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Sunday, January 16, 2011

Wikileaks, gli Stati Uniti, la Svezia e l’Isola del Diavolo


16 dicembre… Sono in piedi nella neve davanti alla Casa Bianca… Insieme con i Veterani per la pace… Io sono un veterano delle proteste davanti alla Casa Bianca, la prima nel febbraio 1965, quando distribuivo volantini contro la guerra in Vietnam. Lavoravo all’epoca al Dipartimento di Stato, e la mia più grande paura era che un membro di questa nobile istituzione andasse lì e mi riconoscesse.
Cinque anni dopo, ho sempre protestato contro la guerra in Vietnam, ma avevo smesso di lavorare per il Dipartimento di Stato. Poi ci fu la Cambogia. E il Laos. Poco dopo, Nicaragua e El Salvador. Poi Panama è diventata la nuova minaccia contro gli Stati Uniti, contro la libertà e la democrazia che tutti abbiamo a cuore, ed era necessario bombardare il paese senza pietà. Poi ci fu la prima guerra contro il popolo iracheno, ed i 78 giorni consecutivi di bombardamenti contro la Jugoslavia. Poi è stata la volta dell’Afghanistan a conoscere la pioggia di uranio impoverito, napalm, bombe al fosforo e di altre armi diaboliche e polveri chimiche, poi di nuovo l’Iraq. E anche gli altri che non ho menzionato. Penso di detenere il record per il numero di manifestazioni davanti la Casa Bianca.
Per tutto questo tempo, la brava gente lavoratrice d’America credeva che il suo paese stava lavorando per il bene. Alcuni credono ancora che non abbiamo mai scatenato una guerra, e di certo nulla che possa essere descritta come una “guerra di aggressione“.
Durante questo stesso giorno di neve, a dicembre, Julian Assange di Wikileaks è stato rilasciato dal carcere di Londra e ha detto ai giornalisti che era più preoccupato per l’estradizione verso gli Stati Uniti che in Svezia, dove è accusato di crimini “sessuali”. (1)
Si tratta di una paura spesso espressa da vari politici e trafficanti di droga provenienti da diversi paesi, negli ultimi anni. Gli Stati Uniti sono diventati la nuova Isola del Diavoli dell’Occidente. Dalla metà del 19esimo secolo fino alla metà del ventesimo, i prigionieri politici sono stati inviati su un pezzo di territorio francese, al largo della costa del Sud America. Uno degli attuali abitanti di questa versione moderna dell’Isola del Diavolo si chiama Bradley Manning, ex analista d’intelligence degli Stati Uniti, che si crede abbia consegnato i cabli diplomatici a Wikileaks. Manning è in carcere da sette mesi, prima in Kuwait e poi in una base militare in Virginia. Egli rischia una condanna all’ergastolo, se riconosciuto colpevole… di qualcosa. Senza processo, senza giudizio, non gli è consentito un minimo contatto con l’esterno, o con le persone, o la luce del giorno, o le informazioni; tra le cose che gli sono vietate si trovano cuscino, lenzuola, esercizio fisico, il sonno è limitato e spesso interrotto. Leggere l’articolo di Glenn Greenwald, relativo al trattamento riservato a Manning, che equivale alla tortura. (2)
Un amico del giovane soldato ha detto che molte persone sono riluttanti nel commentare il deterioramento fisico e mentale di Manning, a causa delle vessazioni del governo, sotto forma di sorveglianza, sequestro senza mandato dei computer e perfino tentativi di corruzione. “Questo ha avuto un effetto raggelante, tanto che molti non osano fare il suo nome.” (3) Uno sviluppatore di software utilizzato da Wikileaks, è stato trattenuto per diverse ore la scorsa estate, dagli agenti federali di Newark, New Jersey, che lo hanno interrogato circa i suoi legami con Wikileaks e Assange, e anche sul suo punto di vista sulla guerra in Afghanistan e in Iraq. (4)
Non è solo un piccolo incidente, ma s’inserisce nella creazione di uno stato di polizia che ha perseguito per quasi un secolo, dalla Minaccia Comunista degli anni ‘20 al del maccartismo degli anni ‘50, alla repressione contro i manifestanti per l’America centrale, degli anni ‘80… rafforzata dalla guerra alla droga… e ora accelerata dalla guerra al terrorismo. Questo non è il peggiore stato di polizia nella storia, e nemmeno il peggiore stato di polizia di oggi, ma è ancora uno stato di polizia, e certamente uno dei più riusciti di tutti i tempi. Un recente studio condotto dalWashington Post ha rivelato l’esistenza di 4.058 organizzazioni “antiterrorismo” nei diversi paesi, ciascuno con le proprie responsabilità e la propria competenza. (5) La polizia statunitense, composta da una vasta gamma di servizi, di solito ottiene ciò che vuole. Se gli Stati Uniti riescono a mettere le mani su Assange, sotto qualsiasi pretesto legale, si teme per lui perché potrebbe significare la fine definitiva della sua libertà, né i fatti addotti contro di lui o le sue azioni, presunte o reali, neanche le legge degli Stati Uniti hanno alcuna importanza, perché non c’è furia superiore a quella di un impero contrariato.
John Burns, corrispondente capo Internazionale presso il New York Times, dopo aver intervistato Assange, ha dichiarato: “E’ profondamente convinto che gli Stati Uniti siano una forza del male nel mondo, distruggono la democrazia.” (6) C’è qualcuno che pensa che meriti di fare conoscenza coi diritti umani, così come vengono  intesi nell’Isola del Diavolo?
I documenti di Wikileaks non possono rivelare nulla che possa sconvolgere il mondo, ma giorno dopo giorno essi partecipano alla lenta, ma costante, erosione della fede delle persone nella purezza delle intenzioni del governo degli Stati Uniti, un passo essenziale per superare ogni via d’indottrinamento. In passato, molte più persone si sarebbero piantate davanti alla Casa Bianca, se avessero avuto accesso alla pletora di informazioni che si possono trovare oggi, il che non vuol dire che avremmo potuto impedire una sola guerra, perché ciò dipende anche dal grado di democrazia esistente negli Stati Uniti.
Un’altra conseguenza della pubblicazione di questi documenti potrebbe essere la demistificazione della notorietà della Svezia, o del governo svedese, che sarebbe pacifico, progressista, neutrale e indipendente. Il comportamento di Stoccolma, in tale occasione, come in altri, è paragonabile a quella di Londra nel ruolo di un barboncino degli Stati Uniti, quando sono allineati con le accuse contro Assange, che aveva frequentato i cubani anticastristi di destra, che ovviamente erano essi stessi sostenuti dal governo degli Stati Uniti.  Questa stessa Svezia che ha recentemente collaborato con la CIA nelle operazioni segrete di rapimento verso i centri di tortura e che mantiene 500 militari in Afghanistan. Rispetto al numero di abitanti, la Svezia è il maggiore esportatore di armi del mondo ed è coinvolta da anni nel esercitazioni militari della NATO/USA, alcune delle quali, a volte, si sono svolte nel proprio territorio. La sinistra farebbe bene a trovare un altro modello di nazione. Cuba, forse?
E poi c’è anche il vecchio stereotipo tra gli statunitensi che gli svedesi hanno un atteggiamento raffinato e tollerante nei confronti del sesso, reputazione suscitata o arricchita da un film svedese del 1967 e bandito per un po’, negli Stati Uniti d’America. Cosa vediamo oggi? Svedesi che scatenano l’Interpol sulle tracce di un uomo che apparentemente avrebbe contrariato due donne, forse perché aveva dormito con le due nella stessa settimana.
E mentre sono lì, i progressisti statunitensi farebbero bene anche ad aprire gli occhi sulla BBC, che essi percepiscono come un media liberale. Gli americani sono ancora ingannati dall’accento britannico. Il presentatore di Today Show della BBC, John Humphry, ha chiesto ad Assange: “Sei un predatore sessuale?” Assange ha detto che il problema era “ridicolo” e ha aggiunto “certo che no.” Humphrey ha poi gli ha chiesto con quante donne aveva dormito. (7) Anche Fox News non si sarebbe abbassato a un tale livello. Mi dispiace che Assange non sia cresciuto nelle strade di Brooklyn, come me. Avrebbe quindi saputo rispondere esattamente alla domanda: “Compresa tua madre?
Un altro gruppo che dovrebbe cogliere l’opportunità di imparare da tutto questo, è quello dei cospirazionisti implacabili. Molti mi hanno scritto in tono beffardo per informarmi della mia ingenuità per non aver ancora capito che Israele è in realtà dietro le fughe di Wikileaks. Pertanto, mi dicono, nessun documento menziona Israele. Ho dovuto dirgli che avevo già visto alcuni documenti che non erano lusinghieri con Israele. Da allora ne ho visto altri, e Assange, nel corso di un’intervista da Al Jazeera del 23 dicembre, ha detto che solo un piccolo numero di documenti relativi a Israele è stato pubblicato fino ad ora, perché i media occidentali che avevano il diritto esclusivo di pubblicare questi documenti segreti erano riluttanti a pubblicare le informazioni sensibili su Israele. (Immaginate lo sbarramento che avrebbe subito Der Spiegel in Germania). “Ci sono 3.700 documenti riguardanti Israele, e 2.700 provengono da Israele stesso“, ha detto Assange. “Nei prossimi sei mesi, abbiamo intenzione di pubblicarne altri.” (8)
Ovviamente, molte altre persone mi hanno anche informato che questo era in realtà un colpo di stato montato dalla CIA.
Il diritto al segreto Molti di noi ne hanno abbastanza dei sostenitori di Israele che ci definiscono “antisemiti” per ogni critica alla politica israeliana, e non è quasi mai il caso. Si consideri la definizione data dal Webster’s Dictionary: “Anti-semita: Qualcuno che esercita la discriminazione, l’ostilità o mostra evidente pregiudizio contro gli ebrei“. Si noti che non si parla dello stato di Israele.
Ecco a cosa sembra un vero e proprio anti-semita. Ascoltiamo l’ex presidente (Stati Uniti), Richard Nixon: “Gli ebrei sono aggressivi, maleducati e fastidiosi… la maggior parte dei nostri amici ebrei… hanno sostanzialmente un complesso di inferiorità che devono compensare.” Questo è estratto dalla registrazione di un colloquio alla Casa Bianca, 13 febbraio 1973, pubblicato di recente. (9) Tali registrazioni, e ce ne sono molte, sono i Wikileaks dell’epoca.
Tuttavia, come ha notato  un conservatore di spicco, Michael Medved, dopo la pubblicazione dei commenti di Nixon: “Ironicamente, nessun americano ha fatto di più per il popolo ebraico nel momento decisivo: dopo l’attacco a sorpresa siriano-egiziano nel 1973, che ha distrutto un terzo degli aerei da guerra israeliani e ucciso l’equivalente americano di 200.000 israeliani, Nixon ha ignorato il Pentagono e ha disposto la reintegrazione immediata delle attrezzature. Fino ad oggi, gli israeliani sono ancora grato per questa azione decisiva che ha permesso allo Stato ebraico di cambiare il corso della guerra.”(10), allora Richard Nixon era antisemita? E le sue osservazioni dovrebbero essere tenute segrete?
In un’altra recente intervista, è stato chiesto a Julian Assange se pensava “che uno stato ha il diritto di mantenere dei segreti.” Ha riconosciuto che vi sono circostanze in cui vi è la necessità della segretezza istituzionale, “ma questo non significa che tutti gli altri devono essere conformi a questo requisito. I media hanno il dovere, verso il pubblico, di pubblicare le informazioni che il pubblico ha bisogno di conoscere.”(11)
Vorrei aggiungere che il popolo statunitense – più di qualsiasi altra nazione – ha bisogno di sapere degli intrighi del suo governo in tutto il mondo, perché il suo governo è impegnato in più attacchi verso qualsiasi altro governo che continuamente minaccia di bombardare e di inviarvi uomini e donne, a uccidere ed essere uccisi. Gli statunitensi devono sapere cosa i loro leader psicopatici si dicono veramente tra loro circa questo spargimento di sangue. Ogni pezzo d’informazione potrebbe essere usato come un’arma per impedire una nuova guerra.  Michael Moore ha scritto di recente: “Siamo stati trascinati in una guerra contro l’Iraq con una bugia. Ci sono stati centinaia di migliaia di morti. Immaginate se coloro che hanno progettato questo crimine di guerra nel 2002, avessero avuto a che fare con Wikileaks. Forse non avrebbe avuto successo il loro colpo di stato. L’unico motivo che avevano di  pensare di riuscirci, era che erano protetti dal segreto. Questa protezione è stata loro strappata e spero che non potranno mai più operare in segreto.”
E non dimentichiamo, cari compagni, che i nostri leader gloriosi ci spiano costantemente: nessuna comunicazione, via telefono o e-mail, è un segreto per loro, nulla nei nostri conti bancari o nelle nostre camere da letto è oltre la loro portata, se vogliono sapere. Di recente, l’FBI ha perquisito le case nel Midwest dei militanti per la solidarietà con la Palestina, Colombia e altri. Gli agenti hanno trascorso molte ore a setacciare ogni mensola, ogni cassetto, prendendo decine di scatole piene di oggetti personali. Allora a che tipo di segreti avrebbe diritto il Dipartimento di Stato?
Prepararsi all’incombente ondata di propaganda
Il 6 febbraio ricorre il centenario della nascita di Ronald Reagan, presidente degli Stati Uniti dal 1981 al 1989. I conservatori hanno già avviato lo spettacolo. Il primo giorno dell’anno, uno striscione di 20 per 10 metri in onore di Reagan flottava  in mezzo alla grande sfilata di Pasadena, in California. Per aiutarvi a gestire, e forse a contrastare la disinformazione e le omissioni che inonderanno i media nei prossimi mesi, ecco alcune informazioni su questo grande uomo e i suoi meravigliosi successi, a cominciare con la politica estera.
NICARAGUA: per 8 lunghi anni il popolo del Nicaragua è stato sotto attacco da parte dell’esercito mercenario di Ronald Reagan, la Contra. E’ stata una guerra formalmente lanciata da Washington, che mirava a distruggere i programmi sociali ed economici progressisti del governo sandinista – incendiando scuole e cliniche, minando i porti, bombardando e mitragliando, violentando e torturando… I Contras erano quegli affascinanti gentlemen che Reagan chiamava “combattenti per la libertà” e “l’equivalente morale dei nostri padri fondatori“.
EL SALVADOR: i dissidenti di El Salvador cercarono di agire all’interno del sistema. Ma con l’appoggio degli Stati Uniti, il governo ha reso loro impossibile qualsiasi attività, col costante uso di brogli elettorali e l’assassinio di centinaia di manifestanti e scioperanti. Quando i dissidenti presero le armi, l’amministrazione Carter, e poi soprattutto l’amministrazione Reagan, risposero fornendo aiuti finanziari e militari illimitati al governo e alle sue squadre della morte e della tortura, questi ultimi godettero dell’aiuto della CIA e dei suoi manuali sulla tortura. Il personale militare e della CIA era attivamente coinvolto. Il risultato furono 75.000 civili morti, qualsiasi accenno di cambiamento soffocato nella culla un pugno di ricchi che possedevano il paese, i poveri sempre più poveri, e squadroni della morte che minacciavano dissenso. Non ci sarà alcun cambiamento in El Salvador, finché Ronnie e Nancy occuperanno la Casa Bianca.
GUATEMALA: nel 1954, un colpo di stato organizzato dalla CIA rovesciò il governo democraticamente eletto di Jacobo Arbenz, dando inizio a 40 anni di regno degli squadroni della morte, torture, sparizioni, esecuzioni di massa e crudeltà inimmaginabili, per un totale di 200.000 persone – senza dubbio uno dei capitoli più disumani del 20° secolo. Per 8 di questi 40 anni, l’amministrazione Reagan ha svolto un ruolo importante.
Il peggior dittatore militare è stato forse il generale Efrain Rios Montt, che ha condotto quasi un olocausto contro gli indiani e i contadini, che gli valse la condanna internazionale. Nel dicembre 1982, Reagan visitò il dittatore guatemalteco. In una conferenza stampa dei due uomini, a Rios Montt fu chiesto della sua politica della terra bruciata. Rispose “Non abbiamo alcuna politica della terra bruciata. Abbiamo una politica dei comunisti bruciati.” Dopo l’incontro, in risposta alle accuse di massicce violazioni dei diritti umani, Reagan dichiarò che Rios Montt era stato “trattato male” dai media.
GRENADA: Reagan invase il piccolo paese nel l’ottobre 1983, una illegale e immorale invasione completamente avvolta nella menzogna (gli studenti di medicina statunitensi sono “in pericolo“). L’invasione ha contribuito a porre al potere degli uomini più compatibili con la politica estera degli Stati Uniti.
AFGHANISTAN: Dopo che l’amministrazione Carter aveva provocato l’invasione sovietica, Reagan, entrato in carica, sostenne pienamente i fondamentalisti islamici nella loro guerra contro i sovietici e il governo laico, che faceva rispettare i diritti delle donne. Alla fine, gli Stati Uniti e i fondamentalisti hanno “vinto” e le donne e il resto dell’Afghanistan hanno perso. Più di un milione di morti, tre milioni di mutilati, cinque milioni di profughi, circa la metà della popolazione. E molti fondamentalisti islamici anti-statunitensi addestrati e armati dagli Stati Uniti e pronti a esercitare il loro terrore sul mondo.
Vedere i coraggiosi combattenti afgani per la libertà affrontare una arsenale moderno con semplici pistole è una fonte d’ispirazione per tutti coloro che amano la libertà“, aveva detto Reagan. “Il loro coraggio ci insegna una grande lezione – ci sono cause quaggiù che meritano di essere difese. Io dico, a nome di tutti gli americani, noi ammiriamo il vostro coraggio, la vostra dedizione alla libertà e la vostra lotta implacabile contro i vostri oppressori.”(12)
LA GUERRA FREDDA: Per quanto riguarda il presunto ruolo di Reagan nel porre fine alla Guerra Fredda…  è pura finzione. L’ha prolungata. Leggetene la storia in uno dei miei libri. (13)
Alcuni altri esempi della notevole immoralità di Ronald Wilson Reagan e del disinibito cinismo della sua amministrazione:
Reagan, nel suo famoso discorso del 1964, “il momento di scegliere”, che lo spinse alla politica nazionale: “Ci hanno detto che quattro anni fa 17 milioni di persone andavano a letto affamate. Beh, questo era probabilmente vero. Se la sono voluta.”
Minare il regolamento della sicurezza, la salute e l’ambiente. Reagan aveva decretato che tali regolamenti dovrebbero essere oggetto di valutazioni d’impatto – l’analisi pro-business e dei suoi risultati condotte dall’Ufficio Gestione e Bilancio. Risultato: numerose norme positive scartate o riviste sulla base delle conclusioni pseudo-scientifiche che il costo, per le imprese private, superavano i benefici per il pubblico.”
Il lancio l’era dell’adeguamento strutturale. Fu sotto l’influenza dell’amministrazione Reagan che il Fondo Monetario Internazionale e la Banca mondiale hanno cominciato a imporre a tutti il loro programma politico noto come adeguamento strutturale – composto da deregolamentazione, privatizzazione, priorità alle esportazioni, tagli alla spesa sociale – gettando un paese del terzo mondo dopo l’altro nel disastro economico. Il capo del FMI di quel tempo, fu onesto su ciò che sarebbe accaduto, affermando nel 1981 che per i paesi a basso reddito, “l’adeguamento sarà particolarmente costosi in termini umani.”
Il silenzio sull’epidemia di AIDS. Reagan non ha mai pubblicamente fatto menzione dell’AIDS fino al 1987, quando l’AIDS  aveva ucciso 19.000 persone negli Stati Uniti.” – Russell Mokhiber e Robert Weissman. (14)
L’elezione di Reagan cambiò la realtà politica. Il suo programma rimuoveva gli aiuti sociali, e il suo budget impose una serie di tagli ai programmi sociali. Fu anche molto strategico nel suo approccio. Uno dei suoi primi obiettivi è stata l’assistenza legale. Questo servizio, che forniva assistenza legale alle persone a basso reddito, era composto principalmente da avvocati progressisti che se ne servirono per condurre battaglie legali vittoriose contro il governo. Reagan tagliò i finanziamenti per il programma. Aveva inoltre vietato espressamente al servizio di condurre azioni collettive (Class Action Suits) contro il governo – azioni che avevano conseguito grandi vittorie in favore delle famiglie più povere.”
L’indebolimento dei sindacati è stata una priorità per l’amministrazione Reagan. Gli incaricati del National Labor Relations Board (agenzia federale indipendente creata nel 1935 per monitorare l’attuazione del diritto del lavoro – NDT) furono più favorevoli ai datori di lavoro rispetto a quelli nominati da tutte le amministrazioni precedenti, democratiche o repubblicane. Questo ha permesso ai datori di lavoro di ignorare il codice del lavoro impunemente. Reagan aveva fatto adottare il costume del licenziamento degli scioperanti, quando licenziò i controllori del traffico aereo nel 1981. Molte grandi aziende presto seguirono il suo esempio… Ciò ha determinato una netta diminuzione del tasso di sindacalizzazione, che passò da quasi il 20 per cento nel settore privato nel 1980, a poco più del 7 per cento nel 2006.” – Dean Baker (15)
Reaganomics: una politica fiscale basata sull’idea che “i ricchi non lavorano perché non hanno sufficiente denaro, mentre i poveri non lavorano perché ne hanno troppo.” – John Kenneth Galbraith
Secondo il mantra degli USA dell’era Reagan, l’attuale sistema cinese – sia capitalista che autoritario – non potrebbe esistere. Il capitalismo porterebbe alla democrazia, ripetevano fino alla nausea gli apologeti del libero commercio, i conservatori, i funzionari governativi e le imprese statunitensi che operano in Cina. Con un numero sufficiente di Starbucks (catena di coffee shop – Nota del traduttore) e di McDonald’s, e una scelta sufficiente per i consumatori, la Cina sicuramente diventerà una democrazia.”- Harold Meyerson (16)
Dai primi anni alla metà degli ‘80, l’amministrazione Reagan ha dichiarato che i sovietici diffondevano sostanze chimiche in Laos, Cambogia e Afghanistan – la cosiddetta “pioggia gialla” – e che aveva causato più di 10.000 decessi nel 1982 (di cui, in Afghanistan, 3.042 decessi attribuiti a 47 diversi incidenti tra l’estate del 1979 e l’estate del 1981, per dirvi quanto l’informazione era precisa…). Il presidente Reagan  denunciò l’Unione Sovietica in persona più di 15 volte nei documenti e nei discorsi. La “pioggia gialla“, in realtà, era solo letame carico di polline prodotto da enormi sciami di api che volavano ad alta quota. (17)
Le famose dichiarazione di Reagan, bis: il Contragate (uno scandalo di vendita illegalmente di armi all’Iran, per consentire le operazioni di guerra dei Contras contro il governo del Nicaragua, dopo che il Congresso USA tagliò i finanziamenti ai Contras) possono essere riassunte così:
- Non ero a conoscenza
- Se sapevo, non sapevo a sufficienza
- Se sapevo abbastanza, l’ho scoperto troppo tardi
- Se avessi saputo all’epoca, non era illegale
- Se fosse illegale, la legge non si applica nel mio caso
- Se la legge è applicabile al mio caso, non ne ero a conoscenza
Note 
1. Sunday Telegraph (Australia), 19 dicembre 2010
2. Salon.com, 15 dicembre 2010, “The inhumane conditions of Bradley Manning’s detention“. Vedasi anche il resoconto dell’avvocato sulla giornata tipico di Manning, e il Washington Post del 16 dicembre 2010
3. The Guardian (Londra), 17 Dicembre 2010
4. New York Times, 19 dicembre 2010
5. Washington Post, 20 dicembre 2010
6. Diane Rehm show, National Public Radio, 9 dicembre 2010
7. The Guardian (Londra), 21 dicembre 2010
8. Information Clearing House, 23 dicembre 2010, “WikiLeaks to Release Israel Documents in Six Months”, 23 dicembre 2010
9. Washington Post, 12 Dicembre 2010
10. Dal programma radiofonico di Medved, 14 dicembre 2010 “Nixon: The Anti-Semitic Savior of Israel
11. Al Jazeera, 22 dicembre 2010, Frost Over the World: Julian Assange interview
12. 21 marzo 1983, alla Casa Bianca
13. “Killing Hope: US Military and CIA Interventions Since World War II“, p.17-18. Anche per i Paesi cinque di cui sopra, vedi i rispettivi capitoli di questo libro.
14. Giugno 2004; Mokhiber editore di Corporate Crime Reporter, Weissman è il direttore di The Multinational Monitor, entrambi di Washington, DC
15. Aprile 2007, Baker è co-direttore del Center for Economic and Policy Research, Washington, DC
16. Editorialista del Washington Post, 3 giugno 2009
17. “Con la scusa della Libertà“, p.349

