima fase d’invio di gas russo ai mercati della Germania e dell’UE, sollevò strepiti di protesta a Washington e in Polonia. Malgrado le ingenti pressioni, andò avanti.
Ora il
 South Stream è in costruzione ad opera di Gazprom. Il gas sarà pompato dalla Russia e da altri giacimenti detenuti dalla compagnia nell’area del Caspio, passerà sotto il Mar Nero ed attraverso i Balcani, e giungerà nell’Italia Settentrionale e Meridionale. L’Europa è il maggiore acquirente di gas russo.
Persino la Gran Bretagna progetta per il 2012 di rifornirsi, e sarebbe la prima volta, direttamente dalla Russia, tramite il
 Nord Stream. Le dispute tra Russia e Ucraìna, chiaramente incoraggiate quando l’uomo-in-arancione di Washington, Viktor Jušcenko, era ancora presidente, provocarono carenze di gas in Italia ed altri paesi europei. Pensava a questo Berlusconi, quando dichiarò che «il nostro obiettivo è che il South Stream non transiti per il territorio ucraino. Per questo abbiamo fatto ogni sforzo per convincere la Turchia a permettere il passaggio del gasdotto per le sue acque territoriali». Il gigante francese dell’energia, EDF, sta negoziando l’acquisizione d’un 10% del progetto.
Nel dicembre 2009 ENI e
 Gazprom hanno siglato un accordo per portare il South Stream fino all’Italia. Una valutazione tecnica ed economica del progetto è attesa per il febbraio 2011, ed il gasdotto diverrà operativo alla fine del 2015. La Russia ha già firmato gli accordi con Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Croazia per implementare la porzione di gasdotto che passerà sulla terraferma.
Un accordo russo-bulgaro sul
 South Stream dev’essere modificato così che altri paesi dell’Unione Europea abbiano accesso al gasdotto: questo è quanto affermato dalla portavoce della Commissione Europea Marlene Holzner. Una fazione nell’UE appoggia il progetto alternativo di Washington: Nabucco. Mentre insiste su un’apparentemente equa apertura del progetto South Stream, il Commissario UE sull’Energia sta di fatto lavorando per sabotarlo a favore del Nabucco. La stampa ha citato le seguenti affermazioni della Holzner: «I funzionari europei non apprezzano il fatto che l’accordo con la Russia obblighi la Bulgaria e fornire un transito completo e senza restrizioni al gas russo nel suo territorio (…) Nabucco è la nostra priorità perché aiuta a diversificare le fonti d’approvvigionamento di gas».
I cablogrammi di “
Wikileaks” concernenti le relazioni tra Berlusconi e Putin senza dubbio s’attagliano alla definizione brzezinskiana di “pointed leaks“, documenti centrati. Essi asseriscono che Berlusconi sarebbe divenuto una pedina della geopolitica energetica di Mosca. Il dispaccio parla della «relazione straordinariamente stretta» tra Putin e Berlusconi, e confessa che il South Stream sta «causandoci intensi sospetti».
Il chiaro intento della rivelazione è creare imbarazzo politico all’assediato e vulnerabile governo di Berlusconi, in un momento in cui il disinvolto Primo ministro è sommerso di scandali personali e defezioni dal suo partito.
Tuttavia, ad oggi non pare che le rivelazioni abbiano minato la cooperazione energetica tra Roma e Mosca. Il presidente russo Medvedev ha appena incontrato Silvio Berlusconi alla stazione sciistica di Krasnaja Poljana, sul Mar Nero, nell’ambito dei colloqui inter-governativi allargati. Hanno partecipato anche l’operatore energetico dello Stato russo, Inter RAO, ed il gruppo energetico italiano ENI, i quali hanno siglato un memorandum d’intesa.
Oggigiorno gli Stati Uniti sono visti non solo a Mosca, ma pure in sempre più ampi circoli dell’Europa Occidentale, come una superpotenza in declino terminale. Con la più grave depressione economica che abbia colpito gli USA dagli anni ’30 di cui non si vede la fine, col fallimento della presidenza Obama e della politica estera statunitense in genere – incapaci d’articolare un’agenda di cooperazione vantaggiosa per i governi dell’UE – una fazione sempre più larga in seno alle élites politiche ed economiche europee, dalla Francia all’Italia alla Germania ed oltre, guarda a più stretti legami con la Russia e l’Eurasia, mercati della crescita economica futura. Ciò chiaramente non suscita grande entusiasmo a Washington. Le “
rivelazioni” di “Wikileaks” sull’Italia e la Russia devono essere lette tenendo chiaro in mente lo scenario geopolitico.

Il conflitto tra la Corea del Nord e Corea del Sud: 
La Cina nel mirino
Peter Franssen 9 dicembre 2010 Infochina.be Mondialisation
Traduzione di Alessandro Lattanzio
Peter Fransen è un redattore di Infochina – 2010/12/07
Tre settimane dopo che la Corea del Nord e Corea del Sud si sono scambiati titi d'artiglieria per diverse ore, la calma non è ancora tornata. Sembra che gli Stati Uniti vogliano prolungare questa situazione di conflitto con l'intenzione di isolare la Cina e ottenere il congelamento dei rapporti tra quest'ultima e alcuni paesi in Asia orientale. La ricostruzione dei fatti ci dice che l'incidente del 23 novembre tra i due Stati coreani, è stata provocata e che da allora gli Stati Uniti mantengono consapevolmente la tensione.
La ricostruzione degli eventi (1): 
1. Durante la settimana del 23 novembre, Corea del Sud e gli Stati Uniti erano impegnati in esercitazioni militari congiunte denominate "
Hoguk" - che significa "Difesa dello Stato". Vi erano coinvolti 70.000 uomini, 600 carri armati, 500 aerei da combattimento, 900 elicotteri e 50 navi da guerra (2). 
2. I giorni precedenti, e il 23 novembre, la Corea del Nord ha chiesto ripetutamente e con decisione di non tenere le esercitazioni militari.
 
3. Il 23 novembre, le unità di artiglieria dell'esercito sud-coreano posizionate sulle isole del Mar Giallo occidentale, a 7 miglia nautiche (13 km) di distanza dalla costa nord-coreana, hanno aperto il fuoco per quattro ore. Secondo il ministero della difesa sudcoreano, queste unità hanno sparato 3.657 tiri ad una velocità di poco più di 900 colpi per ora. Hanno tirato nella zona marittima rivendicata sia dalla Corea del Nord che dalla Corea del Sud. Questo spazio marittimo si trova vicino al confine settentrionale istituito nel 1953 dall'
US Navy, e non è riconosciuto né a livello internazionale, nè dalla Corea del Nord. La Corea del Nord riteneva i tiri dell'artiglieria della Corea del Sud un bombardamento del suo territorio. 
4. Le unità di artiglieria nordcoreane rispondevano al fuoco bombardando a loro volta l'isola Yeonpyeong. Su questo, l'artiglieria della Corea del Sud prende di mira le basi militari in Corea del Nord. Sull'isola di Yeonpyeong vi sono basi militari della Corea del Sud e vi è anche una comunità di pescatori di circa 1300 anime. Durante il tiro dell'artiglieria della Corea del Nord, due soldati sudcoreani sono rimasti uccisi, insieme a due civili sudcoreani impiegati dell'esercito sud-coreano. Anche dal lato nord-coreano, si deplorano due uccisi.
Mantenere la tensione 
Il giorno dell'incidente, Stati Uniti, Unione europea e Giappone condannavano la Corea del Nord - senza che alcuna indagine sul fatto fosse stata avviata. Il 24 novembre, Obama inviava le portaerei George Washington. La nave dispone di armi nucleari, trasporta anche 75 aerei da combattimento e 6.000 uomini. La Corea del Sud e gli Stati Uniti decisero di continuare le esercitazioni militari e d'inserirvi un numero ancora maggiore di navi da guerra. Ma queste esercitazioni non proseguirono nelle aree originariamente prevista. La Corea del Sud inizialmente voleva continuare le esercitazioni della sua artiglieria sull'isola bombardata di Yeonpyeong, ma le cancellò. Le esercitazioni congiunte di Corea del Sud e Stati Uniti, ora hanno luogo nel Mar Giallo, a circa 125 miglia nautiche (230 km) dal cofine. Due giorni dopo la fine di queste esercitazioni, il Giappone e gli Stati Uniti cominciarono insieme nuove esercitazioni militari. Tra i partecipanti figuravano 44 mila soldati, 40 navi da guerra giapponesi e 20 statunitensi, e centinaia di aerei da guerra. Le esercitazioni si svolsero nella zona intorno alle isole meridionali del Giappone.
 
Nel frattempo, il premier cinese Wen Jiabao e il presidente cinese Hu Jintao si rivolsero più volte a Corea del Nord, Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti per tenere colloqui ed abbassare la tensione. I tre ultimi paesi citati rifiutarono questi colloqui di pace. Invece, il ministro degli affari esteri degli USA, Hillary Clinton, convocò i suoi omologhi della Corea del Sud e del Giappone, Kim Sung-hwan e Seiji Maehara, a Washington per consultazioni, dopo che un comunicato stampa congiunto annunciava quanto segue: "
Il nostro incontro riflette la necessità di una maggiore cooperazione trilaterale per far fronte a continue nuove sfide. Le nostre tre nazioni confermano le loro mutue responsabilità bilaterali come definito nei trattati di sicurezza firmati tra USA e Corea del Sud e tra Stati Uniti e Giappone. Questi trattati sono la base delle due alleanze" (3). Nel 2003, la concertazione a sei tra Corea del Nord, Corea del Sud, Stati Uniti, Giappone, Cina e Russia fu avviata per consolidare la pace nella penisola coreana. La Cina era l'ospite della riunione. L'appello della Cina a continuare questo dialogo ora subsice una negazione netta da Washington. Invece, gli Stati Uniti preferiscono rafforzare le loro relazioni politiche e militari con il Giappone e la Corea del Sud.
La Cina messa in un angolo 
Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud Corea hanno preso di mira la Corea del Nord, presentandola come una minaccia alla loro sicurezza. Mentre continuano le provocazioni, Hillary Clinton ha dichiarato: "
La Corea del Nord rappresenta una minaccia immediata per la regione e, in particolare, per la Corea del Sud e Giappone (4)." Questa minaccia è impossibile solo perché la Corea del Nord può contare sul sostegno di Cina, si aggiunga. La Cina avrebbe fornito anche le bombe atomiche della Corea del Nord. Eppure, la politica della Cina è volta alla pace e alla conciliazione. Non solo per il beneficio della penisola coreana in sé, ma anche perché la Corea del Nord è un cuscinetto tra la Cina e le truppe USA in Sud Corea. La massima priorità per lo sviluppo economico e sociale della Cina sarebbe in pericolo, in caso di guerra ai suoi confini. “Noi optiamo per la pace, la sicurezza e la cooperazione nella penisola coreana, e la nostra valutazione degli eventi basata esclusivamente sui fatti", ha detto il ministro degli esteri cinese Yang Jiechi (5). 
Ma per ora, la diplomazia cinese ha poco peso contro la propaganda statunitense, sud coreana e giapponese. Agli occhi di molti paesi in Asia orientale, la Cina è in parte responsabile per la tensione nella penisola coreana. Questo è precisamente ciò che gli Stati Uniti vogliono. La Cina è diventata il principale partner commerciale della Corea del Sud e del Giappone, così come di gran parte dei paesi in Asia orientale. Questo crea collegamenti che indeboliscono l'influenza degli Stati Uniti nel Pacifico. Per invertire questo processo, il comitato degli esperti del Center for a New American Security, ha scritto: "
i nostri legami bilaterali, nella parte asiatica del Pacifico, devono rimanere la base della futura politica statunitense verso la Cina. Questi legami sono essenziali per superare le conseguenze e le implicazioni dell'avanzata della Cina. Le nostre relazioni bilaterali con Giappone, la Corea del Sud, Australia, Thailandia e Filippine - così come le numerose partnership nella regione - giocano un ruolo vitale nel garantire l'accesso degli Stati Uniti alla regione, e nel dissuadere una potenziale aggressione cinese” (6). 
Gli scontri causati tra Corea del Nord e Corea del Sud sono una applicazione di questa politica. I fatti suggeriscono che nei prossimi anni, il centro del confronto tra Stati Uniti e Cina sarà nel tratto di mare lungo che va dal sud della Cina, attraversoa lo Stretto di Taiwan e arriva alla penisola coreana. E' in questo specchio d'acqua che si trovano le zone di conflitto che attendono che una cosa, che un dito degli Stati Uniti prema il pulsante che l'innescherà.
A sud della Cina meridionale si estende il Mar Cinese Meridionale. E' costellato di isole rivendicate da Cina e Brunei, Malaysia, Filippine, Taiwan e Vietnam (7). Più a nord si trova lo stretto di Taiwan, che lo separa dalla Cina. Due anni fa, nell'alleanza militare tra Giappone e Stati Uniti, lo Stretto era descritto come "
essenziale per la nostra difesa". Più a nord vi sono le Isole Diaoyu (Senkaku in giapponese) che sono oggetto di una disputa tra Cina e Giappone. Queste sono tutte possibilità per gli Stati Uniti di provocare conflitti tra i diversi paesi e la Cina, rafforzando tali alleanze e la loro presenza politica e militare. Questa politica è una componente della guerra fredda, avviata dagli Stati Uniti contro la Cina – per evitare una vera e propria guerra vera, perché gli USA non se lo possono permettere: ciò trascinerebbe la loro economia in un buco profondo.
Note
1-La ricostituzione è stata ralizzata dal professor Kim Nan, University of Wisconsin, e John McGlynn, giornalista per la Gazzetta Asia-Pacifico. Vedasi
 Japan Focus, 6 dicembre 2010. 
2-"
ASCK Comitato direttivo per la dichiarazione sulla crisi in corso in Corea", Alleanza degli studiosipreoccupati per la Corea, 27 novembre 2010. 
3-Ministero degli Affari esteri USA, Comunicato stampa, 6 dicembre 2010.
 
