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Thursday, December 09, 2010

Wikileaks e la disinformazione dei media


Corea del Nord, Iran e Bielorussia 
Gearóid Ó Colmáin Global Research, 8 dicembre 2010
Molto è stato scritto sulla stampa mainstream del sito spifferatore Wikileaks. Ma l’interpretazione e il significato di quelle storie che Wikileaks ha diffuso in tutti i media aziendali, devono essere sottoposti a un’analisi attenta e critica. Come i lettori di Global Research e altri media alternativi sanno, c’è poco che sia particolarmente scioccante sul recente Wikileaks. Ciò che colpisce molto di più delle recenti fughe di notizie, è la loro conformità alle menzogne e disinformazione regolarmente diffusi dai media mainstream. Il risultato di ciò è che, mentre le rivelazioni dei crimini di guerra statunitensi dovrebbero danneggiare le ambizioni imperiali degli USA, le altre ‘fughe’ potrebbero effettivamente servire allo scopo opposto, soprattutto quando sono acriticamente riportate come ‘rivelazioni’. In questo articolo ci accingiamo a guardare a due esempi di come le storie di Wikileaks potrebbero essere utilizzate per promuovere un’agenda imperialista degli Stati Uniti.
Wikileaks sulla Bielorussia
Il primo esempio riguarda la Repubblica di Bielorussia. In un documento che Wikileaks ha rilasciato il 1 dicembre e riportato nel giornale di lingua inglese The Messenger della Georgia. Wikileaks riporta la dichiarazione del procuratore spagnolo José Gonzalez che accusa la Russia, la Bielorussia e la Cecenia di essere degli stati ‘mafiosi’. Secondo The Messenger‘La dichiarazione è stata fatta da Gonzalez, il 13 gennaio di quest’anno durante una sessione del gruppo spagnolo-statunitense di lavoro sulla lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata.’
Wikileaks riporta che l’informazione è stata trasmessa dalla ambasciata degli Stati Uniti a Madrid al governo degli Stati Uniti, con il commento che le osservazioni erano profonde e preziose, poiché l’autore ‘ha conoscenza della mafia euro-asiatica.‘ (1)
La cosa interessante qui, è il suggerimento che le osservazioni siano profonde e preziose per il fatto che l’autore ha una cosiddetta ‘conoscenza’ della mafia euro-asiatica. L’inclusione della Bielorussia in questa ‘fuga’ è particolarmente sconcertante. La Bielorussia ha uno dei più bassi tassi di criminalità in Europa. Il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko è stato continuamente rieletto dal 1994, a causa delle sue politiche sociali progressiste, e nessuno nega la sua evidente popolarità. Tuttavia, egli è costantemente calunniato come ‘dittatore’. Mentre la Bielorussia ha stretti legami con la Russia, i rapporti tra i due paesi recentemente si sono inaspriti per via delle controversie sull’energia, le differenze geopolitiche e il rifiuto della Bielorussia nel perseguire politiche liberiste.
La Bielorussia e Alexander Lukashenko in particolare, sono instancabilmente demonizzati dalla stampa internazionale, per il loro rifiuto di privatizzare l’economia bielorussa, aprendo le industrie di proprietà pubblica a quella internazionale, la mafia del capitale finanziario.
Il rifiuto del Presidente Lukashenko nell’indebitare il suo paese, attraverso i prestiti del FMI, insieme con la robusta performance dell’economia bielorussa dallo scoppio della crisi economica mondiale, hanno dato al leader bielorusso la lode e la stretta amicizia del presidente venezuelano Hugo Chavez, che ha definito la Bielorussia come un modello di economia socialista.
Eppure Wikileaks considera un commento impertinente e mendace di un procuratore spagnolo, essere ‘profondo e prezioso’? Qui possiamo vedere l’ideologia mascherata da verità oggettiva. Un parere impertinente di un procuratore spagnolo è considerato ‘profondo e prezioso’, perché dovrebbe sapere queste cose.
Wikileak non è, in realtà, una rivelazione per tutti. E’ semplicemente la pubblicazione di una dichiarazione molto dubbia con un assunto ideologico aggiuntovi. Qui Wikileak serve a rafforzare la visione negativa del paese, progettata dagli accoliti dei media aziendali per demonizzare una rispettabile democrazia socialista. Lungi dal minacciare l’imperialismo statunitense, queste ‘rivelazioni’ di Wikileaks calunniano un paese rispettoso della legge associandolo con la criminalità e il terrorismo.
Dal momento dell’elezione di Alexander Lukashenko nel 1994, la demonizzazione della Bielorussia ha preso la strada familiare delle violazioni dei ‘diritti umani’ e della mancanza di ‘democrazia liberale’, questo nonostante il fatto che la Bielorussia abbia tenuto più referendum negli ultimi dieci anni, rispetto a qualsiasi altro paese in Europa, e le cosiddette violazioni dei diritti umani siano minime in confronto ai paesi elogiati dalla ‘comunità internazionale’ come Lettonia, Lituania, Repubblica Ceca, Romania, Gran Bretagna, Polonia e altri paesi lodati dalla UE e dagli Stati Uniti, vale a dire dalla ‘comunità internazionale’.
La Bielorussia è stata definita un regime ‘autoritario’ dai liberali di sinistra, con una comprensione meno realistica del socialismo, e una vera e propria ‘dittatura’ dalla stampa aziendale, che vede ogni regime che controlla gli eccessi di avidità individuale, una ‘violazione dei diritti umani’. Il problema con la Bielorussia, per la ‘comunità internazionale’, è che non ha abbracciato il capitalismo e ha alcuni dei più alti livelli di parità sociale di ogni altro paese del mondo.
La Bielorussia costituisce un cattivo esempio, ed è per questo che non si leggono mai articoli sulla stampa borghese che raccontano la verità su questo paese.
In un documento politico ostile, l’accademico polacco Antoni Kaminski afferma senza mezzi termini, che il problema principale con la Bielorussia è il capitale finanziario internazionale.
‘Il passaggio alla liberal-democrazia nel mondo post-comunista, tuttavia, ha dimostrato di essere difficile, perché incarna una rivoluzione sociale: si tratta di un passaggio da un tipo di ordine sociale alla sua contraddizione logica. Maggior successo, in un paese, ha avuto la costruzione del suo regime comunista, più difficile è effettuarne la trasformazione liberal-democratica.’ (2)
Il problema con la Bielorussia, quindi, è che il comunismo è stato un successo e il popolo bielorusso non è interessato a optare per ‘la sua contraddizione logica’ della disoccupazione di massa, povertà, criminalità e miseria, a differenza dei loro vicini dell’Europa orientale.
La Bielorussia è tutt’altro che uno stato della mafia. Se vi è l’attività della mafia in Bielorussia è, in larga misura, proveniente da paesi che tentano di destabilizzare l’economia socialista. Vale a dire, i gruppi di giovani finanziati dal National Endowment for Democracy degli Stati Uniti o altre bande di criminali provenienti da Russia, Ucraina, Lituania, Lettonia e Polonia.
E’ davvero sorprendente che Wikileaks non abbia ancora rivelato molto circa le camere di tortura della CIA negli stati clienti degli USA confinanti con la Bielorussia. Se queste storie sono trapelate, è improbabile che possano trovare la loro strada verso le pagine dei media liberali borghesi.
Questa calunnia rilasciata da Wikileaks contro la Bielorussia, è un esempio convincente di come i rapporti diffusi in massa da Wikileaks possano funzionare nei prossimi mesi. Il punto qui non è che la dichiarazione è stata fabbricata da Wikileaks, al fine di demonizzare la Bielorussia. Piuttosto è una dichiarazione pubblicata da Wikileaks che viene utilizzata dalla stampa mainstream per corroborare le bugie che essa stessa è andata diffondendo sulla Repubblica di Bielorussia.
Wikileaks sulla Corea del Nord e la minaccia iraniana
Un altro esempio notevole del dubbio Wikileak riguarda la Corea del Nord. Sul sito web Zcommunications, il giornalista Christopher Hope in un articolo intitolato ‘Wikileaks scatena la crisi diplomatica mondiale’ scrive:
‘Un rapporto ha detto che Wikileaks aveva 251.287 cabli da 270 ambasciate e consolati americani da un singolo server.
I documenti trapelati hanno avanzato nuove accuse. Essi hanno affermato che l’Iran aveva ottenuto missili dalla Corea del Nord, per dargli per la prima volta la capacità di lanciare attacchi sulle capitali dell’Europa occidentale.
Secondo un cablo datato 24 febbraio scorso, la Corea del Nord ha inviato in Iran 19 missili in grado di trasportare una testata nucleare. Le agenzie di intelligence ritengono che Teheran stia in qualche modo sviluppando una testata nucleare. I funzionari hanno detto che l’affare faceva significativamente avanzare lo sviluppo dei missili balistici intercontinentali iraniani’
.(3)
Questa ‘perdita’ (un cablo del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti) è semplicemente riportato qui, ma non vi è alcun commento sulla veridicità di questa affermazione dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. E’ questo Wikileak probabilmente vero?
La stessa relazione è stata fatta dal Jerusalem Post il 29 di novembre con il titolo:
‘L’Iran ha ottenuto 19 missili avanzati della Corea del Nord’. Ancora una volta ci viene detto che è ‘in grado di colpire le grandi città in Europa occidentale e Russia, secondo i documenti nell’ultima versione di Wikileaks di Lunedi’.
Nessuno dei due articoli si fa domande sulla veridicità di questi Wikileaks.
Tutto questo vi suona familiare? Abbiamo dimenticato l’isteria dei media sulle armi di distruzione di massa durante la fase di preparazione alla guerra in Iraq? ADM di Saddam, ci era stato detto, potevano colpire le città in Europa Occidentale e Gran Bretagna in 40 minuti!
Ora affermazioni analoghe sono fatte sulla stampa israeliana, i media occidentali e diversi media alternativi. La veridicità delle fughe di notizie non è in discussione, con la stampa mainstream che da piena copertura a Assange.
La Corea del Nord non ha mai avuto alcuna intenzione di attaccare con armi nucleari altri paesi.
La Repubblica Popolare Democratica di Corea si  difende contro l’aggressione degli Stati Uniti da oltre 60 anni. E’ la più lunga resistenza anti-imperialista della storia moderna. La Corea del Nord può sembrare strana agli osservatori esterni, ma non è pazza.
Lo storico statunitense Bruce Cummings nel suo libro rivelatorio sulla Corea del Nord, cita un funzionario statunitense che ha incontrato il leader di Corea del Nord, Kim Jong Il, nel 2000, e che ha avuto da dire a proposito del leader nord-coreano, questo: “é incredibilmente ben informato e molto ben documentato, è pratico, attento, ha ascoltato molto attentamente. Ha senso dell’umorismo. Non è il pazzo che molte persone ritraggono.” Questo è lontano dalla figura di psicotico, di folle alla Charles Manson, che universalmente viene diffusa attraverso i media mainstream. La Corea del Nord non è mai stata una minaccia alla sicurezza internazionale. Si tratta semplicemente di un paese che ha rifiutato di essere colonizzato dagli Stati Uniti. (4)
Gli stessi media aziendali che hanno mentito sulle ADM e molto altro, i media dei giornalisti embedded, altoparlanti dei think tank e carriersiti, è improvvisamente diventato un debunker radicale delle bugie imperialiste degli USA, e tuttavia questo demistificatore degli USA, corrobora anche le rivendicazioni degli Stati Uniti circa il grave pericolo per la civiltà presentata dalla Corea del Nord e dall’Iran, due stati dell’Asse del Male di Bush. Come dobbiamo interpretare tutto questo?
Tutti i cabli dimostrano che i funzionari del dipartimento di stato USA ‘credono’ che la Corea del Nord e l’Iran siano una minaccia. E’ molto probabile che credano a tali cose. Ma questo non significa che le loro convinzioni corrispondono alla realtà. I funzionari degli Stati Uniti credono anche che gli USA vogliono diffondere la democrazia. E’ molto probabile che la maggior parte funzionari degli Stati Uniti credano alle loro menzogne.
Tali report creduti possono essere manipolati dagli stati canaglia veri, come gli Stati Uniti e Israele, per i propri scopi politici.
Israele e Wikileaks
Israele ha supportato il collegamento presunto tra Nord Corea e Iran per qualche tempo. Nel 2006 la giornalista di estrema destra israeliana del Jerusalem Post, Caroline Glick, ha scritto un articolo chiedendo il bombardamento dell’Iran con il pretesto che la Corea del Nord forniva alla Repubblica islamica armi nucleari a lungo raggio. Nessuna di queste affermazioni è mai stata verificata.
L’ultimo Wikileak ha aggiunto acqua al mulino belligerante della Glick. In un articolo sul suo blog dal titolo ‘The Wikileaks Challenge’, scrive:
‘Nonostante la prova che la Corea del Nord trasferisca missili balistici in Iran attraverso la Cina, ancora una volta confermato dai documenti illegalmente rilasciati, gli Stati Uniti continuano a spingere per una politica di impegno basato sulla convinzione che vi sia un qualche valore sul voto della Cina alle sanzioni contro l’Iran nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Si continua a spingere per una politica basata sulla sua fede infondata che la Cina è interessata a frenare la Corea del Nord.‘(5)
Qui i rapporti di Wikileaks sono ammessi come ‘prova’ che la Corea del Nord ha missili nucleari a lungo raggio capaci di colpire città europee e che tali missili sono stati forniti alla Repubblica islamica dell’Iran. Mentre Miss Glick sbuffa e ribuffa sull”attacco contro l’America‘, iniziato da Assange, il vero punto del suo articolo è che gli USA devono reprimere i media dissidenti in patria e bombardare l’Iran.
Quindi: Glick riassume il problema Wikileaks così:
La domanda più importante che nasce dal disastro Wikileaks è perché gli Stati Uniti si rifiutano di difendere se stessi e i loro interessi. Cosa c’è di sbagliato a Washington? Perché permette a WikiLeaks di distruggere le sue reputazione internazionale, credibilità e capacità di condurre le relazioni internazionali e le operazioni militari? E perché s’è rifiutata di lottare contro i pericoli che deve affrontare da artisti del calibro di Iran, Nord Corea, Turchia, Venezuela e il resto dei membri dell’asse del male che, anche i funzionari del Dipartimento di Stato riconoscini, colludono per minare e distruggere lo status di superpotenza degli Stati Uniti?‘ (6)
Glick chiama Juan Cole, professore di storia all’Università del Michigan, un ‘teorico della cospirazione’ per aver osato d’aver rivendicato, in un recente articolo per il quotidiano The Guardian, che Israele era responsabile del desiderio dell’Arabia Saudita di voler bombardare l’Iran! Questo farebbe ridere se non provenisse da una redattrice che è il vice capo redattore delJerusalem Post e Senior Fellow del Middle Eastern Affairs del Centre for Security Policy di Washington DC.
E’ noto che Arabia Saudita e Iran sono nemici. Arabia Saudita teme il modello iraniano di “democrazia islamica“. Teme inoltre il crescente potere economico e politico dell’Iran nella regione. L’oligarchia saudita è sostenuta da Israele e Stati Uniti.  Questi sono ben fatti documentati. Ma i fatti ben documentati devono essere denunciati come ‘teorie del complotto’, termine post-moderno per le eresie.
Si potrebbe argomentare che Wikileaks ha, infatti, fatto un favore all’imperialismo di Israele e degli Stati Uniti. Ha evidenziato il problema del controllo di Internet e ha anche fornito la ‘prova’ che la Corea del Nord e Iran sono una minaccia per il mondo. Non sto affermando che Assange ha fatto questo deliberatamente per ingannare il pubblico. Ma la stampa israeliana sta spingendo l’idea che queste ‘rivelazioni’ delle opinioni dei politici statunitensi, costituiscono la ‘prova’ della minaccia dell’Iran per il mondo e che la censura di internet potrebbe presto diventare una realtà.
I cabli presuntamente ‘trapelati’ da un sito internet, contenenti tali affermazioni pericolose che potrebbero servire come pretesto per una guerra nucleare globale, dovrebbero essere sottoposte alle analisi degli esperti più severe. Questo sarà il compito dei media alternativi nei prossimi mesi, con i grandi media che rischiano presentare tali ‘rivelazioni’ come fatti nel tentativo di raccogliere il sostegno all’annientamento di Iran e Corea del Nord.
Affermazioni false sulle connessioni tra la Corea del Nord e il mondo islamico sono state fatte prima. Nel 2009 il giornalista francese Guillaume Dasquiè pubblicò un articolo su Intelligence Online, sostenendo che Hassan Nasrallah, leader del gruppo militante libanese Hezbollah era stato addestrato in Corea del Nord. L’articolo, ampiamente diffuso al Congresso degli Stati Uniti, s’è successivamente dimostrato una bufala. (7)
Nel 2002, Dasquie e Jean Charles Brisard ammisero di aver inventato le accuse che coinvolgevano alcuni individui dell’Arabia Saudita agli attacchi terroristici a New York del 911. (8)
Il Professor Noam Chomsky del MIT ha scritto un articolo per Znet con il titolo ‘Perché Wikileaks non fermerà la guerra’ (9). Ma il suo approccio presuppone che Wikileaks abbia la funzione di fermare la guerra. Mentre Wikileaks ha rivelato molti crimini di guerra degli Stati Uniti, la possibilità di una penetrazione segreta da parte dell’intelligence, del sito ‘whistle-blowing’, non può essere trascurata.
La domanda che dobbiamo porci oggi è: a quali interessi Wikileaks realmente serve? Wikileaks può servire la causa della pace, se una analisi completa e critica viene eseguita ogni volta che la stampa aziendale ne abusa per ingannare il pubblico, nel sostenere un’agenda imperialista.
I tre ‘nemici’ degli USA citati in questo articolo: Bielorussia, Corea del Nord e Iran, hanno tutti una cosa in comune. Essi hanno economie in gran parte di proprietà statale. Questo è ciò che li rende una ‘minaccia alla sicurezza internazionale’. La fase finale della guerra al terrorismo sarà quello di distruggere gli ultimi ostacoli al controllo totale economico e politico del pianeta degli Stati Uniti.
Wikileaks potrebbe ancora diventare lo strumento di disinformazione usato da Israele e dagli Stati Uniti per giustificare una guerra nucleare, infine, portando a ciò che il Pentagono ha definito ‘dominio a tutto campo’. Ma potrebbe anche essere uno strumento per minare questo progetto, fornendo alle persone letture e analisi effettuate con estrema cautela delle sue cosiddette rivelazioni, esponendo la diffusione della loro disinformaizone di massa.
Gearoid Ó Colmáin è un giornalista di Metro Éireann, giornale multiculturale dell’Irlanda. Il suo blog è Metrogael
Note
The Messenger
Belarus as an object of Polish Security Concerns in Belarus at the Crossroads (Washington DC. Carnegie Endowment for International Peace.1999) p.41
Z Communications
North Korea (London/New York: The New Press, 2004) p.47
Caroline Glick
JPost
Voltairenet
Voltairenet
Z Communications
Traduzione Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru


WikiLeaks :Washington vigia actividades chinesas em Angola (África)

Preocupado com a grande presença chinesa na África nos últimos anos, o governo dos Estados Unidos tem vigiado com atenção os projectos, casos de corrupção e dificuldades que os chineses podem enfrentar no continente, segundo documentos secretos americanos revelados pelo site WikiLeaks e publicados no site do jornal francês "Le Monde".

Os americanos também acompanham actividades chinesas em Angola, rica em recursos petroleiros e minerais. Um telegrama descreve como, depois da guerra civil, "na ausência de uma conferência internacional de sócios capitalistas ocidentais para ajudar a financiar sua reconstrução, Angola recorreu aos chineses".
Mas aos poucos uma série de problemas foram constatados. O ritmo dos investimentos chineses em Angola diminuiu em 2009 quando a crise financeira global afetou o faturamento do setor petroleiro e dos diamantes angolanos, o que provocou um corte de gastos do governo de Luanda.
A China se viu obrigada a repatriar mais de 25 mil trabalhadores, já que o governo angolano não tinha como pagar os salários, segundo os documentos revelados pelo WikiLeaks.
Na Nigéria, as ambições chinesas inquietam ainda mais os americanos. O país é o maior fornecedor africano de petróleo à China e para Pequim é preciso "proteger" a continuidade do abastecimento.
Em um telegrama, a embaixada americana em Nairóbi analisa o suborno pago em uma licitação da empresa de telefonia Telkom Kenya vencida pela empresa chinesa Zhongxing Telecommunications Equipment Company (ZTE), que tem forte presença na África.
O mesmo documento relata uma conversa com um dirigente do departamento responsável pelos parques nacionais, o KWS. De acordo com o telegrama, um relatório do KWS destaca que 90% dos contrabandistas de marfim detidos no aeroporto de Nairóbi são chineses.
WikiLeaks implica altas figuras de Moçambique no tráfico de droga
Actual e antigo presidentes cúmplices de traficantes, revela telegrama norte-americano.
Moçambique tornou-se o segundo lugar de África “mais activo para o trânsito de narcóticos”, depois da Guiné-Bissau, graças à cumplicidade entre traficantes e figuras ao mais alto nível em Maputo, diz um telegrama da Embaixada norte-americana em Moçambique revelado pela WikiLeaks.
A Frelimo e o actual Presidente africano, Armando Emílio Guebuza, são referidos no telegrama como cúmplices do tráfico (Grant Lee Neuenburg/Reuters)
O tráfico em Moçambique atingia, em Setembro de 2009 – a data do telegrama divulgado pela WikiLeaks através do diário francês “Le Monde” – “uma tendência inquietante”, ainda que insuficente para chamar ao país “um narco-Estado corrompido”.
“Ghulam Rassul Moti, traficante de haxixe e de heroína no Norte de Moçambique desde, pelo menos, 1993, reduziu consideravelmente o montante dos seus subornos aos funcionários locais para [passar a] pagá-los directamente aos dirigentes da Frelimo”, no poder desde a independência moçambicana em 1975, lê-se no documento.
Segundo escreve a Embaixada dos Estados Unidos, o tráfico é controlado por dois moçambicanos de ascendência asiática, Mohamed Bachir Suleiman (identificado no telegrama como “MBS”) e Ghulam Rassul Moti, com a cumplicidade do actual Presidente, Armando Emílio Guebuza, e do antecessor, Joaquim Chissano, escreve o “Monde”.
“MBS contribuiu grandemente para encher os cofres da Frelimo e forneceu um suporte financeiro significativo às campanhas eleitorais” de figuras do partido.
A diplomacia norte-americana sustenta a acusação no caso da gestão do porto marítimo de Nacala, a mais de dois mil quilómetros a Norte de Maputo, referindo Celso Correia, presidente da empresa Insitec e próximo de Guebuza, como o homem por trás do tráfico de droga a partir daquela região.
Segundo se lê no telegrama, os traficantes subornam a polícia, os serviços de imigração e os responsáveis pelas transferências aduaneiras para assegurar que a droga” proveniente do sudeste asiático entra “livremente no país”.
Com destino ao mercado sul-africano e europeu, detalha um outro telegrama de 17 de Novembro do ano passado, a droga chega em Moçambique tanto a partir da Ásia como da América Latina.
A cocaína entra por avião “a partir do Brasil”. Do Paquistão, Afeganistão e Índia chegam, por via marítima, haxixe, heroína e mandrax (droga com efeitos sedativos e receitada, nos anos 60, como medicamento).
Noticiaspress/Publico