04/01/2011
By admin
William Blum The Anti-Empire Report 3 Gennaio 2011 – Mondialisation.ca

CIA: cosa è successo veramente nel tranquillo villaggio francese di Pont-Saint-Esprit

03/01/2011
By admin
Hank P. Albarelli Jr.* Voltairenet 16 marzo 2010
Voltaire Network exclusive article.
Un giornalista statunitense, che stava indagando sugli esperimenti di controllo mentale condotti dalla CIA durante la Guerra Fredda, s’è imbattuto in alcuni documenti relativi a un oscuro episodio in Francia, che non è mai stato chiarito. Egli sostiene che nel 1951 la CIA stava testando  un’arma segreta: l’irrorazione per aerosol di LSD. L’esperimento sarebbe stato effettuato in un villaggio francese, i cui abitanti e le autorità erano stati tenuti completamente al buio. Ma  andò male e causò la morte di 7 persone. Abbiamo chiesto a Hank Albarelli di fornire una sintesi della sua indagine ai lettori di Réseau Voltaire.
Per decenni, gli apparentemente non collegati misteri del strano e presunto “suicidio” del dottor Frank Olson, di New York City, nel 1953 e lo scoppio di bizzarra follia allucinogena in un piccolo villaggio francese, nel 1951, hanno in maniera indipendente provocato e reso perplessi seri investigatori. Come riferito in innumerevoli racconti su Internet e nell’informazione televisiva negli ultimi 35 anni, la morte di Olson è stata a lunga sospettata essere un omicidio di stato, ma gli assassini o le plausibili motivazioni non sono mai stati identificati. Lo scoppio di follia nel villaggio di Pont St. Esprit, nel sud della Francia, ha sconcertato gli scienziati per decenni, con molti forti sospetti di una sorta di attacco segreto con LSD, cui i mezzi e le motivazioni semplicemente non erano ritenuti esistenti.
Nel 1995, ho cominciato a indagare sul serio sulla morte del dottor Frank Olson, un batteriologo statunitense del centro top-secret dell’esercito statunitense per le armi biologiche di Fort Detrick, nel Maryland. Poco a poco ebbi il sospetto che la mia scoperta che Olson sarebbe stato ucciso collideva con gli eventi orribili di Pont St. Esprit dell’agosto 1951. Il mio libro di 900 pagine, (A TERRIBLE MISTAKE: The Murder of Frank Olson and the CIA’s Secret Cold War Experiments), spiega nei minimi dettagli come i due eventi siano collegati.  Recenti rapporti che “un grosso scandalo diplomatico e politico stia emergendo , potrebbe avere significative conseguenze sulle relazioni franco-americane” per la spiegazione del mio libro e la documentazione delle cause dei fatti di Pont St. Esprit, spingendomi a dare una spiegazione a coloro che, qui, sono curiosi di sapere dei due eventi.
Lo strano scoppio di follia a Pont St. Esprit colpì quasi cinquecento persone, causando la morte di almeno cinque, e il suicidio di due. Per quasi sessant’anni, l’incidente è stato provvisoriamente attribuito ad avvelenamento da ergot, il che significa che il pane consumato dai paesani era infettato con una segale psichedelica, o da avvelenamento da mercurio. La stragrande maggioranza degli scienziati credibili che ha esaminato il focolaio, fino a tempi recenti, ha dichiarato che la causa resta un mistero.
Un giornale francese, all’epoca del bizzarro incidente scrisse: “Non è né Shakespeare né Edgar [Allen] Poe. Si tratta, purtroppo, della triste realtà su Pont-Saint-Esprit e dintorni, dove si svolgono scene terrificanti di allucinazioni. Sono scene che escono diritto fuori dal Medio Evo, scene di orrore e di pathos, piene di ombre sinistre.” Un breve articolo sulla rivista TIME, allora un grande giornale degli Stati Uniti, con legami molto stretti con la CIA, aveva affermato: “Tra i colpiti, delirium rosa: i pazienti battono selvaggiamente sul letto, urlando che  fiori rossi fiorivano dai loro corpi“. Altri giornali che convergevano sulla scena, descrivevano persone che si gettavano dai tetti, donne e uomini che si strappavano i vestiti e correvano nudi per le strade, e di bambini che si lamentavano che i loro stomaci erano infestati dalle spire dei serpenti.
Poco dopo l’incidente, nel settembre del 1951, gli scienziati del prestigioso British Medical Journal dichiararono che “l’epidemia di avvelenamento” era stata prodotta dalla muffa della segale cornuta. Questa spiegazione, tuttavia, era basata quasi esclusivamente sulle risultanze dei biochimici spediti sulla scena dalla vicina Sandoz Chemical Company di Basilea, in Svizzera. Nel contingente della Sandoz c’era il Dr. Albert Hofmann, l’uomo che aveva sintetizzato l’LSD il 16 novembre 1938. Al momento della visita del gruppo Sandoz a Pont St. Esprit, solo una manciata di scienziati in tutto il mondo, stimata in non più di otto a dieci, era a conoscenza dell’esistenza della droga sintetica LSD. Di forse uguale se non superiore, importanza, era che praticamente nessuno in Francia, nel 1951, a parte un paio di funzionari selezionati dalla Sandoz Chemical, era consapevole che la società stesse segretamente lavorando a stretto contatto con la CIA.
Sandoz stava rifornendo la CIA con abbondanti quantità di droga, e dava consulenze all’agenzia sui possibili usi difensivi e offensivi per l’LSD, e anche nella sperimentazione segreta negli Stati Uniti e in Europa. Per riassumere sommariamente la lunga storia raccontata nel mio libro, lo scoppio di Pont St. Esprit era stato effettivamente prodotto da un esperimento top-secret condotto congiuntamente da Esercito e CIA, nell’ambito del progetto MK/NAOMI, un progetto aggiunto ai programmi ultra-segreti della CIA Artichoke e MK/ULTRA. Infatti, l’unità che il dottor Frank Olson dirigeva la Special Operations Division di Fort Detrick, aveva supervisionato l’esperimento in Francia.
Basti dire che ho trovato l’intera soluzione del mistero Pont St. Esprit straordinariamente sensibile e coerente, ma anche abbastanza scioccante, e non mi shocko facilmente. Con ulteriori indagini la storia diventa ancora più notevole nei suoi tratti sottili e nella sua ovvia natura. Anche oggi, il sito web del Dipartimento di Giustizia sui pericoli dell’LSD, afferma che nei primi anni ‘50 “la Sandoz Chemical Company andava perfino promuovendo l’LSD come arma segreta da guerra chimica al governo degli Stati Uniti. Il loro principale mezzo di diffusione era una piccola quantità immessa nella rete idrica o spruzzata nell’aria, che potrebbe disorientare e rendere psicotica un’intera compagnia di soldati lasciandoli innocue e incapace di lottare“. Per non parlare, naturalmente, di una intera cittadina.
Infatti, scavando ulteriormente nella storia, ho scoperto dei vecchi documenti segreti dell’FBI, che rivelano che la Special Operations Division di Fort Detrick aveva pensato, un anno prima dell’esperimento di Pont St. Esprit, alla metropolitana di New York City, per un esperimento simile. si legge in un memorandum dell’FBI dell’agosto 1950, “Gli esperimenti BW [guerra biologica] che dovevano  essere svolti da funzionari del Dipartimento dell’Esercito nella metropolitana di New York Subway, nel settembre del 1950, sono stati rinviati sine die.”
Quando ho discusso del memorandum dell’FBI con ex biochimici di Fort Detrick, confidenzialmente mi hanno informato che gli esperimenti di New York City “sono stati ritardati fino a dopo che l’esperimento era stato condotto in Francia.” Dice un ex scienziato della Special Operations Division, “i risultati complessivi della sperimentazione nel sud della Francia erano buoni, ma c’era anche un effetto negativo, o quello che oggi si chiama reazione del ‘cigno nero’. Che diverse persone morissero era un dato inaspettato, del tutto inatteso. Non avrebbe dovuto operare in quel modo, così era stato di nuovo messo allo studio“.
Gli stessi scienziati hanno confermato che, a seguito dell’esperimento di Pont St. Esprit, la Special Operations Division di Fort Detrick tornò a New York, nel 1956, per condurre esperimenti nel quadro delle operazioni Big City e Mad Hatter. Questi i progetti segreti prevedevano l’irrorazione per aerosol di sostanze chimiche attraverso i tubi di scappamento di un’automobile guidata da scienziati della CIA e dell’esercito attraverso New York City. Prima di ciò, nel 1952 e 1953, piccoli esperimenti furono condotti all’interno dei vagoni della metropolitana di New York da George Hunter White, un agente segreto del Federal Bureau of Narcotics che lavorava come contractor per la CIA. In almeno due occasioni, White fece esplodere degli speciali dispositivi di aerosol pieni di LSD. La CIA ha distrutto le relazioni scritte di White di questi esperimenti, nel 1973.
Tornando indietro a un momento prima che scoprissi la vera causa del focolaio nel sud della Francia, forse il primo indizio solido che ebbi e che qualcosa non andava nell’incidente, fu il rapporto riservato di un informatore della CIA che mi era stato dato nel 1999. Tale relazione, datata dicembre 1953, riguardava un incontro che l’informatore non identificato ha avuto con un funzionario della Sandoz Chemical Company di New York City. L’informatore ha scritto che dopo “parecchie bevute” il funzionario Sandoz sbottò: “Il ’segreto’ di Pont Saint Esprit non era per nulla il pane.” Continuava il funzionario Sandoz, “Per settimane i francesi affidarono ai nostri laboratori le analisi sul pane. Non era il grano della segale cornuta, che era un composto simile al dietilamide.” Con questo, naturalmente, il funzionario voleva dire che un farmaco artificiale aveva provocato il focolaio di Pont St. Esprit.
L’informatore della CIA aveva poi chiesto, in base alla sua relazione, “se il materiale poi non era nel pane, come ha fatto contaminare la gente?
A questo, il funzionario rispose: “Un esperimento.” Ora preoccupato, l’informatore chiese, “un esperimento?” Al quali il dipendente della Sandoz timidamente rispose: “Forse del governo francese”, sapendo che molto probabilmente l’informatore statunitense conosceva bene l’identità dei veri responsabili dell’esperimento. E’ stato tutto un atto di un dramma di alto politica e di sotterfugi che si concluse con il funzionario Sandoz che dice, “Una piccola ragione che io penso, è che qui negli Stati Uniti volevano smaltire il nostro LSD. Se scoppia la guerra, il nostro LSD scomparirà.”
Il mio prossimo importante indizio nella catena delle prove da me assemblata, è la copia di una lettera che mi è stata data, scritta da un agente federale sugli stupefacenti che lavorava anche per la CIA, negli anni ‘50. Questi era George White Hunter. La lettera scritta nell’ottobre del 1954, in particolare fa riferimento all’esperimento di Pont Saint Esprit, riferendosi ad esso come “epidemia che devastò (“Stormy”) un piccolo borgo francese.” Nel linguaggio velato di White con la CIA, “Stormy” era il codice per l’LSD.
Infine, nella catena delle prove v’è un documento non datato della Casa Bianca che sembrava essere parte di un file più grande, e che era stato inviato ai membri della Commissione Rockefeller, formata nel 1975 dal presidente Gerald Ford per indagare sugli abusi della CIA. Il documento conteneva i nomi di due cittadini francesi che erano stati segretamente impiegati dalla CIA, e faceva riferimento diretto all’”incidente di Pont St. Esprit“, collegando un ex esperto di guerra biologica della CIA e il capo della Special Operations Division di Fort Detrick. Questo documento, insieme ad un altro, a mio avviso, comtiene la pistola fumante. Nel 2005, un reporter del Baltimore Sun, Scott Shane, che ora scrive per il New York Times, scrisse: “L’Esercito [USA] non ha nessun dato su MK/NAOMI o sulla Special Operations Division [Fort Detrick].” Quando Scott, e poi chi scrive, ha chiesto all’esercito delle registrazioni relative a entrambi, l’esercito rispose che “non riusciva a trovarle.” Nel 1973, la CIA ha distrutto tutti i suoi registri su MK/NAOMI e sul suo lavoro con la Special Operations Division di Fort Detrick. Una delle motivazioni di questa distruzione, ha spiegato la CIA, era che “la gente non avrebbe capito o avrebbe travisato le ragioni per molti dei programmi che l’Agenzia ha effettuato.” Quando il reporter Shane chiese a un ex alto ufficiale della divisione delle Operazioni Speciali di parlare dei progetti del passato, Andrew M. Cowan Jr., disse, “io non rilascio interviste su questo argomento. Dovrebbe ancora essere classificato, se non altro, per impedire che le informazioni della divisione siano sviluppate da qualche svitato“.
In precedenza in questo articolo, ho scritto che ho trovato l’esperimento di Pont St. Esprit inizialmente scioccante. In molti modi, lo sono ancora. Ma forse non per tutti questi motivi che molti lettori potrebbero immaginare. In primo luogo, trovo scioccante quando ho letto su Internet le reazioni ad esso, contenute nel mio libro, nel mese scorso, del tipo: “Allora, cosa, almeno non lo hanno fatto in una piccola città in America” o peggio ancora, “Perché non hanno scelto una città del Messico: è più vicino?” Sono rattristato nel scoprire che alcuni statunitensi sono diventati sia insensibili che immuni alle passate azioni arroganti e orribili della CIA. La tortura è ora supportata negli Stati Uniti da un ampio segmento della popolazione. Alcuni statunitensi benpensanti dicono che pregano per un ritorno “all’America in cui il loro governo è onorato, rispettato e osserva i diritti umani e le leggi e i trattati internazionali, che protegge i prigionieri di guerra, i combattenti nemici e i detenuti”, ma la verità vera della questione, è che ogni esame obiettivo e serio della storia della guerra fredda negli USA, produce numerosi casi di orribili abusi sui prigionieri e detenuti stranieri.
Il programma della CIA Artichoke, per tutti gli anni ‘50 e ‘60, sottopose diversi detenuti stranieri e sospetti agenti doppi al trattamento barbaro, compresa la terapia dell’elettroshock, lobotomie e induzione di shock insulinico da farmaci. Un incalcolabile numero di statunitensi, sono stati rapiti per strada a New York e a San Francisco, per esperimenti segreti, solo perché erano membri di gruppi minoritari, poveri, immigrati, criminali percepiti o prostitute. Molte di queste persone sono state permanentemente danneggiate fisicamente e mentalmente, a causa di questi esperimenti. Quasi 6.500 militari statunitensi sono stati inconsapevolmente oggetto dell’LSD negli anni ‘50 e ‘60.  Molti di questi uomini non si sono mai completamente ripresi da questi esperimenti. Molti si suicidarono a seguito degli esperimenti. Nel 1953, un cittadino straniero fu imprigionato e torturato per oltre otto mesi, a Panama, da parte della CIA, solo perché era sospettato di collaborare con ufficiali dei servizi segreti francesi. Più tardi, la CIA avrebbe ucciso l’uomo stesso, perché confidenzialmente disse a un giornalista che sapeva chi aveva ucciso il presidente John F. Kennedy.
Intervista a Hank Albarelli di Russia Today (12 marzo 2010)
 
Documentario del Canale 2 Francese (13 marzo 2010)
Hank P. Albarelli Jr. Giornalista investigativo e scrittore, vive in Florida e Vermont. Ultimo libro pubblicato: «A Terrible Mistake: The murder of Frank Olson and the CIA’s secret Cold War Experiments». Il documentato e assai dettagliato libro di Albarelli sugli esperimenti su soggetti umani inconsapevoli sponsorizzati dalla CIA e dal Pentagono. Albarelli è un membro fondatore della North American Truth and Accountability Commission on Human Experimentation.