4-«
US-Japan naval drills start as N Korea tensions rise», BBC, 3 dicembre 2010. 
5-Zhang Liangui, «China neutral on Korean issue», China Daily, 7 dicembre 2010. 
6-Abraham Denmark e Nirav Patel (éd.),
 China's Arrival: A Strategic Framework for a Global Relationship Center for a New American Security CNAS, settembre 2009, p. 173. 
7-Ronald O'Rourke,
 China Naval Modernization: Implications for US Navy Capabilities — Background and Issues for Congress, Congressional Research Service CRS, octobre 2010, p. 7-8.




Il Comando Sud attiva il web per la guerra d'informazione in America Latina
Rosa Miriam Elizalde Cubadebate 07/12/2010
Traduzione dallo spagnolo per Resistenze a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Il Comando Sud degli Stati Uniti ha un sito internet per la guerra d'informazione dell'esercito nordamericano in America Latina, un sito molto simile a quelli che il Pentagono gestisce in altre regioni dove è intervenuto militarmente.
"Dialogo", è pubblicato in tre lingue: inglese, spagnolo e portoghese. Vi si trovano informazioni di attualità e speciali reportage dedicati all'America Latina dalla prospettiva dell'esercito statunitense. Nel portale si trova pure un'inchiesta in cui s'invitano i lettori della regione a definire: "Qual è il maggior problema del tuo paese attualmente?". I lettori devono barrare una delle seguenti opzioni: "Disoccupazione, Crimine/Sicurezza, Problemi Sanitari, Terrorismo/Traffico di droga e Problemi politici, Corruzione".
E' uno strano dialogo quello proposto dal sito, presuppone che tutti i paesi del continente abbiano almeno uno dei problemi che appaiono nella lista e che sono serviti da pretesto per gli interventi militari dell'esercito USA nella regione.
"Dialogo è una rivista militare professionale che pubblica trimestralmente il Comandante del Comando Sud degli Stati Uniti come foro internazionale per il personale militare dell'America Latina", afferma la nota di presentazione del portale, e aggiunge che "il Segretario alla Difesa ha sostenuto che questa rivista è necessaria in conformità all'attività pubblica che esige la legge del Dipartimento alla Difesa". Non è eccezionale che questo tipo di sito internet accompagni le guerre d'informazione e le operazioni psicologiche dell'esercito statunitense. Dalla fine degli anni 90 il Dipartimento alla Difesa interviene in ambiti la cui competenza prima spettava ai ministri "civili" incaricati della propaganda.
Stando a un'analisi pubblicata il 30 novembre 2005 dal Los Angeles Times, l'esercito ha attivato in tutto il mondo "centri operativi di stampa che funzionano 24 ore su 24", collocando per la prima volta "internet e altri media non tradizionali sotto la competenza degli esperti del Pentagono e delle agenzie d'intelligence nordamericane." In Iraq, il Pentagono ha subappaltato questo lavoro al Lincoln Group, un gruppo di redattori che presentavano sui media iracheni l'occupazione nordamericana da un punto di vista favorevole agli USA, operazione concepita per mascherare qualunque rapporto con l'esercito statunitense.
Lincoln Group ha comprato emittenti radio e giornali, ha tradotto i materiali, il tutto facendosi passare per giornalisti indipendenti o pubblicitari. Nel frattempo, dentro e fuori dall'Iraq i funzionari statunitensi promuovevano i "principi democratici", "la trasparenza politica" e la "libertà di stampa". Anche se formalmente la legislazione nordamericana proibisce all'esercito di condurre operazioni psicologiche o di introdurre propaganda nei media, militari citati dal Los Angeles Times hanno sostenuto che gli sforzi del Pentagono si svolgono alla luce del fatto che la stampa alternativa internazionale influisce in modo negativo sui nordamericani, e pertanto costituisce un ambito di loro competenza. "Non c'è più modo di separare i media stranieri da quelli domestici. Linee di demarcazione definite non ci sono più" ha dichiarato al Times un privato (che ha mantenuto l'anonimato) che lavora in Iraq per il Pentagono e produce informazione. Nel marzo 2007, il USA Today informava a proposito di una delle strategie favorite della cyberguerra già attiva: attacchi pirata contro i siti internet che disturbavano l'amministrazione Bush, per cui il Laboratorio di Ricerca della Forza Aerea disponeva di 40 milioni di dollari. Ma l'obiettivo principale di questa strategia si concentrava, da allora, nella fabbricazione di siti web e di cyberdissidenti adeguati alla retorica libertaria delle truppe nordamericane, per giustificarne le azioni belliche.
Sempre USA Today, nel maggio 2008, rivelerà che il Pentagono "sta creando una rete mondiale di siti web informativi in lingua straniera, incluso un sito in arabo per gli iracheni, e assume giornalisti locali per scrivere avvenimenti di attualità e altri contenuti che promuovano gli interessi USA e diffondano messaggi contro i ribelli". Today aggiungeva che "i siti di notizie sono parte di un'iniziativa del pentagono per ampliare le operazioni d'informazione in internet". L'articolo affermava che tra i siti costruiti dal Pentagono si trovano il sito iracheno, www.mawtani.com, il sito per i Balcani www.setimes.com e www.magharebia.com, per l'area magrebina, questi sostenuti dal Comando Europeo degli Stati Uniti. "Magharebia è un sito web patrocinato dal Dipartimento della Difesa USA. E' concepito per informare un pubblico internazionale, con un portale che possiede un'ampia gamma d'informazioni sull'area del Maghreb". (USA Today)
I denominatori comuni di queste pubblicazioni secondo USA Today sono:
- L'essere scritti da giornalisti locali impiegati per elaborare storie che si adattino agli obiettivi del Pentagono.
- Il controllo delle storie da parte del personale militare o dei loro dipendenti per verificare che siano compatibili con i loro obiettivi.
- Che i giornalisti siano pagati per ciò che pubblicano
Il quotidiano annunciava la preparazione di web simili per l'America Latina, in particolare un sito a carico del Comando Sud il cui nome e caratteristiche allora erano ancora sconosciute. Il mistero adesso è svelato: si chiama "Dialogo". Nella sua pagina iniziale di lunedì, metteva in rilievo la minaccia dell'ONU di andarsene da Haiti "se non si fosse rispettata la decisione popolare" registrata nelle lezioni. Come si sa, gli Stati Uniti hanno fatto l'impossibile perché si svolgessero queste elezioni in un paese devastato, con 250.000 morti nel terremoto dello scorso 21 gennaio, morti che di sicuro comparivano nelle liste dei votanti, sopravvissuti o no. In altre parole, essi hanno creato il problema, ed ora Dialogo - che in realtà si comporta come un monologo - ci indica dove vogliono arrivare.

Il Comando Sud
E' il Comando Unificato delle Forze Armate degli USA che operano in America Latina e nei Caraibi. Uno dei nove comandi che sono direttamente legati alla più alta direzione del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Opera in un raggio d'azione di 32 paesi, 19 in Centro e Sudamerica, il resto nei Caraibi. Dal 1997 il suo quartier generale si trova nello stato della Florida. Prima, dal 1947, era a Panama. La sua stessa storia riconosce come antecedente "glorioso" lo sbarco dei marines yankee in quel paese all'inizio del XX secolo.
Il Comando Sud, noto anche con la sua denominazione inglese USSOUTHCOM, si è trasformato in un simbolo dell'interventismo nordamericano nell'area ed è stato alleato di forze militari e paramilitari che hanno lasciato un pesantissima eredità ai popolo latinoamericani in termini di morti, torture e sparizioni per più di un secolo.
Negli ultimi anni USSOUTHCOM ha addestrato, armato e indottrinato gli eserciti nazionali per servire gli interessi statunitensi. La finalità è evitare l'impiego di truppe nordamericane e ridurre in questo modo l'opposizione politica agli USA. Il modello prevede che Washington diriga e addestri gli eserciti latinoamericani mediante "programmi congiunti" estensivi e intensivi e subaffitti compagnie private di mercenari che forniscono militari specializzati, tutti ufficiali "in pensione" dell'esercito nordamericano (da: Enciclopedia contro il Terrorismo).

