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Thursday, May 26, 2011

Gli ostaggi della Secopex – il bluff di Bengasi


Geostrategie 21 maggio 2011
D – Alla fine, i quattro cittadini francesi sono detenuti dai ribelli?
Voglio rassicurare le famiglie, sembra che stiamo andando verso una restituzione dei quattro ostaggi alla Francia.
D – Avete problemi a riconoscere il vostro errore?
Jacques Borde – Niente affatto. Ma io mi tengo il mio “a quanto pare, sì”, finché non avremo informazioni più precise sul loro ritorno. Consentitemi anche una piccola correzione nella formulazione della sua domanda…
D – Quale?
Jacques Borde – Lei parla di “quattro detenuti (…) francesi“. Purtroppo non è esatto. Ci sono quattro ostaggi francesi nelle mani del potere de facto in vigore a Bengasi, dopo il golpe e le uccisioni indiscriminate di una manciata di fazioni locali unitesi sotto la bandiera di una commissione riconosciuta, a livello internazionale, da meno di una dozzina Stati. Ciò causa varie osservazioni.
D – Tanto per noi. Andate avanti…
Jacques Borde – Vorrei poter dire che mi conforta che i nostri connazionali siano caduti nelle mani del CNT. Purtroppo, questo non mi soddisfa, data la natura ambigua di questo regime. Ma torniamo alle mie osservazioni:
1. Su quale base giuridica si fonda il CNT per passare, quindi, alla cattura di cittadini dell’unico vero stato democratico che l’ha riconosciuta: la Francia, gli altri  sono monarchie ereditarie. Gli Stati Uniti, ancora poco riguardosi verso la natura dei loro alleati, non osano fare questo passo.
2. Cosa fa di concreto l’amministrazione Sarkozy per liberare questi ostaggi?
3. Questo non influisce sul riconoscimento accordato con così tanta leggerezza a questo potere de facto, da parte dell’amministrazione Sarkozy?
4. Per quali motivi oscuri i nostri media mainstream non hanno mai associato questi ostaggi a coloro i cui nomi ci ripetono a lunghezza di antenna? Non per una sorta di corporativismo malato, spero…
D – probabilmente a causa della loro appartenenza supposta a una cosiddetta società di mercenari?
Jacques Borde – Ecco, io vi fermo subito:
1. La Secopex è una ditta legalmente registrata. Per quanto ne so, ad oggi, le sue attività, anche se per voci diverse (e spesso stravaganti) che circola su di essa, non gli sono valse alcuna accusa o condanna. Inoltre, il suo fondatore e CEO è stato ucciso, se non assassinato. Non c’è bisogno di sparare sull’ambulanza.
2. Le accuse di mercenariato, in questo caso, rimangono del tutto indimostrate.  In tal modo, i vostri colleghi fanno loro le accuse per lo meno fantastiche, degli insorti, e mettono, come sempre nel caso di questa guerra, il carro davanti ai buoi, dando per scontato tutto ciò che proviene da Bengasi.
3. Qualunque sia il loro status, questi quattro ostaggi sono cittadini francesi. Lo so, gli stessi media, per non parlare delle autorità, si mobilitano regolarmente sulla sorte di Gilad Shalit, un cittadino francese che combatteva con una divisa straniera, al momento della sua scomparsa. Quindi, è la sua cittadinanza francese, e non il suo impegno, che preme in questi momenti. No? Perché gli ostaggi del CNT dovrebbero essere trattati diversamente, a causa di attività non provate, d’altronde?
4. L’atteggiamento delle autorità è quantomeno strano. Ho contattato al telefono la famiglia di uno degli ostaggi. Il Quai d’Orsay, dicono, li ha lasciati, in tutto questo affare, in una situazione di incertezza insostenibile. Certo, capisco che questi ostaggi sono hanno dietro di loro il peso di certe lobby, né l’attenzione del quarto potere, ne la ricchezza dei Rosenberg o dei Bettencourt. E’ questo il motivo per la scarsa attenzione di cui sono oggetto. Curiosa Repubblica come la nostra…
5. Cosa aspetta l’amministrazione dell’Eliseo nell’impegnarsi, in modo combattivo, come ha fatto per Gilad Shalit? Perché non si sente la voce del presidente francese Sarkozy? Del suo ministro della difesa, il signor Longuet, il capo della sua diplomazia, il signor Juppé?