Verso una nuova cortina di ferro: lo scudo antimissile USA-NATO circonda l’Eurasia

02/01/2011
By admin
Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 28 Dicembre 2010
L’Europa occidentale attraverso la NATO e l’UE costituisce la principale testa di ponte degli USA in Eurasia.
Secondo Brzezinski: “[la NATO e l'UE costituiscono] il rapporto globale più importante dell’America. E’ il trampolino di lancio del coinvolgimento globale degli Stati Uniti, permettendo all’America di svolgere il ruolo determinante di arbitro in Eurasia – nell’arena mondiale centrale del potere – e crea una coalizione che a livello globale è dominante in tutte le principali dimensioni del potere e dell’influenza.”[1]
Le secondarie teste di ponte degli USA in Eurasia sono: (1) Giappone e Corea del Sud, (2) la penisola arabica e (3) le forze militari della NATO e degli Stati Uniti in Iraq e nell’Afghanistan occupati.
Questo è il motivo dell’espansione dello scudo antimissile degli Stati Uniti, da un progetto degli Stati Uniti e della NATO che dovrebbe compiersi, salvo sorprese. La globalizzazione della NATO è parte di questo processo. L’inserimento del progetto di scudo missilistico sotto l’egida della NATO, era già in cantiere negli anni ‘90. In effetti, le dichiarazioni che la NATO ha appena adottato il progetto di scudo missilistico, nel 2010, sono abbastanza sfacciate.
La proliferazione dei missili NATO e degli Stati Uniti
Tutti i dati del sistema attivo di proliferazione missilistica della NATO sono stati cancellati nel 2006 con il programma Active Layered Theatre Ballistic Missile Defence (ALTBMD). All’interno della NATO, Stati Uniti, Gran Bretagna, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia e Repubblica Ceca hanno lavorato insieme per anni alla realizzazione di un sistema di scudo antimissile. Mentre Israele, India, Australia, Taiwan, Giappone e l’Ucraina sotto il suo precedente governo arancione erano tutti partner.
La NATO ha anche redatto un coordinamento delle politiche missilistiche nello stesso anno dell’invasione anglo-statunitense dell’Iraq, il 2003. Il progetto è stato ratificato dalla NATO l’anno successivo, nel 2004. Anche la Francia ha lavorato sul suo  sistema antimissile balistico (SAMP-T), mentre olandesi, tedeschi e statunitensi insieme hanno dato il via allo sviluppo integrato dei sistemi anti-missile estesi Aereo/di Teatro tramite il Programma ‘Optic Windmill’.
L’anello di fuoco” e la nuova cortina di ferro: I Tre Teatri del Programma dello scudo antimissile inter-continentale
Il progetto dello scudo antimissile è, in realta, la triade di tre scudi missilistici che formano un sistema globale di scudi antimissile che circonda l’Eurasia. I tre segmenti di teatro dello scudo missilistico hanno sede in Europa, Medio Oriente e Asia orientale. L’Asia orientale comprende sia l’Asia del nord-est che il sud-est asiatico. Inoltre, ci sono anche zone di sovrapposizione che collegano la triade degli scudi antimissile. Questi sono: (1) il Mediterraneo, che collega l’Europa e il Medio Oriente, (2) l’Oceano Indiano, che collega il Medio Oriente e l’Asia orientale, e (3) l’America del Nord.
Il Nord America è la profondità strategica di questo sistema d’arma e, in realtà, è il suo centro di comando. Il sistema è collegato alle difese anti-missili nordamericane degli Stati Uniti, del Canada e della Groenlandia. L’America del Nord è usata anche per potenziare i sistemi missilistici sia in Asia Orientale che in Europa.
Mentre l’Iran è citato come giustificazione per lo scudo antimissile in Europa, l’ubicazione degli impianti militari in Groenlandia dice qualcosa d’altro. Geograficamente, la Groenlandia non è un luogo adatto per monitorare ogni possibile minaccia missilistica dalla Corea del Nord e neanche è situata nel posto migliore per monitorare qualsiasi possibile minaccia missilistica iraniana. La Groenlandia è ideale per il monitoraggio dei missili russi che volano sul circolo polare artico, essendo la rotta più logica.
Il progetto missilistico europeo si rivolge principalmente alla Russia, mentre il progetto missilistico est asiatico è rivolto principalmente alla Cina, con il pretesto della difesa contro la Corea del Nord. La parte del Medio Oriente del progetto antimissile si trova in Israele e nel Golfo Persico, ospitati in paesi come Arabia Saudita, ed è volto contro Iran e Siria. La creazione di uno scudo missilistico in Turchia sarà principalmente volto contro l’Iran e la Siria, e fornirà anche la copertura per un tentativo israeliano di attaccare l’Iran. In questo contesto, molte voci in Turchia si sono opposte alla partecipazione della Turchia al progetto di scudo missilistico della NATO. Tra cui il leader del Partito della Voce del Popolo della Turchia, che ha detto che il progetto di scudo missilistico potrebbe condurre alla terza guerra mondiale. [2]
Dalla nuova cortina di ferro a Star Wars: la militarizzazione dello spazio
Per quanto riguarda il progetto missilistico asiatico, anche l’Australia ha lavorato con gli Stati Uniti e Giappone. Vi è anche una processo per creare uno scudo missilistico in Asia meridionale con l’India. Questo significa che l’Eurasia sarà circondata da un anello di sistemi missilistici.
Ecco anche perché la Russia sta lavorando a stretto contatto con i suoi alleati in Kazakistan, Bielorussia e Cina sulla difesa missilistica e la Cina ha sviluppato un sistema missilistico in grado di distruggere i satelliti USA-NATO. Il sistema globale multi-strato dello scudo anti-missile  USA e NATO, è legato alla militarizzazione dello spazio.
NOTE
[1] Zbigniew Brzezinski, The Geostrategic Triad: Living with China, Europe, and Russia(Washington, DC: Center for Strategic and International Studies Press, November 3, 2000), p.29.
[2] Serkan Demirtas, “NATO shield could cause World War III, Turkish party leader says”, Hürriyet Daily News and Economic Review, November 24, 2010.
Mahdi Darius Nazemroaya è un ricercatore associato presso il Centro di Ricerca sulla Globalizzazione (CRG).

Fine dell’imperialismo dei diritti umani

01/01/2011
By admin
Gruppi come Human Rights Watch hanno perso la via, imponendo le ‘universali’ norme occidentali sui paesi in via di sviluppo Stephen Kinzer The Guardian 31 Dicembre 2010
Nota del Traduttore: Curioso articolo, il giornalista inglese attacca l’arma strategica occidentale dei‘diritti umani’, soprattutto da parte degli USA, per proteggere Paul Kagame, presidente del Rwanda, ma anche vero criminale di guerra, visto che lui è almeno uno dei responsabili diretti dei massacri nella regione dei laghi del 1994. Evidentemente è una pedina importante, per gli inglesi, tanto da‘descrivere’ apertamente Soros e i movimenti ‘popperianamente aperti‘ e ‘dirritumanitaristici’quali agenti imperialisti. Utilizzando quello che fino a ieri veniva definita ‘paranoia complottista‘. E questo in una testata mainstream quale il Guardian. Le cose stanno cambiando per davvero… oppure Kagame e la sua cricca al governo sono estremamente importanti per l’imperialismo asfittico di Londra.
Il presidente del Ruanda, Paul Kagame, è stato aspramente criticato da Human Rights Watch di New York, per le misure ‘autoritarie’ del suo governo. Eppure, sostiene Stephen Kinzer, la sua amministrazione ha portato pace e prosperità in una nazione da poco lacerata da violenze etniche e omicidi di massa.
Per quelli di noi che si considerano parte del movimento dei diritti umani, ma che hanno perso la fede, il pezzo più intrigante delle notizie del 2010 è stata la nomina di un eminente mandarino della politica estera, James Hoge, a presidente del consiglio di Human Rights Watch.
Hoge ha un compito immane, e non semplicemente perché le violazioni dei diritti umani in tutto il mondo sono così pervasive e rilevanti. Solo una grande sfida per ricreare da se stessa il movimento dei diritti umani. Fondata da idealisti che volevano rendere il mondo un posto migliore, negli ultimi anni è diventata l’avanguardia di una nuova forma di imperialismo.
Vuoi deporre il governo di un paese povero di risorse? Vuoi bandire i musulmani? Vuoi costruire il supporto agli interventi militari statunitensi nel mondo? Vuoi indebolire i governi che stanno togliendo i popoli dalla povertà perché non si conformano ai gusti degli intellettuali radical chic (letteralmente della Upper West Side. NdT)? Usa i diritti umani come vostra scusa!
Questo è diventato il mantra non detto di un movimento che ha perso la sua via.
Human Rights Watch non è certo il solo colpevole. Ce n’è una miriade di altri, che vanno daAmnesty International e Reporter senza frontiere al Centro Carr per i diritti umani di Harvard e il pietoso ingannevole movimento “anti-genocidio“.  Tutti promuovono una visione assolutista dei diritti dell’uomo permeate di moderne idee occidentali che gli occidentali chiamano, erroneamente, “universali“. In alcuni casi, il loro lavoro, lungi dal salvare la vita, in realtà  causa più morti, più repressione, più brutalità e l’indebolimento assoluto dei diritti umani.
Tuttavia, a causa della sua portata globale, ora estesa dal dono straordinario di 100 milioni di dollari di George Soros – in cui Hoge ha avuto un ruolo importante nella organizzare – Human Rights Watch definisce lo standard globale.  Nei suoi primi giorni, emergente dalle clausole sui diritti umani dagli Accordi di Helsinki del 1975, è stato il ricettacolo mondiale di obiettivi innocenti ma urgenti, per dare diritti fondamentali a tutti. Proprio da quando nacque, Human Rights Watchha guidato la comunità dei diritti umani, ed è ora il manifesto di un movimento che è diventato il sostenitore della credenza “eccezionalista” che l’Occidente ha il diritto provvidenziale d’intervenire ovunque nel mondo desideri.
Per molti anni come corrispondente estero, non solo ho lavorato a fianco dei sostenitori dei diritti umani, ma mi sono considerato uno di loro. Difendere i diritti di coloro che non ne hanno è stato il motivo per cui sono diventato un giornalista, innanzitutto. Ora, io vedo il movimento per i diritti umani opporsi ai diritti umani.
Il problema è la sua stretta, egocentrica definizione di che cosa siano i diritti umani.
Coloro che hanno gestito tradizionale Human Rights Watch e altri gruppi occidentali che perseguono obiettivi analoghi, provengono da società dove i diritti fondamentali – il diritto a non essere ucciso per la strada, il diritto di non essere violentata da soldati, il diritto di andare a scuola, il diritto all’acqua pulita, il diritto a non morire di fame – è già da tempo garantito.  Nelle loro società, ha senso difendere i diritti secondari, come il diritto di fondare un giornale radicale o un partito politico estremista. Ma in molti paesi, c’è una scelta netta tra un insieme di diritti e l’altro. I gruppi dei diritti umani, immersi nella luce dell’auto-ammirazione e della superiorità culturale, troppo spesso si fa la scelta sbagliata.
Le azioni dei benefattori dei diritti umani fanno le cose più folli in Darfur, dove si mostrano non solo pericolosamente ingenuo, ma neanche disposti a imparare dai loro errori di valutazione del passato. Con il loro attivismo ben intenzionato, hanno dato alle omicide milizie ribelli – non solo nel Darfur, ma in tutto il mondo – l’idea che anche se non hanno alcuna speranza di una vittoria militare, possono mobilitare utili idioti, in giro per il mondo, che prendano a cuore la loro causa, e quindi vincano nel tribunale dell’opinione pubblica ciò che non possono vincere sul campo di battaglia. Il modo migliore per farlo è quello di provocare massacri dall’altra parte, che i ribelli del Darfur hanno attuato con successo e senza rimorsi. Questo mobilita  benintenzionate celebrità statunitensi e gruppi dei diritti umani, sono dietro di loro. Si prolunga anche la guerra e di rendono i gruppi dei diritti umani complici di grandi crimini.
Si tratta di un replay del fiasco del Biafra alla fine degli anni ‘60. Ricordate? Il mondo avrebbe dovuto mobilitarsi per difendere i ribelli del Biafra e impedire il genocidio che la Nigeria avrebbe compiuto se fossero stati sconfitti. Le proteste globali prolungarono la guerra e causarono innumerevoli morti. Quando il Biafrani furono sconfitti, però,il genocidio predetto non accadde. Pochi Biafrani sarebbero morti di fame se i leader del Biafra non avessero calcolato che più fame, avrebbe suscitato il sostegno dei difensori dei diritti umani di paesi lontani. I ribelli del Darfur hanno imparato il valore della mobilitazione occidentale per i diritti umani per prolungare la guerra, e questa lezione gloriosamente lavora per loro.
Il luogo dove ho finalmente rotto con i miei ex compagni dei diritti umani è stato il Ruanda. Il regime al potere oggi è ammirato in tutta l’Africa, 13 capi di Stato africani hanno recentemente partecipato all’insediamento del presidente Paul Kagame, in opposizione ad uno solo che venne all’insediamento nel vicino Burundi. Il regime ruandese ha dato a più persone una maggiore possibilità di uscire dalla povertà estrema, che qualsiasi regime nella storia moderna africana – e questo dopo un orribile massacro nel 1994, da cui molti stranieri assunsero che il Ruanda non si sarebbe mai ripreso. E’ anche un regime che vieta i discorsi etnici, i partiti politici a base etnica e media divisi etnicamente – e utilizza queste restrizioni per applicare la sua permanenza al potere.
A mio parere, questo regime autoritario è la cosa migliore successa in Ruanda dall’arrivo dei colonialisti, un secolo fa. La mia esperienza mi dice che le persone in Rwanda sono contente, entusiaste per le loro prospettive future, e non sono arrabbiato perchè non c’è una sufficiente gamma di giornali o partiti politici. Human Rights Watch, però, ritrae il regime ruandese come brutalmente oppressivo. Dare al popolo posti di lavoro, l’elettricità e, soprattutto, la sicurezza, non viene considerata una conquista di diritti umani; limitare il discorso politico e arrestare i trasgressori è considerato imperdonabile.
Human Rights Watch vuole che i ruandesi possano poter parlare liberamente del loro odio etnico, e consentire ai partiti politici connessi al genocida esercito sconfitto, di svolgere liberamente la campagna elettorale per il potere. Si è giunti a questo: tutto ciò che è necessario che un altro genocidio in Ruanda possa accadere, è che il governo ruandese segua il percorso consigliato daHuman Rights Watch.
Questo è il motivo per cui la nomina di James Hoge, che si è insediato a ottobre, è così potenzialmente importante. Il movimento per i diritti umani ha perso la sua via, nel suo modo di considerare i diritti umani nel vuoto, come se fossero assoluti dappertutto e  i bianchi di New York siano meglio attrezzati per decidere sul da farsi.
Hoge, però, arriva al suo nuovo lavoro dopo quasi vent’anni come redattore della rivista degli Affari Esteri. Egli vede il mondo da una prospettiva ampia, mentre il movimento di cui è ora un leader, vede in modo restrittivo. I diritti umani devono essere considerati nel contesto politico. La questione non deve essere se un particolare leader o regime viola gli standard occidentali sui diritti umani.  Invece, dovrebbe essere se un leader o  regime, nella totalità, renda la vita migliore o peggiore per la gente comune.
Quando il movimento globale per i diritti umani emerse, quasi mezzo secolo fa, nessuno avrebbe potuto immaginare che un giorno sarebbe stato disprezzato come un nemico dei diritti umani. Oggi, questo movimento ha disperatamente bisogno di un periodo di riflessione, profondo auto-esame e rinnovamento. La sempre penetrante storica Barbara Tuchman aveva perfettamente ragione quando  scrisse una frase che potrebbe essere il motto di una castigato e riformata Human Rights Watch: L’umanità avrebbe un terreno comune, ma bisogni e aspirazioni variano a seconda delle circostanze.
© Guardian News and Media Limited 2011

L’America Latina non è più il cortile degli Stati Uniti

06/01/2011
By admin
Boris Volkhonsky Global Research, 31 dicembre 2010 – Moscow Times
Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha, nel suo solito modo, completamente respinto le pressioni di Washington, che cerca di imporre la candidatura di un nuovo ambasciatore statunitense nel suo paese. L’ambasciatore-in-pectore, la cui scelta è supportata dal Dipartimento di Stato, ma la cui conferma da parte del Senato è ancora in attesa, è Larry Palmer. Le obiezioni di Hugo Chavez derivano dai commenti che il signor Palmer ha fatto all’inizio di quest’anno, durante le audizioni al Senato, quando ha detto che il morale dei militari in Venezuela è basso e che i ribelli di sinistra colombiani delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), trovano rifugio in Venezuela.
E’ vero che le relazioni tra Venezuela e Colombia sono ad un livello molto basso, con i due paesi sull’orlo di un conflitto militare aperto. Ma non è affatto accettabile quando un candidato per la più alta carica diplomatica, rende commenti pubblici sulla politica interna del paese cui si presume sia inviato. Almeno, poteva essere opportuno circa 15 o 20 anni fa, quando l’America Latina era universalmente accettata come una sorta di cortile degli Stati Uniti.  Ma la situazione è cambiata drasticamente da allora.
Durante i tardi anni ‘90 e gli anni 2000, un certo numero di paesi latino-americani hanno eletto leader che non sono più d’accordo col ruolo passivo di “yes-leader” verso tutti gli ordini provenienti dal nord. Hugo Chavez del Venezuela è probabilmente il più brillante di loro, ma non l’unico. Bolivia, Ecuador, Nicaragua e, in larga misura e con maggiore delusione di Washington, il Brasile, che è economicamente e politicamente il più forte giocatore del continente, non può più essere considerato come il cortile di casa di Washington.
Gran parte della colpa di ciò risiede nella precedente amministrazione degli Stati Uniti, quando George W. Bush, occupato dagli affari in Medio Oriente e in Asia meridionale, ha in gran parte trascurato l’America Latina, dando per scontato che non vi era una vera minaccia al monopolio degli Stati Uniti nella regione. Ma sembra che Barack Obama non abbia imparato la lezione ed ha ereditato il lascito del suo predecessore.
Mentre la Cina, a seguito della politica del “soft power“, è penetrata nelle economie latino-americane in una misura da presentarsi come una vera minaccia alle imprese statunitensi, gli stessi paesi stanno realizzando che il loro ruolo maggiore nella politica internazionale non richiede di seguire le linee guida dagli Stati Uniti. L’emergere del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) come giocatore di primo piano sulla scena internazionale, ne è un esempio, le manovre delle Marine russa e venezuelana del novembre 2008, ne è un altra, tra molti.
Non dovrebbe tuttavia essere chiaro che il ruolo degli Stati Uniti nel continente è diventato irrilevante. I tradizionali legami strategici  ed economici restano ancora importanti. Il Venezuela, per esempio, è il principale fornitore di petrolio degli Stati Uniti, e recidere i legami tra i due paesi sarebbe dannoso per gli Stati Uniti e probabilmente disastroso per il Venezuela. Ma il cambiamento della situazione generale suggerisce che il linguaggio della forza non è più accettabile, anche dai paesi che in larga misura contano sui legami economici con il loro vicino del nord.
Si tratta di un diritto sovrano di ogni leadership nazionale, non dare il consenso alla candidatura di un qualsiasi ambasciatore di un altro paese. Il fatto che il Dipartimento di Stato insiste nella candidatura di Palmer, mostra soltanto che gli Stati Uniti non hanno abbandonato il ricatto come linguaggio della loro diplomazia.
Se hanno intenzione di tagliare i rapporti diplomatici, lasciateli fare!“, ha detto il presidente Chavez. “Ora il governo USA ci minaccia che faranno delle rappresaglie. Bene, facciano quello che vogliono, ma che quel tizio non verrà.” 
E Chavez non è solo nella sua valutazione della politica verso l’America latina dell’attuale Amministrazione. Il presidente uscente del Brasile, Lula da Silva, ha recentemente affermato che la politica di Obama riflette una “visione” imperiale. E questo, nonostante il fatto che nei primi giorni della presidenza di Obama c’era molta speranza che le relazioni tra l’America Latina e il suo vicino settentrionale potessero migliorare, e Barack Obama ha salutato anche Lula da Silva come “il politico più popolare della Terra“.
Vorrei che il rapporto degli Stati Uniti con l’America Latina possa essere diverso da quello che è oggi“, ha detto Lula da Silva. “Negli Stati Uniti devono capire l’importanza dell’America Latina. Gli statunitensi non hanno una visione ottimistica dell’America Latina. Si sono sempre comportati come un impero verso dei Paesi poveri. Questa visione deve cambiare.”
Se i politici di Washington presteranno il loro orecchio a queste parole o no, lo dimostrerà il futuro. Ma insistendo sulla candidatura dell’ambasciatore, quando la leadership di uno paese mostra evidente disaccordo e minaccia il Venezuela di possibili ritorsioni, dimostra che essi non sono pronti a rinunciare alla vecchia politica imperiale nei confronti di un continente che ancora considerano il loro cortile di casa, quello che sicuramente non è.