‘I Carri di agosto*’, una revisione incisiva della guerra russo-georgiana

17/12/2010
By sitoaurora
Philippe Migault, ricercatore presso l’IRIS 13 dicembre 2010
Affaires Strategiques
Tra gli specialisti francesi della Russia, non c’è un industriale, un ricercatore militare o un giornalista che non considera la squadra moscovita del CAST (Centro per l’Analisi delle strategie e delle tecnologie), inevitabile sulle questioni della difesa. Per questo motivo la traduzione francese del suo recente libro, “I carri d’agosto“, incanterà tutti coloro che non hanno avuto accesso alle versioni russa, inglese e tedesca del libro. Sotto la guida di Ruslan Pukhov, direttore del CAST, Mikhail Barabanov, Anton Lavrov e Vyacheslav Tselouïko raccontano ora per ora la guerra russo-georgiana dell’agosto 2008, esclusivamente in termini di analisi militare. Dal punto di vista legale e diplomatico, non prendere posizione in merito alla responsabilità dei diversi soggetti riguardo allo scoppio del conflitto.
Anche se gli autori sono patrioti russi, e ciò si sente nella piega di qualche frase.
Il termine “grande potenza”, usato per descrivere la Russia farebbe sorridere se i francesi, anche parziali o nostalgico i ciò che li riguarda, non avessero delle lezioni da trarne in materia. Per quanto riguarda gli aggettivi usati per descrivere il presidente georgiano Mikhail Saakashvili. definito “nazionalista, ambizioso, avventuroso…”, lasciano pochi dubbi circa i sentimenti che gli esperti del CAST nutrano. Ma alla luce dei pareri espressi, in particolare da parte dell’Unione europea dopo la guerra, queste osservazioni non sono eccessive. Come ha giustamente sottolineato Yves Boyer, Vice Direttore della Fondazione per la ricerca Strategica, che scrive la prefazione a questo lavoro, “la causa della Georgia sarebbe stata servita meglio se il governo di Tbilisi non fosse stato così vergognosamente legato a qualche corrente neocon statunitense all’interno dell’amministrazione Bush”.
Il conflitto, le cifre fornite dal CAST sulla base di più fonti attendibili che lo testimoniano, è stato preparato da molto tempo prima da parte georgiana.
Quando Mikheil Saakashvili ha preso il potere a Tbilisi, dopo la Rivoluzione delle Rose nel gennaio 2004, il bilancio della difesa georgiano era pari al 0,7% del PIL. Nel 2007, ha raggiunto l’8%. Al tempo stesso, la spesa militare reale era stata moltiplicata per un fattore di 24,5. Massicci acquisti di attrezzature, sostegno finanziario di Washington, assistenza tecnica di Stati Uniti, Israele, Svizzera, francese (truppe di montagna formate a Sachkhere)… Tutto è stato fatto per cinque anni per creare l’esercito georgiano, mantenendo fino allora una milizia ben armata, una moderne forza degna di aderire alla NATO. Invano.
Infatti, se è di moda in Occidente celebrare le perdite subite dall’esercito russo e le lacune che ha mostrato durante queste operazioni, questa guerra dei “cinque giorni” si è conclusa con una catastrofe militare per la Georgia. Mentre il bilancio umano -200 morti, 1.200 feriti, è relativamente leggero. Ma il potenziale da combattimento della Georgia è stato definitivamente indebolito. Decine di carri armati, molti altri blindati, decine di pezzi d’artiglieria e di missili anti-aerei sono stati catturati dalle forze russe. Le basi aeree del paese sono state gravemente danneggiate. Per quanto riguarda la marina georgiana, non suscita più preoccupazioni nei confronti di un possibile acquisto di Porta-elicotteri d’assalto francese da parte della flotta russa: catturata nei suoi porti, annientata, “è stata eliminata come l’esercito.” La Marina militare russa partendo da Novorossiysk e da Sebastopoli ha operato di fronte alle coste abkhaze e georgiane, senza nemmeno aver bisogno di combattere.
Questa vittoria-lampo, la Russia la deve al dilettantismo del governo georgiano sul piano diplomatico e militare. Tbilisi, sicuro del sostegno di Washington, si è comportata come se fosse certa che la Russia non sarebbe intervenuta, dicono gli autori. La maggior parte delle armi moderne acquistate non era ancora stata fornita alle unità prima dell’inizio dell’offensiva. Le unità entrate nell’Ossezia del Sud non avevano nemmeno un sistema anti-aereo.
Eppure i russi hanno perso sei aerei da combattimento, una cifra elevata per cinque giorni di operazioni contro un avversario modesto. Ma queste perdite sono dovute principalmente al tasso molto elevato di fuoco amico, che ha rappresentano il 50% delle perdite. Mancanza di capacità d’identificazione Friend or Foe (Amico o nemico), di coordinamento interarma efficace, di una ricognizione ben condotti, di mezzi di comunicazione moderni, hanno lasciato di nuovo l’esercito russo col buio davanti a sé, moltiplicando gli episodi di questo tipo. Sordo e cieco. “Sai qual è il nostro sistema di C4ISR**? E’ quando attacchiamo quattro radio insieme“, ha confidato un ufficiale superiore russo non privo di umorismo, all’autore di queste righe.
Eppure, giustamente, sottolineano gli esperti del CAST, le truppe russe che erano impegnate ai confini dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, erano tra le più esperte. Tratte dalle forze della regione militare del Caucaso del Nord, avevano anni di esperienza in Cecenia. Vero e proprio laboratorio dell’Armata Rossa, sono stati i primi a passare da una organizzazione divisionale a una struttura a brigata, che doveva dare loro maggiore flessibilità. Ed è qui che sta il problema: destinati a essere l’elite, avevano poco più da offrire che il loro coraggio e una forte potenza di fuoco. La loro forza da combattimento non era quella di un esercito ad alta tecnologia. Era quella di una truppa rustico, in grado di adattarsi rapidamente alle condizioni difficili, operando con la stessa modalità d’azione della “Grande Guerra Patriottica”. Il team del CAST non mostra alcun compiacimento.
Dal punto di vista degli armamenti, in primo luogo i russi hanno combattuto dei georgiani meglio armati.
Una parte significativa del corpo corazzato era costituito da carri armati T-62, una gamma di blindati, si ricordi, sono entrati in servizio cinque anni prima del primo carro francese AMX-30. Le forze aeree, a loro volta, erano attrezzate con equipaggiamenti obsoleti, Sukhoj 24 e 25, Tu-22M3, progettati negli anni ‘70 e ‘80. Senza capacità di attacchi di precisione, è stato necessario ricorrere a una mazza per schiacciare una mosca: Mosca non ha esitato a impiegare missili superficie-superficie, in grado di trasportare testate nucleari, Tochka-U (codice NATO SS-21Scarab) e Iskander (SS-26 Stone) contro la base navale di Poti, la base aerea di Marneuli e la città di Gori. Con il risultato inevitabile di diverse vittime civili e danni collaterali. In breve, per colmare le lacune tecniche, si è passati con decisione ricorrendo puntualmente, a livello locale, a una “versione” leggera del Trommelfeuer (tiro di sbarramento, NdT), che gli artiglieri russi hanno sempre amato.
E non è questione di soli materiali. Errori sono stati anche osservati a livello umano, dove se ne attendevano di minori, con i Kontratniki, ovvero i volontari.  “Una buona fetta di loro entra nell’esercito per la gamella. Sono compari, a volte dei bambini … Allora quando si dice loro di aumentare il fuoco, non si fanno fretta. I coscritti, i più giovani, più inesperti, troppo, sono in realtà i più mordaci…” sospira un quadro. La professionalizzazione non è necessariamente un “must“, in Russia o altrove.
La guerra oggi è finita ormai da oltre due anni.
Mikheil Saakashvili s’è impegnato a fine novembre a non usare la forza per recuperare i territori perduti dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia. Dal punto di vista georgiano, le conseguenze del fallimento possono essere tratte: la rana non può essere grande come un bue e la NATO s’allontana velocemente.
A livello russo, al contrario, le lezioni del conflitto apparentemente non sembrano essere state tratte. Se il CAST nota il riequippaggiamento delle truppe del Caucaso con materiali di ultima generazione, i carri armati T-90A e BMP-3, si rileva invece che alcuni difetti sono stati esacerbati. L’aviazione russa ha un minor numero di bombardieri, data la graduale eliminazione dei Sukhoj-24. Di conseguenza, dovrà far volare ancora i velivoli che restano, che sono già logori. Mentre si promette, tra una mezza dozzina di anni, un velivolo da combattimento multi-ruolo di quinta generazione, il T-50, sarebbe necessario avere qualcosa di concreto, ossia il Sukhoj-34, la cui entrata in servizio è fatta alla spicciolata. Questo divario di capacità è grave: in caso di una ripresa del conflitto, dicono gli autori, si intende compensare le carenze dell’aviazione con un maggiore uso di missili terra-terra. Con tutti i rischi che comporta questa escalation.
Dal punto di vista umano, il bilancio è ugualmente drammatico. Di fronte a una profonda crisi demografica, l’esercito russo recluta con sempre più difficoltà. I pochi coscritti e i kontraktniki sono diretti prevalentemente verso le truppe del MVD, il Ministero degli Interni, alle forze convenzionali non restano che i resti, insufficienti quantitativamente e qualitativamente. Ridimensionamento del corpo ufficiali e Praportchiks***, i quadri usciti dai ranghi, riducendo il periodo di servizio attivo a dodici mesi, tutti gli ingredienti affinché le unità siano anche meno motivate, meno operative… Per non parlare dell’avvertimento del CAST sui  rischi di corruzione indotti in un esercito che si sente abbandonato.
Mancanza di materiali, riduzione costante, sempre più evidenti carenze di capacità, uomini demotivati… Da Londra a Vladivostok, un’armonia sinistra s’insedia, mentre altrove i bilanci della difesa esplodono. Condannate a gestire la penuria, gli eserciti della “vecchia Europa“, non senza ragione derisa da Donald Rumsfeld, non possono più avere il sopravvento, neanche nel caso del più tradizionale dei conflitti.
Lo vediamo in Afghanistan.

Pukhov, Barabanov, Lavrov e Tselouïko lo dimostrano sul teatro del Caucaso. 
*’I Carri di agosto’, coordinato da Ruslan Pukhov. Edizioni del Center for Analysis of Strategies and Technologies.
**Comando, Controllo, Comunicazioni, Computer, Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione.
(NdT)
***Sottufficiali. (NdT)
Traduzione Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

Mosca, capitale dell’Europa?

17/12/2010
By sitoaurora
RIAN 15/12/2010 © 2010 RIA Novosti
Ci sono sempre discussioni in Francia, sull’appartenenza della Russia all’Europa. Molte persone, sapendo poco o male della Russia, mi chiedono di questa frontiera gollista che sarebbero gli Urali.
Quasi tutti i francesi sono profondamente eurofili, è ironico perché gli stranieri che si recano in Francia sono spesso colpiti dalla loro relativa chiusura mentale, dalla loro ignoranza delle lingue straniere e dal loro sciovinismo spesso eccessivo.
Ma i francesi sono dietro il primo tentativo d’integrazione europea dal IX secolo, Carlo Magno, imperatore d’Occidente, fu alla fine del suo regno, a capo di un impero continentale che comprendeva la Francia attuale, parte della Spagna e dell’Italia, e anche parte del mondo germanico e dei Balcani. Per molti intellettuali e storici, Carlo Magno è il padre dell’Europa. Purtroppo o per fortuna dell’Europa, dopo la sua morte, il suo impero venne smembrato. Il secondo tentativo francese di costruire l’Europa è quello di Napoleone, quest’ultimo immaginava di controllare un vasto territorio, continentale, dalla Corsica a Mosca. E’ ben noto, soprattutto in Russia, come il tentativo del corso di costruire l’Europa con le armi fallì nel 1812, di fronte alla resistenza del popolo russo e a un inverno terribile.
Dopo la seconda guerra mondiale, l’Europa si è trovata divisa in due blocchi, un blocco transatlantico degli Stati Uniti e un polo sovietico, continentale. In Occidente, l’Europa fu costruita con i soldi statunitensi del piano Marshall, in cambio dell’integrazione nella NATO, un’alleanza militare di obbedienza statunitense, fondata nel 1949 e volta a prevenire qualsiasi tentativo imperialista dell’Unione Sovietica. Nel 1955, i paesi dell’Europa orientale sotto la dominazione sovietica, furono incorporati nel Patto di Varsavia, un’alleanza militare creata in risposta alla NATO. L’eurofilia francese si manifesta di nuovo quando nel 1967, il generale de Gaulle fece uscire il suo paese dalla NATO e gli diede l’accesso alla potenza nucleare. Voltando le spalle al mondo anglo-sassone, questi affermò il suo progetto visionario di un’Europa continentale, cancellando la provvisoria cortina di ferro e predicando l’avvicinamento storico con la Germania e la Russia, come parte del continente europeo dall’Atlantico agli Urali. Nel 1960, Parigi si posizionò come capitale politica, e la Francia ha iniziato un nuovo tentativo per la creazione dell’Europa. Questa idea di un asse gollista Parigi-Berlino-Mosca, e l’affermazione secondo cui la Russia, l’Unione Sovietica, all’epoca, è europea, si rivela nel tempo sempre più giusta.
Ci sono sempre discussioni in Francia, sull’appartenenza della Russia all’Europa. Molte persone, sapendo poco o male della Russia, mi chiedono di questa frontiera gollista che sarebbero gli Urali. Gli Urali, confine geografico tra Europa e Asia, sono davvero un confine, nel cuore della Russia o dell’Europa? I popoli che possiamo incontrare al di là degli Urali sono diversi dai popoli della parte occidentale della Russia? Queste domande possono forse far sorridere chiunque nel paese, ma non sono inventate e, a mio avviso, sono comprensibili sia l’errore semantico del generale de Gaulle che la relativa ignoranza della Russia di oggi.
Poiché vivo in Russia, posso solo confermare quello che ho pensato prima di venire, e cioè che la Russia è un paese molto europeo. Molto europea, come la natura della maggioranza del suo popolo, gli slavi ortodossi, o come il suo patrimonio culturale dominante, l’eredità di Roma e Atene. Questo aspetto della Russia europea è presente in tutto il territorio, sia a Mosca che nel cuore della Siberia fino a Vladivostok, sulla costa del Pacifico, nel Caucaso o nella Carelia settentrionale. Anche l’orientale Kazan non è meno europea di Sarajevo. Tuttavia si deve ammettere, la Russia non è un paese come gli altri paesi dell’Europa. Per le sue dimensioni, le molte nazionalità, la sua estensione geografica fino all’Asia e al Pacifico, la Russia è un impero, un colosso la cui spina dorsale è certamente europea, ma alcune vertebre a volte sono asiatiche o tartare, a volte musulmane o buddiste. Infatti, ho spesso detto ai miei amici francesi che ci sono molte lezioni da prendere dalla Russia nella gestione del “modello multiculturale“, che l’Europa stenta a creare.
Oggi, anche se la Russia e la NATO discutono della creazione di un’architettura di sicurezza nell’emisfero settentrionale, da Vancouver a Vladivostok, le differenze persistono. Gli Stati Uniti, attraverso la NATO estesa sull’Europa occidentale e orientale, stanno entrando nel continente eurasiatico, teatro ritenuto essenziale per la gestione degli affari del mondo. La Russia è un membro dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai, spesso descritta come la NATO asiatica, che vorrebbe coinvolgere l’Europa in una nuova architettura di sicurezza continentale complementare. In questo senso, le proposte russe per creare un’architettura di sicurezza continentale e un comune mercato economico unico da Lisbona a Vladivostok sono sia visionarie che totalmente golliste.
L’unica differenza è che lo slancio politico viene ora da Mosca, non da Parigi come 40 anni fa. C’è probabilmente una ragione, da Mosca, l’Europa s’estende per oltre 4000 km a ovest, verso l’Atlantico, e si trova a circa 6500 km, attraverso la Siberia, dal Pacifico. Il centro di gravità politico dell’Europa si è appena trasferito a est. L’alleanza Parigi-Berlino-Mosca consentirà agli Europei, che non sono stati in grado di costruire dal 1945 una vera autonomia politica e militare, di non rimanere bloccati in camicia di forza unilaterale della NATO e di offrire uno sbocco su regioni così importanti quali saranno, nel mondo multipolare di domani, il Caucaso, l’Asia centrale e l’Asia-Pacifico. E se dopo Parigi ieri e Bruxelles oggi, Mosca domani divenisse la capitale dell’Europa?
* Alexandre Latsa, 33 anni, è un blogger francese che vive in Russia. Laureato in lingua slava, anima il blog Dissonance, volto a dare una “visione diversa della Russia”.
Traduzione Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

La marcia verso la guerra: l’11 settembre 2001 ha iniziato la III Guerra Mondiale?