6. E il silenzio di Bernard Lévy (BHL), questo grande amico del CNT?
D – Cosa avete detto alla famiglia? A proposito, quale?
Jacques Borde – Chiaramente, qualsiasi informazione su di loro sarà comunicata come priorità, e noi non pubblicare nulla che possa mettere in pericolo gli ostaggi. Questo, comunque, non influenza il nostro lavoro di analisi. Mi creda, c’è già abbastanza da dire e da fare, d’altronde…
D – Lei non ha risposto alla seconda parte della mia domanda: il nome della famiglia? 
Jacques Borde – Nessun commento.
D – Siete preoccupato?
Jacques Borde – Sì e no. Penso che per loro, il peggio sia passato. Ma come non possiamo esserlo quando si sa che uno dei leader del golpe di Bengasi è l’ex sponsor degli abusi sulle infermiere bulgare!
D – Cosa dicono gli insorti esattamente?
Jacques Borde – Questo è piuttosto incoerente. Venerdì scorso, i ribelli hanno affermato che i cinque francesi che lavoravano per la Secopex stavano conducendo attività illegali. Vedasi “La sera dell’11 maggio, le forze di sicurezza locali a Bengasi hanno avuto l’ordine di arrestare un gruppo di cinque francesi, che svolgevano di attività illecite che mettevano in pericolo la sicurezza della Libia libera”, dice il CNT, certo. Da allora, silenzio.
In seguito sembra un romanzo di serie B e, di norma, dovrebbe essere sufficiente a giustificare la messa sotto indagine di tutto o parte del CNT da parte di un “magistrato francese indipendente” (sic).
D – Su quali basi?
Jacques Borde – Non essendo un avvocato, a mio avviso, quasi tutto ciò che riguarda la lotta contro il terrorismo: rapimento in collegamento con un’azione terrorista, per esempio. In questo caso l’AQIM, la cui presenza nelle file dei gruppi armati all’interno del CNT è stata ripetutamente riconosciuta da:
1. Dagli ufficiali militari della CNT stessa.
2. Dagli stessi capi militari dell’AQIM.
3. Dai dirigenti di al-Qaida. Per non parlare dell’intelligence occidentale e dalle indagini di giornalisti indipendenti.
D – Tutto questo per il CNT?
Jacques Borde – No. I loro comunicati pretendono che “Questi uomini [ovvero gli ostaggi] erano sotto sorveglianza da qualche tempo.” “Purtroppo, [Pierre Marziali] è stato colpito per caso, dopo aver cercato di resistere. E’ stato portato in ospedale ma è morto. Gli altri quattro sono stati arrestati [ovvero rapiti].”
Tuttavia, tali accuse sono  quantomeno fumose. Circa le attività della Secopex, Jean Guisnel, ricorda che Marziali “era andato in Libia pochi giorni fa per consolidare l’istituzione di un ramo della sua attività. Voleva, soprattutto, fornire dei servizi di sicurezza e protezione ai giornalisti sul posto. (…) L’ufficio locale della Secopex è stato aperto da poco da Pierre Martinet, un ex sottufficiale del Servizio di azione della DGSE“.
Per il resto, non sappiamo molto. Sempre secondo Guisnel “le circostanze della morte di Pierre Marziali rimangono poco chiare. Secondo le informazioni che circolano tra le società private militari, si tratterebbe di un “battibecco” che è andato storto, durante un controllo presso un checkpoint. Una sentinella avrebbe sparato una raffica, fatale per Marziali”.
D – Vi vedo scettico?
Jacques Borde – Sì, certo. Marziali ed i suoi uomini sono dei professionisti. Marziali a cosa ha cercato di resistere? Oltre a una grave violazione delle sue proprietà o della sua vita, non vedo. Tuttavia, vi ricordo che per ingrossare la forza delle loro milizie, i golpisti hanno, come spesso accade in casi di guerra civile, svuotato le carceri. Questo non spiega, inoltre, la presenza dei sei uomini a 30 km da Bengasi, in una zona a rischio. Quanto alle “attività illegali che mettono in pericolo la sicurezza della Libia libera“, già citata, è semplicemente ridicolo. I vostri golpisti affetti dal fondamentalismo sono per lo più degli impostori e delle persone poco raccomandabili.