La prossima guerra mondiale: Il “Grande Gioco” e la minaccia della guerra nucleare Parte III

11/01/2011
By admin
Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 10 gennaio 2011
Il “Grande Gioco” non è mai finito. E’ la “lunga guerra” di cui Mackinder parla per istituire un “impero mondiale.” Ha cambiato nome da “Guerra Fredda” e la “Grande Guerra” a “Guerra globale al terrore.” Potrebbe finire come Terza Guerra Mondiale.
Nella I parte del presente articolo, è stata discussa la formazione di una contro-alleanza in Eurasia. La II parte ha fornito una panoramica dei fronti del “Grande Gioco” in diverse regioni del mondo. Nella III parte, sono analizzati i pericoli di una guerra nucleare globale.
Il “Grande Gioco” e la conquista dell’Eurasia: Verso una Scenario da III Guerra Mondiale? L’incubo geo-strategico di MackinderNazemroaya Mahdi Darius – 30/11/2010
PARTE I La Controalleanza Globale dell’Eurasia all’espansionismo USA-NATO.
La marcia USA-NATO verso la Guerra e il “Grande Gioco” del 21° secoloNazemroaya Mahdi Darius – 05/12/2010
PARTE II I bombardieri strategici della Russia hanno ripreso la loro routine da Guerra Fredda di effettuare missioni di pattugliamento a lunga distanza sui territori dagli Stati Uniti.
Diffidenza tra le grandi potenze eurasiaticheLa diffidenza tra la Triplice Intesa dell’Eurasia – Russia, Cina e Iran – e i loro altri alleati esiste ancora. Prima di una visita di Stato in India nel 2007, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, aveva espresso le tensioni nel clima geopolitico dell’Eurasia, durante un’intervista. Gli era stato chiesto delle ambizioni di Minsk per quanto riguarda l’adesione alla SCO (Shanghai Cooperation Organization). Il presidente Lukashenko aveva dichiarato: “Noi vediamo grandi prospettive per [la] SCO, a condizione che possa armonizzare gli interessi e superare una certa diffidenza tra i suoi membri, per esempio tra la Russia e la Cina, o l’India e la Cina.” [54]
Gli Stati-nazione dell’Eurasia lavorano accuratamente per eliminare questa diffidenza reciproca. Tutte le potenze eurasiatiche sono potenziali rivali e avversarie, ma sotto la realtà attuale del contesto globale si rendono conto che devono lavorare insieme per sfidare la minaccia strategica USA-NATO.
L’alternativa alla cooperazione eurasiatica sarebbe il crollo delle nazioni dell’Eurasia, lo smantellamento e il cambio di regime, che potrebbe potenzialmente trasformarle in territori economici controllati dall’estero, sul modello delle repubbliche dell’ex-Jugoslavia.
Gli eurasiatici vogliono anche scollegare gli Stati Uniti dai loro alleati della NATO e dell’UE, in particolare Francia e Germania. La strategia eurasiatista del Cremlino ha ancora dei piani di cooperazione con l’UE e per l’integrazione di diversi Stati europei nell’alleanza russa con la Cina e l’Iran. Questo include anche l’obiettivo di fondere l’UE all’interno della più ampia entità geo-politica eurasiatica.
Una volta che la sfiducia tra gli eurasiatici sarà completamente superata, gli USA e i loro partner non avranno altra scelta, se non rinunciare al loro sogno di controllo dell’Eurasia o a ricorrere ad altri mezzi, compresi atti di guerra. Quando accadrà questo, la minaccia di una guerra a spettro completo con armi nucleari potrebbe diventare una possibilità reale.
Scritta sul muro: L’ascesa dell’EurasiaDalla fine della Guerra del Golfo del 1991, contro l’Iraq, guidata dagli Stati Uniti, le basi per la campagna per il controllo dell’Eurasia furono messe in atto. L’obiettivo era quello di impedire la coesione eurasiatica e l’ascesa della Cina come superpotenza.
Questa campagna per controllare l’Eurasia venne resa pubblica da George H. W. Bush padre, nel suo discorso della vittoria nella Guerra del Golfo, il 6 marzo 1991. In questo discorso aveva spiegato il significato di questa iniziativa, nel contesto della creazione di un “Nuovo Ordine Mondiale”.
Come parte di questa campagna, i rapporti continui circa le crescenti minacce di Iran, Russia e Cina emersero. Il processo di demonizzazione era cominciato. Nel 1996, il segretario alla Difesa, William Perry, iniziò a sollevare gli allarmi, dicendo che l’Iran era una “crescente minaccia per la stabilità del [Persico] Golfo.” [55]
Prima del 2001, Mosca, Pechino e Teheran erano consapevoli del fatto che gli Stati Uniti e i loro alleati, stavano preparando una qualche forma di occupazione dell’Heartland eurasiatico. Il 12 marzo 2001 (sei mesi prima del 9/11), la Federazione russa aveva formalmente accettato di riprendere le vendite di armi russe all’Iran. La Russia stava aiutando l’Iran a sviluppare le sue capacità militari, in risposta alle velate minacce USA-NATO. Mosca e Teheran decisero anche di cooperare nel settore dell’energia e sulla tecnologia nucleare. [56] Secondo il New York Times:
[L'] annuncio, non inatteso, avvenne durante il primo incontro in quattro decenni, tra capi di stato russo e iraniano. La calorosa riunione produsse da subito una svolta diplomatica. Altrettanto chiaramente, è stato un segnale rivolto all’amministrazione Bush sia dagli iraniani che dai russi, che intendevano limitare l’influenza statunitense in Medio Oriente, sia con mezzi diplomatici che militari. Economicamente, la Russia è interessata alla cooperazione. E politicamente, l’Iran dovrebbe essere uno stato auto-sufficienti e indipendente, pronto a proteggere i suoi interessi nazionali [ad esempio, in un confronto militare con gli Stati Uniti, Israele e Gran Bretagna], aveva detto Putin. [57]
Come segno di ciò che era in serbo, alla stessa data della firma del contratto russo-iraniano, il New York Times aveva riferito che Pechino potrebbe essere il bersaglio di piani degli Stati Uniti per un progetto di scudo missilistico che avrebbe minacciato la Cina. [58] Nell’ottobre 2000, il Cremlino inoltre aveva avviato la spinta per la formazione di una Unione euroasiatica, che seguisse l’esempio dell’Unione europea. [59] I semi di questa Unione eurasiatica, è sotto forma di unione doganale tra Russia, Kazakistan e Bielorussia (e possibilmente Ucraina) che vedrà l’ingresso nel World Trade Organization (WTO) come singola entità. [60]
Mentre Teheran e Mosca avevano firmato un importante accordo di cooperazione il 12 marzo 2001, pochi mesi dopo, Mosca e Pechino avevano firmato il trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole (24 luglio 2001, meno di due mesi prima dell’11 settembre 2001). I cinesi, i russi e gli iraniani tutti videro la scritta sul muro. Il conflitto geo-politico era all’orizzonte e la macchina da guerra della NATO e degli Stati Uniti si preparava a marciare sull’Eurasia. I tragici eventi dell’11 settembre 2001 sono stati i primi battiti del tamburo, o la salva di apertura, di un molto più ampio conflitto.
Forse la politica estera degli Stati Uniti facilitava la creazione di un blocco eurasiatico? Senza dubbio, Washington era consapevole del fatto che incoraggiava Mosca, Pechino e Teheran ad unire le forze. È stato l’incontro tra i principali attori dell’Heartland eurasiatico inevitabile fatalità o il risultato delle azioni degli Stati Uniti? Gli USA possono avere agito da catalizzatore, ma la proposta del 2000 per una Unione euroasiatica ed il riavvicinamento sino-russo, mostravano che la coesione eurasiatica è un destino. E’ questa fusione in Eurasia che gli Stati Uniti e l’Unione europea vogliono schiacciare.
L’Orwelliana Guerra Perpetua: Oceania contro Eurasia?Riguardo alla proiezione di potenza, Friedrich Ratzel e Alfred Mahan avevano previsto che la potenza  navale era superiore a quella terrestre. Mackinder, che inizialmente pose l’accento sulla potenza terrestre, sarebbe arrivato anche a sottolineare il potere navale allo stesso modo di Ratzel e Mahan. Il potere navale è la base della forza di Gran Bretagna, USA, gran parte dell’Europa occidentale e Giappone. Il potere terrestre, d’altra parte, è sempre stata la base della forza di Russia, Cina, India e Iran. Si deve notare che queste tradizionali potenze terrestri, negli ultimi anni hanno notevolmente aumentato le loro capacità navali.
Gli eurasiatici agiscono per assicurare che  possano estendere il loro potere al di là della Eurasia, in caso di una guerra? Le potenze terrestri dell’Eurasia stanno sviluppando le loro potenze navali al fine di estendere la loro influenza in tutto il mondo. Le minacce di guerra sono sempre più forti. Tali minacce comprendono quelle contro l’Iran. L’Iran è un pilastro geo-strategico e della sicurezza sia per Mosca che per Pechino.
Nel 2007, il segretario generale della CSTO (Collective Security Treaty Organization), Bordjuzha, aveva avvertito il governo degli Stati Uniti contro qualsiasi mossa aggressiva contro l’Iran, dicendo che ci sarebbero state conseguenze importanti. La CSTO è una organizzazione di difesa post-sovietica dell’Europa, anche se ai suoi margini orientali, e dell’Asia. Eventuali ritorsioni della CSTO avrebbero un effetto diretto su tutta l’Europa, oltre al Medio Oriente e all’Asia Centrale. Qualsiasi aggressione condotta dagli statunitensi contro l’Iran, sarebbe limitata come Robert Baer, ex agente della CIA, ha suggerito. [61]
E’ in questo contesto che le truppe russe hanno iniziato a mobilitarsi nella regione del Caucaso, vicino ai confini dell’Iran. Allo stesso modo, la Russia ha raggiunto un accordo militare con l’Armenia, che consente l’uso di basi militari dell’Armenia da parte delle forze russe. [62] Anche la Cina ha iniziato ad aggiornare le sue forze navali per proteggere le rotte energetiche della Cina attraverso l’Oceano Indiano, in caso di una grande guerra.
In caso di conflitto, gli Stati Uniti e la NATO hanno previsto il taglio della Cina dalle fonti di energia. Questa è stata caratterizzata dalla pressione statunitense sul Myanmar (Birmania), così come dalla creazione della Proliferation Security Initiative (PSI). Gli  obiettivi dell’ammiraglio Mullen di unire le marine militari della NATO in una “marina di mille navi” è in gran parte diretta contro la Cina. [63] Inoltre, l’alleanza informale militare simil-NATO tra Israele, Arabia Saudita, Giordania, Egitto, Bahrein e Emirati Arabi Uniti è anche una sfida alla coalizione cino-russo-iraniana. In risposta a questi sviluppi, gli aerei e le navi russi e cinesi dal 2006, si avventurano negli spazi operativi degli USA e della NATO, che si estendono dal Nord America al Pacifico e alle isole britanniche. A sua volta, la strategia del Pentagono chiede una maggiore militarizzazione, nonché la creazione di “una cintura militare” intorno all’Eurasia, da parte della NATO e dei suoi alleati asiatici come Giappone, Taiwan, Singapore, Corea del Sud e Australia. L’obiettivo di questo accerchiamento militare è quello di neutralizzare sia la Russia che la Cina.
A livello globale, c’è uno stato di guerra perpetua. Diversi teatri di guerra regionali sussistono. Eppure, tutti questi teatri regionali fanno parte di un più ampio progetto globale, caratterizzato dallo scontro tra Eurasia, da un lato, e le potenze oceaniche della periferia, che si trovano ai margini di Eurasia (Europa Occidentale, America del Nord, e il Pacifico), dall’altro. Quindi, queste due entità geo-politiche stanno marciando verso la guerra.
La marcia verso la guerra: escalation nucleareNel 2007, la Gran Bretagna ha iniziato a riarmarsi con una versione aggiornata del sistema missilistico nucleare Trident, che è stato violentemente contrastato alla Camera dei Comuni britannica. [64] Il primo ministro britannico Tony Blair ha dovuto affrontare sia una rivolta nel suo partito sulla questione, sia le proteste per le strade di Londra. La mossa è stata una grave violazione del Trattato di Non-Proliferazione (TNP), che prevede che tutte le nazioni con armi nucleari debbano disarmare. La Gran Bretagna non è sola, gli Stati Uniti hanno anche continuato a costruire il loro mortale  arsenale nucleare in violazione del TNP.
Nell’aprile 2010, vi sono stati due e molto diversi, vertici sul disarmo nucleare, negli Stati Uniti e a Teheran. Al vertice di Teheran, il risultato principale è stato la richiesta iraniana di disarmo nucleare totale mondiale, mentre al vertice statunitense, il presidente Obama ha cercato di ridefinire il TNP, dicendo che l’Iran e la Corea del Nord non sarebbero coperti dall’obbligo statunitense al diritto internazionale, a non utilizzare le armi nucleari contro stati conformi al TNP. [65] Teheran successivamente ha presentato una denuncia formale alle Nazioni Unite, circa la minaccia di un attacco nucleare statunitense. [66] Il Generale Leonid G. Ivashov (in pensione), un noto analista militare russo ha costantemente avvertito del pianificato attacco nucleare USA-israeliano contro l’Iran. Ivashov ha anche avvertito che gli Stati Uniti e la NATO sono minacce per la Russia e tutta l’Eurasia. Ivanshov è stato un attore importante nella “svolta” militare e degli scambi diplomatici del 2001 tra Teheran e Mosca. Ha anche fatto sensazione, in Russia e nell’ex Unione Sovietica, annunciando sotto gli auspici della scienza geopolitica Accademia di Russia, che Mosca dovrebbe usare termini forti per chiarire la sua dottrina nucleare, al fine di proteggere i suoi alleati della CSTO. [67] I suggerimenti di Ivashov sono stati rispettati: un ombrello nucleare russo ora esiste su tutti i membri della CSTO.
La CSTO è stata inaugurata nel 2002, dopo l’invasione del 2001 dell’Afghanistan controllato dai taliban e preparata, mentre era in corso l’invasione anglo-statunitense dell’Iraq. Questo di per sé dice qualcosa. L’organizzazione di difesa post-sovietica è stata inizialmente fondata sul quadro del trattato sulla sicurezza collettiva (noto anche come Trattato di Sicurezza Collettiva o CST), che è stato firmato il 15 maggio 1992.
La CSTO, però, è diversa dal CST post-sovietico, firmato sotto l’egida della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). La CSTO si concentra sulla sicurezza collettiva all’interno di un’organizzazione istituzionalizzata, come la NATO, con l’obiettivo di una partecipazione estesa in Eurasia. La creazione del CSTO, come la SCO, è stata la risposta russa all’espansionismo degli Stati Uniti e della NATO in Eurasia. Mosca ha anche fatto pressione per il riconoscimento formale della CSTO da parte della NATO, e dell’accordo NATO-CSTO sull’Afghanistan post-2001, qualcosa che la NATO è stata riluttante a fare. [68]
A parte un ombrello nucleare sulla CSTO, Mosca ha inoltre adottato una nuova dottrina nucleare di attacco preventivo, entrato in vigore nel 2010. [69] Questo nuova dottrina russa dell’attacco nucleare preventivo, è in risposta alla dottrina USA-NATO della guerra nucleare preventiva. In altre parole, Mosca ha fatto una mossa difensiva che rispecchia simmetricamente quella degli Stati Uniti e della NATO. Questa nuova dottrina dell’attacco nucleare permetterebbe anche Mosca di usare armi nucleari in teatri regionali, come nel caso di una guerra con la Georgia, il Giappone o gli Stati baltici. [70]
Il bilancio militare della Russia è aumentato annualmente del 20% dal 2006, raggiungendo circa un trilione di rubli nel 2008. [71] Si tratta di un aumento significativo. Anche Pechino, sta migliorando la sua potenza militare e rafforzando il suo arsenale nucleare, a causa delle minacce degli Stati Uniti.
Assieme all’adozione della dottrina di attacco preventivo nucleare per la Russia, Mosca ha anche minacciato di ritirarsi dal trattato Intermediate-Range Nuclear Forces. Nel 2007, il capo di stato maggiore generale della Forze armate russe, intimava che la Russia avrebbe potuto ritirarsi dal trattato in risposta alle minacce degli Stati Uniti e della NATO. [72] Sotto il Trattato Intermediate-Range Nuclear Forces, che è stato firmato dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica nel 1987, l’esercito russo s’è limitata nel possedere missili a corto raggio e medio raggio e a raggio intermedio, che sono missili dalla notevole gittata da 500 chilometri a 5.500 km.
Da un punto di vista strategico militare, in caso di una guerra USA-NATO contro la Russia e la CSTO, l’esercito russo sarebbe stato costretto ad utilizzare i suoi missili balistici intercontinentali (ICBM) o a lunga gittata in Europa o in teatri di guerra regionali in prossimità dei suoi confini, invece di puntare sugli Stati Uniti e il continente nordamericano, che potrebbe restare indenne. Le minacce russe di ritirarsi dal trattato Intermediate-Range Nuclear, in effetti, vorrebbero dire che il Cremlino vuole la capacità di poter indirizzare e minacciare gli Stati Uniti con un attacco nucleare.
La SCO-CSTO contro la NATOLa Russia ha anche chiesto un impegno pieno da parte della SCO di essere coinvolta nell’Afghanistan presidiato dalla NATO. Ha inoltre contestato il monopolio della NATO della cosiddetta stabilizzazione in Afghanistan. [73]  Inoltre, la CSTO e le Nazioni Unite hanno firmato un accordo di cooperazione nel marzo 2010, simile a quello segretamente firmato dal Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon e dalla NATO, il 9 ottobre 2008. [74]
Sia la SCO che la CSTO sono destinate ad allargarsi in Eurasia come contrappesi alla NATO. Sotto il proprio ambiente geo-politico, Ucraina, Iran, Mongolia, Turkmenistan, Repubblica di Azerbaigian, Georgia e Serbia sono possibili candidati a partecipare alla CSTO. Dopo la vittoria elettorale del 2010 di Viktor Yanukovych in Ucraina, Mosca ha detto che l’Ucraina sarebbe accolta come membro a pieno titolo della CSTO. [75]
Il caso del tentativo iraniano di entrare nella CSTO e nella SCO è complicato. Il segretario generale della SCO, Bolat Kabdylkhamitovich Nurgaliyev, ha accolto favorevolmente l’offerta iraniana di essere membro a pieno titolo della SCO, nel marzo 2008. [76] L’Iran, con l’aiuto del Tagikistan, ha anche accelerato e messo maggiore interesse nella sua corsa a diventare membro a pieno titolo della SCO. [77] A partire dal 2007 la Russia aveva apertamente, ma in silenzio, insistito per la piena inclusione dell’Iran nella SCO. [78] Anche il Kirghizistan aveva iniziato a sostenere l’offerta di Teheran in quel momento. [79] L’offerta iraniana, però, è stata respinta dalla SCO nel 2010. [80] Questa è stata una mossa strategica della Russia e la Cina, per spingere Teheran a trincerarsi più profondamente nella loro Triplice Intesa.
Dopo la morte di Saparmurat Niyazov Atayevich (“Turkmenbashi” o il “Capo dei turkmeni“), il suo successore, il presidente Berdymukhammedov, ha rimosso il Turkmenistan dal suo stato di neutralità auto-imposto e ha portato Ashgabat (Ashkhabad) più vicino a Mosca, Teheran, e Pechino. Il Turkmenistan ha anche iniziato a partecipare alle riunioni ed eventi della SCO. Bielorussia e Sri Lanka sono diventati partner del dialogo nel 2009 e hanno cominciato a partecipare alla SCO. La SCO ha anche avviato il dibattito circa il quadro di una valuta di blocco per i suoi membri.
Sia la CSTO che la SCO coprono gran parte dello stesso spazio dell’Eurasia e le due organizzazioni eurasiatiche possono effettivamente unirsi quando sarà il momento giusto. Gli accordi firmati tra gli Stati membri di queste due organizzazioni, sono paralleli a quelle tra la NATO e l’Unione europea. Sia la CSTO che la SCO stanno spingendo verso la formazione di una Unione Eurasiatica. Essi hanno inoltre firmato un accordo di cooperazione militare, che rende effettiva la Cina quale membro della CSTO e crea un blocco difensivo unificato dal Mar Giallo all’Asia centrale e orientale. [81]
Nel luglio 2007, la CSTO ha proposto che la SCO e la CSTO collaborassero insieme nell’Afghanistan presidiato dalla NATO. [82] Nel febbraio 2008, i segretari generali della CSTO e della SCO, Nikolaj Bordyuzha e Bolat Nurgaliyev, si sono riuniti presso la sede della CSTO a Mosca, per una seconda tornata di consultazioni. L’incontro tra i due uomini, uno ex colonnello-generale russo e l’altro un ex diplomatico del Kazakistan, è stato organizzato per sviluppare e attuare l’accordo CSTO-SCO firmato in Tagikistan nell’ottobre 2007.
Ripresa dei voli in stile Guerra FreddaI voli da Guerra Fredda sono stati ripresi. Questi voli sono chiamati voli strategici. Che sono, in sostanza, una minaccia militare per colpire i rivali in caso di una guerra. Le intercettazioni di aerei da combattimento russi da parte dei caccia della NATO, sono diventate un fatto comune da quando la Russia ha ripreso i voli di pattugliamento dei bombardieri strategici sulle acque internazionali del Mar Glaciale Artico, l’Oceano Atlantico e l’Oceano Pacifico, per ordine di Vladimir Putin nell’agosto 2007. Da quel momento fino alla fine dell’agosto 2008, ci sono stati quasi ottanta voli strategici russi.
Durante il sorvolo dello spazio aereo neutrale internazionale, i jet e le navi russi sono stati accompagnati o monitorati da aerei e dai vascelli della NATO.  Il 9 aprile 2008, quattro bombardieri strategici russi Tupolev Tu-95 e quattro aerocisterne Il-78 che volavano vicino all’Alaska, sono stati intercettati e seguiti da aerei della NATO. [83] Questo è stato il secondo incidente, in meno di un mese; il 19 marzo 2008 due bombardieri strategici russi Tupolev Tu-95 sono stati intercettati e seguiti da jet da combattimento F-16 e Tornado. [84]
Il globo non viene de-militarizzato. La Russia ha inviato i suoi aerei da guerra e bombardieri nucleari strategici, a volare sui Caraibi e l’America Latina, dove il blocco bolivariano li ha accolti come alleati. Questi voli sono sinonimo di crescenti tensioni globali.
La guerra e la governance globale