16/12/2010
By sitoaurora
Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 11 dicembre 2010
I tragici attentati dell’11 settembre 2001 hanno portato a quasi dieci anni di guerra perpetua. l’11 Settembre 2001  è stato il primo colpo, o la salve di apertura, di un molto più ampio conflitto. Il dispiegamento di truppe statunitensi e della NATO in Afghanistan ha assicurato una testa di ponte nella Heartland eurasiatico, geograficamente posizionata sui o vicino ai confini di Iran, Cina, India, Pakistan, Russia, e delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale.
Afghanistan è la battaglia d’apertura di una guerra globale? L’invasione dell’Afghanistan è paragonabile allo sbarco degli Alleati occidentali, in particolare gli statunitensi, in Nord Africa come testa di ponte in Italia ed Europa. Allo stesso tempo, la NATO è stata spinta dall’Europa verso l’Heartland eurasiatico, come lo sbarco delle forze d’invasione degli alleati occidentali in Francia.
L’11 settembre 2001 ha iniziato la III Guerra Mondiale?
Storicamente parlando, va notato che le distinzioni tra tempo di guerra e di pace non sono sempre chiare e i conflitti non sempre corrispondono alle date indicate e standardizzate dagli storici. La guerra non era ancora dichiarata nel caso di molti conflitti del passato, come agli inizi del 1700, quando Augusto II di Sassonia-Polonia invase la Livonia o quando Federico IV di Danimarca invase l’Holstein-Gottorp. Inoltre, nel caso di molti conflitti, i tentativi sono sempre stati fatti per coprire o nascondere la natura del conflitto come guerra o atto di aggressione. I Romani e le altre potenze imperiali erano regolarmente impegnati in questo tipo di condotta.
Gli esempi nella storia sono astratte date cronologiche comunemente usate dagli storici per annotare i punti importanti della Seconda Guerra Mondiale e l’inizio della Guerra Fredda. In Europa occidentale e Nord America, la data di partenza per la seconda guerra mondiale è considerata il 1 settembre 1939, quando la Germania invase la Polonia. Per l’ex Cecoslovacchia, il 16 marzo 1939 (la data in cui la Germania invase la Cecoslovacchia) è la data d’inizio della seconda guerra mondiale. In Russia e nell’ex Unione Sovietica la data di inizio della seconda guerra mondiale è del 1941, quando i tedeschi invasero l’Unione Sovietica. Anche la data di fine della seconda guerra mondiale in Europa è diversa, perché la Germania ha s’è arresa ufficialmente agli Alleati occidentali (in particolare gli Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia) l’8 maggio 1945 e all’Unione Sovietica il 9 maggio 1945.
Le date di cui sopra sono tutte viste da una prospettiva eurocentrica, che esclude l’Asia. La storia della seconda guerra mondiale inizia molto prima in Asia. Molti ritengono che l’inizio della seconda guerra mondiale sia stato quando il Giappone invase la Cina nella Seconda guerra sino-giapponese del 1937, due anni prima del 1939. Anche prima del 1937, fin dal 1931 i cinesi e giapponesi erano in conflitto e il 1931 può anche essere visto come l’inizio della seconda guerra mondiale.
Le varie date ed eventi per l’inizio della guerra fredda mutano anche a causa dell’identificazione dei vari eventi come salva d’inizio della Guerra Fredda. La tensione statunitense-sovietica del 1945 sull’occupazione della penisola coreana, la crisi dell’Azerbaigian (1947-1948) derivante dall’occupazione sovietica delle province iraniane, la quasi vittoria dei comunisti nelle elezioni nazionali in Francia e Italia (1947-1948), la lotta per il potere tra i comunisti e i non-comunisti in Cecoslovacchia (1947-1948), e il Blocco di Berlino Ovest (1948-1949) sono inoltre considerate come date di inizio per la Guerra Fredda. Anche gli eventi che si svolgono durante la Seconda  guerra mondiale, come la Conferenza di Yalta, la Conferenza di Teheran e il lancio della bomba atomica sui giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, da parte del presidente Harry Truman, come minaccia ai sovietici (sulla supremazia degli Stati Uniti nell’ordine del dopoguerra) sono considerati le date di inizio della Guerra Fredda.
Questa domanda sulle date dà luogo anche a un altro punto nella storiografia. La natura della storia è senza soluzione di continuità e non è quella arbitraria involontariamente fatta dagli storici e dai manuali di storia. Una serie di eventi porta ad un’altra. Proprio come  la prima guerra mondiale ha portato alla Seconda Guerra Mondiale e la Seconda Guerra Mondiale portò alla Guerra Fredda, e la Guerra Fredda ha portato alla “guerra globale al terrorismo”.
Il punto è che, in retrospettiva, date ed eventi storici sono definiti dalle persone in futuro, e che a volte le persone hanno bisogno di andare indietro per vedere il quadro generale.
Le invasioni NATO e anglo-statunitense dell’Afghanistan ed Iraq sono chiaramente legate all’11 settembre 2001. Questi eventi sono anche in relazione alle minacce militari contro l’Iran e la Siria, alle tensioni in Libano e in Africa orientale, così come alle minacce degli Stati Uniti e della NATO nei confronti di Cina e Russia. A questo proposito, gli storici del futuro potranno dire che la terza guerra mondiale potrebbe essere iniziato l’11 settembre 2001 o che i tragici eventi dell’11 settembre 2001 sono stati il preludio alla terza guerra mondiale.
Rivelazioni dai media USA sull’origine della guerra Israele-Libano 2006: siamo in una guerra mondiale?
Come nota sul tema se la terza guerra mondiale è in corso, gli osservatori dei media degli Stati Uniti Media Matters for America notarono che gran parte dei media mainstream affermavano che gli Stati Uniti erano nel bel mezzo di una guerra globale nei giorni seguenti all’inizio della guerra di Israele contro il Libano. Media Matters for America aveva segnalato ciò il 14 luglio 2006:
Recentemente, l’edizione del 13 luglio [2006] del ‘The O’Reilly Factor’ della Fox News, ospitava Bill O’Reilly che diceva che “la terza guerra mondiale …penso che ci siamo dentro”. Allo stesso modo, il 13 luglio [2006] l’edizione del Tucker della MSNBC, nella grafica si leggeva: “siamo alla vigilia della Terza Guerra Mondiale?” mentre Media Matters for America notava che CNN Headline News ospitava, Glenn Beck che iniziava il suo programma del 12 luglio [2006] con una discussione con l’ex agente della CIA Robert Baer, dicendo “dobbiamo combattere la Terza Guerra Mondiale”, mentre avvertiva anche di “impedire l’apocalisse.” Beck e l’[ex] ufficiale Robert Baer ebbero una discussione simile il 13 luglio [2006], in cui Beck dichiarò: “So assolutamente  che abbiamo bisogno di prepararci alla Terza Guerra Mondiale. E’ qui.”[1]
I media mainstream servono come strumento dell’élite economica e politica. Essi rientrano nel compito di diffondere e sostenere la politica interna ed estera dello Stato. In questo senso i media mainstream sono una componente essenziale del complesso militar-industriale-finanziaria-mediatico che aiuta a formare il punto di vista di quello che il sociologo C. Wright Mills ha definito società di massa.
E’ chiaro che uno scenario da III Guerra Mondiale era possibile nel 2006. L’attacco israeliano contro il Libano poteva essere ampliato alla Siria. Questo avrebbe visto l’intervento iraniano, che avrebbe visto gli Stati Uniti e la NATO entrare come combattenti in guerra, per venire in aiuto di Tel Aviv. Questo avrebbe portato ad un pericoloso scenario da guerra globale causata dal Medio Oriente, che sarà esaminato in seguito.
I pericoli di un intervento militare da parte degli USA e della NATO sono molto reale. Il Pentagono aveva previsto di lanciare un’invasione della NATO del Libano, che avrebbe incluso l’invio di marines degli Stati Uniti per combattere la resistenza libanese. Questo è stato confermato anche da Alain Pellegrini, l’ex comandante militare dell’Interim Force in Lebanon delle Nazioni Unite (UNIFIL), in un’intervista al quotidiano As-Safir.
Le valli e le montagne dell’Afghanistan: solo l’inizio della “lunga guerra
Il Weekly Standard, il mese successivo l’11 settembre 2001, giunse minacciosamente ad illustrare le future più ampie campagne militari in un editoriale di Robert Kagan e William Kristol, pubblicato il 29 ottobre 2001:
Quando tutto sarà detto e fatto, il conflitto in Afghanistan sarà per la guerra al terrorismo ciò che la campagna del Nord Africa è stata per la seconda guerra mondiale: un inizio essenziale sulla via della vittoria. Ma per ciò che lampeggia all’orizzonte – una grande guerra dall’Asia centrale al Medio Oriente e, purtroppo, di nuovo negli Stati Uniti – l’Afghanistan si rivelerà la battaglia d’inizio.” [2]
L’editoriale del Weekly Standard, come da copione, è passato ad indicare chiaramente che la guerra dai fronti multipli opererà  sviluppandosi per diventare o assomigliare alla “Scontro di civiltà“, il modello di conflitto post-Guerra fredda delineato da Samuel P. Huntington:
La guerra non finirà in Afghanistan. Si diffonderà e inghiottirà un certo numero di paesi in conflitti di varia intensità. Potrebbe anche imporre l’uso della potenza militare statunitense contemporaneamente in più luoghi. Assomiglierà allo scontro di civiltà che tutti hanno sperato di evitare. Ed metterà una notevole e forse insopportabile pressione sulle parti di una coalizione internazionale che si crogiola in un consenso contento.” [3]
Nel 2001, Robert Kagan e William Kristol erano ben consapevoli della conflagrazione della guerra in Eurasia. Entrambi erano dei politici statunitensi  che erano a conoscenza a quale direzione la politica estera degli Stati Uniti avrebbero portato i militari statunitensi. Dopotutto Kagan e Kristol erano associati a Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Paul Wolfowitz attraverso il think-tank politico del Project for a News American Century (PNAC), che aveva delineato la roadmap militare globale per “un nuovo secolo americano“.
La III Guerra mondiale all’orizzonte?
Dall’invasione dell’Afghanistan controllato dai taliban, la guerra si è diffusa dall’Asia centrale all’Africa dell’Est, Medio Oriente, Pakistan e Caucaso. Cosa si profila all’orizzonte? La “Guerra globale al terrore” è un altro nome per il “Grande Gioco?”
Il “Grande Gioco” per il controllo di tutta l’Eurasia, dall’Europa dell’Est e dal Medio Oriente all’Asia centrale, è in corso. Le tensioni internazionali stanno montando. In Eurasia e nel mondo c’è la rivalità geopolitica tra un’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti e il blocco della contro-alleanza russo-cinese-iraniana.
Ci sono numerosi fronti che possono innescare una guerra globale, ma nel Medio Oriente c’è il più alto rischio. Se gli attacchi israeliani nel 2006 ha minacciato di provocare la guerra globale, un attacco contro l’Iran a cosa porterebbe? Un attacco israelo-statunitense contro l’Iran e i suoi alleati potrebbe svilupparsi rapidamente in una guerra globale con l’uso di armi nucleari.
Mahdi Darius Nazemroaya è ricercatore associato presso il Centro di Ricerca sulla Globalizzazione (CRG).
NOTE 
[1] “Right-wing media divided: Is US now in World War III, IV, or V?”, Media Maters for America, July 14, 2006:
[2] Robert Kagan and William Kristol, “The Gathering Storm”, The Weekly Standard, October 29, 2001, p.13.
[3] Ibid.
Traduzione Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

