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Thursday, May 26, 2011

Quattro lezioni dal crollo dell’Unione Sovietica


Liu Shulin Global Times, 20 Maggio 2011
Una marea di riforme si diffuse negli stati socialisti negli anni ’80. Tuttavia, proprio mentre correvano di più il grave rischio di collassare che di andare avanti, le riforme nei paesi socialisti sono ancora vulnerabili. Le lezioni dal crollo  del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) sono preziose per la Cina, che sta vivendo oggi le riforme.
In primo luogo, il partito non deve rinunciare alla sua leadership del paese nel quadro delle riforme. Il PCUS, sebbene fosse afflitto da una grave corruzione, avrebbe potuto essere recuperato. Ma nel clamore delle “aperture senza limiti“, il PCUS aveva perso il controllo dell’intellighenzia, dei circoli teorici e dei media.
In secondo luogo, la riforma non dovrebbe abbandonare il principio della proprietà pubblica come fondamento economico. La proprietà pubblica socialista ha determinato la natura del socialismo e garantito ai popoli di potersi autogestire. Questo è anche la parte più consistente del sistema socialista. Finché la posizione della proprietà pubblica è sostenuta, le fondamenta dei paesi socialisti persistono, non importa di quanto procedano le riforme.
Il 1° luglio 1991 il Soviet Supremo dell’Unione Sovietica ha approvato una legge per la privatizzazione, che disciplinava chele imprese di proprietà dello Stato avrebbero potuto essere trasformate in cooperative o aziende a partecipazione azionaria, e che potevano essere vendute o messe all’asta.
Nello stesso mese, il leader sovietico Mikhail Gorbaciov scrisse al vertice del G7 per informarli che i primi due anni del piano, avrebbero visto l’80 per cento delle imprese di medie o piccole dimensioni vendute a privati, e quindi la modalità di una massiccia privatizzazione della imprese venne promossa.
La privatizzazione ha generato la classe privilegiata e prodotto una differenziazione di classe in Unione Sovietica, che poteva portare solo a due risultati: sconvolgimenti nel paese a causa della netta inversione politica da parte del partito di governo, o un rabbiosa lotta pubblica con la nuova realtà.
In terzo luogo, la riforma non significa rinnegare i leader precedenti. Nikita Krusciov ripudiò Josip Stalin nel “rapporto segreto” nel 1956. E da allora il movimento anti-stalinista è durato diversi decenni in Unione Sovietica, e ha portato a conseguenze disastrose negando la storia dell’Unione Sovietica e, infine, opponendosi al sistema e agli obiettivi del comunismo.
Tuttavia, il solo rinnegare il passato non aiuta a risolvere il problema. Durante le riforme negli anni ’80, Gorbaciov mutò la direzione dell’Unione Sovietica basandosi sul cosiddetto “nuovo pensiero“.
Qual è stato il fine ultimo della riforma? La riforma doveva continuare a perseguire i principi del socialismo? Su questi temi fondamentali, Gorbaciov ha dimostrato null’altro che cecità assoluta.
In quarto luogo, la riforma non dovrebbe fare affidamento sulle potenze straniere. Gli Stati Uniti non hanno mai cambiato il loro obiettivo di cercare di “trasformare pacificamente” l’Unione Sovietica e gli altri paesi socialisti.  Sono intervenuti per mettere sotto pressione ideologica i paesi socialisti, mentre il leader dell’Unione Sovietica che sosteneva la riforma, non prese alcuna precauzione.
Gorbaciov si preoccupava delle valutazioni e degli elogi da parte degli Stati Uniti, e i suoi sforzi per promuovere l’apertura e la cosiddetta “autonomia culturale” erano tutti basati sulla speranza di ottenere il sostegno degli Stati Uniti.
Inoltre, ha affermato di aver chiamato per primo il presidente degli Stati Uniti, dopo il golpe tentato dai sostenitori della linea dura sovietica, e ha lasciato la sua casa degli arresti domiciliari, solo dopo aver chiesto istruzioni al presidente degli Stati Uniti.
E’ comprensibile mantenere il contatto con i paesi occidentali in situazioni chiare, ma è necessario mantenere una mente sobria e di prendere misure di protezione efficaci.
L’autore è docente presso la Facoltà di Scienze Sociali all’Università di Tsinghua.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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