Le questioni geo-politiche relative al Kosovo, Iraq, Corea, al programma di energia nucleare iraniano, all’espansionismo della NATO e al progetto di scudo missilistico statunitense in Europa orientale e in Asia, sono correlati. La natura interrelata di tutti questi conflitti geo-strategici è potenzialmente instabile. Alla radice vi è lo stato che  serve interessi elitari. In questo contesto vale la pena citare 1984 di George Orwell. Un estratto da un libro fittizio, la Teoria e pratica del collettivismo oligarchico di Emmanuel Goldstein, letto dal protagonista di Orwell, Winston, riassume questo punto:
La guerra, dunque, se la si giudica dalle norme delle guerre precedenti, è una mera impostura. [...] Ma se è irreale, non è priva di significato. Consuma il surplus di beni di consumo, e aiuta a preservare la particolare atmosfera mentale di cui una società gerarchica ha esigenza. La guerra, si vedrà, ora è un affare puramente interno. In passato, i gruppi dirigenti di tutti i paesi, anche se possono riconoscere il loro interesse comune e quindi limitare la distruttività della guerra, si sono combattuti l’uno contro l’altro, e il vincitore ha sempre saccheggiato i vinti. Ai nostri giorni non stanno affatto combattendo uno contro l’altro a tutti. La guerra è combattuta da ogni gruppo dirigente nei confronti dei suoi sudditi, e l’oggetto della guerra non è fare o evitare conquiste di territori, ma mantenere la struttura della società intatta. La stessa parola [e la concettualizzazione di] ‘guerra’, quindi è stata fuorviante. [85]
Oggi il mondo è nel mezzo di una guerra economica, mentre un sistema di governance globale anche viene messo in atto per evitare una guerra globale per le risorse attraverso acquisizioni economiche e politiche. Questo è anche ciò che organizzazioni come il Fondo monetario internazionale (FMI) e la Banca Mondiale (BM) fanno. Mackinder prevedeva anche un futuro sistema di governance globale: “[S]e la libertà delle nazioni è essere sicuri, ci si deve basare su un approccio ragionevole a parità di risorse tra un certo numero di nazioni più grandi.” [86] Ciò che implicava Mackinder era un patto tra le cosiddette grandi potenze, in modo che avrebbero trasformato il pianeta in un condominio per gestire le risorse globali.
A questo proposito, nella riunione  trilaterale del novembre 2010 tra i ministri degli esteri di India, Cina e Russia a Wuhan, la Cina ha indicato l’istituzione di un sistema condiviso di governance globale. [87] Il loro comunicato congiunto l’ha delineato in vari modi, illustrando la riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Di particolare interesse è l’articolo 13:
I Ministri hanno ribadito il loro sostegno al G20 come il più importante forum per la cooperazione economica internazionale, e hanno accolto con favore le decisioni del vertice del G20 a Seoul, anche sulla riforma delle quote del FMI.  Essi hanno ribadito che l’obiettivo della riforma delle istituzioni finanziarie internazionali è quello di realizzare, passo dopo passo, la distribuzione equa del potere di voto tra i paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo. [88]
Le tensioni globali sono, in parte, anche causate dall’attrito sulla configurazione di un sistema di governance globale e dal consenso incompleto tra le elites globali. Ogni gruppo sta cercando di massimizzare la propria quota di controllo globale e risorse in un sistema in evoluzione della governance mondiale. I negoziati tra l’Iran e le grandi potenze attraverso i “permanenti cinque più uno” (P5 +1), che comprende Stati Uniti, Cina, Russia, Gran Bretagna, Francia e Germania, così come l’UE, hanno anche legami con questo processo. I colloqui tra Teheran e il P5+1 sono dei più ampi negoziati, molto legati al ruolo che l’Iran giocherebbe in un sistema di governance globale, e non sono solo concentrati sul programma energetico nucleare iraniano.
Il concorso tra Oceania ed Eurasia per il controllo in un sistema di governance globale?
La minaccia di guerra esiste, ma non solo contro la Siria, Libano e Iran. Iran, Siria, Libano, Palestina e Iraq sono solo nelle posizioni che la Serbia e la Bosnia-Erzegovina avevano nei Balcani alla vigilia della prima guerra mondiale, quando l’Impero asburgico o l’Austria-Ungheria, era alla ricerca di una scusa per invadere e controllare la Serbia, nel più ampio quadro della rivalità economica tra le grandi potenze europee e mondiali. Le tensioni contro l’Iran e la Siria hanno le sfumature di un più ampio e storico conflitto che coinvolge di gran lunga l’Heartland eurasiatico e gli stati oceanici ai margini del continente eurasiatico e nel Nord America – “Oceania versus Eurasia“. Attraverso la cassetta degli attrezzi delle pubbliche relazioni (PR), tutti i tipi di scuse e pretesti sono esercitati e modellati per giustificare una futura guerra contro l’Iran e i suoi alleati, compresi le pretese di Hillary Clinton che l’Iran stia diventando una dittatura militare. Hillary Clinton ha detto a un pubblico del Qatar, quanto segue: “Vediamo che il governo dell’Iran, il leader supremo, il presidente, il parlamento, vengono soppiantata e che l’Iran si sta muovendo verso una dittatura militare [sotto la Guardia Rivoluzionaria Iraniana].” [89] Daniel Meridor, il vice primo ministro e ministro dell’energia atomica e dell’intelligence di Israele, è andato oltre, dicendo che la posizione degli USA sul globo sarà determinata dal corso dell’Iran e che la questione iraniana non  riguarda essenzialmente le armi nucleari, ma l’equilibrio del potere globale. [90] Commentando questo cambiamento nell’equilibrio globale del potere, il presidente siriano ha detto al quotidiano italiano La Repubblica, che una nuova alternativa geo-politica è nata dall’alleanza tra Siria, Iran, Russia e Turchia, attraverso i loro interessi comuni e l’integrazione nel “centro del mondo.”[91] Nel contesto di questa nuova realtà geo-politica in Eurasia, Teheran ha fornito supporto alle esercitazioni militari nel settembre 2010, tra unità aeree turche e cinesi, consentendo ai jet militari cinesi di usare le basi militari iraniane.  [92] Le esercitazioni militari turco-cinesi non sono così significativi perché l’Iran consente l’uso del suo spazio aereo e le strutture agli aerei da guerra cinese, ma perché la Cina e la Turchia, come Israele e Cina, hanno iniziato la cooperazione militare negli anni ‘90.
Mackinder ha detto una cosa molto cruciale per comprendere la direzione verso cui queste guerre sono dirette:
Le grandi guerre della storia – abbiamo avuto una guerra mondiale circa ogni 100 anni negli ultimi quattro secoli – sono il risultato, diretto o indiretto, della crescita ineguale delle nazioni, e la crescita ineguale non è interamente dovuta a maggiori genio e energia di alcune nazioni rispetto ad altre, in larga misura è il risultato della distribuzione ineguale della fertilità e della opportunità strategica sulla faccia del nostro globo. In altre parole, in natura non esiste qualcosa come la parità delle opportunità per le nazioni. A meno che io abbia del tutto male interpretato i fatti della geografia, vorrei andare oltre, e dire che il raggruppamento delle terre e dei mari, e delle fertilità e dei sentieri naturali, è tale da condurre se stesso alla crescita degli imperi, e alla fine a un singolo Impero Mondiale. Se vogliamo realizzare il nostro ideale di una Lega delle Nazioni che impedisca la guerra, in futuro, dobbiamo riconoscere queste realtà geografiche e adottare misure per contrastare la loro influenza“. [93]
La natura delle guerre moderne si basa sull’usurpazione delle risorse naturali e della ricchezza delle nazioni. Così, queste guerre sono guerre materialiste, combattute sia per motivi strategici che per acquisire ricchezza e potere o per usurparle direttamente. Ogni quadro ideologico è usato per ingannare le masse.  Queste guerre sono al dunque degli atti criminali.
Pensare l’impensabile: una guerra nucleare in Medio Oriente contro l’Iran?
L’Iran è una nazione complessa e non sembra che Israele abbia il potere di sfidarla.”-Javier Solana (Der Tagesspiegel, 13 gennaio 2007)
Il programma nucleare iraniano è un pretesto per l’aggressione contro l’Iran.  Gli Stati Uniti e i loro alleati stanno seriamente pensando a un attacco nucleare contro l’Iran. Il terreno politico, le procedure militari, la diffusione della disinformazione e il lavoro dei media sono tutti in corso da anni. Nonostante la sua guerra psicologica e tutta la sua propaganda nel creare il miraggio di essere una potenza militare, Tel Aviv non è in grado di condurre e vincere una guerra convenzionale contro gli iraniani. Nonostante il grande arsenale israeliano di armi di distruzione di massa (WMD), l’Iran è una potenza militare molto più forte di Israele. Nel 2009, la potenza militare iraniana ha iniziato ad essere esaminata nelle stesse valutazioni annuali che gli Stati Uniti  riservano all’espansione militare cinese. [94] Anche l’ex comandante delle forze armate  israeliane, Daniel Halutz, ha avvertito che Israele non può affrontare da solo l’Iran. [95] Questo è il motivo per cui Benjamin Netanyahu e il governo israeliano hanno chiesto agli USA di impegnarsi militarmente contro l’Iran. [96]
Un qualsiasi attacco contro l’Iran sarà una operazione congiunta tra Israele, Stati Uniti e la NATO. Un tale attacco degenererebbe in una grande guerra. Gli Stati Uniti potrebbero attaccare l’Iran, ma non possono vincere una guerra convenzionale. Il Generale Jurij Baluevskij, l’ex capo di stato maggiore generale delle Forze armate russe e vice ministro della difesa russo, nel 2007 si fece avanti pubblicamente per avvertire che un attacco all’Iran sarebbe stato un disastro globale e impossibile da vincere per il Pentagono. [97] Tale guerra contro l’Iran e i suoi alleati in Medio Oriente comporterebbe l’uso di armi nucleari contro l’Iran, come solo mezzo per sconfiggerlo. Anche Saddam Hussein, che durante i suoi giorni, una comandava la una volta più potente forza militare e stato arabi, era consapevole di questo. Il 25 luglio 1990, in un incontro con April C. Glaspie, l’ambasciatrice USA a Baghdad, Saddam Hussein aveva dichiarato: “Ma sapete che [cioè gli Stati Uniti] non sono quelli che hanno protetto i vostri amici durante la guerra con l’Iran. Vi assicuro, se gli iraniani avessero invaso la regione, le truppe americane non li avrebbero fermati, se non per l’uso di armi nucleari.”[98]
Il diabolicamente impensabile non è più un tabù: l’uso di armi nucleari, ancora una volta contro un altro paese da parte dei militari statunitensi. Questa sarà una violazione del TNP e del diritto internazionale. Ogni attacco nucleare contro l’Iran avrà importanti impatti ambientali a lungo termine. Un attacco nucleare contro l’Iran contaminerà anche vaste aree ben oltre l’Iran a luoghi, come l’Europa, la Turchia, la Penisola Arabica, l’Asia centrale, il Pakistan e l’India. All’interno della NATO e tra gli alleati degli Stati Uniti, c’è un consenso nel legittimare e normalizzare l’idea di usare armi nucleari. Questo consenso mira a spianare la strada ad un attacco nucleare contro l’Iran e/o altri paesi in futuro. Questo lavoro di base comprende anche la normalizzazione delle armi nucleari israeliane.
Verso la fine del 2006, Robert Gates ha affermato che Israele ha armi nucleari, che fu presto seguita da una scivolata conveniente al momento giusto, della lingua di Ehud Olmert, che precisava che Tel Aviv è in possesso di armi nucleari. [99] In questo contesto, Fumio Kyuma, ex ministro della difesa giapponese, durante un discorso alla Reitaku University nel 2007, che fece seguito alle dichiarazioni di Gates e Olmert, ha cercato di legittimare pubblicamente il lancio delle bombe atomiche da parte degli USA contro i civili giapponesi. [100] A causa della massiccia indignazione pubblica nella società giapponese, Kyuma è stato costretto a dimettersi dalla carica di ministro della difesa. [101]
Una strada incerta davanti: Armageddon nel nostro pianerottolo? La Marcia verso un orizzonte ignoto…
Secondo il Christian Science Monitor, Pechino è il barometro se l’Iran sarà attaccato, e sembra improbabile per l’accelerazione degli scambi tra la Cina e l’Iran. [102] Ancora una grande guerra in Medio Oriente e una guerra ancora più pericolosa a livello mondiale, con l’uso di armi nucleari, non dovrebbe essere esclusa. Il globo si trova ad affrontare uno stato di escalation militare in tutto il mondo. Ciò che si profila di fronte all’umanità, è la possibilità di una guerra nucleare totale e l’estinzione della maggior parte della vita su questo pianeta, come la conosciamo. Né gli eventi che portano a una nuova guerra globale devono essere necessariamente basata su un grande evento distruttivo, che non esplode affatto in una volta. Gli eventi potrebbero essere numerosi e il processo lento e calcolato. La prima Guerra Fredda non è mai veramente finita, o almeno la mentalità dietro la prima Guerra Fredda non è mai veramente scomparsa. Stati Uniti, Gran Bretagna, NATO, ed i loro alleati si stanno posizionando a livello globale per il conflitto. Essi stanno letteralmente preparando la scacchiera globale per la guerra. In questo contesto, gli Stati Uniti si stanno radicando in aree chiave che possono essere utilizzate come punti di controllo, piattaforme di lancio strategico e punti-chiave in futuri conflitti militari.
Nello Yemen gli Stati Uniti creano delle basi per controllare una delle più vitali rotte marittime globale, che collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano. In Europa orientale, dai Balcani al Baltico, gli Stati Uniti e la NATO stanno dispiegando truppe e  creano ampie infrastrutture militari per castrare e dominare la Bielorussia, l’Ucraina, e il centro europeo della Russia. Nel Caucaso, gli Stati Uniti e la NATO stanno usando la Georgia per sfidare la Russia. Nel Golfo Persico le forze militari di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Israele e NATO stanno lavorando per affrontare l’Iran e controllare, in ultima analisi, notevoli quantità di energia a livello mondiale. A Taiwan e nella penisola coreana l’esercito statunitense è coinvolto attivamente nei preparativi di guerra contro la Corea del Nord e la Cina continentale, e Taipei è volutamente un’arma contro Pechino, come parte di un accerchiamento militare più ampio da erigere intorno alla Repubblica Popolare Cinese. Infine, la Colombia è utilizzata dagli Stati Uniti come una testa di ponte contro il Venezuela e l’Ecuador e Haiti viene utilizzata come una base USA nei Caraibi.
Ciò che è certo è che il cosiddetto “Grande Gioco” non è mai finito – è sempre stato parte della “lunga guerra” di cui parlava Mackinder riguardo al processo storico di istituire un “impero mondiale” – ha solo cambiato nome. Ieri è stata la “Guerra Fredda“, il giorno prima era la “Grande Guerra” e oggi è la “Guerra globale al terrore.” Chi sa come sarà chiamato domani – forse Terza Guerra Mondiale – e dove accadrà all’umanità. Non è un gioco e non vi è niente di grande in proposito, ma questo cosiddetto “Grande Gioco” può condurre l’umanità verso le orme di Megiddo e Yathrib.
Mahdi Darius Nazemroaya è ricercatore associato presso il Centre for Research on Globalization (CRG).
NOTE
[54] Vladimir Radyuhin, “India is top priority for Belarus”, The Hindu, 16 aprile 2007.
[55] “Iran builds up military strength at mouth of Gulf”, Cables News Network (CNN), 6 agosto 1991.
[56] Michael Wines, “Iran and Russia Sign Oil and Weapons Pact”, The New York Times, 12 marzo 2001.
[57] Ibid.
[58] Trevor Corson, “Backing Beijing Into a Corner”, The New York Times,  12 Marzo 2001.
[59] Sebastian Alison, “Putin Pushes for ‘Eurasian Union’”, Reuters, 10 ottobre 2007.
[60] “Russia, EU may soon reach agreement on WTO – Putin”, The Information Telegraph Agency of Russia/Informatsionnoye telegrafnoye agentstvo Rossii (ITAR-TASS), “Ukraine eyes customs union with Russia, Kazakhstan, Belarus”, Russian News and Information Agency (RIA Novosti), 26 novembre 2010; “Ukraine may join Customs Union, constitutional amendments needed – Yanukovich”, The Information Telegraph agency of Russia/Informatsionnoye telegrafnoye agentstvo Rossii (ITAR-TASS), 26 novembre 2010.
[61] Geoff Elliott, “US ‘poised to strike Iran’”, The Australian, 25 Agosto 2007.
[62] Mahdi Darius Nazemroaya, “The March to War: Détente in the Middle East or ‘Calm before the Storm?’” Centre for Research on Globalization (CRG), 10 luglio 2007; Harutunian, “Russia extends military”, Op. cit.
[63] Mahdi Darius Nazemroaya, “The Globalization of Military Power: NATO Expansion”, Centre for Research on Globalization (CRG), 17 maggio 2007.
[64] “New Trident system approved”, The Hindu, 16 marzo 2007.
[65] Parisa Hafezi, “Iran, at nuclear conference, hits out at ‘bullies’”, Reuters, 17 aprile 2010; Peter Baker and David E. Sanger, “Obama Limits When US Would Use Nuclear Arms”, The New York Times, 5 aprile 2010.
[66] “Iran to launch protest with UN”, The Hindu, 13 aprile 2010.
[67] “Russia must use nuclear deterrent to protect allies – analyst”, Russian News and Information Agency (RIA Novosti), 12 marzo 2008; “Russia to Be Sanctioned to Use Nuclear Weapons to Defend CSTO Members”, Kommersant, 12 marzo, 2008.
[68] “Moscow urges NATO-CSTO treaty on Afghanistan”, Russian News and Information Agency (RIA Novosti), 11 Marzo 2008.
[69] Ilya Kramnik, “Who should fear Russia’s new military doctrine”, Russian News and Information Agency (RIA Novosti), 23 ottobre 2009.
[70] Ibid.
[71] “Russian defense spending to grow 20% in 2008, to $40 bln”, Russian News and Information Agency (RIA Novosti), 26 Febbraio 2008.
[72] Vladimir Isachenkov, “Reports: Russia may exit Arms Treaty”, The St. Petersburg Times, 15 febbraio 2007.
[73] “Russia is for SCO observing countries cooperation activization”, Kazakhstan Today, 9 luglio 2007.
[74] “CSTO sign cooperation agreement”, Russian News and Information Agency (RIA Novosti), 18 marzo 2010; Rodger McDermott, “Moscow Pushes For Formal Cooperation Between UN, CSTO”, Radio Free Europe (RFE), 16 Ottobre 2009; “Russia stunned by UN-NATO cooperation deal”, Russian News and Information Agency (RIA Novosti), 9 Ottobre 2008.
[75] “Russia would welcome Ukraine into CSTO post-Soviet security bloc”, Russian News and Information Ag ency (RIA Novosti), 18 maggio 2010.
[76] “SCO Chief welcomes Iran’ SCO membership”, Islamic Republic News Agency (IRNA), 28 Marzo 2008.
[77] “Mottaki: Iran ready to join Shanghai Cooperation Organization”, Islamic Republic News Agency (IRNA), 24 marzo 2008; “Iran seeks quick SCO membership”, Islamic Republic News Agency (IRNA), 11 aprile 2008.
[78] “Iran’s SCO Membership on the Cards – Lavrov”, Kommersant, 11 Luglio 2007.
[79] “Mottaki: Iran spares no efforts to broaden ties with Kyrgyzstan”, Islamic Republic News Agency (IRNA), 21 Febbraio 2008; “Mottaki: Tehran calls for expansion of all-out ties with Bishkek”, Islamic Republic News Agency (IRNA), 21 Febbraio 2008.
[80] “Shanghai group set to deny membership to Iran”, Agence France-Presse (AFP), 11 giugno 2010.
[81] Vladimir Radyuhin, “Defence pact to balance NATO”, The Hindu, 7 ottobre 2007.
[82] “CSTO proposes to SCO joint effort on post-conflict Afghanistan”, Russian News and Information Agency (RIA Novosti), 31 luglio 2007.
[83] “NATO fighters again accompany Russian bombers near Alaska”, Russian News and Information Agency (RIA Novosti), 9 aprile 2008.
[84] “NATO fighters scramble again to intercept Russian Bear bombers”, Russian News and Information Agency (RIA Novosti), 19 marzo 2008.
[85] George Orwell, Nineteen Otto-Four (Toronto: Penguin Books, 2000), p.207.
[86] Halford John Mackinder, Democratic Ideals and Reality (London, UK: Constables and Company Ltd., 1919), p.236.
[87] Joint Communiqué of the Tenth Meeting of the Foreign Ministers of the People’s Republic of China, the Russian Federation and the Republic of India, signed November 15 2010, People’s Republic of China – Republic of India – Russian Federation, Ministry of External Affairs of India
[88] Ibid.
[89] Borzou Daragahi, “Iran moving toward military dictatorship, Clinton says”, The Los Angeles Times, 16 febbraio 2010.
[90] Herb Keion, “Assad: US has lost influence in the ME”, The Jerusalem Post, 25 maggio 2010.
[91] Ibid.
[92] “Chinese warplanes refueled in Iran en route to Turkey”, Hürriyet Daily News and Economic Review, 11 ottobre 2010.
[93] Mackinder, Democratic Ideals, Op. cit., pp.2-3.
[94] Viola Gienger, “Iran’s Military Power Subject to New US Study Used for China”, Bloomberg, 3 novembre 3009.
[95] Dan Williams, “Israel general doubts power to hit Iran atom sites”, ed. Mark Trevelyan, Reuters, 13 Febbraio 2010.
[96] Jeffrey Heller, “Netanyahu to press US for military threat on Iran”, ed. Christopher Wilson, Reuters, 7 Novembre 2010.
[97] “US could strike Iran but not win: Russian general”, Reuters, 3 Aprile 2007.
[98] “Excerpts From Iraqi Document on Meeting with US Envoy”, The New York Times, 22 Settmbre 1990, p.19; deve notarsi che più di una trascrizione esiste del meeting del 1990 tra il Presidente Hussein e l’Ambasciatrice Glaspie, e quella citata dal New York Times, non era conveniente.
[99] “Incoming US Defense Secretary tells Senate panel Israel has nuclear weapons”, Associated Press (AP), 9 Dicembre 2006; Allyn Fisher-Ilan, “Olmert, in Europe, hints Israel has nuclear arms”, Reuters, 11 Dicembre 2006; Philippe Naughton, “Olmert’s nuclear slip-up sparks outrage in Israel”, The Times (UK) 12 Dicembre 2006.
[100] Christopher Hogg, “Japan gets woman defence minister”, British Broadcasting Corporation (BBC) News, 4 Luglio 2007.
[101] Ibid.
[102] Clayton Jones, “China is a barometer on whether Israel will attack nuclear plants in Iran warplanes refueled in Iran” Christian Science Monitor, 6 Agosto 2010.