La Turchia potrebbe sviluppare un aereo da caccia con Corea del Sud e Indonesia

14/12/2010
By sitoaurora
Ankara – Hürriyet Daily News 12 Dicembre 2010
Per rafforzare le capacità della sua Aviazione, la Turchia è interessata a sviluppare un nuovo aereo da combattimento con la Corea del Sud e l’Indonesia, hanno detto degli ufficiali sudcoreani e turchi. “Ci sono stati alcuni colloqui preliminari sulla nostra possibilità a partecipazione al programma KF-X“, un funzionario turco ha detto aHürriyet Daily News & Economic Reviewnel fine settimana. “Stiamo studiando la fattibilità e le possibilità di questo programma.
Il Mag. Gen. Choi Cha-kyu, direttore generale del Bureau per i programmi aerospaziali della Corea del Sud del Defense Acquisition Program Administration, ha detto a settembre che Ankara sta seriamente pensando di prendere parte al programma KF-X. “Ci sarà un requisito [in Turchia] per sostituire i caccia più anziani con quelli nuovi entro il 2020“, avrebbe deto Choi al quotidianoKorea Times. “Una volta a bordo, la Turchia dovrà sostenere gli stessi costi di sviluppo dell’Indonesia“.
Il KF-X è un programma principalmente della Corea del Sud per sviluppare un caccia multiruolo avanzato per le forze aeree della Corea del Sud e dell’Indonesia. Il programma fu avviato nel 2001, ma poi rinviato a causa di difficoltà finanziarie e tecnologiche. Il programma inizierà il prossimo anno con il consenso delle autorità di bilancio. La Corea del Sud coprirà il 60 per cento dei costi di sviluppo del KF-X, per un valore di circa 4,2 miliardi di dollari, con il resto coperto da altri governi o partner aziendali. Circa 120 KF-X saranno costruiti inizialmente e più di 130 altri velivoli saranno prodotti in più dopo la prima fase, quando i modelli raggiungeranno la capacità operativa.
Sotto un memorandum d’intesa firmato a metà luglio, l’Indonesia ha accettato di pagare il 20 per cento dei costi e di acquistare circa 50 aerei KF-X quando inizierà la produzione di massa. La Corea del Sud sta cercando anche di ricevere trasferimenti di tecnologia da parte di imprese aerospaziali occidentali. Un possibile partner aziendale è la svedese Saab.
Altre opzioni
La Turchia ha già selezionato il Joint Strike Fighter F-35 Lightning II degli USA come caccia di nuova generazione. E’ in programma l’acquisizione di circa 100 F-35 del valore di quasi 15 miliardi dollari. Molte imprese turche sono membri del consorzio Joint Strike Fighter tra nove nazioni occidentali, e producono componenti per l’aereo. Lockheed Martin, l’azienda statunitense leader nel programma Joint Strike Fighter, vuole che la Turchia aumenti il numero di aerei F-35 che ha in programma di acquistare, da 100 a 120. Anche la Turchia riceverà 30 F-16 Block 50 da caccia dalla Lockheed, come soluzione d’emergenza fino a quando le consegne dell’F-35 inizieranno intorno al 2015. Ma i funzionari turchi hanno detto che sono disponibili a partecipare ad altri futuro programmi internazionali per aerei da caccia.
Anche la Turchia si trova ad affrontare la pressione dall’Italia, uno stretto partner della difesa, per comprare l’Eurofighter Typhoon, realizzato da un consorzio tra imprese europee di Italia, Gran Bretagna, Germania e Spagna. Giovanni Bertolone, vice presidente esecutivo per le operazioni diFinmeccanica, il massimo conglomerato industriale italiano, ai primi di dicembre ha invitato la Turchia a produrre congiuntamente la fase successiva dell’Eurofighter. Finmeccanica è la società madre di Alenia Aeronautica, uno dei costruttori dell’Eurofighter.
Bertolone ha detto che F-35 e Eurofighter hanno funzioni diverse, e che la Turchia potrebbe adottare entrambi i caccia. L’Eurofighter è stato concepito principalmente come caccia aria-aria, mentre l’F-35 è più adatto per le missioni aria-terra. Nel caso in cui la Turchia decida di acquistare l’Eurofighter, questi aerei dovrebbe sostituire i vecchi F-4E Phantom prodotti dagli USA, recentemente aggiornati da Israele. “Stiamo incoraggiando la Turchia a seguire l’esempio di Gran Bretagna e Italia, che hanno entrambi gli aerei“, ha detto Bertolone. “La capacità aria-aria è importante e pensiamo che questa situazione possa ottenere la preminenza.” Molti analisti ritengono che il previsto KF-X sudcoreana sarà anche adatto al combattimento aria-aria.
Traduzione Alessandro Lattanzio – Aaurora03.da.ru