Wikileaks, WikiDramma e WikiGossip



Washington’s Blog Global Research, 8 dicembre 2010
Che cosa dobbiamo farcene della storia diWikileaks? Ovviamente, l’accusa svedese “di crimine sessuale” è ridicola, così come le minacce di morte contro il fondatore di Wikileaks Julian Assange. Vedi questo,questo  e questo.
Alcuni dei principali sostenitori del primo emendamento sostengono Wikileaks quale risorsa vitale. Per esempio, John Perry Barlow – fondatore della Electronic Frontier Foundation (una grande organizzazione con un comprovato e lungo curriculum nella lotta contro la censura) ha detto:
“La prima seria guerra informatica è ora inizata. Il campo di battaglia è Wikileaks. Voi siete le truppe.”Allo stesso modo, l’ACLU ha lottato per Wikileaks per anni.
E Daniel Ellsberg e Noam Chomsky pensano che Wikileaks è il vero affare.
Tuttavia, molti osservatori sostengono che Wikileaks non è ciò che sembra. Ad esempio, l’ex consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti sotto la presidenza Carter (alto consigliere per la politica estera), Zbigniew Brzezinski, non pensa che tutte le informazioni trapelate da Wikileaks sia il risultato del soldato dell’US Army Bradley Manning, e sospetta di un servizio di intelligence straniero che potrebbe fornire alte fughe, più imbarazzanti per i loro motivi politici.
Come Brzezinski ha detto alla PBS:
Il vero problema è chi informa Wikipedia su questo tema – Wiki – Wiki – WikiLeaks su questo tema? Vi sono sempre molte informazioni che sembrano banali, insignificanti, ma parte di esse sembrano sorprendentemente mirate.
Per esempio, ci sono riferimenti ad un rapporto dei nostri funzionari secondo cui alcuni leader cinesi favorirebero una Corea riunificata sotto la Corea del sud.
Questo è chiaramente concepito per mettere in imbarazzo i cinesi e il nostro rapporto con loro. I riferimenti ben mirati molto ai leader arabi, potrebbero avere come obiettivo minare la loro credibilità politica all’interno, perché questo tipo di identificazione pubblica della loro ostilità verso l’Iran, potrebbe effettivamente giocare contro di loro sul piano interno…
È, piuttosto, una questione di sapere se WikiLeaks sia manipolato da parti interessate a voler complicare sia la nostra relazione con altri governi sia a voler indebolire alcuni governi, in quanto alcuni di questi elementi che sono stati sottolineati,  sono emersi e sono molto mirati.
E mi chiedo se, in realtà, non ci siano alcune operazioni a livello internazionale, servizi segreti, che inviano informazioni a Wikileaks, perché è un’occasione unica per metterci in difficoltà, di mettere in imbarazzo la nostra posizione, ma che anche mina i nostri rapporti con i governi particolari.
Per esempio, lasciando da parte i pettegolezzi personali su Sarkozy, Berlusconi o Putin, la faccenda dei Turchi è chiaramente calcolata in termini di potenziale impatto da interrompere il rapporto statunitense-turco.
Seminare – seminare è molto facile.
Non ho dubbi che Wikileaks abbia ottenuto molto materiale del genere da fonti relativamente poco importanti, come quello che, forse, è stato identificato come trasmesso. Ma si potrebbe avere sempre materiale, allo stesso tempo, dalle parti interessate dell’intelligence, che vogliono manipolare il processo e realizzare di alcuni obiettivi molto specifici
.”
Altre persone in gamba notano che – mentre vi è informazione mirata che riguarda le azioni di altri paesi – le informazioni provenienti da Wikileaks sugli Stati Uniti sono più di natura gossip, e non effettivamente sfida la di politica interna estera o degli Stati Uniti in modo diretto. Ad esempio, le informazioni rilasciate ad oggi, non contestano il racconto della stessa “guerra al terrore“, l’amministrazione governativa della crisi economica o qualsiasi altra politica centrale degli USA.
Quindi, se Wikileaks è un campione del primo emendamento o è un’operazione psicologica di un servizio di intelligence, al fine di convincere e mettere in imbarazzo, finora ha fornito  soprattutto un po’ di gossip, in termini di fughe sugli USA. Se non mi credete, leggete alcuni dei cabli che sono stati rilasciati. Mentre ci sono stati alcune cose sorprendenti su paesi stranieri, quelli sugli interventi degli Stati Uniti sono solo chiacchiere su persone o eventi ben conosciuti, ma del tutto irrilevanti, fornendo dettagli interessanti, ma totalmente irrelevanti, su ciò che le persone indossavano o con chi dormivano. Nessuna rivelazione dirompente che sfidi il nucleo centrale della politica degli Stati Uniti. (Molte persone stanno dicendo che la rivelazione che gli Stati Uniti hanno spiato le Nazioni Unite mostra il valore di Wikileaks. Ma è noto da anni che vi sono spie degli Stati Uniti alle Nazioni Unite. Vedi questo questo.
Mentre il vero giornale mainstream Herald Sun, di proprietà di Murdoch, nota:
Ci dice che le fughe sono “esplosive” e “sensazionali”, rivelando la “faccia oscura” degli USA.
Spazzatura. In realtà, WikiLeaks discarica oltre 250.000 cabli classificati di diplomatici Usa, rivelando poco più del gossip nel circuito delle ambasciate.
Queste fughe non rivelano alcun crimine e non inchiodano alcuna bugia degli Stati Uniti.
Eppure Assange può anche aver fatto agli Stati Uniti un favore involontario, proprio come fece con i suoi precedenti spargimenti di documenti sull’Iraq, che hanno mostrato che non vi era, in realtà, nessun complotto e nessun crimine di guerra che possa essere taciuto.
[E] tutto conferma che il mondo è minaccioso come gli Stati Uniti dicono cupamente.
Nel complesso, quindi, vi è molto di più in queste fughe di notizie che conferma la visione degli Stati Uniti di questo mondo, che non ciò che conforta i suoi critici
.”
Come il capo del datato sito informatore Cryptome (ed ex sostenitore di Wikileaks – John Young – sostiene), Wikileaks è più clamore che sostanza:
Cryptome non cerca pubblicità o copertura mediatica. Wikileaks fa conferenze  stampa, istiga i media, orchestra comunicati bomba, glamourizza Julian Assange con comportamenti misteriosi,… esagera il valore di ciò che pubblica, editorializza le sue pubblicazioni eccessivamente – tutti metodi utilizzati da coloro che credono che una valutazione eccessiva sia una buona cosa.
Finora – nonostante la frenesia dei media – è più simile a WikiGossip che a Wikileaks.
Non fatevi distrarre dal WikiDrama… A meno che Wikileaks rilasci qualcosa che evidenzia i comportamenti criminali di una grande banca statunitense, fornendo altre informazioni più sulle azioni del governo che rilasciando dati sulla Fed, o fatti che minano la falsa narrativa sulla guerra al terrore – Brzezinski stesso ha detto al Senato, che la guerra al terrorismo è “una narrazione storica mitica” – come le precedenti ignote operazioni false flag, allora è soprattutto un melodramma in cerca di pubblicità, più che un’autentica sfida al potere statunitense.
Si ricordi che la stampa corporativa tende ad essere pro-guerra. I più cinici potrebbero sostenere che il fatto che la stampa aziendale stia pubblicando tutti i cabli rilasciati da Wikileaks, potrebbe implicare che il materiale non ha fondamentalmente un carattere anti-guerra.
I più cinici, inoltre, tra cui molti informatori credibili - compresi ex funzionari governativi di alto livello – sono stati ignorati nel corso degli ultimi 10 anni dai mass media, quando hanno rivelato fatti contestati il nucleo della politica degli Stati Uniti. Ma Wikileaks è sempre coperto 24/7. Sono fortemente a fianco degli informatori… Io non sono  convinto che Wikileaks sia incisivo come gli altri gruppi d’informatori.
Tutte le persone di buona fede sono d’accordo che la libertà d’informazione e la libertà di parola sono fondamentali in una società libera. La vera questione è se questa particolare organizzazione è composta da Wikieroi, Wikicacciatoridifama, Wikifessi o Wikidisinformatori.
Solo il tempo lo dirà.”

Traduzione Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

Wikileaks - 09LUANDA51



ID: 09LUANDA51
Dokument dato: 2009-01-27 07:07:00
Release dato: 2010-12-08 21:09:00
Kilde: Embassy Luanda
header:
P 270751Z JAN 09
FM AMEMBASSY LUANDA
TO SECSTATE WASHDC PRIORITY 5295
INFO SOUTHERN AF DEVELOPMENT COMMUNITY COLLECTIVE
AMEMBASSY BEIJING

Hovedtekst:
C O N F I D E N T I A L LUANDA 000051 


E.O. 12958: DECL: 01/27/2014 
TAGS:      
SUBJECT: NEW CHINA CREDIT LINE UNDER CONSIDERATION 

Classified By: Ambassador Dan Mozena for Reasons 1.4 (b) and (d). 

1. (C) Summary: During a January 23 call by Ambassador 
Mozena, Chinese Ambassador Bolum Zhang said negotiations will 
soon begin between China and Angola for a new loan package 
valued in the USD "multiple single digit billions." Zhang 
said the new agreement will not be backed by oil, but should 
receive a sovereign guarantee from the GRA. Zhang distanced 
himself from the "private" China International Fund, which 
has weak management and poor leadership in Angola, despite 
its close links to the Angolan presidency. Zhang expressed 
considerable interest in working with the USG on a bilateral 
development assistance project in Angola. End Summary. 

2. (C) Background: In a wide ranging and open conversation 
with Ambassador Mozena, Ambassador Zhang said President Dos 
Santos"s December visit to China opened new channels for 
political dialogue to build mutual trust and understanding. 
Zhang said China supports Angola"s reconstruction efforts and 
is providing technology, equipment, and communications 
infrastructure through government-to-government oil-backed 
loans, some grants, and company-to-country business deals. 
In discussions with Chinese leaders, including Ambassador 
Zhang, senior GRA officials have made clear that Angola 
requires over USD 12 billion in additional loans to meet its 
short term development goals. Zhang said a 2003 decision by 
the GOC to cap the value of Chinese loans to Africa at USD 10 
billion likely means China will be unable to meet the GRA 
requests, as Chinese Ex-Im debt in Angola alone is USD 4.5 
billion (2.5 billion expended, 2 billion still available). 
Zhang said China"s rights to Angolan oil (as a result of the 
oil-backed loans extended to the GRA) represented less than 
200 million barrels of oil in 2008, with most of the crude 
coming from a Block 18 contract among the CIF, Sinopec, and 
BP. Zhang said Sinopec ships Block 18 oil directly to China, 
rather than trading it on the open market, though China pays 
the prevailing market price. 

-------------------------------------- 
Negotiations Toward a New Loan Package 
-------------------------------------- 

3. (C) Zhang said Dos Santos discussed a new loan package for 
Angola during his December 16-19 trip to China. Zhang said 
that while negotiations have not yet begun, it was clear that 
these loans would not be backed by Angola"s oil reserves as 
that would be "too humiliating" for the Angolans. Zhang said 
that while the Chinese Ex-Im Bank is taking the lead on 
negotiations with Angola on the loan package, the funds would 
be made available through credit extended by private Chinese 
banks, similar to a government-coordinated investment fund. 
Zhang said the structure of the loans and the interest rate 
would be the key points in negotiations. He added that he 
hoped Angola would offer a sovereign guarantee to help make 
the loans more appealing to investors. When asked the total 
value of the proposed package, Zhang said it would be in the 
USD "multiple single digit billions." Zhang said few details 
would be released about the plan during the bilateral 
negotiations, but the program would be completely transparent 
when finished and announced to the press. Zhang said it is 
likely that most of the funds will be used by Angola to 
secure Chinese goods and services in support of GRA 
reconstruction priorities, such as the new airport in Luanda, 
new roads, and the rehabilitation of Angola"s railroads and 
port facilities. 