Le origini delle relazioni militari Cina-Pakistan

12/01/2011
By admin
Air Marshal (R) Inam H. Khan ATP 18 marzo 2010
Il  Pakistan è stato il primo paese musulmano a riconoscere la Cina nel 1950 e il terzo stato non comunista. Il Pakistan, poi ha votato per un progetto di legge riguardanti il ripristino dei legittimi diritti della China in sede ONU.  La PIA è stata la prima compagnia aerea non-comunista a volare in Cina, nel 1964.
Tutte le uova nello stesso paniere: la vera trasformazione è arrivata quando gli Stati Uniti tagliarono tutti i pezzi di ricambio e il supporto, come i corsi di formazione, ecc., sia all’India che al  Pakistan, per la guerra Indo-Pakistana del 1965. Non colpì l’India in quanto era più dipendente dall’URSS. C’erano alcuni velivoli da trasporto degli Stati Uniti, i bimotori a pistoni C-118 Packets con un terzo motore a reazione appositamente posizionato sulla parte superiore della fusoliera. E’ stato appositamente progettato per le operazioni dai campi di aviazione ad alta quota, come Leh, dopo la guerra indo-cinese del 1962. (Quando ero prigioniero di guerra, ci volai da Calcutta a Nagpur sulla via per il campo di Jabbalpur. L’aereo era un fatiscente scassone a causa della scarsa manutenzione).
Questo improvviso taglio del sostegno al Pakistan fu molto negativo. La PAF era influenzata in modo significativo, avendo tutte le sue uova in un solo cestino (degli USA). Dopo la partizione, la PAF aveva acquisito i primi 60 caccia Sea Fury nel 1950, poi seguita da 12 aerei d’attacco a gettoAttacker dal Regno Unito. Inoltre, per il trasporto, la PAF sostituì gli 8 vecchi C-47 Dakota con 110 (sì, 110!) Britannici Bristol Freighter. Avevamo bisogno al massimo di 12 aerei da trasporto, ma il nostro comandante in capo della RAF, ne comprò 110. Abbiamo fatto un discreto affare con la vendita degli Attacker e Freighter dei britannici, tra i molti altri, “grazie” al Comandante-in-Capo della RAF e altri alti funzionari della RAF. Il Pakistan poteva permettersi solo questi piccoli numeri, con la propria onesta moneta. Dopo l’adesione al CENTO e alla SEATO, la PAF adottò solamente i migliori aerei statunitensi, con l’acquisizione di 100 F-86, 12 F-104S, circa 10 B-57, 12 o giù di lì, C-130, e un certo numero di elicotteri da ricerca e soccorso, e anfibi.
Le due foto qui sopra mostra la maggior parte degli aerei acquisiti dagli Stati Uniti alla Muripur Airforce Base, Karachi nel 1950. Ero lì con il mio nuovo Squadron 16 (Motto, come suggerito dal successivo Group Captain Mahmood (Edu) ‘tendrust-o-tenumend-o-drusht-zee’).
Come si può osservare, i velivoli erano puliti, senza carico. Nur Khan guidò il volo dei novantasei F86 puliti, decollando dalla vecchia e corta pista 040, salendo fino a 35.000 piedi. Da lì le picchiate e le cabrate sulla città di Karachi ad alta velocità, a 1.500 metri di altezza. Per fortuna nessun uccello colpì gli aerei, anche se la zona ne era infestata. Alcuni piloti avevano poche ore sugli F86; lo Squadron n. 16 ebbe poi Ufficiali pilota come Akhtar (Air Commodore, Comdt Staff College) e il P/O Riaz (in seguito pilota di elicotteri) che avevano solo 5 ore, o giù di lì, su quel tipo di velivolo.
I novantasei aerei allineati per il decollo sulla pista 04, al 98% di potenza, stipati insieme, non erano uno scherzo. Il ricovero era ancora più notevole in quanto la pista non solo era corta, ma alla fine c’era il terrapieno alto 2 metri dell’autostrada 27 in costruzione.
Il dilemma dell’embargo USA: Di fronte al dilemma causato dall’embargo statunitense, la PAF si guardò intorno freneticamente per trovare le sostituzioni, ma nulla era da subito disponibile, e alla portata dei nostri mezzi. Sebbene la maggior parte dei nostri vertici, tra cui il presidente Ayub Khan, fossero sotto l’influenza e assai intimoriti, dall’Occidente, dovette ingoiare il rospo e chiedere aiuto alla Cina. Ad esempio, il Premier cinese Chou En Lai, con la sua grande lungimiranza, già per primo si offrì per la costruzione della Karakoram Highway, nel 1962. Il Pakistan da subito abbandonò il fastidioso timore per gli USA. Il Maresciallo dell’Aria Asghar Khan fu inviato a Pechino, durante la guerra per l’acquisizione veloce dei velivoli e dei molto efficaci cannoncini binati cinesi Ack Ack da 12,5 mm. Il Premir Cinese, gentilmente e prontamente accettò di accogliere la nostra richiesta, con la clausola che il ministro degli esteri, Ayub Khan, ne facesse personalmente richiesta. Questo avvenne subito dopo la guerra, verso la fine di settembre. Visitò Pechino riservatamente e molto cautamente, per timore che gli USA ne fossero infastiditi. Su consiglio del nostro Ministero degli Esteri, dominato da Brown Sahibs, il Maresciallo dell’Aria Asghar suggerì a Ciu En Lai che questi aerei fossero imballati e spediti segretamente a Jakarta, e da lì a Karachi.  Dando così l’impressione all’Occidente che, proprio come i sottomarini indonesiani, che anche questi aerei erano stati ottenuti da lì. Fu una proposta infantile, immatura e dispersiva.
La foto sopra mostra Chou En Lai a un pranzo esclusivo con il nostro ambasciatore M. Sultan Khan e sua moglie Abida, presso l’Ambasciata (Ambasciata dove vivevano gli ambasciatori, Chancery è il loro ufficio, erroneamente chiamato ambasciata). In quell’occasione, la visita di M. Shahabuddin, fratello del Premier pakistano PM Nazimuddin, (ex primo ministro del Bengala pre-partizione. Era un uomo onesto e molto semplice, ma che non lasciò che poche tracce. Sua moglie viveva in una piccola casa, in qualche angolo remoto di Karachi Colony, fino al 1980, quando il Generale Zia le assegnò una casa decente.) Shahabuddin, allora, era probabilmente Speaker del Parlamento.
Chou En Lai immediatamente respinse l’idea e disse che questi sarebbero stati resi disponibili in basi aeree come Hotian. Sarebbe stato molto facile portarli in Pakistan, da lì. Durante questo incontro, il premier cinese chiese ad AM quanto tempo ci sarebbe voluto per i piloti della PAF, per avere le competenze necessarie. Asghar Khan rispose che i nostri piloti sono esperti aviatori che non avrebbe speso più di 10 a 15 giorni. Il premier fu notevolmente in disaccordo e disse che, a differenza dei vostri aerei, questi sono dotati di sistemi metrici, avevano configurazioni diverse dagli aerei occidentali, e soprattutto, ci sarebbero stati problemi di lingua. Ha così opinato che la cosa richiedesse dalle 6 alle 8 settimane, per la transizione. E ce ne sono voluti più di tanto. Per evidenziare ciò, ai nostri piloti dovettero passare quasi una settimana per capire che i pannelli di accensione sul lato destro della cabina di pilotaggio, erano nei fatti, il ‘circuito dei freni’ e non gli interruttori che questi sembravano essere. La Cina fornì inizialmente sessanta caccia F-6, assieme a carri armati, armi ed equipaggiamenti per 3 divisioni dell’esercito, un gran numero di cannoni AA, munizioni, ecc. E fu fatto quasi gratuitamente e in pochi giorni. Un punto ha sempre infastidito i cinesi. La Cina seguiva una politica di conservazione, contestando le dimensioni delle nostre richieste di munizioni. Ci dissero che seguivamo il modello statunitense di sparare per spaventare, mentre avremmo dovuto sparare per uccidere. Questo mi ricorda, una volta nel 1962, frequentando i corsi di sci della PAF, a Naltar, in 5 o 6 Wing Commander andammo a caccia dichakor. Sparammo circa due dozzine di cartucce, ma non potemmo uccidere neanche un solo uccello. Il giorno dopo un portatore locale prese 4 cartucce, la sera ci portò 3 chakor (un volatile locale. NdT) e ci restituì la cartuccia inutilizzata. Alle nostre domande, ci disse che si avvicinava agli uccelli dietro ad uno schermo colorato e sparava solo dopo esser arrivato vicino.
Il primo gruppo di piloti della PAF raggiunse la Cina ai primi dell’ottobre 1965, di stanza a sessanta miglia a sud di Tientsin Harbour. Le strutture della base erano spartane ma pulite. Vitto e alloggio furono preparati nell’ambito dei requisiti musulmani. Compirono da 10 a 15 missioni ciascuno sugli F-6, i velivoli Mig-19 costruiti dai cinese. Come affermato in precedenza, la Cina poi fece tutti gli sforzi per conservare gli F-6. Furono dunque completamente coperti e protetti dal sole e dalla polvere. Furono portati nei pressi dell’inizio della pista; le copertine furono rimosse all’ultimo momento e la missione da lì compiuta. Le misure di protezione venivano avviate immediatamente dopo l’atterraggio. Non un singolo guasto si verificò durante l’addestramento dei dei due gruppi di sei piloti ciascuno, tranne il malfunzionamento di un contatore. Questo fu risultato notevole. Lo stile di vita era semplice. Il campo di volo era a circa un miglio di distanza dalla zona residenziale. Quando uno dei nostri piloti aveva una lussazione alla caviglia, gli veniva data una bicicletta, altrimenti, camminava come gli altri.
L’Air Marshal Nur Khana, Comandante-in-Capo della PAF fece due visite in Cina, durante il mio mandato come addetto aeronautico a Pechino. La prima fu nel novembre 1965 e la seconda nel dicembre 1967.
La foto sopra è stata presa durante la prima visita, quando fu accompagnato da AVM Qadir, Comandante ZA Chaudhry, il Comandante della manutenzione Khawaja, il mio compagno di corso Capitano SH Shah, il Capitano ai rifornimenti Khawaja e il Capitano Mustafa. L’ambasciata è rappresentata dal Ministro Durrani (in abito grigio in prima fila) e dal Primo Segretario Yunus, accanto a me, dietro il ministro Durrani. Normalmente il Pemier Chou En Lai non incontrava i vertici militari, ma aveva simpatia per Nur Khan, e quindi gentilmente cenò con lui dopo questa fotografia.
La visita era volta a valutare l’andamento degli acquisti di aerei, carri armati e altre attrezzature. Venne inclusa anche una visita alla base aerea dove i nostri piloti si addestravano. L’indisponibilità di aerei era pari a zero, l’officina della Base produsse la maggior parte dei pezzi di ricambio, nonostante il fatto che i loro laboratori non erano così ben attrezzata come i nostri, secondo il Comandante Khawaja, della manutenzione. Erano  notevolmente autosufficienti in ogni cosa incluso il cibo, le verdure, ecc.
Il caccia F-6: l’F-6 aveva buon rapporto peso-potenza, apri all’86%, dando molta potenza e manovrabilità anche ad alta quota. Ma non era un aereo perfetto. Un problema serio per questi aerei, erano i tubi contenitori delle turbine che si scioglieva o si staccavano e perforavano il motore o altri tubi, causando incendi. Ciò era dovuto alla scarsa metallurgia russa. Era obbligatorio cambiare i contenitori delle turbine ogni 100 ore. Questo era in contrasto con il motore dell’F104, che richiedevano un controllo e la sostituzione, se richiesto (IRAN) ogni 1200 ore.

La foto sopra mostra F-6 nuovi di zecca – appena dopo il loro arrivo in Pakistan
La PAF installò i seggiolini eiettabili britannici Martin Baker, tra molte altre modifiche. La Manutenzione dell’F-6 richiedeva un lavoro intensivo, rispetto agli aerei degli Stati Uniti. Questi avevano sistemi modulari, costosi ma efficienti. L’F-6 non era amico del pilota, in caso di emergenza, e ciò è costato molte vite.
Nel complesso, tuttavia, l’F-6 è stato un grande acquisto, visto che questi sono stati forniti tempestivamente in un momento cruciale, quando noi eravamo con le spalle al muro e non eravamo in grado di rifornirci da qualsiasi altra fonte.  Come se non bastasse, questi erano quasi gratuito, grazie al governo cinese e in particolare al Premier Chou En Lai. Hanno così guadagnato la nostra gratitudine, buona volontà e fiducia, nonostante la tendenza pro-Occidente dei nostri leader.
Relazioni Multi-sfaccettate: Gli sforzi messi per sviluppare una relazione esemplare, da parte di persone di entrambi i paesi, in quei giorni, hanno pagato dividendi su tutta la linea. Ora abbiamo una collaborazione sia nelle industrie della difesa che civile. Karakoram Highway e Gwadar Port sono due mega-progetti che hanno il potenziale per trasformare il paesaggio sociale. Mentre ci sono molte lezioni da trarre da questa esperienza, ce ne sono alcune che sono veramente distinte.
Lezioni da imparare: La prima lezione è di non mettere tutte le nostre attività chiave in balia di un solo paese. Nonostante la nostra esperienza dopo il 1965, abbiamo ancora cercato di comprare lo statunitense F-16, e ne abbiamo anche comprati molti, solo per vedere porre sotto embargo la loro consegna e il denaro non restituito. Al contrasto, la collaborazione sul JF-17 e altri progetti, con i cinesi, hanno dato frutti. Diventare autosufficiente nei beni di prima necessità, è una lezione da imparare dai cinesi.
L’altra lezione importante, è quello di condurre uno stile di vita semplice e vivere con beni semplici. La Cina, quando divenne uno stato indipendente, era messa molto peggio del Pakistan. I Cinesi hanno dimostrato che con una vita semplice, e concentrandosi sulle cose importanti, con le priorità corretta, si possono ottenere miracoli. Siamo in grado di proteggere meglio i nostri interessi e sovranità, se evitiamo la dipendenza dagli aiuti e impariamo a stare in piedi. E’ chiedere troppo?
Maresciallo dell’Aria (in pensione) Inam H. Khan, primo addetto aeronautico del Pakistan in Cina. Fu promosso al quinto Corso GD (P) nel 1949 ed ha l’onore unico di aver ottenuto l’ambita Sword of Honour, il Trofeo Miglior Pilota e il Ground Subjects Trophy. In seguito ha creato e comandato lo Squadron n. 16 (F-86F), due stormi da caccia (il n. 32 Ground Attack Fighter Wing e il n. 33 Ground Attack Fighter Wing). Fu il primo addetto aeronautico a Pechino, in Cina, dopo la guerra del 1965. Ha comandato due basi, la PAF Base di Peshawar e PAF Base di Dacca. In quest’ultima Base, è stato anche AOC del Pakistan orientale nel 1971. E’ stato nominato ACAS (Op), dopo il rimpatrio come prigioniero di guerra. Il suo ultimo incarico nella PAF è stato come primo responsabile del comando aereo (AOC), Comando Difesa Aerea. In seguito, nel 1976 è stato nominato primo DG JS nel nuovo quartiere generale JCSC. Nel 1979 è stato inserito nel gabinetto federale, da dove si dimise, e si ritirò dalla PAF nel 1982. E’ stato premiato con la seconda più alta onorificenza militare, la Hilal-e-Juraat. Queste riflessioni sono state scritte in modo informale e sono apparse la prima volta su Planet Earth. ATP (ALL THINGS PAKISTAN) è grato all’autore per la condivisione di questo scritto con i nostri lettori.