La scomparsa degli Stati Uniti come superpotenza

12/12/2010
By sitoaurora
La fine del “secolo americano 
Alfred W. McCoy Asia Times 9 dicembre 2010 - Mondialisation.ca
Un atterraggio morbido per gli Stati Uniti da qui a quarant’anni? Lasciate perdere! La scomparsa degli Stati Uniti come superpotenza potrebbe avvenire molto più velocemente di quanto possiamo immaginare. Se il sogno di Washington del 2040 o il 2050 come data finale per il “secolo americano“, una stima più realistica delle tendenze negli Stati Uniti e in tutto il mondo, indicano che nel 2025, esattamente tra 15 anni, quasi tutto potrebbe essere compiuto.
Nonostante l’alone di onnipotenza che la maggior parte degli imperi proiettano, uno sguardo alla loro storia dovrebbe ricordarci che questi sono organismi fragili. L’ecologia del loro potere è così delicata che quando le cose cominciano ad andare davvero male, gli imperi si disintegrano in genere ad una velocità incredibile: solo un anno per il Portogallo, due anni per l’Unione Sovietica, 8 per la Francia, 11 per gli Ottomani, 17 per la Gran Bretagna e, presumibilmente, 22 anni per gli Stati Uniti, dall’anno cruciale 2003.
In futuro, gli storici individueranno probabilmente l’avventata invasione dell’Iraq da parte dell’amministrazione di George W. Bush quell’anno, come l’inizio della caduta degli USA. Tuttavia, invece dello spargimento di sangue che ha segnato la fine di tanti imperi del passato, con le città in fiamme e i civili massacrati, il crollo imperiale del 21° secolo potrebbe verificarsi in un modo relativamente discreto, con invisibili circonvoluzioni del collasso economico o della guerra informatica.
Ma non abbiate dubbi: quando il dominio globale di Washington inevitabilmente finirà, ci saranno ogni giorno i ricordi dolorosi di quello che una tale perdita di potere significherà per gli statunitensi di tutte le provenienze. Come un mezza dozzina di nazioni europee hanno scoperto, il declino imperiale tende ad avere un effetto demoralizzante notevole su una società, portando alla privazione economica, di solito per almeno una generazione. Man mano che l’economia si raffredda, la temperatura politici sale, spesso scatenando disordini gravi.
I dati economici, dell’istruzione e militari a disposizione indicano, per quanto riguarda il potere globale degli Stati Uniti, che le tendenze negative si accumulano rapidamente da qui al 2020 e, probabilmente, raggiungeranno una massa critica nel 2030 al più tardi. Il Secolo Americano, così trionfalmente proclamato all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, sarà ridotto nel nulla e si estinguerà entro il 2025, nel suo ottavo decennio, e potrebbe finalmente essere relegato nel passato entro il 2030.
Significativamente, nel 2008, la Commissione Nazionale d’Inchiesta USA [US National Intelligence Council] ha ammesso, per la prima volta, che il potere globale degli Stati Uniti ha davvero seguito una traiettoria in declino. In una delle sue relazioni periodiche sul futuro, Global Trends 2025, la Commissione ha citato “il trasferimento improvviso di ricchezza globale e potere economico, attualmente, dall’Occidente all’Est“, e “senza precedenti nella storia moderna“, come il primo fattore nel declino della “forza relativa degli Stati Uniti – anche in campo militare“. Tuttavia, come molti a Washington, gli analisti di questa commissione hanno anticipato un atterraggio molto liscio e un lunghissimo dominio statunitense del mondo, e nutrono la speranza che, in un modo o nell’altro, gli Stati Uniti “conserveranno per molto tempo… una capacità militare unica, alfine di proiettare la potenza militare del mondo” per i decenni a venire.
Non è un caso! Secondo le attuali proiezioni, gli Stati Uniti si troveranno al secondo posto dietro la Cina (già seconda economia mondiale) in termini di produzione economica, circa nel 2026, e dopo l’India entro il 2050. Allo stesso modo, l’innovazione cinese segue una traiettoria che porterà la Cina alla leadership mondiale nel campo della scienza applicata e della tecnologia militare, tra il 2020 e il 2030, così come molti brillanti scienziati e ingegneri negli USA, andranno in pensione, senza potere essere adeguatamente sostituita, a causa di una generazione poco istruita.
Entro il 2020, secondo le proiezioni attuali, il Pentagono avrà la presa tutta militare d’un impero morente. Avvierà una tripla letale copertura spaziale, costituito da robotica avanzata e che rappresenta l’ultima speranza per Washington di mantenere il suo status di potenza mondiale, nonostante la sua influenza economica in declino. Tuttavia, a partire da quest’anno, la rete globale di satelliti per le comunicazioni della Cina, sostenuta dal super-computer più potente del mondo, sarà pienamente operativa e fornirà a Pechino una piattaforma indipendente per la militarizzazione dello spazio e un potente sistema di comunicazione per i suoi missili – o attacchi informatici – in tutte le parti del mondo.
Avvolta nella sua arroganza imperiale, come Whitehall o il Quai d’Orsay lo furono, la Casa Bianca sembra sempre immaginare che il declino degli Stati Uniti sarà graduale, moderato e parziale. Nel suo discorso per l’Unione di gennaio, Barack Obama ha dato la garanzia che egli “non accetta il secondo posto per gli Stati Uniti d’America“. Pochi giorni dopo, il vice presidente Joseph Biden, ha ridicolizzato l’idea che “siamo destinati a realizzare la profezia di [lo storico Paul] Kennedy, secondo cui saremo una grande nazione che fallita perché abbiamo perso il controllo della nostra economia e siamo troppo estesi”. Allo stesso modo, Joseph Nye, il guru neoliberista della politica estera, parlando sul numero di novembre della rivista istituzionale Foreign Affairs, ha spazzato via l’intera idea dell’ascesa economica e militare della Cina, respingendo “la metafora fuorviante del declino organico” e negando che il deterioramento del potere globale degli Stati Uniti sia in corso.
Gli statunitensi, che hanno visto i loro posti di lavoro ordinari trasferirsi all’estero, sono più realistici dei loro leader, che sono ben protetti. Un sondaggio nell’agosto 2010 ha rivelato che il 65% degli statunitensi ritiene che il loro paese è ora “in uno stato di declino”. Già, Australia e Turchia, i tradizionali alleati militari degli Stati Uniti, usano le loro armi di fabbricazione statunitense per le manovre aeree e navali congiunte con la Cina. Già, i più vicini partner economici degli Stati Uniti, s’allontanano dalla posizione di Washington e guardano alla valuta cinese, i cui tassi vengono manipolati. Mentre il presidente [Obama] è tornato dall’Asia il mese scorso, una titolo di testata del New York Times riassumeva il punto culminante del suo viaggio: “Sulla scena mondiale, la visione economica di Obama è respinta, Cina, Gran Bretagna e Germania stanno sfidando gli Stati Uniti, i negoziati commerciali con Seoul sono falliti.”
Da una prospettiva storica, la questione non è se gli USA perderanno il loroo potere incontrastato a livello mondiale, ma solo la velocità e la brutalità con cui si verificherà il loro declino. Invece dei desideri irrealistici di Washington, prendiamo la metodologia propria del Consiglio dell’Intelligence Nazionale, per decifrare il futuro, alfine di suggerire quattro scenari realistici (insieme a quattro valutazioni connesse con la loro situazione attuale) sulla maniera, sia con un crolo o morbida, con cui la potenza complessiva degli Stati Uniti potrebbe giungere al termine nel 2020. Questi scenari sono: il declino economico, lo shock petrolifero, la disavventura militare e la terza guerra mondiale. Sebbene questi scenari siano ben lungi dall’essere le sole possibilità del declino – o addirittura del collasso – degli Stati Uniti, offrono una finestra in un futuro che arriva al passo di carica.
Declino economico
La situazione attuale
Oggi, tre minacce principali esistono nei confronti del predominio degli Stati Uniti nell’economia globale: la perdita di influenza economica attraverso il calo della quota nel commercio mondiale, il declino dell’innovazione tecnologica statunitense e la fine della condizione privilegiata del dollaro come valuta mondiale di riserva.
Dal 2008, gli Stati Uniti sono già caduti al terzo posto a livello mondiale per le esportazioni, con l’11% delle esportazioni mondiali, rispetto al 12% della Cina e il 16% dell’Unione europea. Non c’è ragione di credere che questa tendenza sarà invertita.
Allo stesso modo, la leadership statunitense nel campo dell’innovazione tecnologica è in declino. Nel 2008, gli Stati Uniti erano ancora il numero due dietro il Giappone in termini di brevetti depositati, con 232.000, ma la Cina si sta rapidamente avvicinando con 195.000 brevetti, grazie ad un aumento spaventoso del 400% dal 2000. Un presagio di un ulteriore calo: nel 2009, gli Stati Uniti sono scesi al livello più basso del decennio precedente, tra i 40 paesi esaminati dalla Fondazione per l’innovazione e la tecnologia dell’informazione, in termini di “cambiamento” nella “competitività a livello globale dell’innovazione“. Aggiungendo sostanza a queste statistiche, lo scorso ottobre, il Ministero della Difesa cinese ha presentato il supercomputer più veloce del mondo, Tianhe A-1, così potente, secondo un esperto statunitense, che ha “polverizzato le performance dell’attuale macchina n. 1” negli Stati Uniti.
Aggiungete a questo la chiara evidenza che il sistema educativo statunitense, che è la fonte dei futuri scienziati e innovatori, è arretrata rispetto ai suoi concorrenti. Dopo essere stato a capo del mondo per decenni, nella fascia d’età dei 25-34 anni con un diploma universitario, questo paese è sceso al dodicesimo posto nel 2010. Il World Economic Forum, l’anno stesso, ha posto gli Stati Uniti al deludente 52.mo posto su 139 paesi, per quanto riguarda la qualità delle sue università di matematica e l’istruzione scientifica. Quasi la metà di tutti i laureati negli Stati Uniti sono  stranieri, la maggior parte andrà a casa e non rimarrà negli Stati Uniti, come è accaduto in precedenza. In altre parole, entro il 2025, gli Stati Uniti probabilmente si troveranno di fronte ad una carenza di talenti scientifici.
Tali tendenze negative incoraggiano le crescenti aspre critiche sul ruolo del dollaro come valuta mondiale di riserva. “Altri paesi non vogliono abbracciare l’idea che gli USA ne sanno di più di altri in politica economica”, ha commentato Kenneth S. Rogoff, ex economista capo del Fondo Monetario Internazionale. A metà del 2009, con le banche centrali che detenevano la cifra enorme di 4.000 miliardi di dollari in buoni del Tesoro US, il presidente russo Dmitrija Medvedev ha insistito che era tempo di porre fine al “sistema unipolare mantenuto artificialmente” e basato su “una valuta di riserva che era stata forte in passato.”
Allo stesso tempo, il governatore della banca centrale cinese ha fatto capire che il futuro potrebbe essere basato su una valuta di riserva globale “scollegata dalle singole nazioni” (cioè, il dollaro USA). Prendete tutto questo come delle indicazione del mondo futuro e come un tentativo possibile, come sostiene l’economista Michael Hudson, “per accelerare il fallimento dell’attuale ordine mondiale militare-finanziario degli Stati Uniti“.
Uno scenario per il 2020
Dopo anni di deficit in aumento, alimentato da incessanti guerre in terre lontane, nel 2020, come ci si aspetterebbe dopo un lungo periodo, il dollaro perderà definitivamente il suo status speciale di valuta mondiale di riserva. Soudain, le coût des importations monte en flèche. Improvvisamente, il costo delle importazioni aumentato vertiginosamente. Incapace di pagare il crescenre deficit vendendo i buoni del Tesoro ora svalutati, Washington è stata infine costretta a ridurre drasticamente il suo gonfiato budget militare. Sotto la pressione dei suoi cittadini e dell’estero, Washington ha ritirato le forze statuntensi da centinaia di basi oltremare che ripiegano su un perimetro continentale. Tuttavia, è ormai troppo tardi.
A fronte di una superpotenza che si spegne e non riesce a pagare i suoi conti, Cina, India, Iran, Russia e altre potenze, grandi o regionalim provocano il dominio degli Stati Uniti, sugli oceani, nello spazio e nel cyberspazio. Nel frattempo, in piena inflazione, con la disoccupazione in crescita e un calo costante dei salari reali, le divisioni interne si estendono a scontri violenti e contorversie laceranti, spesso su questioni decisamente irrilevanti. Cavalcando una ondata di delusione e di disperazione politica, un patriota di estrema destra ottiene la presidenza con una retorica assordante, esigendo il rispetto per l’autorità statunitense e minacciando ritorsioni militari o economiche. Il mondo non presta quasi nessuna attenzione, mentre il secolo americano finisce nel silenzio.
Le shock petrolifero
La situazione attuale
Una vittima collaterale del potere economico in declino degli USA è stato il suo blocco delle forniture di petrolio. Accelerando e superando l’economia degli Stati Uniti nel consumo di petrolio, la Cina è diventata il primo consumatore mondiale di questa energia, una posizione detenuta dagli Stati Uniti per oltre un secolo. Lo specialista [USA] dell’energia Michael Klare ha spiegato che questo cambiamento significa che la Cina “darà il ritmo al nostro futuro globale“.
Nel 2025, la Russia e l’Iran controlleranno quasi metà delle riserve mondiali di gas naturale, che darà loro una leva potenzialmente enorme sulla fame di energia dell’Europa. Aggiungete le riserve di petrolio a questa miscela, così che il National Intelligence Council ha avvertito che in soli 15 anni, due paesi, la Russia e l’Iran, potrebbero “emergere come i boss dell’energia“.
Nonostante il notevole ingegno, le  principali potenze petroifere svuotano i grandi giacimenti di petrolio che si dimostrano essere facilmente estraibili e con poca spesa. La vera lezione del disastro petrolifero del “Deepwater Horizon” nel Golfo del Messico, non è stato il lassismo nelle norme di sicurezza della BP, ma il semplice fatto che chiunque poteva vedere lo “spettacolo della marea nera“: uno dei giganti dell’energia non aveva altra scelta se non quella di cercare ciò che Klare chiama il “petrolio difficile“, a miglia sotto la superficie dell’oceano, per mantenere la crescita dei propri profitti.
Ad aggravare il problema, i cinesi e gli indiani sono improvvisamente diventati molto più affamato di energia. Anche se gli approvvigionamenti di petrolio dovessero restare costanti (ma non sarà il caso), la domanda, e quindi i costi, è praticamente garantito che saliranno – e, soprattutto, all’improvviso. Altri paesi sviluppati risponderanno in modo aggressivo a questa minaccia immergendosi nei programmi sperimentali per sviluppare fonti energetiche alternative. Gli Stati Uniti hanno intrapreso un percorso diverso, facendo troppo poco per sviluppare fonti energetiche alternative, mentre negli ultimi dieci anni hanno raddoppiato la loro dipendenza dal petrolio importato dall’estero. Tra il 1973 e il 2007, le importazioni di petrolio [degli Stati Uniti] sono aumentate dal 36% di tutta l’energia consumata negli Stati Uniti al 66%.
Uno scenario per il 2025
Gli Stati Uniti rimangono così dipendenti dal petrolio straniero che qualche evento negativo sul mercato mondiale per l’energia nel 2025, potrebbe causare uno shock petrolifero. In confronto, la crisi petrolifera del 1973 (quando i prezzi sono quadruplicati in pochi mesi) ricorda una minaccia. Irritati dal valore nominale del dollaro che svanisce, i ministri del petrolio dall’OPEC, riuniti in Arabia Saudita, richiedono che i pagamenti futuri dell’energia con un “paniere di valute“, composto da yen, yuan e euro. Questo aggiunge solo un po’ di costo alle importazioni di petrolio degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, mentre siglano una nuova serie di contratti per la fornitura a lungo termine con la Cina, i sauditi stabilizzano le loro riserve di valuta passando allo yuan.  Nel frattempo, la Cina sta spendendo innumerevoli miliardi per costruire un oleodotto enorme in tutta l’Asia e finanziare l’operazione iraniana sul più grande giacimento di gas al mondo, a South Pars, nel Golfo Persico.
Preoccupata che la US Navy non possa più essere in grado di proteggere il traffico delle petroliere dal Golfo Persico all’Asia orientale, una coalizione tra Teheran, Riyadh e Abu Dhabi foama una nuova alleanza inaspettata del Golfo, e decreta che la nuova flotta di portaerei cinesi pattugli d’ora in poi il Golfo Persico, da una base nel Golfo di Oman. Sotto una forte pressione economica, Londra ha accettato di annullare il contratto di locazione della base statunitense di Diego Garcia, che si trova su un’isola dell’Oceano Indiano, mentre Canberra, costretta dai cinesi, ha informato Washington che la sua Settima Flotta non è più la benvenuta a Fremantle, il suo porto, di fatto soppiantando l’US Navy nell’Oceano Indiano.
In pochi tratti di penna e qualche annuncio laconico, la “dottrina Carter“, in cui il potere militare degli Stati Uniti proteggerà per sempre il Golfo Persico, viene sepolta nel 2025. Tutti gli elementi che hanno a lungo assicurato agli USA il petrolio a basso costo e senza limiti della regione – logistica, tassi di cambio e potenza navale – sono svaniti. A questo punto gli Stati Uniti possono ancora coprire solo il 12% del loro fabbisogno energetico attraverso la loro nascente industria delle energie alternative, e rimangono dipendenti dal petrolio importato per metà del loro consumo energetico.