---------------- 
Ex-Im versus CIF 
---------------- 

4. (C) When asked to clarify the relationship between the USD 
4.5 billion Ex-Im loan and Angola"s relationship with the 
China International Fund (CIF), Zhang was unable or unwilling 
to go too far into specifics, especially concerning the value 
of the relationship, which some independent press sources 
place at near USD 10 billion since 2002. Zhang did say the 
CIF made many promises to Angola, and that while the company 
has a large presence in Angola, its weak management and lack 
of leadership have stalled many of the projects. Zhang said 
that as the CIF is a "private company," the Chinese embassy 
does not actively participate or monitor its relationship 
with Angola. He added that CIF continues to benefit from the 
Hong Kong-based owner"s "close relationship" with President 
Dos Santos. Zhang said that while many of the bilateral 
projects were begun by the CIF, currently many of the CIF"s 
subcontractors are dealing directly with the various 
ministries of the GRA. 

---------------- 
The Path Forward 
---------------- 

5. (C) Zhang said the bilateral discussions during President 
Dos Santos" China visit focused on Angola"s plan for 
reconstruction and economic development. Zhang said Angola 
has many plans, but lacks the available capital to place them 
in motion. Zhang mentioned projects such as the new Luanda 
airport (which will cost USD 2 billion and take 3-4 years to 
build), highway construction, railroad construction, the 
refurbishing of the Lobito port and the construction of new 
maritime facilities near Luanda and Soyo. He said those 
projects alone could cost up to USD 8 billion, adding that 
China will not be able to offer sufficient loans to meet 
Angola"s needs. He expressed concern that GRA leaders are 
misreading the severity of the current global economic crisis 
and its effect on China"s ability to raise private funds for 
projects in Angola. 

--------------------------------------------- -- 
Agriculture and Joint Cooperation with the U.S. 
--------------------------------------------- -- 

6. (C) Zhang said China is promoting a "model farm" program 
in Africa to help developing countries learn agribusiness 
skills so they can become self-sufficient in production and 
add value to the export chain of agricultural products. 
Despite China"s broad relationship with the GRA, Angola is 
only on the second tier of proposed country projects. 
Ambassador Mozena raised the possibility of a joint 
U.S.-China assistance project focused on agriculture or 
health - symbolic of our shared goals toward a more peaceful, 
prosperous, secure, and healthy Angola. Zhang was very 
supportive of the initiative and said Chinese companies, 
already under contract with Ex-Im, would be pleased to 
support such a project. Both Ambassadors undertook to 
develop proposals for further consideration. 

------- 
Comment 
------- 

7. (C) The conversation with Zhang was surprising in its rich 
content and constructive, collaborative tone. While Zhang 
was careful not to go into much detail concerning the 
activities of the CIF, it is clear he wants to distance the 
Embassy and the Government of China from what he appears to 
consider a less than fully transparent and successful 
relationship between the CIF and the GRA. He was positive 
and pragmatic about the forthcoming negotiations toward a new 
commercial line of credit for Angola. We look forward to 
working with Zhang in the near future toward a joint 
bilateral development project. It is important that Angolans 
and other Africa watchers view how our two countries can 
cooperate toward a shared vision of a better Angola. End 
Comment. 


MOZENA

Wikileaks - 10LUANDA84

ID: 10LUANDA84
Dokument dato: 2010-02-26 16:04:00
Release dato: 2010-12-08 21:09:00
Kilde: Embassy Luanda
header:
VZCZCXRO4474
OO RUEHBZ RUEHDU RUEHJO RUEHMR RUEHRN
DE RUEHLU #0084/01 0571613
ZNR UUUUU ZZH
O R 261612Z FEB 10
FM AMEMBASSY LUANDA
TO RUEHC/SECSTATE WASHDC IMMEDIATE 0010
INFO SOUTHERN AF DEVELOPMENT COMMUNITY COLLECTIVE
RUEHBJ/AMEMBASSY BEIJING 0001
Hovedtekst:
UNCLAS SECTION 01 OF 02 LUANDA 000084 

SENSITIVE 
SIPDIS 
DEPARTMENT FOR AF/RSA LOUIS MAZEL, LAURA GRIESMER, AND RYAN BOWLES 

E.O. 12958: N/A 
TAGS:      
SUBJECT: REQUEST FOR INFORMATION ON CHINESE ENGAGEMENT IN Angola AND 
POTENTIAL AREAS FOR COOPERATION 

REF: SECSTATE 10152; 08 LUANDA 536 

1. (SBU) The following responses are keyed to Department 
queries (reftel): 

A: Description of Chinese engagement in Angola: The Chinese are 
heavily engaged in financing and implementing Angola"s 
reconstruction following the end of the nation"s devastating civil 
war in 2002. In the absence of a much anticipated (by the 
Angolans) conference of Western donors to help fund reconstruction, 
Angola turned to the Chinese. Chinese financing includes a (mostly 
oil-backed) USD 4 billion line of credit through the Chinese Ex-Im 
Bank. Although the terms of this line of credit are not entirely 
clear, it seemingly provides concessionary interest rates and some 
grace period for repayment. According to unconfirmed reports, an 
additional line of credit of up to USD 4 to 6 billion has been 
established through the Chinese Investment Fund (CIF), though Post 
doubts that this fund, which was to have been funded by Chinese 
investors, ever attracted enough Chinese capital to undertake 
intended infrastructure projects in Angola. At the moment, the CIF 
is partnering with state oil company Sonangol in extractive 
industry ventures in Africa outside of Angola. 

The Chinese Ex-Im Bank line of credit is linked to the use of 
Chinese companies as prime contractors for Chinese-funded projects. 
Many sub-contractors for these projects are Chinese companies as 
well. Some of these companies have stayed in Angola after project 
completion and are branching out into other areas, such as 
import/export transactions and private housing. The feverish pace 
of Chinese engagement in Angola cooled markedly in 2009 as the 
global financial crisis gutted Angola"s oil and diamond revenues, 
precipitating sharp reductions in GRA expenditures. According to 
the Chinese Ambassador in Luanda, China had to recall more than 
25,000 workers in 2009 due to the lack of GRA funds to pay them. 
Few new projects were launched in 2009, though most of those 
previously underway continued, albeit often at a reduced pace. 
However, those linked to preparations for the January 2010 Africa 
Cup of Nations Football (soccer) Championship, which Angola hosted 
by building four new stadiums, continued full-steam. 

Recently concluded and currently underway infrastructure and 
energy sector-related undertakings include: 

---upgrading the electricity network in Luanda; 

---rehabilitation of Angola"s three railway lines: Luanda-Malanje 
(completion in 2010); Namibe-Menongue (completion in 2011); and 
Benguela-DRC(completion in 2012); 

---improvements of infrastructure in Luanda, including building a 
new international airport; 

---numerous roads and highways outside of Luanda; 

---social housing projects within Luanda; 

---four football (soccer) stadiums (Luanda, Benguela, Lubango, and 
Cabinda) that were used during the Africa Cup of Nations tournament 
in January 2010; 

---joint oil exploration venture with Angolan parastatal Sonangol 
in Block 18; and 

---a diamond mining venture with state diamond company Endiama. 

B. Examples of U.S.-China cooperation in Angola. Chinese 
contractors have successfully implemented DOD-funded humanitarian 
assistance projects, and a Chinese national is engaged by an 
implementing partner in our malaria program. 

C. Potential areas for U.S.-China cooperation. As reported Ref B, 
the Ambassador raised with the Chinese Ambassador in July 2008 the 
concept of a joint agricultural development project, and the 
Chinese Ambassador agreed to explore the possibilities. However, 
determined efforts by USAID technical staff failed to identify a 
project consistent with our development objectives to which the 
Chinese could contribute meaningfully. Given shifts in FY-2010 
USAID funding, Post will undertake again to explore possibilities 
for cooperation with the Chinese in regard to either our expanding 
agriculture program or in our malaria and/or HIV/AIDS programs. 
Post experience has shown, however, that language can be a 
considerable barrier; for example, the current Chinese Ambassador 
speaks no Portuguese or English and only limited Spanish. 

LUANDA 00000084 002 OF 002 


2. (SBU) COMMENT: The Chinese presence looms large in Angola. 
Although exact numbers are elusive, a minimum of 50,000 Chinese are 
in the country; most other estimates are markedly higher. Few 
question that the Chinese have contributed importantly to Angola"s 
ongoing national reconstruction. Nonetheless, some Angolans 
express concerns that Chinese engagement, financed by loans that 
Angola needs to repay, has failed to create jobs for Angolans, has 
failed to transfer technology to Angolans, and has often resulted 
in poor quality performance. Concerns have also been raised about 
the opaque nature of the Chinese funding, which is channeled 
through the Office of National Reconstruction of the Presidency. 
END COMMENT. 
MOZENA

WIKILEAKS SYNONYMOUS WITH FREE SPEECH






* Julian Assange should be awarded Nobel peace prize, suggests Russia * Russia urges Assange nomination in calculated dig at the US over WikiLeaks founder's detention

Russia called for Julian Assange to be nominated for the Nobel peace prize. 

Luke Harding 
guardian.co.uk, Thursday 9 December 2010 14.15 GMT 
Article history 

Russia has suggested that Julian Assange should be awarded the Nobel peace prize, in an unexpected show of support from Moscow for the jailed WikiLeaks founder. 

In what appears to be a calculated dig at the US, the Kremlin urged non-governmental organisations to think seriously about "nominating Assange as a Nobel Prize laureate". 

"Public and non-governmental organisations should think of how to help him," the source from inside president Dmitry Medvedev's office told Russian news agencies. Speaking in Brussels, where Medvedev was attending a Russia-EU summit yesterday , the source went on: "Maybe, nominate him as a Nobel Prize laureate." 

Russia's reflexively suspicious leadership appears to have come round to WikiLeaks, having decided that the ongoing torrent of disclosures are ultimately far more damaging and disastrous to America's long-term geopolitical interests than they are to Russia's. 

The Kremlin's initial reaction to stories dubbing Russia a corrupt "mafia state" and kleptocracy was, predictably, negative. Last week Medvedev's spokesman dubbed the revelations "not worthy of comment" while Putin raged that a US diplomatic cable comparing him to Batman and Medvedev to Robin was "arrogant" and "unethical". State TV ignored the claims. 

Subsequent disclosures, however, that Nato had secretly prepared a plan in case Russia invaded its Baltic neighbours have left the Kremlin smarting. Today Russia's foreign minister Sergei Lavrov said Nato had to explain why it privately considered Russia an enemy while publicly describing it warmly as a "strategic partner" and ally. 

Nato should make clear its position on WikiLeaks cables published by the Guardian alleging that the alliance had devised plans to defend Poland, Latvia, Lithuania and Estonia against Russia, Lavrov said. 

"With one hand, Nato seeks agreement with us on joint partnership, and with the other, it makes a decision that it needs to defend. So when is Nato more sincere?" Lavrov asked today. "We have asked these questions and are expecting answers to them. We think we are entitled to that." 

Lavrov said his attitude towards the leaked US state department cables was "philosophical". "It is interesting to read, including what ambassadors write to provide a stream of information to their capitals," he admitted. 

Dmitry Rogozin, Russia's hardline ultra-nationalist ambassador to Nato, also today voiced his support for the embattled Assange. He tweeted that Assange's arrest and incarceration on Monday at the City of Westminster magistrates' court demonstrated that there was "no media freedom" in the west. Assange's "fate" amounted to "political persecution" and a lack of human rights, the ambassador said. 

In London, meanwhile, Russia's chargé d'affaires and acting ambassador in the UK, Alexander Sternik, said relations with Britain had improved since the coalition came to power. He complained, however, about the hostile reaction in the British media after Fifa's executive committee voted that Russia – and not England – should host the 2018 World Cup. 

In a briefing to journalists this morning, Sternik said: "While the English bid was technically a strong one, the Russian bid was in line with the well-known Fifa philosophy of opening new frontiers for world football. The vote result was therefore quite logical, and while the disappointment of many in England is understandable, the media outrage was a step too far. It's not cricket, as the English say."
Posted By: Octavio Dos Santos VazPerdiz





THE GUARDIAN 
David Batty and agencies 
guardian.co.uk, Saturday 11 December 2010 12.21 GMT 
Article history 

Demonstrations are planned in the capitals of Spain, the Netherlands, Colombia, Argentina, Mexico and Peru to demand Assange's release, the re-establishment of WikiLeaks domain name and the restoration of Visa and Mastercard credit services to allow supporters to donate money to the whistleblowing site. 