D – Quindi lei difende con le unghie e i denti la Secopex?
Jacques Borde – No, non proprio. Per parlare con franchezza, come gollista di sinistra, io sono filosoficamente e geopoliticamente contrario alla privatizzazione della guerra. Detto questo, si tratta di un mercato che esiste là fuori e non vedo perché la Francia dovrebbe essere assente. Per il resto, la Secopex ha invece una buona reputazione in un mercato in cui ha tutto il diritto di operare, che in questo caso riguardante la Libia, dovrebbe essere la protezione del personale della stampa. Che orrore!
Non possiamo dire altrettanto delle bande che (de)compongono la ribellione. Lo prova due elementi dell’esercito tunisino, il colonnello Tahar Ayari e il soldato Walid Haji, che sono stati uccisi a Rouhia (nord della Tunisia), da un gruppo armato. Al-Jazeera, che tutti conoscono per la sua inclinazione per i ribelli filo-occidentali, ha riferito, citando una fonte militare tunisina, che il “gruppo terrorista che ha commesso l’attacco a Selian appartiene ad al-Qaida“. La tunisina Mosaico FM radio, ha detto che i militari tunisini sono stati uccisi in scontri con un “gruppo armato di nove persone tunisine, algerine e libiche appartenenti ad al-Qaida”.

D – Cosa farà la Francia se tale situazione continua?
Jacques Borde – In questo complicato Oriente a cui appartiene la Libia e una rivolta che dovrebbe contare fino a diciotto diverse fazioni, non entrare nei dettagli e fornire messaggi chiari, urbi et Bengasi, in qualche modo.:
1. Esigere l’immediato e incondizionato rilascio degli ostaggi.
2. Sospendere il supporto alla ribellione armata, le cui azioni sono, naturalmente, indifendibili.
3. Nominare un magistrato, o diversi, incaricati d’istruire questo doppio dossier: omicidio e sequestro di persona in relazione a uno o più gruppi terroristici.
4. Avvisare, surrettiziamente, le persone interessate che dovranno rispondere con le loro vite a quelle dei nostri ostaggi…
D - Direttamente?
Jacques Borde – E perché no? Ci dovrebbe essere rimasta qualche GBU da sganciare, giusto? In una seconda fase, dal momento che alcuni dei nostri leader stanno sognando tanto la gloria militare: cercare i nostri ostaggi e sistemare i conti con i loro rapitori.
D – Come?
Jacques Borde – Liquidandoli fisicamente: esecutori, mandanti e sponsor. C’è anche la possibilità di attacchi preventivi.
D – E la Francia può farlo?
Jacques Borde – Non si preoccupi. Tutti i paesi, la Francia, come altri, ne hanno le competenze necessarie. Generalmente ciò è noto come strategia della decapitazione. Legga quello che Jacques Baud ha scritto su di essa. Questa è una questione di volontà politica. O, come dicono i latini, di cojones.
D – E ‘efficace?
Jacques Borde – Dipende. Da chi viene applicata la pozione, in realtà. Di fronte a determinati avversari, e notevolmente organizzata, come Hezbollah, la decapitazione – o Sikuli Memukad, vale a dire la prevenzione mirata, attuata da parte del Ha’Mossad Ley’Modi’in u-lé Tafkidim Méyuh’Adim (Mossad) o del Tzahal – ha rapidamente dimostrato i suoi limiti. E divenendo anche controproducende. Ma, francamente, non credo che i golpisti di Bengasi,  siano del metallo con cui vengono forgiati gli eroi.
D – Ma, sarebbe un cambiamento di alleanza?
Jacques Borde – Sì. E allora!
D – Non parlate più della pista lealista?
Jacques Borde – L’unica cosa che mi sono ricordato dopo la nostra ultima conversazione, è la versione di un agguato teso da elementi lealisti, che sarebbe stato fatale per Pierre Marziali. Gli altri membri della Secopex sono stati rapiti dalle milizie locali – della ribellione, voglio dire – entrati in scena dopo lo scontro. Questa è una versione dei fatti, ve la dico per quel che vale. Offre il vantaggio di invalidare la tesi di una seconda vittima francese.
Ma ancora una volta, la cattura dei nostri cittadini resta un fatto compiuto dai ribelli filo-occidentali, e che dovrebbe essere la linea rossa che nessuno deve passare, chiunque siano gli autori…
Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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