Guerra occulta all’ombra di Obama – Parte II

15/01/2011
By admin
450 tra merli dalle ali rosse, cornacchie dalla testa marrone e storni sono stati trovati su una strada per Baton Rouge, in Louisiana, lungo la Highway Morganza, presso Pointe Coupee Parish. Cinquanta di queste creature sono state trovate in prossimità della linea ad alta tensione parallela alla Highway 1 della Louisiana. Un secondo gruppo è stato scoperto ad appena un quarto di miglio di distanza, dall’altra parte dell’autostrada, sempre lungo la linea elettrica. Dan Cristol, un professore di biologia e co-fondatore del Institute for Integrative Bird Behavior Studies, ha detto che gli uccelli potrebbero essere malati o spaventati, prima di colpire la linea di alimentazione.‘Non hanno colpito la linea elettrica senza motivo’, ha detto.
Arkansas 3.000 merli sono stati trovati morti sui tetti e le strade della piccola città di Beebe, Arkansas, e a soli 100 km da Beebe, 100.000 pesci tamburo sono finiti sulle rive, per un tratto lungo 20 chilometri, del fiume Arkansas.
Migliaia di pesci sono stati trovati morti sulle rive del Spruce Creek, a Port Orange, in Florida. Triglie e pesci-gatto sono stati portati dai venti, ammassandone le carcasse in un’ansa del torrente.
200 folaghe sono state trovate morte su un ponte autostradale della Highway 155, suel lago O ‘the Pines, presso Big Cypress Creek, in Texas.
Centinaia di storni e pettirossi morti sono stati trovati sparsi nei cortili della città di Gilbertsville, in Kentucky.
Decine di migliaia di piccoli pesci si sono spiaggiati a Chesapeake Bay, nel Maryland.
50/100 taccole sono state trovate morte per strada a Falkoping, una città in Svezia.
100 tonnellate di sardine, ombrine e pesci-gatto morti sono finite sulla costa del Brasile, vicino a Paranaguá, Antonina  Guaraqueçaba e Pontal do Paraná. Una sola comunità ne ha dovuto seppellire 15 tonnellate.
Centinaia di pesci morti in Nuova Zelanda e in Gran Bretagna 40.000 granchi si sono uniti all’elenco delle vittime, morendo su una spiaggia del Kent, presso Thanet.
Migliaia di granchi sono morti a Palm Bay, Margate, si pensa per ipotermia.
Gli esperti hanno detto che centinaia di storni, trovati morti lungo la Highway Morganza a Pointe Coupee Parish, in Louisiana, potrebbero essere stati fulminati dai cavi ad alta tensione.
Inoltre, il fiume che attraversa il Goldstream Provincial Park a Vancouver Island, Canada, per qualche ragione era diventato verde fluorescente. Il fenomeno è durato per circa un’ora.
L’ondata di misteriose morie di pesci e uccelli diventa un fenomeno globale.
Tali morie, a pochi giorni l’una dall’altra, hanno sconcertato gli esperti, di cui alcuni accusano i fuochi d’artificio, che avrebbero confuso gli uccelli, altri accusano dei virus o la semplice difficoltà a trovare cibo, altri ritengono che gli animali siano morti per lo stress o perché investiti dagli autoveicoli mentre erano disorientati; altri avanzano ulteriori ipotesi, morte a causa del freddo o delle fughe di prodotti chimici o avvelenamenti sarebbero dietro tali fenomeni.
I funzionari della forestale dell’Arkansas e della Louisiana hanno inviato le carcasse ai ricercatori del National Wildlife Health Center di Madison, Wisconsin, e all’Università della Georgia. Sugli animali morti vengono effettuati i test, ma i risultati saranno pronti tra diverse settimane.
E naturalmente, c’è chi non esclude che tali fenomeni siano collegabili ad eventi di natura misteriosa, ma dall’origine più che umana:
Alto ufficiale USA sarebbe stato ucciso dopo che un test bellico ha provocato la moria di merli in Arkansas 
©Whatdoesitmean.com 4 Gennaio 2011
Uno scioccante rapporto preparato per il primo ministro Putin dal Direttorato per l’Intelligence Militare (GRU) afferma che uno dei maggiori esperti degli Stati Uniti in armi biologiche e chimiche è stato brutalmente assassinato, dopo aver minacciato di svelare che il test militare di gas velenoso, negli USA, ha ucciso centinaia di migliaia di animali in Arkansas, nella scorsa settimana.
Secondo questo rapporto, John P. Wheeler III , assistente speciale del segretario dell’aviazione, a Washington DC dal 2005-2008, quando divenne l’assistente speciale dell’Assistente del Segretario per l’Aviazione dell’Air Force per gli impianti, la logistica e l’ambiente, è stato brutalmente assassinato e gettato in una discarica, e come possiamo leggere da Fox News Service:
La polizia del Delaware sta indagando sull’apparente omicidio di un ex funzionario di Bush, che ha anche sostenuto lo sforzo per la raccolta fondi per costruire il Vietnam Veterans Memorial sulla Mall di Washington DC. Il corpo di Wheeler è stato trovato a Wilmington, Venerdì.
Secondo la polizia, qualcuno inizialmente riferito che il corpo è stato gettato da un camion dei rifiuti, che sarebbe provenuto da Newark per la discarica. Il portavoce della polizia di Newark, il tenente Mark Farrall ha detto a Fox News che nessuno aveva segnalato che Wheeler era scomparso, prima che ne fosse trovato il cadavere. The Wilmington News Journal ha riportato che Wheeler è stato visto l’ultima volta su un treno Amtrak, da Washington a Wilmington nel Delaware, lo scorso Martedì
.”
La carriera militare di Wheeler comprende la stesura di uno dei più importanti manuali sulla efficacia delle armi chimiche e biologiche, cosa che lo ha portato ad essere assunto, nel 2009, come consulente per la MITRE Corporation, il cui reparto sviluppo dei sistemi per l’aviazione, secondo il GRU, è in prima linea nella creazione di computer e sistemi di del comando e controllo utilizzati dall’US Air Force per la sua flotta di velivoli per l’irrorazione aerea.
Questi velivoli per l’irrorazione aerea, la relazione continua, sarebbero basati presso la Little Rock Air Force Base in Arkansas, che nei mesi scorsi sono stati coinvolti in ‘test per la dispersione’ di gas velenosi nel teatro di guerra in Afghanistan, provenienti dai depositi di armi chimiche dell’Iraq e depositati presso il Pine Bluff Arsenal, anch’esso in Arkansas.
Importante notare che il Pine Bluff Arsenal, è definito “L’Arsenale dell’America“, è che è una della basi più specializzate al mondo per le munizioni e dei prodotti e dei servizi biologici e chimici per la difesa, che la Russia aveva in precedenza accusato di non aver riferito integralmente sugli agenti chimici rimossi in Iraq, tra il 2003 e il 2008, e portati negli Stati Uniti per i test e la successiva distruzione.
Secondo questo rapporto, gli Stati Uniti avrebbero trasferito dall’Iraq al Pine Bluff Arsenal circa 63.000 tonnellate di fosgene, il gas velenoso che viene descritto come una delle più temute armi chimiche mai utilizzate, a causa della sua capacità di fare letteralmente esplodere i polmoni e il sistema respiratorio.
Quasi immediatamente dopo che la Russia ha accusato gli Stati Uniti, la scorsa estate, di non aver completamente distrutto la riserva di gas fosgene dell’Iraq, Pine Bluff Arsenal ha iniziato un programma per ‘accelerare’ lo smaltimento, iniettandolo in profondità nel terreno, nell’Arkansas centrale, ma che, purtroppo, da settembre, ha causato più di 500 piccoli terremoti che hanno  aumentato le preoccupazioni della popolazione locale.
Più spaventosa, però, è la richiesta, presentata in questo rapporto, che gli statunitensi hanno anche iniziato a inviare in Afghanistan ‘massicce quantità’ di gas fosgene dove, se usati, saranno in grado di dire di non aver nulla a che fare con ciò e anche a credere che nessuno sarebbe in grado di provarlo.
Importante notare che le scorte di gas fosgene dell’Iraq, non sono più prodotti nei paesi occidentali, compresi gli Stati Uniti, il che rende il loro valore come arma di distruzione di massa (WMD) incalcolabile, soprattutto in una situazione di guerra come in Afghanistan, dove le forze nemiche sono ben radicate in un territorio ostile.
Il motivo diretto dell’omicidio di Wheeler, la relazione afferma, è accaduto la settimana scorsa, quando un tanker KC-767 dell’USAF trasportava a bordo un carico di gas fosgene, decollando dalla Little Rock Air Force Base per l’Afghanistan, poco dopo il decollo ha avuto un ‘malfunzionamento critico’ del sistema d’irrorazione diretto dal computer del sistema di comando e controllo, sull’Arkansas centrale, causando la morte di migliaia di merli dalle ali rosse.
Secondo rapporti degli USA almeno 5.000 di questi uccelli sono stati uccisi, e sono stati rapidamente rimossi dei lavoratori dalla US Environmental Services, che indossavano tute anti-incendio e maschere antigas. Un’altra relazione degli Stati Uniti afferma che la causa della morte a queste migliaia di uccelli è stato “un trauma nel tessuto pettorale, con coaguli di sangue nella cavità del corpo e molta emorragia interna”, che secondo questa relazione del GRU, ciò è coerente con l’esposizione al fosgene.
Ancora più agghiacciante di questa vicenda è la relazione del GRU che afferma che è stato il secondo rilascio “accidentale” di gas fosgene in due  giorni, poiché il giorno prima, lo stesso tanker KC-767 dell’US Air Force ha avuto un “malfunzionamento“, causando l’avvelenamento del fiume Arkansas, che ha ucciso oltre 100.000 pesci.
Quando Wheeler scoprì ciò che stava accadendo in Iraq con le riserve di gas fosgene, continua la relazione, ha viaggiato da Delaware a Washington DC, dove ha affrontato e minacciato apertamente di denunciare i funzionari responsabili del Pentagono e della Casa Bianca. Essendo un veterano del Vietnam responsabile della costruzione del famoso memoriale quella guerra, Wheeler era più che informato dell’uso di armi chimiche e biologiche in quel conflitto da parte degli Stati Uniti, e aveva promesso di non lasciare che accadesse di nuovo.
Purtroppo, ma cosa fin troppo comune negli Stati Uniti in questi giorni, quando Wheeler ha minacciato di rendere pubblico quello che stava accadendo, è stato condannato a morte, e come un “segnale” verso chiunque altro pensi di andare contro il regime, il suo corpo è stato gettato in una fossa rifiuti, affinché tutto il mondo per veda. …
Fin qui la parte utile della relazione, che però appare più che dubbia, soprattutto con la storia del fosgene iracheno recuperato, 63000 tonnellate, dai depositi di Saddam Hussein; un tentativo di giustificare a posteriori, la guerra d’aggressione scatenata nel 2003 da Bush junior e dalla sua corte di neocon e cristiano-sionisti. Da dove provenga questa fantomatica relazione del GRU, non è dato sapere, è evidentemente un documento top secret… Come suscita più che legittimi dubbi la tesi dell’irrorazione aerea del gas fosgene sulle posizioni dei taliban in Afghanistan; sembra una riproposizione in chiave attuale delle storie sull’impiego di armi chimiche contro i mujahidin afgani, da parte dei sovietici, durante la guerra degli anni ‘80. Accuse, neanche a dirlo, semplicemente inventate per screditare l’URSS e attuare la guerra psicologica anticomunista ripresa dall’amministrazione Reagan, con cui, come abbiamo visto, lo stesso Wheeler ha lavorato. Inoltre, c’è chi avanza che le morie di animali, esplose in modo repentino in questi giorni, siano oggetto di una forma di propaganda e di disinformazione, operata attraverso il mito hollywoodiano del 2012, anno dell’apocalise o del ‘tempo della fine’. Un modo socio-psicologicamente sofisticato per distrarre l’opinione pubblica dalle cause reali di questi fenomeni, ovvero gli apparati militar-politici governativi. Chiodo fisso, ma con non poche ragioni, di alcune correnti libertarie statunitensi.
La moria globale di pesci e uccelli causa il panico ‘finedelmondo’Paul Joseph Watson Infowars.com 5 gennaio 2011
Le moria di massa di uccelli e pesci che hanno interessato diverse parti degli Stati Uniti, sono ormai diventati globali, con Svezia, Brasile e Nuova Zelanda, che hanno più recentemente sperimentato il fenomeno, scatenando in pari misura sia intrighi scientifici che panico apocalittico.
Dopo la morte improvvisa di migliaia di uccelli a Beebe Arkansas, a Capodanno, oltre a 100.000 pesci morti sono stati trovati su un tratto lungo 20 chilometri tra la diga Ozark e il ponte della Highway 109 nella Contea di Franklin, 500 merli e storni morti sono stati successivamente scoperti a Pointe Coupee Parish, in Louisiana.
Un gran numero di uccelli morti sono stati trovati anche nel Kentucky, a Natale, e altri sono stati trovati nei giorni seguenti. All’inizio di Gennaio, decine di migliaia di piccoli pesci sono stati trovati gettati nella baia di Chesapeake.  Nonostante della loro morte sia stata incolpata l’ondata di freddo, gli esperti sono sconcertati, poiché i pesce non sono migrati verso acque più calde, come sarebbe stati normale.
Altri uccelli morti sono stati visti vicino a St. Louis, Missouri: “Volevo solo dirvi ora che ho trovato più di un centinaio di merli uccisi, il giorno di Natale. Questo è accaduto a circa 30 miglia a sud di St. Louis, vicino l’autostrada 55. L’incrocio ne era coperto“, dice l’email.
Il fenomeno è ormai diventato globale, con gli cornacchie morte cadute in tutta la Svezia centrale, poco prima della mezzanotte di Martedì.
In Nuova Zelanda, centinaia di pesci morti sono finiti sulle spiagge del Coromandel. Il pesce sembrava sano, escludendo il tempo o la fame come causa di morte. “La gente di Little Bay e Waikawau Bay, a nord-est della penisola, sono rimsti sconcertai quando dei bambini hanno tratto dal mare bracciate di pesce, e in pochi minuti ne era cosparsa la riva“, riporta il Sydney Morning Herald. Nel frattempo, in Brasile, 100 tonnellate di pesce (sardine, ombrine e pesci-gatto) hanno trovato la morte al largo della costa del Paranà, nel corso della settimana scorsa. “Da Paranagua, (Edmir Manoel) Ferreira, presidente della Federazione dei pescatori del Paranà, ha detto che pesci morti erano comparsi anche in altre città costiere“, riferisce Parana Online. “Abbiamo bisogno di una risposta urgente a ciò“, ha avvertito.
Il numero di casi di uccelli e pesci morti negli Stati Uniti e nel mondo, è stato accompagnato da una miriade di spiegazioni diverse della loro causa. Anche alcune teorie sono radicate nella verbosità scientifico, altre hanno assunto un carattere ben più spirituale e apocalittico.
Le cause più banali sono citate, come fuochi d’artificio, grandine localizzata, linee elettriche o di altri fenomeni temporanei che avrebbero causato il panico negli uccelli, facendoli volare l’uno contro l’altro. Tuttavia, questo non spiega perché eventi simili si stanno verificando in diverse aree del Paese e del mondo, e non affronta il problema della moria in massa dei pesci.
Come abbiamo documentato, i sospetti principali devono essere sempre i governi, in considerazione del fatto che essi sono regolarmente impegnati in test segreti di armi biologiche ed elettromagnetiche che hanno inciso negativamente sia sugli esseri umani che sugli animali, molte volte in passato.
Altri punti come New Madrid tornano alla vita nonostante le conseguenza della fuoriuscita di petrolio della BP e le minacce di una serie di mega-terremoti che avrebbero colpito Illinois, Indiana, Missouri, Arkansas, Kentucky, Tennessee e Mississippi. Perché questo sarebbe preceduta da uccelli morti di massa, non è correttamente spiegato.
Un esempio di una delle teorie più esoteriche, dietro le morie, è spiegato dal controverso pastore James David Manning, che ha etichettato i fenomeni di un “Global Katrina 2” e un atto di“guerra biologica“, esprimendo la sua convinzione che la sequenza delle strane morie, è foriera di tribolazione e della biblica fine dei tempi .
(…)
Sebbene le morie di uccelli e pesci non siano affatto eventi senza precedenti, qualsiasi aumento del loro regolarità viene combinato facilmente con la febbre del 2012, suscitando maggiori frenesia e speculazione. Ciò a sua volta distrae milioni di statunitensi dalle crisi ambientali reali, che potrebbero essere collegate alla morte degli uccelli, così come le molto reali cospirazioni politiche e trame finanziarie perpetuano la tesi del giorno del giudizio per l’esistenza stessa della repubblica statunitense, senza alcuna dipendenza dalle oziose speculazioni su calendari Maya o le profezie sulla fine dei tempi nel 2012.
Diverse spiegazioni vengono avanzate sullo strano e improvviso fenomeno delle morie in massa di animali:
Mentre i tentativi dei media di minimizzare le ultime morie, che ha ormai sono divenute globale, vale la pena di seguire le traccia delle storie.
Dichiarazioni Mainstream: fulmini, grandine, collisione area, linee elettriche e fuochi d’artificio di Capodanno per le morie degli uccelli… ma non per quelle dei pesci. Gli uccelli sono estremamente sensibili al loro ambiente (si pensi al canarino da miniera di carbone), e il pensiero che siano stati colti di sorpresa, o che sia “impazzito” la loro modalità di volo è palesemente ridicolo.  E dove sono gli uccelli arrostiti dai presunti fulmini? E per quanto riguarda i pesci morti nella stessa regione? Solo una coincidenza di “morie“?.
Sciami meteorici: Siamo in un periodo di intenso sciami meteorici stagionali, e diversi youtubers hanno riferito di aver  udito perenni boom sonici nella zona, cosa che potrebbe indicare una locale onda d’urto. Questo sarebbe una causa naturale che sensata, ma è difficile collegarla alle morie di uccelli e pesci, a meno che essa non abbia prodotto una frequenza invalidante.
La faglia di New Madrid: un articolo di The American Dream riprende i dati raccolti sulle recenti attività sismiche lungo questa linea di faglia, che corre lungo gli Stati Uniti del Sud-Est, che combinata con sacche di gas, la vasta attività geologica nella regione, il disastro della BP e l’impiego del disperdente Corexit, suscitando interrogativi sulle morie nella regione. Tuttavia, ciò s’è trasformato in un evento globale, in modo che gli eventi sopraddetti potrebbero essere un effetto collaterale di qualcosa di più grande, o un fattore che vi contribuisce direttamente.
Test del governo: La lunga storia dei test governativi è stata esposta da molti ricercatori. L’aspetto peculiare di queste strane morie è che solo alcune specie sono state colpite, ma all’interno della regione. E alcuni report indicano che gli organi interni di questi uccelli sono stati liquefatti, indicando un possibile virus. Questo potrebbe implicare delle armi biologiche da usare contro determinate specie? E’ noto che si sono studiate armi biologiche rivolte contro determinate razze, forse questa ne è una prova?
Mutazione OGM: Mike Adams di Natural News ritiene la teoria interessante, questi eventi sono locali, ma le morie colpiscono in specie in declino, come le api e i pipistrelli. Adams sottolinea che la Monsanto ha una sede centrale in Arkansas.  C’è da porsi domande.
Geoingegneria: Una irrorazione nella zona avrebbe causato questo tipo di effetti? Forse qualcosa di nuovo è stato aggiunto alla miscela? Le scie chimiche sono  rapidamente passate da teoria del complotto a fatto documentato. Tra le piogge artificiali e le possibili connessioni a HAARP, ilfallout delle scie chimiche dovrebbe essere considerato, soprattutto perché ciò si svolge in quasi tutto il mondo. Rosalind Peterson è stata la prima a collegare la geoingegneria agli OGM come fonte combinata la proliferazione di alghe che assorbono ossigeno, che potrebbero influenzare benissimo un ampio spettro di sistemi naturali. Inoltre, alcuni ritengono che le scie chimiche possano disperdere agenti patogeni. Se vi dovesse essere un focolaio di influenza o malattie, nei prossimi giorni o settimane, tra la popolazione umana nelle aree degli incidenti, la connessione con le scie chimiche potrebbe essere fatta. Un ultima possibilità collegata alle scie chimiche, potrebbero essere le nanoparticelle.
HAARP: Uccelli e pesci possono essere suscettibili a sottili variazioni di frequenza. Sia uccelli che pesci navigano in modo altamente coordinato, indicando che si muovono e comunicano attraverso le frequenze. Può HAARP, in Alaska, mandare in corto circuito i loro sistemi di navigazione? O, forse questo è l’inizio dell’effetto a cascata di decenni di inquinamento elettromagnetico e di onde ELF diffuse nel pianeta tramite la vasta gamma di moderni mezzi di comunicazione.
Armi Scalari: Queste armi ad energia diretta possono essere inserite sui satelliti e provocare una vasta gamma di “disastri naturali”, sintonizzandosi su alcune frequenze. Il loro raggio d’azione sarebbe di diversi chilometri. Ancora più folle, è che ci è stato detto che gli uccelli morti sono stati colpiti da un trauma di massa. Una delle capacità delle armi scalari, sarebbe quella di creare lo scudo di plasma di Tesla, una bolla che potrebbe far esplodere tutto ciò che entra in suo contatto. Alcuni hanno ipotizzato che questa tecnologia sia in pienamente operativa.
Progetto Blue Beam: provavano un generatore di suoni globale? Questo è “là fuori” di sicuro, ma la stessa NASA ha annunciato la sua preparazione per un simile scenario. Il Progetto Blue Beam, sarebbe la controparte della NASA dell’HAARP, che utilizza l’energia naturale presente nella ionosfera come un dispositivo acustico e visivo. Ancora una volta, forse non è ancora pronto, ma, come Tesla, avrebbero fatto un passo falso involontario.
Cambiamenti geomagnetici della Terra: Oltre alle manomissioni di origini umane, vi sarebbero mutamenti naturali, come l’apparente spostamento del polo magnetico, come anche il National Geographic ha riferito, secondo cui il polo nord magnetico si sposta verso la Russia. Anche la riduzione della magnetosfera e la diminuzione dei livelli di ossigeno, potrebbero aver causato le morie delle specie più delicate. Infine, un aumento dell’attività solare e delle tempeste magnetiche potrebbero indebolire il nostro habitat naturale globale.

Libano: la fuga in avanti degli Stati Uniti

16/01/2011
By admin
Thierry Meyssan Beirut (Libano) Voltairenet 14 gennaio 2011

Il Libano è ancora senza un governo. Secondo i media occidentali, Hezbollah ricatta per non dover rispondere della sua colpevolezza per l’assassinio di Rafik al-Hariri. In realtà, osserva Thierry Meyssan, l’opposizione libanese (che rappresenta la maggioranza popolare, ma una minoranza nell’Assemblea) sta per sconfiggere la macchina infernale istituita da Washington per provocare un confronto generale in Medio Oriente.