A statement on the Spanish-language website Free WikiLeaks said: "We seek the liberation of Julian Assange in United Kingdom territory." The website called on protesters to gather at 6pm (17.00 GMT) in Madrid, Barcelona, Valencia and Seville and three other Spanish cities. 

It also calls for "the re-establishment of the WikiLeaks (wikileaks.org) internet domain," and the restoration of Visa and MasterCard credit card services to enable the "freedom to move money" because no one has "proved Assange's guilt", nor charged WikiLeaks with any crime. 

Assange is in Wandsworth prison in south London after being refused bail on Tuesday. Sweden is seeking his extradition over allegations of sexual assault. 

His lawyers said yesterday they are preparing for a possible indictment by the US authorities. 

Jennifer Robinson said her team had heard from "several different US lawyers rumours that an indictment was on its way or had happened already, but we don't know". 

According to some reports, Washington is seeking to prosecute Assange under the 1917 act, which was used unsuccessfully to try to gag the New York Times when it published the Pentagon Papers in the 1970s. However, despite escalating rhetoric over the past fortnight, no charges have yet been lodged, and government sources say they are unaware any such move is being prepared. 

Robinson said Assange's team did not believe the US had grounds to prosecute him but understood that Washington was "looking closely at other charges, such as computer charges, so we have one eye on it". 

Earlier this week, the US attorney general, Eric Holder, said the US had been put at risk by the flood of confidential diplomatic documents released by WikiLeaks and he authorised a criminal investigation.




Wikileaks - 10VATICAN13


ID: 10VATICAN13
Dokument dato: 2010-01-21 15:03:00
Release dato: 2010-12-03 21:09:00
Kilde: Embassy Vatican
header:

VZCZCXRO4214
PP RUEHDBU RUEHFL RUEHKW RUEHLA RUEHNP RUEHSL RUEHSR
DE RUEHROV #0013 0211558
ZNY CCCCC ZZH
P 211558Z JAN 10
FM AMEMBASSY VATICAN
TO RUEHC/SECSTATE WASHDC PRIORITY 1242
INFO RUEHCP/AMEMBASSY COPENHAGEN PRIORITY 0005
RUCNDT/USMISSION USUN NEW YORK PRIORITY 0129
RUEHUB/USINT HAVANA PRIORITY 0047
RUEHCV/AMEMBASSY CARACAS PRIORITY 0035
RUEHZL/EUROPEAN POLITICAL COLLECTIVE
RUEHROV/AMEMBASSY VATICAN 1281

Hovedtekst:

C O N F I D E N T I A L Vatican 000013

SIPDIS

DEPARTMENT FOR OES DREW NELSON, RACHEL KASTENBERG, KATE LARSEN

E.O. 12958: DECL: 1/20/2035
TAGS:      
SUBJECT: "GREEN" POPE SUPPORTS US PATH FORWARD FROM COPENHAGEN

REF: A. A. STATE 3080
B. B. 09 Vatican 132

CLASSIFIED BY: Julieta Valls Noyes, DCM.
REASON: 1.4 (b), (d)
1. (C) Summary: The Holy See supports USG efforts to have
countries associate themselves with the Copenhagen Accord by the
January 31 deadline (ref. A), and will encourage them to do so.
The Pope"s recent environmental messages offer Vatican officials
a strong platform to leverage the moral authority of the Church
to combat climate change. While the Vatican supports the
inclusion of all countries in international environmental
discussions and decision-making, it is not naove about the
political motives behind Cuba"s and Venezuela"s criticism of
Copenhagen. End summary.

2. (C) On January 20, P/EOff met with Dr. Paolo Conversi, the
Vatican"s point person on climate change at the Secretariat of
State, to deliver ref. A demarche. Conversi immediately
expressed the Holy See"s genuine desire to see the Copenhagen
process move forward. He was aware of the January 31 deadline
but did not know which countries had agreed formally to join the
process. Conversi agreed to encourage other countries
discreetly to associate themselves with the Accord, as
opportunities arise. (Note: For practical reasons, the Holy See
will not formally associate itself with the Copenhagen Accord:
Vatican City State"s carbon footprint negligible. The Vatican
decision is consistent with its practice of not becoming a
formal party to agreements if they require substantial technical
expertise and reporting commitments).

3. (C) Conversi was pleased overall with the process leading to
Copenhagen and with the Conference itself. He said expectations
were too high before the event. Regarding the group of
dissenting countries, including Venezuela and Cuba, Conversi
said the Vatican was sympathetic to their complaints about
inclusion in decision-making but believed their criticism was
largely politically motivated. Noting that Pope Benedict had
firmly established his "green" reputation using his New Years"
Day Peace message to highlight environmental protection (ref.
B), Conversi said he looked forward to further collaboration
with the U.S. prior to Bonn and Mexico City.

4. (U) In a separate meeting, Monsignior James Reinert, the
environmental analyst at the Pontifical Council for Justice and
Peace (a Vatican think tank), confirmed to P/EOff that the
profile of environmental issues in the Vatican is at an all-time
high. Secretariat of State officers represented the Holy See at
environmental meetings now, where in the past his own office
would have had the lead. (Note: Justice and Peace will
continue to produce analytical documents on environmental issues
for bishops around the world, while the Secretariat will have
the lead on policy, particularly in multilateral fora.)

5. (C) Comment: Conversi"s offer to support the U.S., even if
discreetly, is significant because the Vatican is often
reluctant to appear to compromise its independence and moral
authority by associating itself with particular lobbying
efforts. Even more important than the Vatican"s lobbying
assistance, however, is the influence the Pope"s guidance can
have on public opinion in countries with large Catholic
majorities and beyond. End Comment.

DIAZ

ID: 09SAOPAULO660 Dokument dato: 2009-11-10 10:10:00 Release dato: 2010-12-10 09:09:00 Kilde: Consulate Sao Paulo header:
VZCZCXYZ0000
RR RUEHWEB

DE RUEHSO #0660/01 3141042
ZNR UUUUU ZZH
R 101040Z NOV 09
FM AMCONSUL SAO PAULO
TO RUEHC/SECSTATE WASHDC 0038
INFO RHEHNSC/WHITE HOUSE NATIONAL SECURITY COUNCIL WASHINGTON DC
RUEHAC/AMEMBASSY ASUNCION
RUEHBO/AMEMBASSY BOGOTA
RUEHBU/AMEMBASSY BUENOS AIRES 0014
RUEHCV/AMEMBASSY CARACAS 0010
RUEHLP/AMEMBASSY LA PAZ NOV MONTEVIDEO
RUEHPE/AMEMBASSY LIMA
RUEHPO/AMEMBASSY PARAMARIBO
RUEHSG/AMEMBASSY SANTIAGO
RUEHSO/AMCONSUL SAO PAULO
Hovedtekst:
UNCLAS SAO PAULO 000660 

SENSITIVE 
SIPDIS 

E.O. 12958: N/A TAGS:      

REF: BRASILIA 1250; RECIFE 66; (08) SAO PAULO 581 

1. (SBU) Summary: Workers Party (PT) insiders acknowledge Dilma Rousseff"s 2010 presidential candidacy has run into some problems, but express confidence her campaign will rebound. Across a series of recent meetings, PT leaders in Sao Paulo say Dilma can come from behind and beat likely PSDB nominee Jose Serra. They, as well as some non-PT contacts, argue that the press is too negative on Dilma and Lula can work his vote-transfer magic in Dilma"s favor (despite his failure to do the same for PT Sao Paulo Mayoral candidate Marta Suplicy in November 2008 -- Ref C). They also suggest the PT"s alliance with the Brazil"s largest party, the PMDB, will guarantee ample TV time, that wild-card candidate Ciro Gomes will make a perfect attack dog against Jose Serra (Ref B) and, perhaps most significant, that the PT has a strategy for outreach to Christian voters, both Catholic and Evangelical. End Summary. Dilma"s Rousseff: Looking More Vulnerable 

2. (U) Despite strong support from a popular President, Dilma Rousseff"s candidacy as the PT"s presumptive nominee has yet to take off. Her pre-campaign has been beset with a number of obstacles, including: a cancer scare, a dust-up over alleged exaggerations in her resume, a problem with the tax authorities, and, most recently, weak poll results that showed possible PSB candidate Ciro Gomes polling slightly ahead of her and gave a wide lead to her most likely opponent, Sao Paulo Governor Jose Serra (Refs A-C). Compounding Dilma"s apparent difficulties are broader, PT-related problems, most notably President Lula"s vigorous defense of PMDB ally Senator Jose Sarney against corruption charges and the subsequent departure of former PT stalwart and Environment Minister Marina Silva from the party in August to run as the Green Party (PV) presidential candidate. 

3. (SBU) The pile-up of dim news for Dilma caused one local PMBD-oriented pundit, Gaudencio Torquato, to tell Poloff recently that he was revising his ideas on Rousseff"s chances. Just a few months ago, Torquato had considered Rousseff a shoe-in to win the presidency citing a long list of popular programs -- Bolsa Familia, Minha Casa (My House), cuts in taxes for car purchases, as well as the plans to distribute oil revenues from the pre-sal deposits off Rio de Janeiro State -- as well as the backing of a popular president. Nonetheless, she remains stuck in the polls and the PT apparently has no "plan B," according to Torquato. He stated that, while it was too early to write Dilma off, her candidacy seemed far more fragile than just a few months ago. Compounding these programs, Torquato said, is Dilma"s difficult personality and lack of experience in national politics. PT Regulars Dismiss the Doubts/Describe the Strategy 

4. (SBU) PT insiders dismiss these doubts and radiate confidence that Dilma Rousseff, with President Lula"s help, can win the presidency. Their assurances appear to reflect more than just the party loyalty. In discussions with various PT insiders, they laid out cogent arguments that could underpin a come-from-behind second-round win for Dilma based on several factors, the most novel of which is the PT"s ongoing efforts to court Christian voters, both Catholics and Evangelicals. Among the chief reasons they cited for optimism: 

-Many of Dilma"s troubles are nothing more than a press meme. The media, in the words of Walter Pomar, like to report every problem Dilma confronts as a "fatal bullet" that will do in her candidacy. 

-The Lula-Transfer Factor: President Lula retains sky-high popularity and can be expected to accompany Rousseff on constant attempts to showcase government programs, events that will, in the words of PT State Deputy Rui Falcao, "bathe Dilma in the people." 

When Poloff noted President Lula"s failure to help PT candidate Marta Suplicy win the November 2008 Sao Paulo Mayor"s race (despite strenuous efforts - Ref A), PT representatives dismissed the comparison. PT International Relations Secretary Walter Pomar said that Sao Paulo has always been tough territory for Lula and the PT, and that this limited Lula"s ability to help Suplicy. Once a national campaign begins in earnest, the Lula campaign machine will begin to roll and, particularly in the Northeast, PT insiders believe the vote transfer from Lula to Dilma will be very high. 

-Television Time: PT contacts seemed somewhat embarrassed by President Lula"s September defense of Jose Sarney. They acknowledged, however, that "it was all about TV time." The PMDB brings TV time to its alliance with the PT, and this will be a crucial factor favoring Dilma in the campaign. 

-Ciro Gomes as Hatchet Man: PT insiders professed joy at Gomes possible candidacy (Ref B). They stated that Gomes does not like Governor Serra and will go after him, opening up a second flank that Serra will have to cover. At the same time, they seemed doubtful that Gomes could control his own rhetoric enough to reach the second round. In any case, without large amounts of TV time, Gomes" cannot upset the basic two-way nature of the PT-PSDB race. 