La crisi del petrolio conseguente colpisco il paese come un uragano, i prezzi salgono a nuove altezze, facendo dei viaggi un’opzione incredibilmente costosa, causando la caduta libera dei salari reali (in calo da molot tempo) e che rende non competitive il resto delle esportazioni degli Stati Uniti. Con i termostati che sono in calo, i prezzi del carburante che ha battuto tutti i record e il flusso di dollari che finisce all’estero in cambio del petrolio costoso, l’economia statunitense è paralizzata. Con le alleanze che si sfilacciano, e dopo la lunga e crescente pressione fiscale, l’esercito statunitense finalmente inizia un graduale ritiro delle sue basi all’estero.
In pochi anni, gli Stati Uniti sono funzionalmente in bancarotta, e hanno iniziato il conto alla rovescia verso il crepuscolo del Secolo Americano.
La disavventura militare
La situazione attuale
Contrariamente all’intuizione, mentre la loro potenza si spegne, gli imperi spesso si tuffo in temerarie disavventure militari. Questo fenomeno, noto agli storici degli imperi sotto il nome di “micro-militarismo” sembra coinvolgere gli sforzi della compensazione psicologica per lenire il dolore della ritirata o della sconfitta, occupando nuovi territori, ma in modo breve e catastrofico. Queste operazioni, irrazionali anche da un punto di vista imperiale, producono spesso un’emorragia di spese o umilianti sconfitte che accelerano soltanto la perdita della potenza.
Attraverso i secoli, gli imperi aggressivi soffrono di arroganza, che li porta ad immergersi ancora di più nella disavventura militare, fino alla disfatta che divenne una rotta. Nel 413 a.c., Atene, indebolita, inviò 200 imbarcazioni a farsi massacrare in Sicilia. Nel 1921, la Spagna imperiale inviò 20.000 soldati a morire massacrati da parti dei guerriglieri berberi in Marocco. Nel 1956, il declinante impero britannico distrusse il suo prestigio attaccando Suez. E, nel 2001 e 2003, gli Stati Uniti hanno occupato l’Afghanistan e invaso l’Iraq. Con l’arroganza che contraddistingue gli imperi, nel corso di migliaia di anni, Washington ha aumentato a 100.000 il numero dei suoi soldati in Afghanistan, ha esteso la guerra al Pakistan ed esteso il suo impegno fino al 2014 e oltre, alla ricerca di disastri grandi e piccoli, in questo cimitero degli imperi nuclearizzato, infestato dalla guerriglia.
Uno scenario per il 2014
Il “micro-militarismo” è così irrazionale e imprevedibile quanto gli scenari apparentemente fantasiosi, sono rapidamente superati dagli eventi reali. Con le forze statunitense allungate e sottilizzate dalla Somalia alle Filippine, e con tensioni crescenti in Israele, Iran e Corea, le combinazioni possibili per una disastrosa crisi militare sono molteplici.
Siamo in piena estate 2014, nell’Afghanistan meridionale, una piccola guarnigione sttauntense a Kandahar è attaccata, improvvisamente e inaspettatamente preso d’assalto dai guerriglieri taliban, mentre aerei statunitensi sono messi a terra da una tempesta di sabbia accecante. Pesanti perdite sono subite e per ritorsione, un comandante militare Usa imbarazzato dall’inviare i suoi bombardieri B-1 e caccia F-16 nel demolire un intero quartiere della città, che si crede sia sotto il controllo dei taliban, mentre le cannoniere AC-130U “Spooky“, rastrellano le macerie con un fuoco devastante.
Molto rapidamente, i mullah predicano il jihad in tutte le moschee della regione, e unità dell’esercito afghano, addestrati per anni dalle forze degli Stati Uniti per rovesciare la marea della guerra, cominciarono a disertare in massa. I combattenti taliban poi lanciano in tutto il paese una serie di attacchi straordinariamente sofisticata contro le guarnigioni statunitnesi, facendo schizzare in alto il numero delle vittime statunitensi. In scene che ricordano Saigon nel 1975, elicotteri Usa salvano soldati e civili statunitensi dai tetti di Kabul e Kandahar.
Nel frattempo, arrabbiate per la situazione di stallo prolungata che dura da decenni sulla Palestina, i leader dell’OPEC hanno imposto un nuovo embargo petrolifero nei confronti degli Stati Uniti per protestare contro il loro sostegno a Israele, e contro il massacro di un gran numero di civili musulmani nella loro guerra in corso in tutto il Grande Medio Oriente. Con un’impennata dei prezzi del carburante e le raffinerie a secco, Washington prende le sue disposizioni mediante l’invio di forze per operazioni speciali, per catturare i porti petroliferi del Golfo Persico. A sua volta, questo scatena una serie di attentati suicidi e di sabotaggi degli oleodotti e dei pozzi di petrolio.  Mentre  nubi scure s’innalzano verso il cielo, e i diplomatici presso le Nazioni Unite si alzano per denunciare categoricamente le azioni degli Stati Uniti, i commentatori di tutto il mondo ricordano la storia per chiamarla “Suez d’America“, con un eloquente riferimento alla debacle del 1956 che segnò la fine dell’impero britannico.
La Terza Guerra Mondiale
La situazione attuale
Durante l’estate del 2010, le tensioni militari tra Stati Uniti e Cina hanno iniziato a crescere nel Pacifico occidentale, una volta considerato un “lago” degli Stati Uniti. Anche un anno fa nessuno avrebbe potuto prevedere un tale sviluppo. Nello stesso modo con cui Washington ha usato la sua alleanza con Londra per catturare una larga fetta del potere globale della Gran Bretagna dopo la seconda guerra mondiale, la Cina utilizza ora i ricavi delle sue esportazioni negli USA per finanziare ciò che può diventare una probabile sfida militare al dominio USA sulle vie navigabili dell’Asia e del Pacifico.
Con l’aumento delle risorse, Pechino rivendica un ampio arco marittimo dalla Corea all’Indonesia, dominato a lungo alla Marina USA. In agosto, dopo che Washington ha espresso “interesse nazionale” sul Mar Cinese Meridionale e condotto esercitazioni navali per rafforzare questa affermazione, al Global Times un funzionario di Pechino ha risposto con rabbia dicendo: “Il round della lotta tra gli Stati Uniti e la Cina sulla questione del Mar della Cina meridionale ha alzato la posta nel decidere quale sarà il futuro leader del pianeta.
In mezzo a tensioni crescenti, il Pentagono ha riferito che Pechino ha ora “la capacità di attaccare… le portaerei [USA] nel Pacifico occidentale” e di puntare le “forze nucleari a tutti gli Stati Uniti Continentali.” Sviluppando le capacità nucleare offensiva,  spaziale e di guerra cibernetica, la Cina sembra intenzionata a competere per il dominio di ciò che il Pentagono chiama “lo spettro delle informazioni in tutte le dimensioni del campo di battaglia moderno.” Con il continuo sviluppo dei potenti booster del missile Lunga Marcia V, così come il lancio di due satelliti nel gennaio 2010 e un altro nel mese di luglio, per un totale di cinque [già in orbita], Pechino ha lanciato il segnale che il paese sta facendo rapidi progressi verso una rete “indipendente” di 35 satelliti per il posizionamento, la comunicazione e la ricognizione globale, che sarà avviata entro il 2020.
Per controllare la Cina ed estendere mondialmente la sua posizione militare, Washington intende costruire una nuova rete digitale  robotica aerospaziale, dalle funzionalità avanzate per la guerra informatica e la sorveglianza elettronica. I pianificatori militari sperano che il sistema avvolga la Terra in una griglia in grado di cyberaccecare interi eserciti sul campo di battaglia, o d’isolare un singolo terrorista in un campo o favela.
Uno scenario per il 2025
La tecnologia di cyberguerra e guerra spaziale, è così nuova e non testata, che anche la maggior parte degli scenari più bizzarri potrebbe essere presto sopraffatta da una realtà ancora difficile da concepire. Tuttavia, se usiamo solo il tipo di scenari che l’US Air Force stessa ha utilizzato per il suo 2009 Future Capabilities Game, possiamo ottenere “una migliore comprensione di come l’aria, lo spazio e il cyberspazio coincidono nell’arte della guerra” e quindi iniziare a immaginare come la prossima guerra mondiale potrebbe effettivamente essere scatenata!
E’ il Giovedi per il Ringraziamento nel 2025, ore 23:59. Mentre le folle si pigiano sui negozi online e battono alle porte di Best Buy per i grandi sconti sull’elettronica domestica più recente della Cina, i tecnici dell’US Air Force, al telescopio di sorveglianza spaziale di Maui [Hawaii], tossiscono sul caffè, mentre il loro grande schermo improvvisamente diventa nero. A migliaia di chilometri, al cybercentro comando in Texas, i cybercombattenti rilevano rapidamente dannosi codici binari che, anche se inviati in forma anonima, mostra l’impronta distinta dell’Armata di Liberazione Popolare della Cina.
Questo primo attacco aperto non era stato previsto da nessuno. Il “software maligno” prende il controllo dell’informatica a bordo di un drone statunitense a energia solare, il “Vulture“, mentre vola a 70.000 piedi sopra lo stretto di Tsushima, tra la Corea e il Giappone. Improvvisamente spara tutti i tipi di missili che sono appesi sotto la sua gigantesca ala di 135 metri, spedendo decine di letali missili a tuffarsi innocuamente sul Mar Giallo, disarmando così efficacemente questa terribile arma.
Determinata a rispondere colpo su colpo, la Casa Bianca autorizza attacchi di rappresaglia. Fiduciosi che il suo sistema di satelliti F-6, “frazionato e in volo libero” sia impenetrabile, i comandanti delle forze aeree in California trasmettono i codici informatici alla flotta di UAV spaziali X-37B in orbita a 450 chilometri sopra la Terra, ordinandogli di lanciare i loro missili‘triple terminator’ sui 35 satelliti cinesi. Nessuna risposta. Prossima al panico, la US Air Force lancia il suo veicolo di crociera ipersonico Falcon, in un arco di 160 chilometri sopra l’Oceano Pacifico e poi, dopo solo 20 minuti, invia il codice informatico per lanciare i missili contro sette satelliti cinesi in orbita bassa. I codici di lancio sono improvvisamente inoperativi.
Man mano che il virus cinese si diffonde irresistibilmente attraverso l’architettura dei satelliti F-6 e che i supercomputer statunitensi di seconda classe non sono in grado di decifrare il codice diabolicamente complesso del virus, i segnali GPS  cruciali per la navigazione di navi e aerei statunitensi nel mondo, sono compromessi. Flotte di portaerei iniziano a circolare nel mezzo del Pacifico. Squadroni di aerei da combattimento sono a terra. Drones volano senza meta verso l’orizzonte, precipitando quando il combustibile è esaurito. Improvvisamente, gli Stati Uniti perdono quello che la US Air Force ha a lungo chiamato “l’ultimo combattimento da terreno elevato“: lo spazio. In poche ore, la potenza mondiale che ha dominato il pianeta per quasi un secolo è stato sconfitta nella Terza Guerra Mondiale, senza causare vittime.
Un nuovo ordine mondiale?
Anche se gli eventi futuri sono più noiosi di quello che sono suggeriti in queste quattro ipotesi, tutte le tendenze indicano un significativo un crollo  molto più devastante per la potenza degli Stati Uniti, entro il 2025, di quanto tutti a Washington sembrano ora prendere in considerazione.
Mentre gli alleati [degli USA] nel mondo stanno cominciando a riallineare le loro politiche per soddisfare le avanzanti potenze asiatiche, il costo di mantenimento delle 800 e più basi militari all’estero, diventerà semplicemente insostenibile, costringendo finalmente Washington a ritirarsi gradualmente controvoglia. Con la Cina e gli Stati Uniti che si trovano in una corsa alla militarizzazione dello spazio e del cyberspazio, le tensioni tra le due potenze, certamente aumenternno, rendendo un conflitto militare entro il 2025 almeno plausibile, se non praticamente garantito.
Per complicare ulteriormente le cose, le tendenze economiche, militari e tecnologiche brevemente descritte sopra non agiscono in modo così chiaro e isolato. Come è successo con gli imperi europei dopo la Seconda Guerra Mondiale, queste forze negative si riveleranno senza dubbio sinergiche. Esse si combinano in modo del tutto inaspettato, creando crisi a cui gli statunitensi sono totalmente impreparati e minacciano di mandare l’economia in un’improvvisa spirale discedente, spingendo il paese nella miseria economica, per una generazione o più.
Mentre il potere degli Stati Uniti si affievolisce, il passato offre una gamma di possibilità per un futuro ordine mondiale. Ad un estremo dello spettro, il sorgere di una nuova superpotenza globale, anche se improbabile, non può essere esclusa. Tuttavia, la Cina e la Russia appaiono sia per la cultura auto-referenziale, i codici astrusi non-romani, le strategie di difesa regionale e i sistemi giuridici sottosviluppati, sfidandoli sugli strumenti chiave per il dominio del mondo. Quindi in questo caso, non sembra che ci sarà una superpotenza al posto degli Stati Uniti.
Considerando una versione cupa del nostro futuro mondo utopico, è possibile che una coalizione di imprese transnazionali, le forze multilaterali come la NATO e la elite finanziaria internazionale, sviluppino una rete sovranazionale d’instabilità che non darebbe senso alcuno all’idea stessa di imperi nazionali. Mentre le aziende e le élite denazionalizzata multinazionale guiderebbe in tale modo usurpatoorio il mondo, dal sicuro delle enclave urbane, la folla verrebbe  relegata in terra, rurali o urbani, abbandonate.
In Planet of Slums, Mike Davis offre almeno una visione parziale dal basso verso l’alto di un mondo del genere. La sua tesi è che miliardi di persone (due miliardi entro il 2030) già stipate in baracche fetide come nelle favelas di tutto il mondo, faranno delle “città selvaggio e fallite del Terzo Mondo[...] il caratteristico campo di battaglia del 21° secolo.” Poi, come oscurità si deposita su alcuni futuri super-slum, “l’impero sarà in grado di dispiegare orwelliane tecnologie di repressione”, mentre “elicotteri d’assalto tipo drone daranno la caccia a enigmatici nemici tra i vicoli delle baraccopoli… Ogni mattina la baraccopoli risponderà con attacchi suicidi ed esplosioni eloquenti.”
Al centro di questo spettro di futuri possibili, un oligopolio nuovo può emergere tra il 2020 e il 2040, con le potenze emergenti Cina, Russia, India e Brasile che lavorarano con potenze in declino come la Gran Bretagna, Germania, Giappone e Stati Uniti per imporre un dominio ad hoc a livello mondiale, come l’alleanza approssimativa tra imperi europei che ha guidato la metà dell’umanità intorno al 1900.
Un’altra possibilità: l’ascesa di potenze egemoni regionali in un ritorno a qualcosa che rispecchi il sistema internazionale in vigore prima della nascita degli imperi moderni. In questo ordine mondiale neo-westfaliano, con le sue infinite opportunità per la micro-violenza e lo sfruttamento incontrollato, ogni potenza dominerà la sua regione immediata – Brasile in Sud America, Nord America di Washington, Pretoria, Sud Africa, ecc. Lo spazio, il cyberspazio e il mare profondo, sottratto al controllo dell’ex “poliziotto“, gli Stati Uniti, potrebbe anche diventare un nuovo partito comune globale, controllato da un esteso Consiglio di sicurezza dell’ONU o un altro ente ad hoc.
Tutti questi scenari estrapolano le tendenze future esistenti sul presupposto che gli statunitensi, accecati dall’arroganza del potere per decenni, senza precedenti storici, non potranno prendere o non prenderanno le misure per gestire l’erosione incontrollata della loro posizione a livello mondiale.
Se il declino degli USA è di fatto una traiettoria di 22 anni, tra il 2003 e il 2025, mentre gli statunitensi hanno già sprecato la maggior parte del primo decennio di questo declino, con guerre che non hanno risolti i problemi a lungo termine e, allo stesso modo dell’acqua ingoiata rapidamente dalle sabbie del deserto, buttando migliaia di miliardi di dollari terribilmenti necessari.
Se ci sono solo 15 anni, il rischio di perdere tutto è ancora elevato. Il Congresso e il presidente [degli Usa] sono ora in un vicolo cieco, il sistema statunitense è sopraffatto dai soldi delle grandi aziende che bloccano gli impianti, e lasciano pensare che problemi di notevole importanza, tra cui le guerre, l’enorme National Security State degli USA, il suo sistema educativo impoverito e la rete energetica arcaica, saranno trattati abbastanza seriamente da garantire un atterraggio morbido che massimizza il ruolo e la prosperità degli Stati Uniti in un mondo che cambia.
Gli imperi d’Europa sono andati e il potere supremo degli Stati Uniti continua. Sembra sempre più improbabile che gli Stati Uniti otterranno qualcosa che sembri, in un modo o nell’altro, il successo della Gran Bretagna nel formare un ordine mondiale che riusca a proteggere i loro interessi, preservare la loro prosperità e recante il marchio dei loro valori migliori.
Alfred W. McCoy è professore di storia all’Università del Wisconsin-Madison. Autore di TomDispatch, presiede anche il progetto “Empires in transition”, un gruppo di lavoro mondiale di 140 storici, provenienti  dalle università di quattro continenti.
Traduzione Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