La commissione d’inchiesta dell’Onu e il Tribunale Speciale per il Libano (TSL), hanno già falsificato le prove dati, reclutato e protetto dei falsi testimoni e poi detenuto arbitrariamente per quattro anni delle persone innocenti. Ignorando le prove fisiche raccolte sulla scena del crimine e le registrazioni dei droni israeliani, il TSL non vuole accusare Israele, Germania e Stati Uniti, e si appresta ad incriminare i responsabili militari di Hezbollah, per aprire la via a una nuova guerra degli Stati Uniti.
Mentre il primo ministro libanese Saad al-Hariri è stato ricevuto alla Casa Bianca dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, Mercoledì 12 gennaio 2011, 11 ministri libanesi si sono dimessi, e fatto cadere il governo. Più che ad Hariri, questo camuffamento era destinato chiaramente per  Obama.
Rimodellare il Grande Medio Oriente
Per capire ciò che sta accadendo, ci si deve prima inquadrare questo colpo di scena nel contesto generale del Vicino Oriente della resistenza al progetto statunitense di rimodellare la regione.
Quando, l’11 settembre 2001, gli Stati Uniti hanno attribuito gli attacchi cui sono stati oggetto, a un gruppo islamico rintanato in una grotta afghana, hanno dichiarato la “guerra di civiltà“. Contrariamente a quanto sostenuto da strateghi come Zbigniew Brzezinski (che supporta la strumentazione dei musulmani contro la Russia e la Cina) e alcune compagnie petrolifere (a favore di un massiccio investimento militare in Africa e nei Caraibi, per controllare i campi di petrolio del XXI secolo), gli straussiani hanno imposto il mondo musulmano quale bersaglio. Infatti, dal loro punto di vista, l’unica “minaccia rivoluzionaria” che può diffondersi in tutto il mondo e colpire l’imperialismo globale è la risorgenza della rivoluzione khomeinista.
Washington ha deciso di avviare una manovra  a tenaglia sull’Iran, posizionando le sue truppe in Afghanistan e in Iraq. Poi di distruggere gli alleati militari di Teheran: la Siria e gli Hezbollahlibanesi. Infine, di radere al suolo l’Iran e i suoi 70 milioni di abitanti. Ogni resistenza doveva essere schiacciata, gli stati regionali smantellati e ridisegnati su base etnica, mentre la Pax Americana avrebbe dovuto trionfare.
Tuttavia, questo grande progetto, appena iniziato, è fallito. Il più grande esercito del mondo non è stato in grado di controllare l’Afghanistan e l’Iraq occupati. Poi, l’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafik al-Hariri e la rivoluzione colorata dei cedri, non sono riusciti a provocare la guerra con la Siria, avendo Damasco ritirato subito le sue forze di mantenimento della pace, di stanza in Libano dalla fine della guerra civile.
Washington ha poi subappaltato il problema a Tel Aviv. Nell’estate del 2006, Israele attaccò il Libano, radendo al suolo l’intero sud del paese sotto un tappeto di bombe, come non si era mai visto dalla guerra del Vietnam, ma non è riuscito a distruggere Hezbollah e ad impegnare battaglia con la Siria. Contro ogni pronostico, è successo il contrario: Hezbollah ha tenuto a bada l’esercito più sofisticato del mondo e la Siria non ha voluto entrare nella mischia.
Nell’attuazione del loro Piano B, gli Stati Uniti hanno utilizzato la cosiddetta giustizia internazionale.
Il ruolo della TSL nella strategia degli Stati Uniti
La Commissione internazionale di inchiesta per l’assassinio di Rafik al-Hariri è stata incaricata di accusare il presidente siriano Bashar al-Assad, spianando la strada per la guerra che il Pentagono avrebbe intrapreso per portarlo con la forza davanti alla giustizia internazionale.
L’indagine è stata condotta da due agenti di sicurezza, i tedeschi Detlev Mehlis e Gerhard Lehman. Sono riusciti a oscurare il ruolo del loro paese nell’omicidio, ma non sono riuscì a incriminare il presidente al-Assad, i servizi segreti siriani hanno scoperto le false testimonianze prodotte dalle Nazioni Unite.
Passando al Piano C, Washington ha abbandonato l’idea di distruggere la Siria prima dell’Iran, e ha riorientato il suo dispositivo al cuore del sistema. Ha istituito un Tribunale speciale per il Libano, questa volta incaricato di mettere sotto accusa il comandante della Forza Al-Qods (l’unità iraniana delle Guardie rivoluzionarie che addestra i combattenti anti-imperialisti in Libano, Palestina e altrove), il generale Soleimani Qassem, e il Leader Supremo della Rivoluzione Islamica, l’Ayatollah Ali Khamenei. Questa accusa giuridica dovrebbe essere coordinata con l’accusa politica dell’AIEA di costruire di nascosto la bomba atomica.
Il presidente di questo tribunale assai speciale è stata affidata all’italiano Antonio Cassese, già consigliere giuridico dei Mujahideen del Popolo, un gruppo armato che ha compiuto migliaia di omicidi politici in Iran, per conto degli Stati Uniti.
La tattica del Tribunale molto speciale e del suo procuratore generale, è stata quello di mettere sotto accusa l’ex leader militare di Hezbollah, Iman Mugniyeh (assassinato dal Mossad) e la sua famiglia, e poi di mettere in discussione i loro superiori, non in seno ad Hezbollah, ma in seno al loro dispositivo per l’addestramento militare: il Generale Soleimani e la Guida Suprema Khamenei. Il Pentagono e le forze israeliane avrebbero poi attaccato un Iran indebolito dalle sanzioni internazionali, ufficialmente per portare i sospettati davanti la cosiddetta giustizia delle Nazioni Unite.
Per una ragione puramente tecnica, l’accusa dovrebbe essere resa pubblica entro la fine dell’anno fiscale 2010 del Tribunale (in realtà entro la fine di gennaio 2011). Una conferenza stampa è stata fissata presso il Tribunale dell’Aia, Sabato 15 gennaio. E’ questo calendario che ha precipitato la crisi.
Reazioni nel TSL
Per evitare la guerra programmata, Siria, Arabia Saudita, Qatar e Iran hanno deciso di mettere le loro divergenze in sordina e unire i loro sforzi per far sentire le loro ragioni a Washington. Si è trattato di convincere l’amministrazione Obama ad abbandonare il progetto ideato dalla sua fazione più estremista, e offrirgliene uno onorevole.
A tal fine, il presidente Bashar al-Assad, il re Abdallah bin Abdulaziz Al Saud, l’emiro Hamad ibn Khalifa al-Thani e il presidente Mahmoud Ahmadinejad si sono succeduti a Beirut. Ognuno di loro ha ordinato ai partiti e alle comunità in cui esercitano un’influenza, di soffocare il Tribunale speciale non rinnovandone il bilancio e a farne ritirare i giudici libanesi. Il TSL non sarebbe stato sciolto. Sarebbe sopravvissuto sulla carta, ma sarebbe caduto in un profondo letargo.
Ahimè! L’amministrazione Obama ha respinto la via d’uscita che gli è stata offerta. Non avendo affatto un piano alternativo, in sostituzione di quello degli straussiani, il presidente USA ha mandato la sua segretaria di stato, Hillary Clinton, a informare le capitali che il TSL avrebbe completato la sua missione. Tuttavia, ha suggerito, l’amministrazione Obama si accontenterà solo, inizialmente, di isolare Teheran e i suoi alleati e di non aver intenzione di attaccare l’Iran nel prossimo futuro. Ognuno è invitato ad applicare le sanzioni delle Nazioni Unite e di prepararsi rafforzarle.
La Crisi
In questa fase, Washington si fregava le mani, con il campo della pace bloccato in una situazione di stallo. Dopo che Spiegel e la TV canadese hanno annunciato l’imminente atto d’accusa della famiglia di Imad Mugniyeh, ogni azione politica di Hezbollah e dei suoi alleati contro il TSL sarebbe stato presentato come una ammissione di colpa. Per riconquistare la sua capacità di manovra, Sayyed Hassan Nasrallah ha deciso di pubblicare le immagini riprese dai droni israeliani, intercettate dalla sua organizzazione. Esse dimostrano che Israele ha preparato l’attacco contro Rafiq al-Hariri. Tuttavia, queste rivelazioni non sono state sufficienti a scagionare Hezbollah, perché non permettono di stabilire se questa operazione sia stata che ha dallo Stato ebraico o meno.
La pubblicazione da parte di Odnako, settimanale delle élite politiche in Russia, della nostra indagine ha cambiato la situazione. La nuova arma usata per l’omicidio è stata prodotta dalla Germania, né Hezbollah né l’Iran possono ancora essere sospettati. Così, agli occhi dell’opinione pubblico del Medio Oriente le cose si sono invertite: Hezbollah non può essere accusata di lottare contro il TSL per evitare le proprie responsabilità.
Convinto dai nostri argomenti e sostenuto dal re Abdullah, il primo ministro Saad Hariri era pronto a negoziare una soluzione per la pace. Tuttavia, l’ospedalizzazione del re negli Stati Uniti, ha indebolito la sua autorità. Il suo fratellastro e successore designato, il principe Sultan, e suo nipote, il principe Bandar, sono apparsi in grado di esercitare velocemente il potere e d’imporre la loro linea pro-Stati Uniti. Saad Hariri ha poi scelto di prendere le distanze dal monarca saudita e di allinearsi con la posizione degli Stati Uniti.
Martedì 11 gennaio a New York, il re Abdullah ha rinunciato alla sua mediazione, che aveva iniziata con il suo omologo siriano. Immediatamente, la coalizione dell’8 marzo convocava d’urgenza Saad Hariri per chiarire la situazione: è gli ha ingiunto di rimuovere i giudici libanesi e di rifiutare di continuare a finanziare il TSL e di collaborare con lui, quindi di portare i portare falsi testimoni davanti alla Giustizia libanese. Nella massima discrezione, i servizi di sicurezza dello Stato (dipendenti dal Presidente della Repubblica, il generale Michel Sleiman), sono stati riorganizzati. Data la mancanza di risposta da parte di Saad Hariri, le azioni delle sue società, in poche ore, perdevano il 9% in Borsa.
Mercoledì 12 Gennaio a Beirut, i 10 ministri della coalizione dell’8 marzo (solo 2 membri sono diHezbollah), davano le dimissioni nel corso della riunione Hariri-Obama a Washington, seguito dall’undicesimo ministro (vicino al presidente Sleiman). Non essendo più raggiunto il quorum, il governo è stato sciolto.

Esiste un piano D?
Logicamente, il Tribunale speciale dovrebbe deliberare a breve, forse Sabato, le sue incriminazioni. Ma non dovrebbe avere un bilancio alla fine e dovrà, quindi, divenire benevolente o cessare la sua attività.
In Occidente, dove la censura è totale sugli argomenti dell’opposizione, il pubblico deve credere nella colpevolezza di Hezbollah e nella volontà degli Stati Uniti di servire la giustizia. Ma nel Medio Oriente, nessuno si lascia ingannare: gli Stati Uniti e Israele manipolano il TSL, mascherano la verità e strumentalizzano il Tribunale per giustificare una guerra generale nella regione. Avendo perso la sua legittimità, Washington non può aspettarsi alcun sostegno in Medio Oriente, a parte i suoi vassalli mercenari. Deve quindi andare al piano D, ma ne esiste uno?
Maggioranza” e “minoranza” in Libano
Le elezioni legislative del 2005 hanno dato una schiacciante vittoria alla coalizione del 14 Marzo, raccolta attorno alla famiglia  Hariri (sostenuta da Stati Uniti, Arabia Saudita e Francia). Da allora è stato chiamata  “maggioranza“. Ma ben presto, ha perso una delle sue due componenti principali, la Corrente Patriottica Libera (CPL), fondata dal generale cristiano Michel Aoun.
Al contrario, la coalizione dell’8 Marzo è stata definita “minoranza” nel 2005, ma ha continuato a crescere da allora. Riunita intorno a Hezbollah, è sostenuta da Siria, Iran e Qatar.
Le elezioni politiche del 2009 hanno dato luogo a un grande frode: in violazione del codice elettorale, decine di migliaia di libanesi della diaspora hanno avuto le schede elettorali. Un ponte aereo è stato istituito dalla coalizione del 14 Marzo per trasportarli, gratis, in Libano, richiedendo la completa riorganizzazione dell’aeroporto di Beirut. Questa manipolazione ha profondamente cambiato un ballottaggio che riuniva un totale di solo 1.400.000 elettori. Tuttavia, la coalizione del 14 Marzo (la “maggioranza“) ha ottenuto solo il 44,5% dei voti, mentre quella dell’8 Marzo (la “minoranza”) ha ottenuto il 55,5% dei voti. Tuttavia, grazie alla assegnazione elettorale violentemente sleale, la coalizione del 14 marzo ha mantenuto la maggioranza nell’assemblea con 72 seggi, mentre la maggioranza popolare è rimasta minoranza nell’Assemblea con 56 seggi.
La maggioranza parlamentare ha eletto il leader della coalizione del 14 Marzo, Saad Hariri, a primo ministro. È riuscito a comporre un governo di unità nazionale formato da 15 ministri del 14 Marzo, 10 ministri dell’8 Marzo e 5 ministri neutrali (tecnici nominati dal Presidente della Repubblica). Questo è il governo che è appena caduto.
Il Partito socialista progressista (PSP) del leader druso Walid Jumblatt ha preso le distanze dalla coalizione del 14 Marzo. Nel caso in cui i suoi membri  unissero i loro voti a quelli della coalizione dell’8 Marzo, la maggioranza popolare avrebbe quindi anche la maggioranza parlamentare.
Secondo l’accordo nazionale, l’ufficio del Presidente della Repubblica è assegnato a un cristiano maronita, il primo ministro a un musulmano sunnita e il presidente dell’Assemblea a un musulmano sciita.
   
Thierry Meyssan Analista politico francese, presidente e fondatore del Réseau Voltaire e della conferenza Axis for Peace. Pubblica rubriche settimanali nella stampa araba e russa che si occupano di politica estera. Ultimo libro pubblicato: L’Effroyable imposture 2, ed. JP Bertand (2007).

La volevano in Iran, è esplosa in Tunisia

17/01/2011
By admin
Fadwa Nassar Moqawama 15-01-2011
Essi, sono gli stati occidentali che hanno continuato, dopo l’elezione del presidente Ahmadinejad in Iran, a fomentare disordini, a inviare spie, inventando fatti e commettendo atti terroristici, per causare la caduta del regime islamico e popolare in Iran. Hanno parlato di democrazia, di popolo, di libertà di espressione. Hanno manifestato o lasciato manifestare nelle loro capitali, pretendendo di sostenere il popolo iraniano, che sarebbe stato in rivolta contro il governo. Essi hanno mobilitato i loro media, i loro intellettuali, i loro scrittori, le voci dei loro padroni, per far credere che il popolo iraniano, infelice, sarebbe stato pronto a ribellarsi e a conquistare il potere. E poi hanno trasformato le loro ambasciate in centri di spionaggio o in stati maggiori per guidare i “ribelli“.
Ma la rivolta è scoppiata in Tunisia, da un gesto disperato di un giovane che si è immolato a Sidi Bouzid, il 18 dicembre 2010, per protestare contro lo stato di umiliazione in cui il governo tunisino mantiene il popolo.
E fu la rivolta in uno dei paesi arabo-musulmani del Maghreb, protetti e sostenuti dagli stati occidentali. Supportati e protetti tanto che è diventato uno dei paesi più corrotti e più draconiani al mondo. La Tunisia, il sogno mediterraneo di intellettuali e politici occidentali, era un inferno per il popolo tunisino. Un inferno in cui languivano nelle sue carceri giovani e vecchi, uomini e donne, studenti, operai, intellettuali di ogni tendenza politica, islamici o comunisti, o semplicemente democratici.
La Tunisia non è più il paese dei propri figli, ma dei turisti occidentali (un milione di turisti francesi all’anno). Un regime che vietava perfino la comunicazione e la ricerca su internet, ma che ha aperto le sue porte al voto sionista, dando lezioni sull’”Olocausto ebraico“, con l’aiuto dell’UNESCO. Questo è il regime filo-occidentale che sta crollando, alle porte meridionali del Mediterraneo.
La volevano in Iran, ma è scoppiata in Tunisia, la rivolta popolare che sfida i loro interessi. Ora sono vi corrono dietro: gli Stati Uniti lo vogliono per la democrazia e la libertà del popolo tunisino, mentre non troppo tempo fa, il presidente Ben Ali era l’uomo di fiducia e il coraggioso capo di stato che ha saputo governare, Gran Bretagna attende, mentre per l’Iran era direttamente coinvolta e la più entusiasta nel partecipare a quello che considerava il rovesciamento del regime iraniano.
In Francia, osservano, temendo per i loro interessi nel”miracolo economico tunisino“, dicendo che la Tunisia è parte della loro area geo-strategica. Il ministro francese degli esteri ha suggerito, pochi giorni fa, l’invio di aiuti per la sicurezza del regime.
Ma ora denunciano il presidente e la sua amministrazione, dopo i fatti, come antidemocratici, perché sono caduti. Ma si preparano al dopo, per non perdere tutto.
Il Primo Ministro tunisino prende il potere. Atto incostituzionale, secondo alcuni giuristi tunisini ed internazionali. Ma non ha importanza per gli Stati occidentali: preferiscono la violazione della Costituzione, piuttosto che la continuazione della rivolta popolare che può spazzar via tutti coloro che hanno beneficiato del vecchio regime. Ciò non sorprende, quando si vede come essi valutano negativamente il gesto assolutamente costituzionale delle dimissioni dei ministri libanesi dell’opposizione, pochi giorni fa. Contro la Costituzione qui, per la violazione della Costituzione là. Non è una contraddizione. In realtà, ciò che è importante per gli stati occidentali, sono soprattutto i loro interessi e i loro interessi soltanto. Se la violazione della Costituzione gli consente di garantirli, non vi si oppongono!
In conclusione, va detto che le rivolte popolari non sono vere su internet o su Twitter. E’ il sangue dei martiri che cadono per una causa giusta, la libertà e la dignità di un popolo, a essere la leva per un cambiamento radicale. Inoltre, le rivolte popolari non possono essere dirette da personale situato nelle ambasciate straniere, ma sono attuate col cuore degli oppressi e degli umiliati. Tutte le menzogne velenose dei media occidentali non possono cambiare la situazione profonde nel paese, possono solo motivare alcune gesticolazioni pubblicizzate in tutti i paesi del mondo. Solo i popoli con le loro coscienze vere e proprie, sono in grado di sconvolgere la situazione e apportare dei cambiamenti. Ecco perché la presunta rivolta in Iran non ha avuto luogo e la rivolta popolare in Tunisia è riuscita a spodestare il dittatore, un protetto degli stati occidentali.




Caught on camera: Key moments in the Tunisian protests

 
The social unrest that has rocked Tunisia for the past few weeks was largely documented thanks to amateur footage posted on social media networks. We have made a selection of the strongest videos that document key moments in the protest movement.
 
Do you have footage of striking moments in the Tunisian protests? If so, share your links in the comment section below.
 
Sidi Bouzid, where it all began (December 17)
 
On December 17, 26-year-old graduate Mohamed Bouazizi set himself on fire in front of the Sidi Bouzid regional council in central Tunisia. His act of desperation sparked a wave of revolt in the provincial town, one of the poorest in the country. State media initially denied the incidents, leaving Tunisians to rely on Twitter or activist blogs for information on the events in Sidi Bouzid. Read our full story...
 
 
 
Protests reach the capital, Tunis (December 27)
 
Several hundred people gathered on December 27 in front of the Union of Tunisian Worker's headquarters in Tunis, to express their solidarity with the people of Sidi Bouzid. It would only the first in a long series of protests to rock the capital. Read our full story...
 
 
 
Protesters attack symbols of power (January 12)
Angry protesters began attacking symbols of the government and vandalizing government buildings across the country. In the following video, the headquarters of the ruling RCD party in Sfax (Tunisia’s second-largest city) are torched by rioters.
 
 
 
The army is deployed in Tunis (January 12)
 
Several demonstrators are killed in riots in Tunis and troops are deployed across the capital. The government imposes a curfew in the greater Tunis region. Our Observer sent us this footage of soldiers in Tunis, the first to be broadcast on foreign media.
 
 
A Franco-Tunisian teacher killed by police (January 12)
Hattem Bettahar, a 38-year-old teacher in the French university of Compiègne, was visiting his mother in the south-western city of Douz. He was shot by police while participating in an anti-government protest. Worker's unions say up to 50 people were killed in the protests. The government has acknowledged 21 dead.
 
 
 
The army against the police? (January 13)
The rumour spread on the Tunisian Web like wildfire: the army is protecting the population against police violence. A video emerged on January 13 that seemed to confirm the rumour: it showed protesters in Tunis marching next to two military trucks, defying police posted on the opposite street to attack them.
 
 
Tunis flooded with anti-government protests (January 14)
Despite President Ben Ali’s attempt to appease the population, Tunis residents massively responded to calls to protest in the capital on January 14. A massive crowd flooded the city’s main avenue and gathered in front of the Interior Ministry, calling for the president’s resignation.
 
 

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