-The Religion Factor: In recent years, the PT has worked out a careful balancing act with both its Catholic Church supporters and the new, rising Evangelical Churches, according to Pomar. Catholic support for the PT is historical, but as the party has gained support among Evangelicals, the Catholic Church had cooled to the PT. PT insiders maintain the party has countered with a unified strategy to smooth relations on both fronts. PT City Councilman for Sao Paulo Jose Americo cited a recent concordat signed between Lula and the Vatican as a key strategic move to placate Catholics. 

(Note: President Lula signed the concordat in question in November 2008 and the Senate approved it on October 8 of this year. Among several planks, it guarantees continued Catholic education in the public schools. End Note.) 

Americo also lauded the potential political influence of popular Charismatic Catholics, often represented by young priests who sing or are talented entertainers, and strong potential vote-mobilizers for the PT. PT State Deputy Rui Falcao added that the GOB had recently widened its advertising. Formerly limited to Catholic publications, the GOB is now putting public service messages in publications put out by the Universal Church of the Kingdom of God (Igreja Universal do Reino de Deus, UCG), a controversial Evangelical Church that has sometimes been investigated by the government for corruption. The UCG owns Brazil"s second largest television network. 

5. (SBU) The PT would appear to be putting the religion strategy into practice. Dilma Rousseff participated in the annual two-million person religious procession of the C????rio of Nazar???? in Belem on October 11. The candidate admitted that she had never attended such an event before. She expressed surprise that many of the faithful carried miniature houses or even bricks in their hands, in hopes of receiving a place to live, according to press reports. During the same trip, Dilma also met with Evangelicals. She indicated to journalists that her religious outreach would not end with this one visit because "In Brazil, this [popular religious feeling] can"t be contained." (NOTE: Post plans to report more on religion and the upcoming elections septel. END NOTE.) 

Comment: 

6. (SBU) The confidence of PT insiders regarding Dilma Rousseff"s candidacy appears to be based on more than just the party line. Their logic for, among other things, a powerful Lula vote-transfer at the national level (particularly in the northeast) and an intelligent strategy of outreach to Christians, both Catholic and Evangelical, is understandable. Likewise, Dilma can count on both the resources of her party and a popular President to help her in the lengthy contest to reach Planalto. Nonetheless, Dilma"s lack of personal charisma, apparent limited personal connection with influential religious voters, and lingering doubts about her health and overall presidential credentials will remain challenges for her campaign. End Comment. 

White

Wikileaks - 08MANAGUA573

ID: 08MANAGUA573 Dokument dato: 2008-05-08 17:05:00 Release dato: 2010-12-06 21:09:00 Kilde: Embassy Managua header:
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PP RUEHLMC RUEHROV
DE RUEHMU #0573/01 1291738
ZNY SSSSS ZZH
P 081738Z MAY 08
FM AMEMBASSY MANAGUA
TO RUEHC/SECSTATE WASHDC PRIORITY 2569
INFO RUEHZA/WHA CENTRAL AMERICAN COLLECTIVE PRIORITY
RUEHBO/AMEMBASSY BOGOTA PRIORITY 1891
RUEHCV/AMEMBASSY CARACAS PRIORITY 1254
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RUEHRO/AMEMBASSY ROME PRIORITY 0132
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Hovedtekst:
S E C R E T SECTION 01 OF 08 MANAGUA 000573 

NOFORN 
SIPDIS 

DEPT FOR WHA/CEN AND INR/IAA 
DEPT PASS TO USAID/LAC - CARDENAS AND BATLLE 
DEPT PASS TO USOAS 
ROME FOR Vatican CITY 
NSC FOR FISK AND ALVARADO 
SOUTHCOM ALSO FOR POLAD 

E.O. 12958: DECL: 05/05/2018 
TAGS:      
SUBJECT: THE ORTEGA ADMINISTRATION AT 15 MONTHS: SLIPPING 
DOWNHILL 

REF: A. MANAGUA 520 
B. MANAGUA 500 
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D. MANAGUA 340 
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G. MANAGUA 263 
H. MANAGUA 130 
I. 2007 MANAGUA 2135 
J. 2007 MANAGUA 1730 
K. 2007 MANAGUA 964 
L. 2006 MANAGUA 2611 

Classified By: Ambassador Paul A. Trivelli for reasons 1.4 b & d. 

1. (S/NF) Summary and Background: Fifteen months into his 
second administration, Ortega continues to skillfully use his 
political pact with former President and convicted felon, 
Arnoldo Aleman to keep pro-democracy forces divided, 
vulnerable to coercion, and unable to mount sustained 
opposition. Ortega continues to allow U.S. and other donor 
assistance programs to operate, though he regularly attacks 
the evils of "savage capitalist imperialism." Our 
cooperation with the Police and Military remains good, both 
for training and in fighting narcotics and other forms of 
trafficking--but Ortega continues his quest to bring both 
institutions under his direct control. Ortega"s has 
strengthened ties with Iran and Venezuela, and become openly 
sympathetic to the FARC. Our access to the government has 
decreased dramatically, with even routine items requiring 
Ambassadorial intervention. Civil Society and the media are 
under attack. Elections on the Atlantic Coast remain 
suspended. Underlying the political and policy turmoil, 
Nicaragua"s economic indicators are not encouraging. This 
message provides an assessment of some of the trends we 
observe from Ortega and his government after fifteen months. 
End Summary. 

Ortega"s Faltering Economy 
- - - - - - - - - - - - 

2. (SBU) In 2007, the Ortega Administration coasted on the 
achievements of the Bolanos government, but that ride is 
about to end. The government essentially adopted Bolanos" 
2007 and 2008 budgets, and used them as the basis for 
negotiating a new Poverty Reduction and Growth Facility 
Agreement with the IMF. Foreign investment remained stable 
in 2007 thanks to commitments made during the Bolanos years. 
Exports are up this year by 21% over 2007 levels. In most 
other respects, however, the Ortega government is not faring 
well. Growth expectations have fallen while inflation 
expectations have risen. In 2007, inflation reached 17% and 
annualized inflation is running at 22% for 2008, the second 
highest rate in Latin America. The lack of a strong policy 
response to rising oil and food prices worries independent 
economists, some of whom suspect that hidden foreign 
assistance from Hugo Chavez has created excess liquidity. 
Minimum wages rose 30% in the last year, but still do not 
cover the soaring cost of food and transportation. To quell 
demand and keep prices down, the government removed import 
tariffs on basic food items through December 2008, made 
documenting export shipments more difficult, and instructed 
the state-owned grain storage company to intervene in local 
markets. So far in 2008, the Agricultural Ministry has 
failed to deliver needed seeds to farmers in time for 
planting, although it has become aware of the urgency need to 
do so. More radical measures related to food supply may be 
coming, as President Ortega has just concluded a regional 

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"food sovereignty" summit in Managua on May 7. In other 
areas, line ministries continue to fall short of spending 
targets, leaving needed infrastructure and other capital 
projects on the drawing board and causing the construction 
sector to suffer. Tourism and power sectors, both key to 
national economic development plans, limp along as the result 
of government mismanagement. While the economic slowdown in 
the United States, Nicaragua"s largest export market and 
source of investment, has attracted political rhetoric, the 
government has no clear policy response. The Central Bank 
has lowered its expectations for economic growth in 2008 to 
3.8% from 4.5% in January, but most economists believe that 
the figure will be closer to 3.0%. 

Manipulating Economics for Political Ends: CENIs 
- - - - - - - 

3. (C) In December 2006, we identified several key 
indicators (REF L) that would guide our assessment of how 
well Ortega was fulfilling his campaign promises to the 
Nicaraguan people, including adherence to fiscally 
responsible, sound macroeconomic, free market policies. 
Fifteen months later the results are disturbing. On April 
15, the government failed to pay on a set of government bonds 
(CENIs) that it has issued to compensate healthy banks for 
absorbing the assets and liabilities of insolvent banks at 
the beginning of the decade (REF C) . The bond issue was 
originally politicized in 2006 by Arnoldo Aleman, but 
resurrected by President Ortega to investigate the leading 
opposition figure, Eduardo Montealegre, who is running for 
Managua Mayor against the FSLN candidate, former three-time 
world champion boxer, Alexis Arguello. Nonpayment on the 
bonds may damage Nicaragua"s relationship with the IMF and 
other international financial institutions, and already 
caused credit rating agencies to put two Nicaraguan banks on 
a ratings watch. As a consequence, since April 15, the 
government has been unable sell public debt instruments--no 
one is buying. Nevertheless, key government officials are 
seemingly convinced that they can navigate this slippery 
slope to their political advantage, much as they did when 
they deployed Sandinista judges and government institutions 
to force ExxonMobil to buy Venezuelan oil. 

(C) U.S. Citizen Property Claims ) A meltdown in the works? 
- - - - - - - - - - - 

4. (C) Another of the vital markers we identified in 2006 
was government progress on resolving outstanding U.S. citizen 
property claims (REF L). Here again the trend is worrisome. 
As of May 1, 2008, the Ortega Administration had resolved 
just 12 Embassy-registered claims for the 2007-2008 waiver 
year; significantly fewer than the 86 resolved during the 
last full year of the Bolanos Administration. We have 
continued to press for the resolution of the remaining 657 
U.S. citizen claims, which include some of the most difficult 
and complex. Our efforts have been frustrated by the decided 
lack of cooperation on the part of the government. The 
Property Superintendent limits her agency"s contact with 
Embassy staff to just one meeting per month and no longer 
allows Embassy staff to accompany U.S. claimants to 
individual meetings with the government. The Attorney 
General requires that all communications on property be 
directed to him via Ambassadorial letter. In the meantime, 
the Attorney General has administratively dismissed 54 U.S. 
citizen claims; then categorized them as having been 
"resolved." He recently passed to us a list of an additional 
88 claims that he dismissed because the claimants were 
somehow connected to the Somoza regime. If the situation 

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fails to improve, we may need to consider implementation of 
Section 527 sanctions. While implementing Section 527 
sanctions would conflict with the January 2007 Deputies 
Committee-approved strategy of "positive engagement" with the 
Ortega Administration, we fear that taking no action would 
undercut the credibility of Section 527 as a tool to pressure 
action on outstanding claims. For this reason, we suggest as 
third way, such as a letter from the Secretary putting the 
government on notice. 

(C) Security Forces: Still Independent, for the time being 
- - - - - - - - - - - - 

5. (C/NF) The security forces continue to be a bright spot. 
The Nicaraguan Army and the Nicaraguan National Police (NNP) 
remain two of the few independent, apolitical forces in 
Nicaragua despite the Ortega Administration"s clear goal of 
reverting both the NNP and the Nicaraguan Army back into 
completely subsidiary organs of the Sandinista Front, as they 
once were during the days of the Sandinista Revolution (REF 
G). The continued institutional independence and 
professionalism of the NNP and the Nicaraguan Army has been 
one of the few positive indicators remaining under Ortega"s 
increasingly authoritarian regime and has been the foundation 
of our strongest remaining areas of cooperation with the 
current administration. However, Ortega"s continued attacks 
against the NNP, in general, and against popular NNP Chief 
Aminta Granera, in particular, have taken their toll. Most 
notably, since Ortega"s dismissal of several high-level NNP 
officials in March 2008 (REF F), Granera has shied away from 
the public spotlight and avoided even the appearance of 
acting against Ortega"s interests. The NNP"s failure to 
intervene in the violent protests that recently erupted in 
the RAAN have cost both the organization, and Granera 
herself, credibility in the eyes of the Nicaraguan public and 
is a clear indication of Ortega"s success in his drive to 
reassert personal control over the organization (REF A). A 
recent spike in crime rates has further damaged the NNP"s 
image, especially a worrisome increase in brazen, 
foreigner-targeted crimes. Granera"s long term prospects as 
police chief are uncertain at best. If the FSLN does well in 
November"s municipal elections, most observers of the NNP 
believe that Granera will retire and make way for her current 
second in command, Carlos Palacios. Palacios is an Ortega 
loyalist who has alleged, albeit unproven, ties to organized 
crime and corruption in Nicaragua. Despite this, we believe 
that he will still be a cooperative, if difficult, partner to 
work with on future law enforcement assistance efforts. 