L’Iran s’emancipa

07/12/2010
By sitoaurora
Michel Collon 25 novembre 2010
Dalla rivoluzione islamica del 1979 che, ricordamolo, ha distrutto il principale bastione imperialista nel Medio Oriente, il regime di Teheran tormenta le notti dei leader occidentali.
L’incubo s’era già insediato a Washington, unico organizzatore del colpo di stato del 1953 che portò al potere la brutale dittatura dello Shah, e che mai avrebbe ammesso che l’ambasciata USA in un paese straniero potesse essere occupata, il suo personale sequestrato (senza violenze) e il suo archivio sottoposto a un’analisi approfondita, che da un momento all’altro, la terribile vendetta di un attentato e poi di una sanguinosa aggressione e invasione avvenisse per regolare i conti con un regime insultato per aveva osato alzare la mano contro i servi dell’Impero.
Eppure dopo 30 anni, la vendetta resta inestinguibile.
Tutti gli attacchi indiretti, militari o civili, hanno fallito.
Il primo e più letale fu la guerra Iran-Iraq. Scatenata da Saddam Hussein, che si credeva investito della missione  fiduciaria di liquidare il nuovo regime iraniano, mentre si trattava della manovra machiavellica di esaurire i due membri dell’OPEC abbastanza forti da controbattere l’influenza saudita “moderata” (ovvero, sottomessa agli Stati Uniti) nell’organizzazione del petrolifera. Saddam Hussein, che la CIA aiutò ad insediare il suo regime, fornendo le liste dei militanti comunisti che avevano partecipato, con lui, al rovesciamento della monarchia nel 1958, e che eliminò con cura, pensava, errore d’analisi fatale, che egli fosse un amico degli Stati Uniti. Tuttavia l’impero non ha amici, ha solo vassalli o servi.
Il secondo è permanente. E’ l’embargo economico continuo, il cui contenuto s’inasprisce nel corso delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza ma che, se ha complicato il corso del Paese, non ha prodotto l’atteso impoverimento, né gli scontri che avrebbero dovuto esserne la conseguenza, e che non ha allontanato le imprese occidentali desiderose di nuovi mercati.
Il terzo è la politica di accerchiamento continuata dal 2001, come parte della “guerra contro il terrorismo“. L’Iran, lo ricordiamo, è stato inserito da GW Bush nell’asse del male, e si trovò affiancato a est (Afghanistan) e ad ovest (Iraq) dall’US Army in campagne sostenute da grandi quantità di mercenari pagati dal Pentagono, e assistito dai vari contingenti degli alleati della NATO, o allineati come l’Australia. Ma gli Stati Uniti non possono utilizzare le due basi esterne per attaccare l’Iran, perché non conoscono la situazione interna. Impantanati in Afghanistan, sono costretti ad accettare la costituzione in Iraq di un governo che, data la sua costituzione e il suo sostegno parlamentare, non è certamente pronto ad attaccare il vicino Iran.
La quarta è che l’interferenza interna ha assunto varie forme: la corruzione di Rafsanjani, il test della rivoluzione colorata nella primavera del 2010, il supporto al dissenso Baluch… ma non hanno prodotto i risultati desiderati.
No restava che il pretesto dell’arma nucleare iraniana per brandire, ininterrottamente dal 2007, la minaccia di un attacco militare diretto. Che l’esecutore doveva essere o l’esercito sionista o l’esercito statunitense, è di per sé una questione minore: i bombardieri israeliani non possono volare senza il GPS degli USA. Questo non ha impedito all’Iran di perseguire la sua politica nucleare, che è culminata nella messa in servizio, ad agosto, della prima centrale nucleare di Bushehr fornita dalla Russia.
L’Iran ha dunque ben resistito.
Ma il fatto nuovo è che, adesso, è passato seriamente alla fase del contro-attacco.
La sua prima area di intervento è il Medio Oriente, dove il suo sostegno ufficiale ad Hezbollah libanese e ad Hamas palestinese, riduce gravemente la libertà di azione militare d’Israele, che approfittando del patrocinio imperiale e dell’impunità che gli ha assicurato, aveva preso l’abitudine dal 1948 d’intervenire militarmente e ad ogni occasione sui suoi vicini.
Questo campo si sta ora notevolmente ampliando. Asse del male o no, l’Iran ha intensificato le relazioni diplomatiche ed economiche con i paesi che sono loro stessi nella resistenza alle interferenze degli Stati Uniti (e spesso contemporaneamente sioniste) tra i quali: Venezuela, Bolivia, Bielorussia, Cuba. Ha inoltre sviluppato relazioni con il continente africano, come dimostra la recente visita del ministro degli affari esteri iraniano nel Burkina Faso, dove è stato calorosamente salutato dal più fedele agente di Françafrique: Blaise Compaoré.
Ma la cosa più importante è la recente istituzione di una sfera di influenza regionale. L’Iran aveva già buone relazioni con l’Armenia, un paese cui fornisce  gas e con i quali mantiene un confine aperto, permettendo di non essere strangolata dai suoi vicini Turchia e Georgia.
Soprattutto, l’Iran ha firmato accordi di collaborazione con due suoi importanti vicini settentrionali: il Turkmenistan e l’Uzbekistan, che consentirà ai due paesi senza sbocco sul mare, diffidenti l’uno dell’altro, di non dipendere dalla sola Russia per il loro commercio estero, e di utilizzare il territorio iraniano per raggiungere l’Oceano Indiano. Per il Turkmenistan, in particolare, paese scarsamente popolato che ha riserve di gas naturale tra le più grandi del mondo, questa apertura verso sud è un modo per sfuggire alle restrizioni che gli potrebbe imporre GAZPROM sull’esportazione del suo gas. Turkmenistan e Uzbekistan sono già soci per aver permesso il passaggio di un oleodotto che rifornisce la Cina, che è stato aperto quest’anno. La loro apertura quindi continua. Inoltre, i tre paesi condividono una comune preoccupazione sulla sicurezza: combattere la destabilizzazione e le molte influenze sotterranee che possono essere causate dell’enorme traffico di eroina proveniente dall’Afghanistan.
Vi è un altro tema su cui l’Iran e il Turkmenistan saranno in grado di coordinare le loro posizioni: lo status del Caspio. Fino al crollo dell’URSS, la situazione era chiara: il Caspio aveva solo due paesi che vi confinavano l’Unione Sovietica e l’Iran, e la condivisione di sovranità sul mare era stata fatta molto semplicemente, tirando una linea retta tra le due frontiere terrestri.
I paesi rivieraschi sono ora numero 5: Azerbaijan, Russia, Kazakistan, Turkmenistan e Iran. Dal punto di vista del diritto internazionale, il Caspio, mare chiuso, dovrebbe essere diviso come un lago tra i paesi rivieraschi, senza acque internazionali nel mezzo.
Finora tutti sono d’accordo: non si creeranno le acque internazionali per vedervi arrivare tutti i più importanti predatori transnazionali affamati di petrolio e gas, le due risorse naturali più abbondanti in tutto il bacino del Caspio. Per la delimitazione delle aree di sovranità nazionale, l’Iran dal 1991, in disaccordo con la Russia, vanta una zona più ampia della divisione precedente. La comune forte posizione dell’Iran e del Turkmenistan contro la Russia, rischia di essere supportata da Kazakistan e Azerbaigian. Si dovranno attendere i commenti sulla riunione tenutasi a Teheran su questo tema, nei prossimi giorni, ma è chiaro che su questo tema l’Iran ha ripreso la mano e che la Russia potrebbe pagare a caro prezzo, e il suo riallineamento (a giugno) con le nuove sanzioni ONU, proposte dagli Stati Uniti, e il suo rifiuto (ad agosto) di consegnare i missili antiaerei S300 per la la difesa, già ordinati.
L’ultimo successo dell’Iran: un accordo di cooperazione militare firmato ad agosto con il Sultanato di Oman.
Il Sultanato dell’Oman è costituito da due settori: un vasto semi-deserto sul Mar Arabico e un’area più piccola, ma più accogliente e più abitata, sul Golfo di Oman e la sponda meridionale dello Stretto di Hormuz. Insieme, Oman e l’Iran, quindi controllano entrambi i lati dello stretto, che è il più strategico e il più sorvegliato al mondo, a causa del flusso intenso di petrolio che vi passa. In queste condizioni, le parate delle protaerei degli Stati Uniti (2) e della Francia (1) nel Golfo Persico (come l’apertura di una base militare francese ad Abu Dhabi) possono ormai essere considerate come una confessione di impotenza, tanto più che da parte dei paesi arabi rivieraschi come Kuwait, Qatar, Bahrain, la preoccupazione è grande, anche se non mostrano apertamente di essere arrabbiati con l’alleanza Stati Uniti/Israele, nel vedere il Golfo Persico trasformarsi in un campo di battaglia in nome di interessi a  loro estranei.
Tornando alle minacce contro coloro che le hanno orchestrata, l’Iran sta organizzando un vicinato regionale fiducioso e collaborativo, volto a diventare un nuovo polo del mondo multipolare emergente davanti ai nostri occhi.
Trasmissione radio di COMAGUER su Radio Galère
88,4 Mhz regione di Marsiglia
Ogni Martedì dalle 15h alle 16h ritrasmesso Giovedi alle 11:00-12:00

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru





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