6. (S/NF) One of Ortega"s first efforts in 2007 was an 
attempt to bring the military under his direct control. 
After the National Assembly forced him to abandon two 
separate candidates for Defense Minister, he chose to leave 
the top two seats at Defense vacant and bestow the "rank of 
minister" on a weak, but personally loyal Secretary General 
with no relevant experience. The Ministry has since been 
purged of all professional-level technocrats, with all key 
positions now staffed by FSLN ideologues. The 
marginalization of the Defense Ministry has allowed the 
uniformed military to largely retain its professional and 
apolitical stance, but has left no civilian buffer between 
Ortega and Chief of Defense General Omar Halleslevens. Thus 
far, the popularity and sheer personality of Halleslevens, as 
well as the personal relationship between the General and the 
President, have prevented Ortega from asserting direct 
control. However, beginning last July, Ortega has used his 
speeches at all military events and venues as a platform to 
attack the U.S. and our "interventionist policies." On 

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multiple occasions Ortega has singled out U.S. military 
personnel in attendance to receive his verbal lashings. 
Halleslevens has been careful to avoid public disputes with 
Ortega, but has also repeatedly and firmly asserted the 
military"s apolitical stance and its obligation to defend the 
Constitution, not a particular political party. We have not 
observed the political interference in military promotions 
and assignments that we have witnessed with the National 
Police. In fact, most military observers believe that 
Halleslevens will complete his full term through 2010, though 
they predict Ortega will move to install a more malleable 
figure to replace him. This appears to be borne out by 
recent sensitive reporting. 

(S) Ortega Foreign Policy: Petulant Teen or Axis of Evil 
Wannabe? 
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7. (S/NF) As expected, Ortega"s foreign policy shifted 
substantially to the left after January 2007 (REF L). 
Despite Ortega"s early and reassuring move to name moderate 
Sandinista Samuel Santos as foreign minister, over the last 
fifteen months Ortega"s infatuation with Venezuela and Iran, 
and the promotion of the ardent U.S.-hater Miguel d"Escoto 
for UNGA president (REF B), would indicate that Ortega"s 
guiding principle in foreign relations seems to be, "Will 
this annoy the U.S.?" Over time, Santos and the ministry 
have played an increasingly ceremonial role. Routine tasks 
normally be handled at the working-level require 
Ambassadorial advocacy and, despite Santos"s assurances to 
the contrary, almost never seem to gain traction. Recently, 
we were advised that Ortega sought a meeting with Embassy TDY 
visitors. We found the Ministry had no knowledge of the 
meeting nor the means to obtain any details. We were only 
able to confirm the details after sending an email directly 
to First Lady Rosario Murillo. We agree with our diplomatic 
circuit colleagues that the Ministry has virtually ceased to 
function. 

8. (S/NF) Chavez "Mini-Me": With respect to Venezuela, 
Ortega is a willing follower of Chavez who has replaced 
Castro as Ortega"s mentor. Initially the relationship seemed 
largely a mutual admiration society with Chavez slow to send 
assistance; however, the ALBA alliance has finally begun to 
produce monetary benefit for Ortega and the FSLN. We have 
first-hand reports that GON officials receive suitcases full 
of cash from Venezuelan officials during official trips to 
Caracas. We also believe that Ortega"s retreat last year 
from his demand that the Citizens Power Councils (CPCs) be 
publicly funded was due in part to the fact that the 
Venezuelan cash pipeline had come on-line. Multiple contacts 
have told us that Ortega uses Venezuelan oil cash to fund the 
CPCs and FSLN municipal election campaigns. Several 
unconfirmed reports indicate that Ortega will have as much as 
500 million dollars at his disposal over the course of 2008. 

9. (S/NF) Unrequited Love for Iran: Regarding Iran, Ortega 
had earnestly hoped to improve relations with Iran, which he 
views as Nicaragua"s revolutionary soul mate, both having 
toppled authoritarian regimes in the same year, 1979. But 
Ortega"s early flurry of activity that re-established formal 
relations and saw reciprocal state visits appears to be a 
case of unrequited love. Iran has sent multiple "private 
investment delegations" (REF E), but to date, Tehran has 
signed no investment deals nor responded to Ortega"s request 
to forgive Nicaraguan sovereign debt held by Iran. In fact, 
Taiwan has been more forthcoming with direct assistance than 
Iran. 

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10. (S/NF) "What the FARC?" Perhaps the most disturbing 
recent development in Ortega"s foreign policy relates to his 
increasingly public support for the FARC. Ortega and the 
FSLN have a long-standing, clandestine relationship with 
Manuel Mirulanda and the FARC, but which publicly had seemed 
dormant until five months ago when Ortega initiated 
saber-rattling against Colombia over the San Andres 
archipelago during an ALBA meeting in Caracas. Tensions 
reached a peak in March when Ortega, at the behest of Chavez, 
broke diplomatic relations with Colombia, following its 
strike into Ecuador against FARC leader Raul Reyes, only to 
restore them a day later after a tempestuous Rio Group 
meeting. Since that point, Ortega has come perilously close 
to declaring open support for the FARC. In late April, 
Ortega appeared at the airport to greet Lucia Morett, a 
Mexican student and alleged FARC supporter who survived the 
March attack. Media reports persist that Ortega offered 
asylum and citizenship to Morett. The Foreign Ministry"s 
reply to our direct questions on the topic was "nothing was 
requested, nothing was offered," insisting that media usage 
of the terms "asylum" and "refugee" are incorrect. Sensitive 
reporting indicates that recently the Government of Ecuador 
rebuffed Ortega"s request, through intermediaries, that Quito 
send two additional Colombian survivors to Managua. 

(C) The Opposition and Municipal Elections: Quixotic Errand? 
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11. (C) The most important event on Nicaragua"s political 
horizon is the November municipal election. Given Ortega"s 
unpopularity, the current economic decline, and several 
political factors, one would expect Ortega opponents to hold 
excellent odds at the ballot box. Even so, opposition 
parties have fumbled about without setting a clear direction. 
Confusion reigns in the Liberal camp. The Supreme Electoral 
Council (CSE) decision in February to remove Eduardo 
Montealegre as leader of the Nicaraguan Liberal Alliance 
(ALN) party -- forcing him to re-activate his Vamos Con 
Eduardo (VCE) political movement -- followed quickly by 
Eduardo"s decision to run for mayor under a PLC-VCE alliance 
banner, left many in the Liberal rank-and-file feeling angry, 
betrayed and confused. Polling shows that many Liberals 
still believe a vote for the ALN is a vote for Eduardo. The 
shortened electoral calendar forced parties to set up party 
machinery and identify candidates more rapidly than in past 
years. As a result, candidate selection was rushed, with 
many choices made based more on personal connections than on 
electoral viability. The presence of "the Pacto," the 
de-facto power-sharing alliance between Ortega and former 
President Aleman, was felt as well, perhaps most strongly in 
Matagalpa. In February nine opposition parties, including 
the ALN, MRS and a PLC that had rejected Aleman, banded 
together to select consensus candidates. A unity slate was 
announced, but only days later cast aside when Aleman 
insisted on picking the mayoral candidate for Matagalpa under 
the new PLC-VCE alliance. The nine-party unity evaporated 
with each party now putting forward its own individual slate. 

12. (C) The Liberal unity of the PLC-VCE alliance is 
tenuous. We see parallel, rather than complementary 
structures for policy formulation, strategy, voter outreach, 
fundraising, etc. Guidance and funding from National-level 
leadership is almost non-existent, with many candidates 
unclear how to proceed. We often come away bemused from 
meetings with rural mayoral candidates who appear oblivious 
of the need to develop platforms and campaigns. Many such 
candidates, several of whom could be described as 

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"charisma-challenged," seem to believe that simply being 
non-FSLN will be enough to get them elected. The perennial 
problem of funding persists. Several times a week we are 
approached by local candidates for campaign financing, voter 
registration support and the like. Even with the 
environmental advantages enjoyed by opposition candidates and 
parties, training and clear direction by opposition parties 
will be essential to seriously challenge Ortega"s 
well-organized, highly-disciplined, and apparently 
Venezuelan-financed FSLN/CPC election machine. 

What About the Atlantic Coast? 
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13. (C) On April 4 the Supreme Electoral Council (CSE) voted 
to delay elections in three communities on the Atlantic Coast 
for six months. The CSE, whose magistrates owe their loyalty 
to President Daniel Ortega and Aleman, ignored widespread 
support from hurricane-affected communities in the RAAN to 
proceed with elections as scheduled. In the weeks leading up 
to ) and since ) the CSE decision, tensions between pro- 
and anti-election supporters have run high, causing violence 
and bloodshed on at least one occasion. Liberal leaders in 
surrounding municipalities are convinced the government will 
use the delay to manipulate voter registries by moving 
pro-FSLN voters from the affected coastal municipalities to 
Liberal-dominated interior municipalities thus tipping the 
vote towards FSLN candidates. 

14. (C) On April 24, the National Assembly -- on its second 
try -- issued a non-binding resolution overturning the CSE"s 
decision. On April 25, the Assembly"s Justice Commission 
voted out two decrees, one formalizing the Assembly"s 
decision of the day before, and the second calling for an 
authentic interpretation of electoral law to prevent the CSE 
from exercising such authority in the future. Both decrees 
will face serious challenges as the FSLN will use its control 
of the Supreme Court and CSE to nullify these measures. As 
the legal struggle plays out in the legislative, judicial, 
and electoral branches of government, pro- and anti-vote 
supporters in the RAAN are preparing for a possible struggle 
of their own, including the use of violence, even armed 
tactics. 

Un-unified Civil Society Concerned By Diminishing Democratic 
Space 
- - - - - - - - - - - - - - - - 

15. (C) Across the political spectrum Nicaraguan civil 
society actors are concerned about the anti-democratic 
tendencies of the Ortega Administration and see an 
increasingly hostile environment for organizations seeking to 
operate freely and independently. Since Ortega assumed 
office in January 2007, many NGOs, particularly those openly 
critical of the government, have experienced various forms of 
harassment, interference, intimidation, financial pressure, 
and threats both from the government and FSLN loyalists. 
Although some actions appear to be innocuous on their 
surface, e.g. unannounced audits by tax authorities and 
related financial penalties, the overall cumulative effect 
appears to be part of a slow, deliberate effort by the 
government to discourage and undermine the independence, 
credibility, and operations of these groups and their 
advocacy of citizen rights and freedom. NGOs, including the 
traditionally left-leaning Office of the Civil Coordinator, 
often have been targeted based on an arbitrary application of 
the law or trumped up charges. Others, such as the 
center-right Permanent Commission for Human Rights (CPDH), 

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have received death threats against members of their staffs 
and families. Most civil society groups regard the 
establishment of the Citizen Power Councils (CPCs) under the 
central control of the FSLN"s executive branch as a direct 
attempt to sideline and ultimately supplant the work of civil 
society. 

16. (C) These organizations, which represent diverse 
elements of Nicaraguan society, share a common conviction 
that civil society is the only viable sector that can keep 
Nicaragua on a democratic path and stop Ortega"s 
authoritarian aspirations. Unfortunately, they lack clear 
direction on how to reach their destination and have missed 
many opportunities to really make their mark. Although they 
mounted a successful protest against the CPCs in September, 
they were unable to produce a ripple effect that inspired a 
wider pro-democratic movement. Initially galvanized to come 
together to oppose the government"s encroachment on citizen 
rights and freedoms, civil society has not yet demonstrated a 
capacity or commitment to building any sort of unified 
alliance or response to the challenges facing the country. 
Some organizations, led by the Movimiento por Nicaragua 
(MpN), have pledged to unite as a coalition, but to little 
avail. Most NGOs suffer from a shortage of resources and 
lack of a long-term vision to work proactively on concrete, 
sustainable projects. Internal divisions, egos, leadership 
rivalries, and competition for donor resources and 
international cooperation also present impediments to 
building a long-term civic alliance. Despite the weaknesses 
of Nicaraguan civil society organizations, however, they 
remain one of the strongest forces working in defense of the 
country"s democratic spaces. Support from the international 
community will be crucial if they are to make an impact, 
given the pressures they face. On our part, we have begun a 
USD 1 million small grants program for our democratic civil 
society friends. 

Shut Them Up: Independent Media Being Squeezed Too 
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17. (SBU) In the first few months of 2008, there has been a 
marked decline in press freedom in Nicaragua. Recent threats 
to press include the politicized use of the judicial system 
to convict a prominent local newspaper owner and editor of 
libel, and the mounting of a dubious public radio and TV 
campaign against the same media owner and an opposition 
leader, Montealegre, for alleged public theft. Journalists 
continue to report that only "official Sandinista" media 
outlets, often those owned and operated by children of the 
President and First Lady, have access to government 
information. The Ministry of Health has selectively banned a 
reporter from its premises for reporting that was not in its 
favor. In a space of two weeks in April, four national radio 
stations (3 independent and 1 Sandinista) reported serious 
equipment theft at their transmission towers which knocked 
them off the air for 8-12 hours each. To date, there are no 
convictions for any of these crimes. A few months ago, 
private, apparently partisan security forces surrounding the 
president handcuffed a local reporter when he tried to 
approach the Ambassador to tape public comments at an outdoor 
event. 

Comment 
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18. (S/NF) Our bilateral interests and commitment to the 
Nicaraguan people remain unchanged. Our goals are to keep 
Nicaragua on the democratic path; to combat corruption, 

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terrorism and all forms of trafficking; to promote private 
sector-led development and to protect the interests of U.S. 
citizens residing in Nicaragua. Though our interests remain 
unchanged, Ortega has made it increasingly difficult for us 
to work towards these goals, by restricting our access and 
pressuring our partners. He has scrupulously avoided either 
an outright rejection of U.S. assistance or a direct policy 
confrontation with Washington. However, he has worked 
assiduously to undermine any domestic opposition, and thus 
our ability to find partners capable of imposing pressure for 
meaningful change. The Ortega-Aleman political pact remains 
active, and the single greatest, though not the only, 
obstacle to a more open, transparent Nicaragua. Ortega has 
mis-managed the economy and has repeatedly permitted, if not 
instigated, government intervention in the energy and finance 
sectors for clearly political ends. Ortega continues to 
close the space in which independent voices of civil society 
and media can educate and defend the rights of Nicaraguans. 
Though he has not publicly abandoned his post-election 
commitments to keep the country on a democratic path and 
maintain responsible free market policies, there are multiple 
signs that Ortega seeks only one goal ) consolidation of 
power to perpetuate his rule. 
TRIVELLI


Da Wikileaks ne esce bene la diplomazia vaticana 


Nelle rivelazioni di Wikileaks gli elementi di facciata finiti sulla stampa hanno oscurato la sostanza di documenti che, essendo autentici, danno una visione della diplomazia vaticana ben diversa da quella apparsa sui giornali.  Non possiamo che dare una rapida sintesi degli elementi che sono sfuggiti all’attenzione mediatica, e che pure si ritrovano nei documenti vaticani di Wikileaks. 
Il 3 luglio 2001 il Dipartimento di Stato svolge per le ambasciate americane all’estero un lungo riassunto della politica vaticana. Fra i tanti elementi che compaiono in questo dispaccio ne emergono alcuni davvero interessanti: il Vaticano «appoggia lo sviluppo del Terzo Mondo e l’esenzione dal debito per i Paesi più poveri»; si oppone agli embargo e lo fa per ragioni umanitarie; favorisce il dialogo tra le fedi religiose. Sul Medio Oriente, il Vaticano tiene certamente alla tutela dei Luoghi Santi, compresa Gerusalemme.
Colpisce poi quello che si dice a proposito della Cina: «La Santa Sede – scrive il Dipartimento di Stato – ha eccellenti fonti di informazione sui dissidenti, sui diritti umani, sulla libertà religiosa e sul controllo governativo sulla popolazione». Se si tiene contro delle difficili relazioni con Pechino dell’epoca, non ci sembra questo un elemento trascurabile. Ma è lo sguardo sovranazionale del Vaticano ad affascinare gli americani: «I vescovi, per non parlare dei gruppi missionari indipendenti, danno all’ambasciata vaticana (sic!) una prospettiva unica sugli eventi all’interno della Cina». E in India? Anche in questo quadrante, dopo le recenti violenze anticristiane, «Il Vaticano, i vescovi locali […] e varie organizzazioni missionarie sono e continueranno a essere osservatori attenti degli abusi sui diritti umani e dei relativi sviluppi». 
Anche nella Corea del Nord si ha notizia di organizzazioni di soccorso cattoliche che visitano periodicamente il paese, mentre nella regione dei Grandi Laghi, in Africa, il Vaticano sostiene l’opera della Comunità di Sant’Egidio, che svolge «un ruolo importante negli sforzi internazionali per mediare nella crisi, tenendo il Vaticano informato dei suoi sforzi». 
A Cuba dopo la visita del Papa, il Vaticano attende il momento in cui Fidel Castro lasci la scena; anche se teme che «la sua sostituzione possa invero essere peggiore». Ma è anche vero (e lo rivela un dispaccio posteriore, datato 22 aprile 2009) che, secondo la diplomazia vaticana, migliori relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti potrebbero ottenere l’effetto di isolare il pericolo rivoluzionario rappresentato da Chavez e dai suoi accoliti. Peraltro, come dice un altro documento dell’era Obama (datato 26 giugno 2009), «la Chiesa è a Cuba l’unica maggiore istituzione indipendente dal governo» e «il Vaticano spera in una transizione alla democrazia a Cuba».
Fra le altre attività umanitarie, Washington sa bene che il Vaticano si occupa anche di combattere il traffico di esseri umani (si cita l’arcivescovo di Pescara, come particolarmente attivo in questo campo), che non ha una posizione allineata agli Stati Uniti sull’Iraq, e che contrasta  la pena di morte.
Passando alle questioni europee (così informa un dispaccio da Washington del 18 agosto 2004) è evidente che il Vaticano è favorevole all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea, qualora osservi i parametri Copenaghen. Certamente, l’allora cardinale Ratzinger aveva espresso alcune riserve in merito alla portata di una tale adesione. Ma va aggiunto (e i documenti di Wikileaks lo confermano) che, diventato Papa, Ratzinger si mostra non meno deciso del suo predecessore nel favorire la piena partecipazione turca all’Unione Europea (come prova un dispaccio dell’ambasciata americana in Vaticano del 7 dicembre 2006).
Non meno positivo è il quadro che si ricava da questi documenti di Wikileaks, quando si affronta il nodo dei rapporti tra il Vaticano e le Nazioni Unite (ne parla sempre il Dipartimento di Stato in un dispaccio del 20 agosto 2004). Al Palazzo di Vetro la diplomazia vaticana è impegnata a combattere il turismo sessuale, soprattutto quello a danno dei minori, a favorire gli aiuti per i Paesi più poveri, a promuovere iniziative che riformino il sistema internazionale, rafforzando l’efficacia degli aiuti umanitari, a rafforzare la condanna dell’antisemitismo fra i paesi democratici, e a far sì che in proposito le Nazioni Unite emanino un’apposita dichiarazione proprio come ha fatto l’OSCE.
Interessanti appaiono, pur nelle reciproche differenze, i rapporti del Vaticano con la Spagna di Zapatero. Il 19 luglio 2007, in occasione del viaggio del Papa in Spagna, l’ambasciata americana in Vaticano nota che Benedetto XVI «ha optato per un rispettoso dialogo in merito agli attacchi aperti contro la politica del Governo spagnolo sul matrimonio dei gay, sul divorzio e sull’aborto». Il messaggio papale, in cui si riafferma il pensiero della Chiesa, è rivolto «all’intero mondo occidentale, e non solo alla Spagna». 
Certamente, ci sono diversi altri problemi che agli occhi americani (ma sono occhi di osservatori esterni, dopo tutto) appaiono come irrisolti: come ad esempio il problema delle relazioni ebraico-cattoliche, con annessa la questione della beatificazione di Pio XII. Ma, alla vigilia del viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa, un dispaccio dell’ambasciata americana presso la Santa Sede (datato 27 gennaio 2009) nota come i responsabili delle relazioni ebraico-cattoliche siano molto attenti a queste relazioni e che il Pontefice ha giocato il tutto per tutto in questa partita, dato che le buone relazioni tra cattolici ed ebrei «possono contribuire a combattere l’antisemitismo».
Non deve quindi sorprendere che agli occhi di Washington il Vaticano goda di un prestigio diplomatico tutto particolare. In previsione della visita del nuovo Presidente americano Obama a Roma, dall’ambasciata americana in Vaticano, il 26 giugno 2009, si fa notare che «il Vaticano è secondo solo agli Stati Uniti nel numero di Paesi con cui intrattiene relazioni diplomatiche (188 e 177 rispettivamente)», che il Papa si è immediatamente compiaciuto e congratulato col presidente per la sua elezione, che L’Osservatore Romano è un giornale amico, e che al Vaticano è particolarmente piaciuta la posizione di Obama sui diritti umani e sulla chiusura della prigione di Guantanamo. L’ambasciata informa altresì il presidente che il Papa è promotore della libertà religiosa a livello internazionale e che apprezza l’appoggio americano su questo terreno. Benedetto XVI, inoltre, «gode del rispetto anche dei non cattolici», ed è quindi «un megafono morale che non ha confronti». 
Il Vaticano, si ribadisce anche in queste note, «è stato molto esplicito circa la protezione dei popoli più vulnerabili del mondo dal danno causato dalla crisi finanziaria globale», e ha anche accolto positivamente l’appello del presidente Obama per «eliminare le armi nucleari». Dal punto di vista religioso, la Santa Sede «ha lavorato per decenni al miglioramento della comprensione col mondo islamico», e dopo l’undici settembre ha anche avviato delle discussioni interconfessionali, come pure dopo il discorso di Ratisbona.
Anche in merito ai cambiamenti climatici, sono interessanti le osservazioni americane (appena del 21 gennaio 2010) sulla posizione del Vaticano: esso vuole che il processo di Copenaghen vada avanti, e ha a cuore la protezione dell’ambiente.
Nessuna sorpresa e molte soprese, si direbbe, da questi dispacci di Wikileaks. Ci si è spesso soffermati sulle “luminarie” mediatiche senza soffermarsi sugli spunti di riflessione che questi documenti potevano offrire. A nostro modesto avviso, anche a una loro lettura superficiale, la diplomazia vaticana esce confermata, da questi documenti, in un prestigio morale e diplomatico veramente notevole.  Ma quello che è sfuggito ai più è anche un altro elemento, che diremmo di prospettiva. La Chiesa cattolica è per natura prismatica: ragiona, pensa e parla avendo come riferimento i millenni, molte civiltà e molte lingue, come pure emerge dai dispacci di Wikileaks. Aver concentrato l’attenzione (e, quel che è peggio, imbastito tesi) solo su quello che pensavano gli americani ci è parso del tutto fuorviante. Ragion per cui, ancora una volta, lo studioso deve essere cauto, perché è ancora sprovvisto degli strumenti necessari a una comparazione, possibile solo con l’apertura del maggior numero di documenti possibile. Quello che leggiamo in Wikileaks, come ha detto il direttore della Sala stampa vaticana, riflette pertanto le percezioni degli autori di quei documenti. Che non sono necessariamente infondate, come abbiamo visto da un’indagine più approfondita. Ma che, pure, non sono ancora avvalorate dal necessario confronto di carte, così caro agli storici. Ma anche a molti giornalisti.
di Matteo Luigi Napolitano (Professore Associato di Storia delle Relazioni Internazionali, Università degli Studi "G. Marconi", Roma)

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